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M.A.I.A.: Manipolazioni Artistiche dell’Immondizia Astratta

Produrre Arte Contemporanea rovistando nei cassonetti della spazzatura

Materiali di riciclaggio strumenti espressivi di un nuovo tipo di artista


cerusico mancato

Die necessitas und virtus

fantasma di primavera

giorno di Ferragosto

La storia di Lidia

Noli me tangere

L’Oceano dal Monte Sacro,
ovvero:
Il mare di plastica

ossa di Federico

rinnovo del contratto

sala dei trofei

Missioni artistiche: combattere la bruttezza nel mondo

Viviamo circondati di oggetti “brutti”.
Cose brutte che si sfasciano ad una velocità superiore alle attese: sembrano programmati per farsi ricomprare.
Cose brutte perché create per non durare. Cose brutte perché create per acquisti di massa. Il mercato aborre gli oggetti unici: troppo tempo per produrli, non s’inquadrano in un mercato globale.
Cose brutte perché non devono emanare riferimenti ad una cultura determinata. Se i cinesi producessero solo cose con ideogrammi o aspetto “cinese”, nel mercato mondiale sarebbero scartate. Le cose devono essere anonime, a culturali, senza la capacità di trasmettere alcunché. Brutte e basta.
Oggetti brutti che devono costare sempre meno. L’acquisto ipereconomico rende disponibile il denaro risparmiato per altri usi. Tempo uguale denaro, denaro uguale tempo libero, da passare comodamente seduti – le mani in mano – a vedere la tv.

Se tutto questo non vi piace, c’è un’alternativa piccola ma divertente: usare le mani, crearsi degli oggetti belli, unici, su misura per voi.
Piccolezze, non di certo autocrearsi una casa o un’auto, ma autoprodurre minimi oggetti, che però saranno vostri, che guarderete con piacere.
Alzate gli occhi sulla vostra scrivania: magari c’è un portapenne, naturalmente orribile e figlio di una produzione di massa. Forse ripensando al passato, c’è stato un momento – alle elementari – in cui vi siete realizzati un portapenne con le mollette del bucato. Forse era sbilenco ma era VOSTRO, vostro in più di un senso. Non solo perché economicamente a voi attribuito – è vostro e potevate regalarlo a chi preferivate – ma perché marcato da voi, come un cane marca un territorio. Rispecchiante un angolo del cervello che l’ha progettato, e delle mani che l’hanno eseguito. Unico, e infatti da quel giorno alle elementari non ne avete creati più. Ora chissà dov’è, ora però che ne avete capito la molteplice unicità, ora potete farne un altro.

L’arte contemporanea ha perso la sua battaglia
con la carta da parati
Il destino della produzione di “oggetti belli da appendere al muro” è segnato. Rispecchia un modo di creazione/fruizione dell’opera d’arte che sa di Milleottocento, di buona famiglia borghese. Non convince più. Meglio la carta da parati, meglio – purtroppo – il monitor della tv o del computer, che sono superfici non statiche, sempre in movimento, mutabili a piacere. Che mettere allora sulle nostre pareti?
Qualcosa di personale, di proprio, o almeno di giocondo, di allegro, qualcosa che sa di miracolo: una Manipolazione Artistica dell’Immondezza Astratta come le opere di Alfredo Santella. Astratta perché stabile, non marcescibile come la buccia della mela, ma concretamente pronta ad una manipolazione che la renda Arte, di quella con la A maiuscola.