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Arte Contemporanea: Alfredo Santella

Opere su fotocopie di un artista contemporaneo

Visioni grafiche con pochi colori e grandi suggestioni

L’attesa che il cassonetto
ti regali la tela per la tua arte contemporanea

Se uno è deciso a “comprare” troverà prima o poi chi è pronto a vendere. Il rifornimento di materiali manifesta, in questa arte della Manipolazione dell’Immondizia, delle caratteristiche anomale. Troppo facile andare in un negozio di materiali artistici, troppo semplice limitarsi a buttare via un tubetto spremuto di colore per aprirne uno nuovo di zecca.
Nella metodologia di creazione artistica come la vivo io, esistono tempi diversi, magari più lenti, che conferiscono un che di magico, di sorpresa metafisica, quando – finalmente – la nettezza urbana ti regala il materiale che stavi cercando, oppure uno ancora migliore di ciò di cui ti saresti accontentato.
Per mesi ho “aspettato” delle lastre di polistirolo sufficientemente sottili da ritagliarne i blocchi di ghiaccio per farne un igloo di polistirolo. E ancora cerco, perché non li ho trovati come volevo io. Non c’è problema. Nel frattempo si perfeziona il modello di scultura che ho nella mente, e l’igloo verrà senz’altro più bello.
Elogio del polistirolo

Ufficialmente è una “poliaddizione dello stirolo” (definizione dello Zingarelli che lascia l’ignoranza più grande che pria). Forse è così che lo vede un chimico, mentre un industriale ci trova il vantaggio della modellabilità e della capacità di sopportare gli urti.
Io sono un artista e lo vedo in tutt’altra maniera. Per me è un materiale leggero, gratuito, premodellato, di un bianco che sa di pulito.
Per dirla in maniera colta “è l’arte fatta da se”, è un supporto così artistico che batta un piccolo tocco per promuoverlo a oggetto d’arte. Fa prudere le mani dalla voglia di modificarlo, di farlo mio. È come se mi si presentasse una nuova “parola” che sono bramoso di usare per comunicare.

Tecniche di produzione artistica:
l’affumicatura del polistirolo

L’eccessiva regolarità del polistirolo può venir mitigata da una banale candela. La fiamma fa raggrinzire quel bianco omogeneo, lo compatta. Se serve, il fuoco può scavare il polistirolo fino a tracciare caverne, ad aprire buchi che simulano finestre, incendi o terremoti. Se provate l’affumicatura del polistirolo, state attenti a tre cose:
Il polistirolo può prender fuoco, in tal caso basta soffiare e la fiamma si spegne.
La cera può cadere per terra (ed è complessa poi da scrostare) o sull’oggetto che state bruciacchiando. In tal caso poi colla e colore prenderanno “male” sul polistirolo perché la superficie è resa grassa dalla cera.

Superati questi piccoli inconvenienti, non buttate via la candela. Ad opera finita un secondo passaggio sulle superfici ormai incollate e fissate dal vinavil, conferirà al tutto un sovrastrato fumoso, bello a vedersi e utile a coprire imperfezioni. In questo caso la candela va posizionata in maniera che la parte alta della fiamma – che contiene tracce di cera combusta – scivoli sulla superficie depositando il suo prezioso nerofumo.
Il girone infernale delle gallerie d’arte

Non si può creare l’arte e poi ricorrere ad un gallerista. Il professionista della commercializzazione dell’arte è portatore di un messaggio vecchio, parla di un mondo che non ci interessa. Spingendo al massimo la divergenza tra chi è chiamato a produrre arte e chi solo a goderla, incappa in una passivizzazione del pubblico, che non diverte, che isola, discrimina, annoia.
Chiedere a chi produce di sprecare il suo tempo per vendere è insieme un assurdo economico e anche artistico. Se il creatore dell’oggetto d’arte è un bravo venditore, tanto vale impiegarlo in un’agenzia immobiliare; se non sa vendere ecco che si ritrova discriminato. Produce valore e deve astenersi da questo per mettere giacca e cravatta e battere le Gallerie d’arte. Anche il “mercante d’arte” non riesce più a trovare un suo spazio. Vende una merce sempre più misconosciuta, deve inseguire anziane signore ingioiellate dei Parioli, che non sa più con che linguaggio stimolare. Gli rimane solo la necrofagia, parlare di un “pittore prossimo a tirare le cuoia” per stimolare persone che sanno vedere nell’oggetto d’arte solo un investimento.
Non si compra perché è bello, ma perché crescerà di valore; e il piacere dell’arte dove finisce? Nei listini di borsa?

Investire in arte: necrofagia?
Ecco a cosa si è ridotta la “circolazione” dell’arte contemporanea: comprare un quadro sperando che in futuro il suo prezzo cresca. Che orrore!
Adottare questa filosofia vuol dire ritrovarsi a guardare un oggetto d’arte con lo stesso occhio bramoso con cui l’investitore osserva le obbligazioni Fiat. Se l’occhio non è puro, se l’avidità lo appanna, l’arte non può dare soddisfazione. C’è un vecchio detto secondo cui le tele di un pittore crescono di prezzo alla sua morte. Aver acquistato come investimento, l’opera di un artista contemporaneo, vuol dire ritrovarsi a sperare che muoia.
Che bel risultato!
Nella coppia artista/mercante, uno nel suo atelier tocca ferro e si gratta, l’altro pronto a mangiare cadaveri, prassi dal lugubre nome di “necrofagia” – resta in attesa della bella notizia: “…grave lutto nel mondo dell’arte…”
Se si vuole ricavare fede dalla religione, non si deve sputare sull’altare, se si cerca soddisfazione nell’arte, allora impariamo a guardare le creazioni con l’occhio del bambino, non con quello del becchino.