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Rapporti uomo donna: un aggiornamento:
alcune riflessioni al di là dell’umorismo

 

L’uomo ti chiama a intervalli fissi

La donna segue una curva esponenziale.

Non importa come va la storia d’amore, importa come è iniziata, e come andava all’inizio.

Se lui chiama prima è appiccicoso

Non mi chiama: è uno stronzo

Gli uomini e le donne non possono andare d’accordo. Quand’è che un pezzetto della curva si chiama amore.

Caso 1

Lei chiamerebbe dopo 7 giorni dal primo contatto. Putacaso anche lui è solito chiamare il 7° giorno. Lei riceve la chiamata, mentre desidera riceverla. Pensa. “Lui mi ama, gliela do”.

Lui pensa: “Lei me la da, la amo”.

Caso 2

Lei chiamerebbe dopo 7 giorni dal primo contatto. Lui è solito chiamare il 6° giorno. Lei – siccome non prova ancora il desiderio di chiamarlo – pensa: “Ma chi lo pensa a questo?!? Ma come si permette!” e quindi, prima differenza fondamentale: non gliela da. Come la vede lui, è che sta achiamando una che dopo non gliela da. Dice: “siccomme desideravo sentirla, ma lei non me la da, allora io la amo, lei non mi ama, ma lei non mi ama perché è meglio di me!” la donna diventa regina, e lui è retrocesso a pedone. La serve, l’accompagnerà, lei continua a chiedergli favori. La cosa andrà sempre peggiorando, con umiliazioni sempre via via peggiori.

Caso 3

È il più interessante.

Lei chiamerebbe dopo 7 giorni dal primo contatto. Lui è solito chiamare l’8° giorno. Quindi è lei che è costretta a chiamare lui. Per lui parte bene. Cosa pensa lui? “Questa me la da”. E lui se la fa dare. Poi sparisce fino al nuovo picco che cade 8 giorni dopo, perché prima non sente la necessità di sentire una che già gliel’ha data.

Lei dice. “Io lo amo, gliel’ho dimostrato, allora lui è proprio stronzo.”

Lui potrebbe contromeditare con riflessioni tipo: “Non la amo perché è solo una troia”.

Siccome comunque lui vuole scopare le troie, e lei vuole fare l’amore con l’uomo che ama. Come finirà?

Le donne spesso si lamentano che i propri partner sessuali parlano poco. Se il linguaggio si è davvero evoluto attraverso la selezione sessuale, come mai fidanzati e mariti non riescono a condividere con compagne e mogli i propri sentimenti?

Come è possibile, dopo che il corteggiamento ha avuto successo, che gli uomini non si sentano interessati alla conversazione quanto prima?

Il corteggiamento verbale efficace è un indicatore di fitness affidabile proprio perché è costoso e difficile.

Sedurre è faticoso. Il livello del corteggiamento è basso quando si comincia a valutare un potenziale partner sessuale, aumenta rapidamente se il potenziale partner risponde al nostro interesse, raggiunge il picco quando il possibile partner è sul punto di decidere se desidera avere un rapporto sessuale, torna a declinare una volta che si viene a stabilire una relazione a lungo termine. Questo crea insoddisfazione nelle donne, che si lamentano di fidanzati muti o parchi di parole.

Se tutte le donne traggono gioia da un corteggiamento verbale di alto livello, l’atto di sedurre è così psicologicamente costoso che gli uomini lo producono solo quando è necessario, per iniziare o ravvivare le relazioni sessuali.

Geoffrey Miller, “Uomini, donne e code di pavone”, Einaudi,

Quando un giovane dice a una ragazza: “Ti amo”, egli impiega delle parole per esprimere ciò che, in modo più convincente, è espresso dal tono della sua voce e dai suoi movimenti. La ragazza, se ha un briciolo di buon senso, presterà più attenzione a quei segni accompagnatori che alle parole.

La donna parla come una macchinetta, e non la fermi!

La donna parla sempre di più mentre l’uomo sviluppa un linguaggio ermetico. Le risposte oscillano tra un “Mah…”, “Domani…”, “Presto…”, “L’anno prossimo”. Sorteggiabili.

Nel caso che l’uomo parli molto, è allora la donna a diventare ermetica. Le frasi ermetiche femminili assumono la forma di: “…non mi sento bene…”, che è una frase per tutte le stagioni, che potrebbe spiegare la differenza fisica tra l’uomo e la donna. Andiamo sempre più verso donne mingherline, magre, fragili, strumentale alla relazione con maschio.

“Tu non mi capisci”, per qualunque cosa dice lui, perché si postina ad ignorare la configurazione di fondo dell’evento, accontentandosi di rispondere sui sintomi fisici e non sulla “mancanza d’amore. Lei pensa: “Se lui mi amasse veramente saprebbe da solo cosa dirmi, di che parlare per consolarmi. Ma non mi ama, e se mi ama, non mi ama abbastanza…”

Romeo e Giuletta si suicidano entrambi, non perché la morta fosse una scelta da fare, ma perché tutti e due – non sapendo quello che stava per fare l’altro – preferiscono morire.

Preferivano morire piuttosto che non sentirsi più. Oggi nell’epoca della comuniczione implacabile, uno prefrisce morire piuttosto che continuare a essere martellato di sms, telefonate, email, messanger, il 4888 (chiamata  carico), videochiamate, squillo di controllo, messaggio in segreteria, messaggio che ti informa che l’sms è stato ricevuto, messaggio che ti informa quando il cellulare dell’altra persona è stato riacceso.

Insomma se oggi ci fosse “L’Otello”, invece che dramma della gelosia, mentre oggi abbiamo cene isteriche per sms, letti (con conferma della lettura) ma mai risposti.

Oggi non potresti scrivere un romanzo d’amore senza usare la parola “telefonino”.

Nell’ottica della comunicazione d’amore, spicca il noto caso clinico di M. In questo rapporto di sesso orale che dura impalacabile da 5 anni, un fotografo ed una presunta architetta venticinquenne e ricchissima. I due non si sono mai incontrati, hanno solo estenuati in interminabili telefonate. Imperiosa lei, ermeticamente succube lui, benchè fotografo, non è mai riuscito ad ottenere uno scatto (sia pur da macchinetta delle carte d’identità) di lei. Egli ne ignora le sembianze. Una donna che è solo una voce che esce da un cellulare.

La vita di Bertrand Russell ci offre un esempio:

“Si fece molto tardi prima che i due ospiti se ne andassero e Russell rimase solo con Lady Ottoline. Rimasero seduti a parlare davanti al fuoco fino alle quattro del mattino. Russell, ripensando all’evento alcuni giorni più tardi, scrisse: «Non sapevo di amarti fino a che non ho udito me stesso dirtelo. Per un istante ho pensato: “Buon Dio, cosa ho detto?” e poi ho saputo che era la verità»”.

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