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COME LAVORA L’AUTORE TELEVISIVO: I DIRITTI DEI PIÙ DEBOLI
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L’espressione
"diritti dei più deboli" è riferita, spesso, ai bambini. 1112
dicembre del 1989, l’Unicef ha presentato in contemporanea nelle capitali
di tutti i Paesi, il rapporto sulla Condizione dell’infanzia nel mondo.
È stato presentato un documento che in sette punti elenca gli impegni
dei giornalisti verso i bambini. Eccoli:
1) (I giornalisti, n.d.a.) Riconoscono il pieno valore e l’importanza della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia approvata dalle Nazioni Unite. 2) Riconoscono l’inalienabile
diritto dell’uomo in quanto tale a difendere la propria immagine e la
propria volontà di pensiero e la libertà di parola dalla nascita fino
alla morte, a qualunque nazione, razza o religione egli appartenga,
come garantito dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. |
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4) Riconoscono e difendono l’universalità della Convenzione attraverso l’informazione perché tutti i minori possano sentirsi difesi e tutelati; si dichiarano pronti ad intervenire qualora venissero commessi soprusi e violenze dai quali il bambino non fosse in grado di difendersi. 5) Riconoscono che l’informazione non soltanto deve rispettare i principi della Convenzione, ma, attraverso una linea d’azione comune, deve operare anche in sintonia con essa garantendone l’attuazione. 6) Si impegnano a promuovere un tipo d’informazione idonea a stimolare lo sviluppo della personalità del bambino e dell’adolescente, le loro capacità fisiche e intellettuali nel consapevole rispetto di sé e degli altri; predisponendoli così ad una progressiva assimilazione del principio della socializzazione internazionale indispensabile per una continua crescita civile verso un modello di società libera e democratica. 7) I giornalisti firmatari di questo documento si impegnano a rispettare il dovere cronaca, rettamente inteso, sicché l’informazione possa andare al di là della descrizione del semplice fatto, mirando soprattutto alla prevenzione di ogni abuso, ogni violenza, ogni tipo di emarginazione. La citata Convenzione Internazionale sui diritti dell’Infanzia dedica alcuni articoli al ruolo dei mass media, in cui si legge tra l’altro: - Il/la bambino/a ha il diritto alla libertà di espressione; questo diritto comprende la libertà di cercare, ricevere, diffondere informazioni e idee di ogni genere, indipendentemente dalle frontiere, sia verbalmente, sia per iscritto o a stampa o in forma artistica o mediante qualsiasi altro strumento a scelta del bambino/a. (art.13). - Gli Stati Parti alla presente Convenzione riconoscono l’importante funzione assolta dai mass media e devono assicurare che il/la bambino/a abbia accesso ad informazioni e materiali di diverse fonti nazionali e internazionali, in particolare a quelle tese a promuovere il suo benessere sociale, spirituale e morale e la sua salute fisica e mentale. (art. 17). Oltre i bambini, spesso, anche gli adulti sono "esposti" alla televisione senza molte cautele, basta pensare alle donne vittime di violenze sessuali. Di recente una polemica ha investito la trasmissione televisiva dei procedimenti giudiziari, che può determinare dei riflessi negativi sui più deboli (come nelle riprese all’interno dei tribunali per la trasmissione Un giorno in pretura), ma lo stesso discorso si può estendere alla serie - sospesa a causa del contenuto - Pronto polizia? in cui una troupe televisiva segue il lavoro di una volante alla ricerca di piccoli delinquenti. Nel caso di riprese in tribunale l’imputato non può sottrarsi alle telecamere, ma è il presidente del collegio giudicante che può escludere dalle riprese le trasmissioni che manifestamente ricadono in attività di mero spettacolo. Si dovrebbe, però, stabilire una distinzione tra processi di innegabile rilevanza sociale (come stragi, reati politici, processi ad amministratori pubblici, grandi fatti di cronaca) e quelli d’importanza minore (che rischiano di esporre i processati ad una condanna televisiva ben più dura di quella che potrebbe infliggergli qualsiasi tribunale). In altri paesi raramente le telecamere (a volte anche le macchine fotografiche) possono entrare nelle aule dei tribunali; infatti, nei programmi d’informazione americani si ricorre spesso a disegni che riproducono i protagonisti dei processi. |