![]() |
|||||
|
COME
LAVORA L’AUTORE TELEVISIVO: LA
DISINFORMAZIONE
|
|
|
Lunedì 5 febbraio 1990, Mixer, la rubrica settimanale diretta da Giovanni Minoli, trasmette una drammatica ricostruzione dei momenti che seguirono il referendum istituzionale del giugno 1946. La notizia trasmessa è sconvolgente: vinse la monarchia ma i risultati del voto furono truccati! A sostegno di questa tesi non mancano testimonianze e documenti, da un presidente di Corte d’appello che confessa - in lacrime - l’imbroglio, ad un filmino dell’epoca - rovinato e in bianco e nero - in cui sono ripresi gli artefici del falso compiuto «per il bene del nostro Paese». Molti telespettatori restano allibiti alla notizia che la Repubblica italiana nacque grazie ad un grande imbroglio. Verso la fine della trasmissione arriva la inaspettata ma sollevante dichiarazione: il falso è tutto un falso, ovvero, la vera ricostruzione dell’imbroglio era una finzione. Finto il presidente in lacrime, finto il filmino e finta pure la ricostruzione dei fatti di quei giorni. L’idea della montatura è venuta a Minoli, Bruno e Montefoschi, che volevano dimostrare come può essere manipolata l’informazione. «Si è trattato di un gioco - dichiara Minoli - perché si possa discutere sul ruolo importante della televisione. Qundo si possono manipolare immagini e testimonianze come in questo caso, può succedere di tutto. Allora deve sorgere un problema che riguarda la trasparenza delle informazioni e che innalzi la soglia dell’etica professionale». |
|
| CONTATTA PINO NAZIO | |
|
I rischi della guerra Nelle guerre le vicende che coinvolgono giornalisti e fotovideoreporter sono spesso molto tragiche. In Afghanistan l’11 ottobre del 1986 il francese Thierry Niquet viene ammazzato a colpi di bastone per essere derubato del registratore; non ha fatto ritorno dall’Afghanistan l’inglese di origine polacca Andy Skrypkowiak, i film che aveva girato sono stati recuperati; sono caduti sotto le mitragliette degli elicotteri durante un’imboscata i due giornalisti americani Shapiro e Lindemann. Più fortunato è stato il reporter italiano Fausto Bioslavo, che se l’è cavata con un po’ di prigione (il tribunale speciale di Kabul lo aveva condannato a sette anni). Più di recente, durante la rivolta in Romania, un giornalista della Cinq, Jean Louis Calderon, ha perso la vita travolto da un carro armato. L’elenco degli operatori dell’informazione caduti nello svolgimento del loro mestiere va moltiplicato per le centinaia di guerre che hanno insanguinato il nostro pianeta. Già nel 1980 un rapporto dell’agenzia Associated Press, citando i dati forniti da Amnesty International, denunciava che nel ‘79 numerosi corrispondenti sono stati espulsi dai vari paesi, più di 50 arrestati e 17 uccisi.
Alcuni link utili riguardanti la televisione e l’autore televisivo Tv via web a banda
larga
|