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COME
LAVORA L’AUTORE TELEVISIVO DI UNA SCENEGGIATURA
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Ogni volta
che si prepara un documentario o un’inchiesta molto particolareggiata,
una buona base del lavoro è rappresentata dalla sceneggiatura. Non sempre
ogni regista o giornalista, o autore televisivo che prepara i testi di
un conduttore, che redige una sceneggiatura, usa questa tecnica: si lascia
molto spazio all’improvvisazione.
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In alcuni prodotti di attualità o nei documentari, la sceneggiatura potrà prevedere solo una parte degli eventi e starà alla prontezza di riflessi del regista, dell’autore televisivo, del giornalista o del cameraman, cogliere ogni occasione per arricchire il proprio lavoro. La sceneggiatura è la descrizione completa, più dettagliata possibile, delle immagini, dei suoni e degli effetti di un filmato e serve come programma di lavoro per i professionisti addetti alla produzione di un filmato. La sceneggiatura è la base che permette ad una troupe formata da molti individui di funzionare in collettivo. La sceneggiatura è divisa per scene secondo l’ordine in cui dovranno apparire alla fine del lavoro. All’inizio di ogni scena deve essere indicato il luogo dove si intende girare, se in interni o in esterni, le condizioni della luce, notte, giorno, alba. Per ogni scena ci sono la descrizione dell’azione, i dialoghi dei personaggi (o il contenuto delle interviste già girate), i rumori e gli effetti. Ogni oggetto, rumore o costume dovrà essere indicato nella sceneggiatura, in modo da permettere a tutti i professionisti di poter svolgere compiutamente il proprio lavoro. |
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| CONTATTA PINO NAZIO | |
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Nel caso di un prodotto di
fiction (film, telefilm o sceneggiato) la sceneggiatura è pressoché obbligatoria
e può essere realizzata principalmente con tre tecniche che per comodità
definiremo (in base al paese dove sono più diffuse) all’italiana, all’americana
e all’inglese. Nel primo caso la descrizione dell’azione avviene sulla
base di una rigida divisione per colonne. All’inizio vengono indicati
i dati che si riferiscono alla scena con la descrizione del luogo, dell’azione
e della luce, poi, sul foglio diviso a metà, vengono riportati, a destra
il sonoro (dialoghi, testi, rumori e musiche), a sinistra le immagini,
con i movimenti dell’azione e tutte le indicazioni necessarie al lavoro
della troupe. Nella sceneggiatura all’americana sparisce la divisione
per colonne e - scena per scena - vengono indicate le parti riguardanti
le immagini e quelle del sonoro. Nella sceneggiatura che abbiamo definito
all’inglese, rimane la divisione verticale come in quella all’italiana
ma con al centro un’altra colonna più stretta in cui vengono riportate
le note che riguardano il sonoro. La divisione per colonne deriva sia
da una sorta di pigrizia di alcuni professionisti del set che non vogliono
perder tempo a leggere le parti che non li interessano, sia da un’esigenza
di chiarezza. Ma la sceneggiatura, per motivi di ordine pratico (il tempo
a disposizione, la difficoltà di conoscere il contenuto dell’inchiesta
prima che siano state effettuate le riprese) e per cattiva abitudine,
non sempre è utilizzata nel lavoro giornalistico. Resiste ancora nel caso
della produzione di documentari ma per il resto è una rarità. Date le
difficoltà oggettive di stesura della sceneggiatura per alcune inchieste,
spesso questo lavoro di descrizione dettagliata del prodotto finito viene
realizzato con la scalettatura delle riprese effettuate. La stesura di
una sceneggiatura non può che essere progressiva. Si inizia da una breve
idea su poche cartelle, anche scritte in forma di articolo giornalistico
(quello che si chiama il soggetto), che contiene le linee di fondo della
vicenda di cui si vuol parlare. Successivamente si passa ad una maggiore
descrizione per capitoli (lo scalettone), dove esiste una prima divisione
per scene ma non ancora il dialogo e l’azione completi. Poi si arriva
al testo finale il più dettagliato possibile. Questa descritta è solo
una delle mille procedure di lavoro attuabili ma che permette di progettare
puntualmente ogni fase del lavoro.
Nel caso di un lavoro collettivo che veda la presenza di un regista, di attori, del cameraman, degli stessi autori televisivi, la stesura del testo può essere comune, anzi, è auspicabile che lo sia, in quanto permette di capire subito ciò che è possibile realizzare e ciò che non lo è (il direttore della fotografia potrebbe fornire delle indicazioni circa la possibilità di effettuare delle riprese al tramonto). La scrittura della sceneggiatura implica l’abbandono di ogni forma letteraria; nella sceneggiatura non sono riportate emozioni, atmosfere, che non potrebbero essere tradotte per immagini. Lo sforzo che deve essere compiuto in questa fase del lavoro è quello di tradurre per immagini ogni stato d’animo. Non si scrive: «Carlo è invaso da un irrefrenabile desiderio di rubare quel mantello ma ha paura che qualcuno possa scoprirlo...», ma di prepara una delle possibili traduzioni per immagini: «Carlo allunga lentamente la mano verso il mantello, gira la testa a destra e sinistra per vedere se arriva qualcuno, e la ritrae velocemente...». L’inchiesta nella maggior parte dei casi non si presta ad una sceneggiatura compiuta in tutte le sue parti ma solamente ad alcune indicazioni fondamentali che dovranno essere verificate in sede di riprese, soprattutto nel caso della presenza di interviste o discorsi di cui non si conosce l’esatto contenuto. Se si era preventivato nella sceneggiatura di dare una descrizione di come deve essere compilata la dichiarazione dei redditi con un testo e delle figure, si potrà preferire una parte di una intervista di un funzionario del ministero delle Finanze particolarmente chiara ed esauriente. Si opera attraverso aggiustamenti progressivi tra quanto previsto sulla carta e il girato. In questo modo la stesura di una sceneggiatura definitiva vi sarà solo prima dell’inizio del montaggio. Alcuni link utili riguardanti la televisione e l’autore televisivo
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