| Berlusconi
passerà alla storia come il leader che ha raccontato più barzellette,
o meglio:
"Non è vero che io
racconto barzellette, anzi disistimo chi lo fa... io invece uso
delle storielle per scolpire meglio dei concetti".
(Ansa, 27 settembre
2002, ore 15.23)
Del resto, è proprio
quello che, molto modestamente, abbiamo tentato di fare anche noi.
Perché, è proprio Silvio che ce lo spiega:
"Le barzellette sono
importanti perché fotografano situazioni della vita".
(Ansa, 27 settembre
2002, ore 15.23)
La barzelletta più famosa
raccontata da Silvio Berlusconi è anche quella che gli ha creato
più problemi:
"Un malato di AIDS
va dal medico e gli chiede: «Dottore, cosa posso fare per la mia
malattia?».
Il medico risponde:
«Faccia delle sabbiature.»
«Ma dottore, mi faranno
veramente bene?»
«Bene no, ma sicuramente
si abituerà a stare sotto terra»".
(Ansa, 3 aprile 2000,
ore 20.48)
Qualche tempo dopo ricorderà
la bufera scatenata dalla freddura sull’AIDS:
"Possiamo dire con
soddisfazione di non aver commesso errori capitali, ma solo qualche
errore veniale. E non credo che quella barzelletta sia stata nemmeno
un errore veniale".
(Ansa, 11 maggio 2000,
ore 18.55)
Comunque non diamogli
sempre la croce addosso. A forza di dire stronzate, qualche volta
racconta anche barzellette passabili, come questa:
"Alcuni indiani per
avere una previsione sul tempo dell’inverno imminente si recano
sulla montagna dal Grande Vecchio.
Il saggio risponde:
«D’inverno farà freddo.»
Allora gli indiani
scendono a valle e iniziano a tagliare legna. Dopo un po’ gli indiani
tornano dal Grande Vecchio con la stessa domanda: che tempo ci sarà
quest’inverno.
Il vecchio risponde:
«Farà molto freddo.»
E giù di nuovo a valle
a tagliare alberi.
La terza volta il
Grande Vecchio dice agli indiani tornati da lui, che non farà molto
freddo, ma freddissimo.
«Come fai Grande Vecchio»
gli chiede un indiano «a fare queste previsioni? «Semplice,»
risponde il vecchio, «vedo dalla mia montagna che giù a valle
tutti raccolgono legna...»"
(Ansa, 2 aprile 1997,
ore 20.17)
La barzelletta è "il
racconto di un fatto non vero, per causare sentimenti di ilarità".
Ma la specialità del Cavaliere è più ampia, ha infatti la mania
di "raccontare fatti non veri", bugie e clamorose menzogne.
Il
Cavaliere della menzogna
Mentre Pinocchio si rivolta
nella tomba, irritato per veder battuto il suo record di bugie,
Berlusconi macina bugie come un tritatutto:
"Trovatemi una segretaria,
un telefonista, se ci riuscite, che vi dica che Berlusconi a Palazzo
Chigi si occupò di Fininvest".
(La Stampa, 21 febbraio
1996)
Conflitto d’interessi?
Il problema - molto semplicemente - non c’è:
"Chi parla in questo
momento di televisioni e di conflitto d’interessi, buttandomi addosso
una colpa, come se la mia azione politica fosse condizionata dalla
televisione e dal conflitto d’interessi, lo dico chiaramente, è
un mascalzone, che io, naturalmente, non rispetto".
(Ansa, 22 luglio 1997)
Emilio Fede?
"Prima ero critico,
ma adesso comincio ad apprezzarlo. È un baluardo per la democrazia
e per l’informazione".
(La Repubblica, 4
gennaio 1995)
Mente sulle regole:
"Io ci sguazzo nella
competizione, ma una competizione leale".
(La Repubblica, 4
ottobre 1989)
"Dire che io utilizzo
la mia posizione di leader politico per interessi personali è negare
il disinteresse e la generosità che mi appartengono."’.
(La Stampa, 15 dicembre
1995)
Mente quando tenta di
prevenire le accuse anticipando le obiezioni:
"So benissimo che
se qualcosa [della mia attività pubblica come Presidente del
Consiglio] in qualche modo porta un vantaggio infinitesimo a
una mia azienda, ciò si traduce in uno svantaggio enorme per me,
perché mi accusano di averlo preordinato. Ma non sono così ingenuo:
non mi incastrano".
(La Stampa, 18 dicembre
1995)
Dice la verità quando
sente puzze di informazione truccata:
"Se scenderò in campo
direttamente sarò il più svantaggiato di tutti i soggetti politici.
Ogni telespettatore avrà il sospetto di un’informazione truccata
e questa sarà la mia più grande difficoltà".
(La Stampa, 30 dicembre
1993)
Mente nel giudizio su
se stesso:
"Se mi guardo allo
specchio vedo un uomo sereno, equilibrato, paziente, tollerante,
rispettoso degli altri".
(Corriere della Sera,
10 ottobre 1995)
Una
superbia incontenibile
È più forte di lui e
ogni tanto erutta. La sua superbia è così smodata da travalicare
la prudenza necessaria ad ogni uomo politico. Silvio non può tacere,
lo deve urlare: "Io sono il migliore!":
"Guardando in giro
vedo che non c’è un governo migliore: ho un complesso di superiorità
che devo frenare".
(La Stampa, 22 luglio
1994)
"Sono
un uomo di fronte al quale nessuno, sulla scena europea e mondiale,
visto che ho anche coordinato un G7G8, può pretendere di confrontarsi
per storia personale e capacità."
o ancora:
"Sempre
e comunque sono io in vantaggio. Quando incontro un ministro, un
primo ministro, un capo dello Stato sono loro che devono cercare
di essere più bravi di me".
"Non c’è nessuno sulla
scena mondiale che può pretendere di confrontarsi con me, nessuno
dei protagonisti della politica che ha il mio passato, che ha la
stessa storia che ho io. Da un punto di vista personale c’è qualcuno
che ha una posizione di vantaggio e questo qualcuno sono io. Quando
mi siedo a fianco di questo o di quel primo ministro o di un capo
di stato, c’è sempre qualcuno che vuole dimostrare di essere il
più bravo, e questo qualcuno non sono io."
"La mia bravura è
fuori discussione, la mia sostanza umana, la mia storia, gli altri
se la sognano. Sono loro che devono dimostrare a me di essere bravi...".
(Ansa, 7 marzo 2001,
ore 15.48)
La superbia gli esce
da tutti i pori. Il 21 luglio 1994, Silvio entra nel salone di Palazzo
Chigi dove lo attendono le delegazioni di sindacati e Confindustria.
Nessuno si muove e lui non gradisce, chiedendo con energia che si
ripristini un’antica usanza.
"Quando entra il Presidente
del Consiglio, ci si alza!".
(La Stampa, 22 luglio
1994)
I suoi gregari
Della superbia di Berlusconi
non ha colpa solo lui, ma anche tutta la folla di leccapiedi che
gli si accalca intorno.
Nella corsa alla glorificazione
di Berlusconi mancava la richiesta del premio Nobel per la pace.
A spingersi nella leccata in profondità, ben oltre il sacro limite
dell’orifizio anale, è un senatore di Forza Italia: Antonio Gentile.
Lancia la candidatura
del Cavaliere al prestigioso riconoscimento. Tra i meriti di Berlusconi
annovera:
"l’ingresso della
Russia nella NATO".
(Ansa, 2 agosto 2002,
ore 16.07)
Tra i firmatari della
richiesta ci mette anche quello di Mario Campanella che, si scoprirà,
è il suo portavoce.
(Ansa, 28 agosto 2002,
ore 19.02)
Non vedendo folle oceaniche
associarsi alla sua richiesta del Nobel, Gentile si irrita. Ricorda
che la sua proposta:
"È tremendamente oggettiva.
Se si guardassero i fatti, senza il pregiudizio "lombrosiano"
di cui è vittima il Presidente del Consiglio, molti ci darebbero
ragione".
Nel frattempo si comunica
che la richiesta del Nobel è stata inoltrata all’Accademia Reale
di Svezia. Fatica inutile, ed ennesima prova d’ignoranza, perché
quello della pace è l’unico Nobel assegnato dalla Norvegia.
Fedele Confalonieri afferma:
"Io nella Tv ho conosciuto
un solo «Gesù Cristo» ed è il nostro Presidente"
(Ansa, 18 settembre
1995, ore 18.03)
Ecco la verità secondo
il suo vice, il prode e disinteressato Confalonieri, che afferma:
"Berlusconi è l’uomo
più geniale e generoso del mondo, mi ha reso ricco".
È riconoscente verso
il suo staff che lo ama tanto?
Macché!
Silvio si autopresenta
come la "Fata", e tratta i suoi deputati come ortaggi, quasi fossero
zucconi inetti e imbecilli:
"Sono stato come il
principe azzurro con le zucche: li ho fatti diventare tutti onorevoli".
(Corriere della Sera,
19 gennaio 1995)
Giura:
"Ve lo giuro sui miei
figli: questo decreto non è stato fatto per nessuno della mia nidiata".
(La Stampa, 20 luglio
1994)
Rigiura:
"Sono pronto a giurare
di nuovo sui miei figli che delle vicende oggetto delle indagini
giudiziarie io non sapevo nulla".
(La Repubblica, 23
maggio 1995)
A un
certo punto neppure il paziente Roberto Benigni gliela fa più a
contenersi e deve sbottare:
"Berlusconi riceve
un avviso di garanzia praticamente ogni mese, ma continua a giurare
sulla testa dei figli di essere innocente. Non può essere un padre
così snaturato da giurare il falso sui suoi figli!
Sorge quindi spontanea una domanda: di chi sono veramente i suoi
figli?".
A questo punto Berlusconi
ci ripensa:
"Preferisco non fare
giuramenti di cui ho dato pessimo spettacolo in passato".
(Corriere della Sera,
29 maggio 1998)
Cosa
ci riserva quest’uomo?
Cercate di visualizzarlo
mentre rilascia dichiarazioni o appare in tv a reti unificate, immaginatelo
col pannolone mentre puzza di piscio e di escrementi. Stiamo esagerando?
Niente affatto!
Ascoltate Silvio che
si rivela:
"Una campagna d’immagine
è come farsela addosso: un caldo senso di benessere, ma gli altri
non se ne accorgono".
(La
Repubblica, 4 ottobre 1989)
Solo un miracolo ce lo
leverà dai coglioni? Così ci vuol far credere:
"Ho detto molte volte,
e le mie parole sono state accolte da sorrisi e da rimproveri di
essere leggero, di un nuovo possibile miracolo italiano.
Bene, io non so se
sono leggero, io vi posso assicurare che ci credo davvero, che io
credo profondamente con tutto il mio essere, e che per quanto mi
concerne io non mi muoverò da qui se non dopo il miracolo".
(Corriere della Sera,
10 luglio 1994)
Ma anche la ruota dei
miracoli gira. La fortuna, che troppe volte gli è stata amica, sta
stufandosi di lui. Gli alleati si sganciano, il Quirinale lo detesta,
l’Europa lo sbeffeggia, la guerra - che è stato lieto di appoggiare
- si rivela un boomerang per Bush e Blair, l’Economist lo tempesta
di domande a cui non vuol rispondere.
Massimo D’Alema sembra
un buon profeta quando afferma:
"Berlusconi lo vedremo
presto con uno scolapasta in testa".
(La Repubblica, 7
aprile 2001).
Che fine faranno fare
a questo pover’uomo?
"Sono troppo buono, dovrei essere più cattivo. Ma non mi riesce...",
diceva il 31 dicembre 1994 in un’intervista a La Repubblica.
Iscriversi ad
una mailing è come fare l’abbonamento a un giornale. Si manda
un’email per aggiungere il proprio indirizzo, mentre basta mandare
un’altra email e si viene automaticamente e definitivamente cancellati.
Su Internet esistono milioni di Mailing list, in ogni lingua e dedicate
agli argomenti più disparati. Esistono motori di ricerca
per mailing list dove si possono trovare quelle vicine ai propri
interessi, ad esempio http://it.groups.yahoo.com
tramite il pulsante "entra in un gruppo / cerca".
Vi segnaliamo anche un motore di ricerca inglese, ma che rintraccia
anche liste italiane: http://www.topica.com
Aiutateci
a ridere di Berlusconi: l’Italia (e in questo semestre l’Europa
intera) ve ne saranno grati.
Per iscriversi
mailing list Berlusconi basta inviare un’email del tutto vuota all’indirizzo:
berlusconi-subscribe@yahoogroups.com
|