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Cabaret: Bergamo, la Lega Nord e il Risorgimento

(battute 6700)

Noi siamo i nipoti degli italiani che hanno fatto il Risorgimento.
Parlarne sembrerebbe datato.

(Imita la voce di un coatto.)
“Che me frega a me der Risorgimento?
Io c’ho la donna che non gli vengono le cose sue, e questo me parla der Risorgimento!?!”

E invece no!
Tutto inizia con il Risorgimento. Il “bla, bla, bla” della Lega Nord, la devoluscion e la riforma della Costituzione, tutto parte da lì.
Anche Umberto Bossi col suo “Ce l’ho duro!”…

(Rivolgendosi al coatto che aveva parlato prima nel pubblico.)
Tu quel giorno ce l’avevi duro?
Beh…
era meglio di no!
Oggi non stavi in pena!

Oggi la provincia d’Italia più, diciamo così, “separatista”, è Bergamo, che è la zona dove il referendum è andato meglio per Umberto Bossi.
Beh… c’è una curiosità pazzesca.
Forse non lo sapete ma fra i mille garibaldini, il gruppo più folto erano proprio i bergamaschi!
 
Ben centosessantratrè su mille, uno su sette, più del quindici per cento!

(Canticchia l’inno nazionale.)
“Fratelli d’Italia, d’Italia che resta?
Sull’elmo d’Umberto…
(Imita il gesto leghista di «ce l’ho duro!»)
S’è rotta la testa…”

Adesso i nipotini in quel di Bergamo rinnegano l’opera dei nonni!
Sentite questo “Crick… crock… sdeng…”?

Sono i centosessantratrè garibaldini bergamaschi che si rivoltano nella tomba…

E lo “sdeng”?

È che sbattono con la sciabola, che un tempo li seppellivano così, tutti armati…

Altri tempi…
Oggi se devono seppellire armato l’avvocato Taormina che ci mettono nella bara?
La toga o il microfono?
La poltrona di “Porta a Porta” o il plastico della casa di Cogne?

Mah…
Chi sono stati i protagonisti del Risorgimento?
Che lavoro facevano?
Erano professionisti, studenti, artigiani: tra loro si contano un centinaio di medici, cento commercianti, cinquanta marinai e venti farmacisti.
Ma la professione più rappresentata in assoluto,
ben duecentocinquanta su mille, è….
…indovinate un po’?
Avvocati!

C’erano duecentocinquanta avvocati, uno su quattro!
Incredibile!

Il Risorgimento, per le statistiche, è stato fatto da un avvocato di Bergamo,
che combatte per liberare le città della Sicilia come Taormina.

(Urlando.)
Il Risorgimento l’ha fatto l’avvocato Taormina!

Torniamo a Bergamo. Nella memoria io la collego al Carnevale. Infatti  Bergamo è la patria di Arlecchino, come Napoli lo è di Pulcinella.
 
Arlecchino è un morto di fame.
Non ha il costume a spicchi perché gliel’ha disegnato Missoni (missoni è quello che fa tutti i maglioni colorati), gli spicchi sono le toppe.
Arlecchino è uno con le pezze al culo.
Arlecchino prima si porta in casa Pulcinella, poi gli da lo sfratto.

(Canticchia l’inno nazionale.)
“Fratelli d’Italia, d’Italia che resta?
Sull’elmo d’Umberto…
(Imita il gesto leghista di «ce l’ho duro!»)
S’è rotta la testa…
L’idea di nazione ormai è entrata in coma
Ci resta l’idioma,
che Dio lo creò!”


L’idioma!
L’Italiano!
Almeno la lingua ancora ci unisce, ci capiamo a vicenda, mentre magari non sappiamo la Storia, non capiamo il Risorgimento…
Il vero vincitore del Risorgimento è il Re Vittorio Emanuele Secondo di Savoia.
Il bisnonno del mentecatto finito in galera perché prendeva tangenti  sulle slot machine!
Il re bisnonno aveva strane abitudini a tavola. 
I pranzi ufficiali di Vittorio Emanuele Secondo sono sempre molto brevi.
Il re non tocca cibo in pubblico.
Quando viene costretto ad assistere a un banchetto ufficiale, non apre nemmeno il tovagliolo, ma attende che gli altri finiscano di mangiare.
Re Vittorio sta seduto come una statua, tiene le mani sull’elsa della sciabola, tutto impazienza e noia.
Nessuno sa perché il Re odia mangiare con gli altri nobilastri.
Forse è abituato a consumare cibi grossolani e popolari: cacciagione, bagna cauda, cosce di fagiani, tutte da spolpare coi denti, senza posate e tovaglioli.

Il Re ha bisogno di un severo autocontrollo in occasioni pubbliche.
I pranzi ufficiali gli rovinano la digestione.
Spesso i cortigiani hanno appena cominciato a mangiare, e lui… si alza!
Basta quello a fermare tutto.
L’etichetta impone che quando il Re si alza:
Tutti in piedi!
Addio magna-magna!

Avete presente Mel Brooks che interpreta il re di Francia nella “Pazza storia del mondo”?

Vi ricordate quando palpa le cortigiane e ripete quasi sorpreso:
«È bello essere re!»??

(Urlando.)
I Savoia uguale!

Vittorio Emanuele Secondo aveva molte amanti, tra cui una ballerina, che poi diventò anche l’amante di Cavour.
Prendersi la ex amante del Re, è strano!
È come se oggi Prodi si cucca una sgallettata, che prima la dava a Napolitano.

Poi uno dice “L’amore nella terza età”!

O ancora: Buttiglione che si prende una ex di Berlusconi…
Buttiglione?
No, l’esempio è sbagliato…

Meglio… Ecco! Ecco!
È come se Gasparri se la spassa con una ex di Gianfranco Fini.
(Imitando la voce di Gasparri, idiota e ridanciano.)

“A’ capo… portace un paio de sgallettate.

(Ridacchia.)
Eh! Eh! Eh!

Se nun so proprio sgallettate, portale come ce l’hai, che le…
…sgallettamo noi!

(sghignazza)
Ah! Ah! Ah!”

Beh… c’era stata ‘sta storia… ‘sto triangolo: ballerina, Re e Cavour.
Quando il conte Camillo Benso muore, la ballerina mette in vendita le…
…le “C”… le “A”… le “Vu”… le “O”…
Ma sì !

Le lettere di C-A-V-O-U-R !

Le lettere del conte Camillo Benso alla sua bella! Roba forte!
Tutta la sua corrispondenza con l’amante!
Altro che “Ultime lettere di Jacopo Ortis”!
Quella era proprio roba forte!  Un sacco spinta!

(Fa finta di leggere le lettere.)
“…e quando ti ho fatto girare all’ingiù…”
“… e quando ti ho fatto mettere all’insù….”

Tanto che Vittorio Emanuele convince i ministri che bisognava levarle dal mercato,
perché il loro contenuto era troppo sconvolgente.
Tipo un libro di “Memorie” della stagista di Clinton.

Il re le fece comprare con i soldi dello Stato, e a leggerle…
… si divertì come un matto!

(imitando il Re che legge da un foglio immaginario)
“Né? Ah si? Ma senti tu che gli faceva…
Anche il…!
(Indica il culo.)
Ma no! Che porca!
(Con aria risentita.)
Con me non l’ha mai fatto!”

Comunque il Re aveva amanti a strafottere!
La sua amante più famosa è stata Rosa Vercellana, detta “la Bela Rosin”.
Quando gli “fa la festa”, Vittorio ha 27 anni, Rosa appena 14. Parla solo il dialetto e non sa leggere e scrivere.
Nonostante la relazione con la “Bela Rosin”, il re non trascura le altre sgallettate, da cui ha parecchi figli.
Quando si stufa di una, la congeda con ricchi regali e una pensione statale per gli eventuali figli.

Sono neonati registrati tutti col cognome Guerriero o Guerrieri, che il re “galantuomo” riserva ai figli delle sue amanti.
Se conoscete qualcuno che di cognome fa Guerriero o Guerrieri, tralasciate di accennare a questo particolare.
Non andate subito a dirgli:
“Eilà! Gran figlio di puttana!!!”

«Non è bello essere…
…figli di re!»

(Canticchia l’inno nazionale.)
“Fratelli d’Italia, l’Italia s’è fatta!
Con casa Savoia s’è aperta la patta…
(Gesto di tirarsi giù la cerniera lampo.)
Dov’è miss Vittoria che mostri… (Gesto ad indicarsi l’inguine.) … la chioma.
Che chiavo – se è bona –
Oppure no, se no!
Fratelli d’Italia….

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