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La tavola di Mendeleev |
| Gli elementi conosciuti producevano un modello ripetitivo, ossia un aloge, no seguito da un metallo alcalino e poi da un metallo alcalino-terroso, Mendeleev percepì che doveva trattarsi del frammento di un mosaico più ampio e passò all’idea di una periodicità che governasse tutti gli elementi: una Legge Periodica. La tavola di Mendeleev: una guida per coordinare un’enorme quantità di informazioniImprovvisamente Mendeleev non fu più considerato un semplice teorico o un sognatore, ma l’uomo che aveva scoperto una legge fondamentale della natura; la tavola periodica cessò di essere uno schema elegante ma non dimostrato, per trasformarsi in una guida preziosa che consentiva di coordinare un’enorme quantità di informazioni chimiche in precedenza slegate. Poteva anche servire come suggerimento per ogni sorta di future indagini, compresa una ricerca sistematica degli « elementi mancanti ». « Prima della formulazione di questa legge » dirà lo stesso Mendeleev circa vent’anni dopo «gli elementi chimici erano semplici dati della Natura, frammentari e incidentali; non c’era alcun particolare motivo per aspettarsi di scoprirne di nuovi ». In quella sua prima nota a piè di pagina, già nella prefazione, Mendeleev parlava di quanto fosse « appagante, libera e gioiosa la vita nel regno della scienza» - e si capiva, da ogni frase, quanto ciò fosse vero per lui. Nell’arco della vita di Mendeleev, i Principles si svilupparono come una cosa viva - ogni edizione più ampia, più completa, più matura delle precedenti, riempita di note che crescevano e si espandevano (note che divennero così lunghe da riempire, nelle ultime edizioni, più pagine del testo; in effetti, alcune prendevano nove decimi della pagina; credo che il mio stesso amore per le note, per le digressioni che esse consentono, sia stato in parte determinato dalla lettura dei Principles). Questa, almeno, è la leggenda che si racconta, in seguito diffusa dallo stesso Mendeleev - un po’ come accadde con Kekulé, che anni dopo avrebbe descritto la scoperta dell’anello del benzene come il risultato di un sogno in cui aveva visto dei serpenti mordersi la coda. Tuttavia, se si osserva la tavola disegnata proprio da Mendeleev, si vede che è piena di spostamenti, di cancellature e di calcoli in margine. Essa dimostra, nel modo più chiaro possibile, la lotta creativa ingaggiata dalla sua mente per arrivare a comprendere i fatti. Mendeleev non si svegliò da quel sogno con tutte le risposte pronte, ma - e questo forse è più interessante - con il senso di una rivelazione, così che nell’arco di qualche ora riuscì a risolvere molti dei problemi ai quali si era dedicato per anni. |
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