L’utilità della nuova tecnologia era peraltro evidente e ben presto sorsero in ogni parte del mondo laboratori di radiologia per usi medici, come rilevare fratture ossee, trovare corpi estranei, calcoli biliari, eccetera. Alla fine del 1896 si contavano più di mille articoli scientifici sull’argomento. Le reazioni alla scoperta di Roentgen non restarono limitate all’ambiente medico e scientifico, ma essa colpì l’immaginazione popolare. Per un paio di dollari, per esempio, si poteva acquistare la radiografia di un bambino di nove settimane « che mostrava, con magnifica precisione, le ossa dello scheletro, lo stadio di ossificazione, la localizzazione del fegato, dello stomaco, del cuore, eccetera».
Si pensava che i raggi X potessero penetrare nella sfera più intima, nascosta e segreta della vita della gente. Gli schizofrenici erano convinti che mediante i raggi X si potessero leggere o influenzare i loro pensieri; altri che ormai nulla fosse al sicuro. « Si possono vedere le ossa degli altri a occhio nudo, » tuonava un editoriale « persino attraverso venti centimetri di legno massiccio. Non occorre insistere sulla rivoltante indecenza di tutto ciò». Per schermare le parti intime dai raggi ai quali nulla sfuggiva, furono messi in vendita capi di biancheria rivestiti di piombo. Sulla rivista «Photography» comparve una filastrocca che terminava così:
Mi han detto che guardano
tra manti e sottane, e perfino corsetti,
i raggi Roentgen, quei maledetti.
Sacks O., “Zio Tungsteno“, Adelphi, pag. 275