Roentgen esplorò le proprietà di questi nuovi raggi straordinariamente penetranti e scoprì che, a differenza della luce visibile, non sembravano soggetti a rifrazione o diffrazione. Ne verificò allora l’abilità di passare attraverso ogni genere di solido e scoprì che, in una certa misura, potevano attraversare la maggior parte dei materiali comuni conservando la capacità di attiva,re uno schermo fluorescente. Quando Roentgen mise la mano di fronte allo schermo fluorescente, rimase sbalordito nel vedere la spettrale silhouette delle sue ossa. Allo stesso modo, una serie di pesi da bilancia, fatti di metallo, divenne visibile attraverso la custodia di legno che li conteneva - rispetto al metallo e all’osso, il legno e la carne erano più trasparenti ai raggi. Questi ultimi, scoprì Roentgen, impressionavano anche le lastre fotografiche, e quindi egli poté corredare il suo primo articolo sull’argomento con alcune fotografie ai raggi X (come li chiamò), compresa una radiografia della mano di sua moglie, in cui si vedeva la fede nuziale avvolgere lo scheletro di un dito.
Il primo gennaio 1896, i risultati e le prime radiografie comparvero su una piccola rivista accademica. Nell’arco di pochi giorni i principali quotidiani s’erano impadroniti della notizia. Il timido Roentgen era inorridito da tanto clamore e dopo una conferenza tenuta in quello stesso mese, non parlò più dei raggi X, e tornò a lavorare tranquillamente sui vari argomenti scientifici di cui si era occupato negli anni precedenti. (Declinò l’invito a tenere un discorso perfino quando, nel 1901, gli fu assegnato il primo premio Nobel per la fisica, in considerazione della sua scoperta).
Sacks O., “Zio Tungsteno“, Adelphi, pag. 274