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Indice. Premessa del corso
Photoshop e la composizione iconografica
Strumenti, palette e file nuovo (per principianti)

La prima discriminante è decidere se l’immagine finale sarà orizzontale o verticale. Per gli esercizi in photoshop si è soliti iniziare con un file nuovo quadrato, ad esempio 20 x 20 cm, ma questo è in parte errato. Appena si è individuata, si è immaginata la composizione, scatta subito la scelta tra orizzontale o verticale.
Di solito il verticale permette uno slancio maggiore. L’osservatore scandirà l’immagine vagando con gli occhi su di uno stesso livello. Il verticale implica una visione che percorrerà più volte l’immagine con uno zig-zag che parte dall’angolo in alto a sinistra per finire in quello in basso a destra.

Dietro ad ogni quadro c’è una ricerca della composizione iconografica migliore. È quasi la stessa cosa che dover arredare una casa vuota e scegliere dove posizionare il divano o lo specchio o l’armadio.

Progettate la composizione finale come l’insieme di vari piani. Il più profondo sarà il cielo, il più vicino il volto del protagonista dell’immagine, o dettagli in primo piano dell’oggetto significativo.

Decidete da dove proviene la luce. In seguito vi guiderà nel posizionare le ombre.
Decidete voi se ingrandire - e di quanto - o rimpicciolire qualsiasi cosa. Cancellate o aggiungete a vostro piacimento elementi importanti.
La zona dell’immagine su cui lo sguardo si sofferma un instante di più, è l’angolo in basso a destra. Visualizzate il vostro comportamento mentre sfogliate un quotidiano. Quando siete arrivati all’angolo in basso a destra, dovete scegliere se ricominciare ad esplorare la pagina, o cambiare pagina per vedere la successiva.
Del resto lo spazio pubblicitario più costoso da acquistare su una pagina di quotidiani divisa in "moduli", e quello in basso a destra.
In pubblicità c’è spesso un doppio "slogan" nella pagina. Uno è l’headline principale, che spesso è in alto, sopra la fotografia, al centro dell’inserzione. Esiste poi una frase, detta in gergo "pay-off". È la frase finale di un annuncio o di un comunicato pubblicitario che riassume ed evidenzia il messaggio di vendita del prodotto. Ad esempio, qualsiasi sia il titolo di una pubblicità Barilla, ad esempio "comprate i nuovi biscotti Pippo", c’è sempre in fondo la scritta: "Dove c’è Barilla c’è casa". Questa frase ricorrente viene spesso posizionata a chiusura della pagina e sul lato destro, per le ragioni spiegate sopra.

Unificare due fotografie con Photoshop (per principianti)
Luminosità e ombre
Errori piu’ comuni in Photoshop e le azioni
Scontornare i capelli con Photoshop. Testo con ombreggiature
Fondere due volti con Photoshop Morfing. Viraggio seppia
Principali scorciatoie da tastiera
Esercizio bandiera per principianti in Photoshop
Esercizio cielo nuvoloso per principianti in Photoshop
Come ho iniziato a fare fotomontaggi non digitali
Le immagini nella preistoria. Gli inizi dell’espressione iconografica.
Approfondimenti in Photoshop: rapporti tra linguaggio verbale e delle immagini La concisione nella composizione iconografica con Photoshop
Nelle composizioni iconografiche che faccio eseguire per esercizio in classe, spesso gli allievi mettono sulla "tela" troppi particolari piccoli. Non va fatto. Un fotomontaggio è la somma di due fotografie, che dialogano e si intersecano tra loro. Metterne troppo, fare due incastri, danneggia l’essenzialità del messaggio. Più opportuna è una composizione tra due entità in cui una viene modulata ed espressa con vari sinonimi. Ad esempio se decidete di mescolare cavalli e denaro, con banconote che forzano le discrepanze tra piccoli rettangoli di carta e un animale da 400 chili, ebbene: potete variare il denaro. Oltre banconote ci può essere - come completamento del paesaggio - un mucchio di monete d’oro in un angolo, o come montagnola a completare il paesaggio.
Se decidete per un montaggio tra una lampadina che ospita al suo interno una barca, allora ci possono essere altre lampadine più piccole a fare da contorno.
Immagini e concetti. Il concetto e l’espressione iconografica
Pensare per poter raffigurare. Le idee. Il cervello sociale
Il bello. Simmetria, femminilità e mascolinità nelle raffigurazioni
Comunicare con immagini. Lavorare file leggeri. Salvare versioni progressive
Il ritocco fotografico con Adobe Photoshop
Photoshop e la composizione iconografica

Il ritocco fotografico è l’insieme dei procedimenti che portano alla modifica di una fotografia, per migliorarne l’estetica, modificare il soggetto, eliminare o aggiungere particolari. I procedimenti, le metodologie e i risultati variano molto dall’abilità nell’usare programmi di ritocco digitale come Photoshop.
La figura professionale del grafico digitale in grado di operare minuziosi ritocchi fotografici digitali è sempre più indispensabili nei campi della fotografia, della pubblicità, dell’editoria anche web.
Ormai sono moltissimi i fotografi professionisti che utilizzano il digitale per migliorare le proprie immagini. Se un tempo, infatti si faceva largo uso di collage o dissolvenze in camera oscura, adesso sempre più spesso si utilizzano software di post produzione digitale, per creare effetti che un tempo erano costosissimi e molto complicati da effettuare.

Uno dei programmi di fotoritocco più conosciuti e con cui vengono sistemate, modificate e montate le immagini è Adobe Photoshop, ormai divenuto uno standard nell’ambiente. E’ infatti Photoshop il programma con cui vengono sistemate, modificate e montate le immagini, tramite metodologie di fotoritocco.

Creatività ed espressione artistica. Come vengono le idee
Photoshop e il metalinguaggio della percezione. I ritocchi fotografici
Gli emisferi cerebrali destro e sinistro e le immagini
Adobe Photoshop: note tecniche sul software
Adobe Photoshop per lavorare ad un sito web. Dreamweaver e Photoshop
La scelta del punto di vista:
primo piano/campo lungo e sfondo
Referenze del docente. Primo su Google come docente di Photoshop Se si vuole raffigurare un tema, bisogna sapere in anticipo che verranno in essere dei limiti, dovuti al punto di vista che sarà prescelto. Se per una scena raffigurante la disoccupazione, si pensa di esibire in primissimo piano la lettera di licenziamento, nell’immagine non troveranno spazio anche la fila degli altri disoccupati, e l’ufficio di collocamento in lontananza.
Anche nella composizione iconografica supportata da Photoshop, non si può pensare ad un accozzaglia di oggetti disparati, salvo voler creare un fotomontaggio alla maniera dadaista.
Link e tutorial a Photoshop sul web
Illustrazioni su argomenti complessi realizzati con
Photoshop da Francesco Cascioli

Iscrizioni per il corso di Photoshop a Roma

L’immagine "finta" deve assumere la forma generale delle immagini standard realizzate da un buon fotografo, Photoshop deve saper imitare le regole di composizione della rappresentazione fotografica. Il punto di vista univoco - regolare, naturale - ormai condiziona la nostra lettura delle immagini.
Un classico consiglio che viene dato ai fotografi dilettanti, è di non fotografare "un paesaggio e basta", tutta una fila di campi che si perdono in lontananza. L’ideale è che ci sia un oggetto in primo piano - basta un albero - e poi il resto del paesaggio dietro. L’albero svolge la funzione di primo piano, permette una lettura più complessa - e quindi più gradevole, più invogliante.
Ecco quindi una regola, valida per la fotografia ma anche per il fotomontaggio digitale: in un fotomontaggio digitale si presenta una scena "ravvicinata" con due elementi in primo piano fusi o legati tra di loro, e sullo sfondo un paesaggio.
La moda di impaginare foto scontornandole, aiuta a raggiungere questa umiltà. Progettate il fotomontaggio anche per l’eventualità che questo sia pubblicato scontornato: il concetto deve "reggere" lo stesso.
In questo senso lo sfondo di un fotomontaggio deve accompagnare l’immagine, ma servirla con umiltà. Vanno scelti colori orientati verso il contrasto, perché l’oggetto deve EMERGERE dallo sfondo. Alle volte si sfoca lo sfondo solo perché il primo piano - lì dove è contenuto il messaggio - stacchi di più e salti agli occhi.

La scelta del momento emblematico
La vita è un film, ma Photoshop può esibire solo un fotogramma della realtà. Compito dell’artista è scegliere il più emblematico. Se dovete raffigurare una decapitazione, non potete far vedere contemporaneamente il boia che fa inginocchiare il condannato e la testa che rotola sul pavimento. Bisogna individuare il momento più opportuno e concentrarsi su di questo.

Uso espressivo dei colori
I colori sono o primari o secondari. Poi esiste l’infinità dei colori cosiddetti "autunnali". In più un colore muta nel tempo. All’interno della Storia dell’Arte, un blu del cielo dipinto da Giotto nel 1300, col tempo muta. Esistono poi i "colori di notte". Anche i notturni hanno le loro varietà cromatiche. Il buio assoluto non esiste.
Ogni quadro, ogni opera d’arte, ci racconta una storia e ci trasmette un’emozione. L’emozione arriva fino al nostro cuore attraverso numerosi dettagli e, all’osservatore più attento non sfugge senz’altro quello del colore. Ecco che il colore viene percepito come una sensazione, la stessa sensazione che il pittore vuole fare arrivare come proprio messaggio. E’ fondamentale infatti osservare l’opera d’arte dal vivo, in quanto le riproduzioni fotografiche non rispettano mai i colori reali, non ci danno l’idea delle proporzioni e soprattutto non riescono a farci percepire l’intento dell’artista o la sua tecnica. Nel caso si tratti poi di una scultura, questa risulterà diversa da ogni punto di vista la si osservi.

Molti pittori hanno lavorato nei secoli allo studio del colore prima di trovare una caratteristica prevalente applicata poi alle loro opere d’arte e i colori fondamentali da cui derivano poi tutti gli altri sono il rosso, il giallo e il blu, ovvero i colori primari. Dalla combinazione dei colori primari si ottengono l’arancio, il viola e il verde detti colori secondari. Ulteriori combinazioni fra i colori primari e secondari danno origine ai colori terziari, ottenendo così ulteriori tonalità di colore. Ci sono poi il bianco e il nero che sono detti acromatici e ogni colore combinato con questi ultimi scurisce o schiarisce il colore originario dando origine a diverse sfumature. I colori si dividono poi in colori caldi, ovvero tutta la gamma che va dal giallo al rosso fino al viola, mentre i colori freddi vanno dal blu al verde e viola.

Il trionfo del colore e della luce nella pittura veneziana si esplicita in particolare attraverso le opere di Bellini, di Tiziano e di Giorgione. Il colore veneziano ha esercitato una forte influenza sull’arte europea dal Cinquecento in poi. Pittori assai diversi tra loro come Rubens, Velàzquez, Turner e Delacroix, hanno raggiunto una suprema padronanza del colore proprio assorbendo la lezione dei veneziani.

Riprodurre il movimento in Photoshop: i segni cinetici
Il sistema bidimensionale di Photoshop non supporta il movimento. Non potete realizzare animazioni come in Flash o filmati come in Premiere o in Final Cut. Come rimediare a questo inconveniente?
Il movimento deve emergere dalla scena, deve restare in sospeso e lasciare all’osservatore il compito di prevederlo e di tenerne conto.
Un uomo in vista frontale è più statico, di profilo è dinamico, lascia intuire che guarda fuori campo, che si sposterà verso la direzione del suo sguardo.
Un accorgimento particolare per esprimere il movimento è la scia, e Photoshop è magnificamente attrezzato per crearle. Vediamone la storia partendo da un esempio. Quando Zio Paperone da un calcio a Paperino, lo sfortunato nipote viene ripreso mentre è in volo e lascia due o più scie bianche e curve, che lasciano intuire il movimento di Paperino nell’aria. Si chiamano "segni cinetici", ed ormai sono comunemente accettati dall’immaginario collettivo. Tutti - a partire dai bambini - sanno decodificarli: vuol dire che qualcosa si sta muovendo. Se il movimento nel disegno viene raffigurato così, in fotografia vige un’altra "regola". Prendiamo la Formula 1, ci sono due modi per fotografarla: se il reporter segue il movimento dell’auto con la sua fotocamera, riuscirà a "bloccare" il movimento. Se tiene ferma la macchina fotografica, l’auto mostrerà una sua scia sfocata.
In Photoshop si arriva a simulare i segni cinetici con filtro/sfocatura/effetto movimento

Il fumetto è stato il primo messaggio multimediale che, insieme al cinema, ha fatto da ponte tra il linguaggio verbale e il linguaggio iconico, due linguaggi tra loro molti diversi.
E’ un linguaggio autonomo, perché immagine e testo nel fumetto interagiscono in modo tale che il linguaggio risultante non è la semplice somma dei primi due, ma è un linguaggio nuovo, del tutto originale.
Il fumetto ha lo scopo di raccontare una storia e questa narrazione avviene per mezzo di tante vignette. La vignetta usa, appunto, sia il linguaggio delle immagini che il linguaggio verbale.
Un vero colpo di genio nel linguaggio del fumetto è proprio la linea cinetica, cioè quel tratto disegnato che sottolinea un movimento. Il fumetto giapponese e quello americano dei supereroi fanno un uso quasi esagerato delle linee cinetiche, dando ai fumetti un senso di grande dinamicità.

Corsi individuali di Photoshop, al domicilio dell’allievo: 35 euro.
Al domicilio del docente 30 euro l’ora. Viene garantita la conoscenza completa del programma in 10 ore: cinque lezioni da due ore, intervallate da un paio di giorni in cui l’allievo si può esercitare da solo.

Corsi individuali di Photoshop a Acilia - Corsi individuali di Photoshop a Ostia - Corsi individuali di Photoshop a Fiumicino - Lezioni individuali di Photoshop a Acilia - Lezioni individuali di Photoshop a Ostia - Lezioni individuali di Photoshop a Fiumicino

Come integrare i corsi di Photoshop. Siti con tutorial e risorse (sono prevalentemente in inglese)

http://www.screaming-art.com/tutorials.php  

http://web.tiscali.it/hansenart  

http://www.tutorials.it/search.php?ricerca=photoshop&offset=5&id_macro=  

http://digilander.libero.it/aceart/tips.htm  

http://www.geocities.com/SiliconValley/Lakes/4431/tutorial.html  

http://members.xoom.virgilio.it/_XOOM/illustra/pagineb/rsrcs3.html  

http://www.warp9.it/tutorial/idx_ps.htm


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