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ANGIOPLASTICA o PTCA:
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L’angioplastica coronarica transluminale percutanea (PTCA)L’Angioplastica Coronarica Transluminale Percutanea (PTCA) è una metodica che consente, senza un vero e proprio intervento chirurgico, di dilatare le arterie che diffondono il sangue alle strutture cardiache (arterie coronariche) nel caso che queste arterie siano totalmente o parzialmente occluse dalle placche aterosclerotiche. COME SI ESEGUE |
La procedura di angioplasticaLa preparazione alla procedura di angioplastica è la stessa della preparazione alla coronarografia, infatti nella maggioranza dei casi in cui vi è indicazione a eseguire l’angioplastica, la dilatazione con il palloncino viene eseguita subito dopo la coronarografia come continuazione dell’esame nella stessa seduta. |
| Il palloncino gonfio apre l’arteria ristretta dividendo e comprimendo la placca e distendendo leggermente la parete dell’arteria. Il palloncino può essere gonfiato varie volte durante l’angioplastica. Ogni palloncino è fatto di materiali speciali che consentono di gonfiarlo ad una specifica dimensione. Il medico sceglierà un palloncino che sia approssimativamente delle stesse dimensioni dell’arteria. Un filo guida interno al catetere a palloncino viene fatto avanzare attraverso l’arteria fino a quando la punta non ha oltrepassato il restringimento Il catetere viene quindi spostato sul filo guida fino a quando il palloncino non si trova all’interno del restringimento. Una volta in posizione, il palloncino viene gonfiato e apre l’arteria ostruita comprimendo la placca e dilatando le pareti dell’arteria. Quando la placca è stata sufficientemente compressa e l’arteria è stata aperta a sufficienza il palloncino viene sgonfiato per essere rimosso dall’arteria In tal modo l’arteria viene liberata e migliora il flusso sanguigno verso il muscolo cardiaco [Informazioni a cura di Antonio Montinaro, tratte da http://www.gise.it] |
Le possibili complicanze della coronarografia e della angioplasticaLe possibili complicanze sono legate sia alla esecuzione della coronarografia sia alla successiva angioplastica. L’insorgenza di importanti complicazioni durante o comunque per causa di una coronarografia è da considerarsi un evento veramente infrequente. La mortalità è dello 0.2-1%, con una incidenza di infarto acuto dello 0.3-0.4%. L’incidenza di complicazioni locali minori (ematoma nella sede di puntura dell’arteria femorale) è inferiore all’1%. Naturalmente la probabilità di complicazioni dipende strettamente dalla gravità della malattia coronarica di base, dalla capacità del ventricolo sinistro (una delle camere da cui è composto il cuore) di contrarsi e di svolgere correttamente le sue funzioni e più in generale dall’età (l’età più avanzata può ovviamente avere maggiori complicazioni) e dallo stato di salute complessivo del paziente. Oltre quelli connessi con il cateterismo cardiaco, i rischi dell’angioplastica coronarica sono correlati con le caratteristiche della placca aterosclerotica che restringe il lume del vaso. Infatti mentre per le lesioni coronariche dette di tipo "A" (lesioni brevi e concentriche, poste su di una parte di coronaria non angolata e senza calcificazioni) la percentuale di insuccesso è molto bassa, per le lesioni di tipo "C" (lunghezza > 20 mm, tortuosa, posta in una sede dove le coronarie si dividono dando origine a due o più vasi di diametro inferiore) e per le occlusioni totali di oltre 3 mesi, la percentuale è lievemente maggiore. |
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