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Ma come: un infarto proprio a me?!?

Perché proprio io?
A detta di tutti gli amici, io risulto essere un tipo poco stressato. Non alzo mai la voce, cerco sempre di mettermi nei panni dell’altro. Ho un mio segreto, una formula antistress: mi sforzo di vedere le cose in una “prospettiva storica”. Nella Storia tutto è relativo, anche la “peste nera” del 1348, figuriamoci la riforma delle pensioni! Ho escogitato sistemi per “calmarmi”, per dare alle varie cose il giusto peso: rapportarle con le vere tragedie che la Storia ha visto accadere. Ho letto molti libri sulla vita nei campi di concentramento (i brani più interessanti li ho messi su ilpalo) e questo mi aiuta a dare il giusto peso alle mille piccole seccature della vita, permettendomi di riconoscerle come “piccole seccature”.
In cosa ho sbagliato? Perché il mio cuore ha fatto i capricci?

Prendiamo le sigarette. È vero: fumo da 38 anni di seguito, ma sempre molto poco. Su questo ho dei dati certi. Tengo conto delle sigarette che fumo. Le compro a stecche, e il calcolo è molto facile. Una stecca – 200 sigarette – mi dura un mese esatto. Sono 6,6 MS al giorno.
Certo, un mio vicino di letto in ospedale ne fumava 40 al giorno, allora è facile gridare: “Trovato il colpevole!”

Lo scrittore comico Guareschi racconta che una volta andò dal suo medico lamentando dei doloretti. Il dottore fece le domande di rito: “Sigarette?” “Non fumo”. “Alcol?” “Non bevo”. “Donne?” “Non vado a donne”. “Eccessi alimentari?” “Per carità! Sono un vegetariano e mangio come un uccellino”. Domande su domande di questo tipo, del sanitario sempre più in difficoltà, finché come un lampo arriva l’illuminazione. Guareschi confessa: “Mangio due pasticche di menta al giorno, a volte anche tre!” “Finalmente ci siamo! Smetta immediatamente con la menta e vedrà che passa tutto”. Confessa Guareschi in chiusura di racconto: “Per fortuna mi è venuto in mente di inventarmi le pasticche di menta, altrimenti non ne venivamo più fuori!”

Riscoperte nell’albero genealogico dei Cascioli

Pressato dalle domande dei medici, ho rivisto vecchi lutti di famiglia, scoprendo un cugino quarantenne morto d’infarto nel 1981. Ma non solo: indagando più a fondo è uscito fuori uno zio di 65 anni, più forse un altro, deceduti per infarto.
Risalendo nel tempo ecco un nonno e una nonna – morti nel 1941, a un mese di distanza l’uno dall’altra - per quel che allora si diceva “colpo”, o “coccolone”, decessi che, specie in tempo di guerra, nessuno aveva il modo di approfondire.

Eziologia e cause delle malattie cardiache

Terminato il primo intervento al cuore, mentre vengono portato al reparto Terapia intensiva, abbozzo le prime riflessioni sulle cause di questa nuova malattia che mi ritrovo tra capo e collo, anzi, un po’ più giù, tra petto e schiena.

Metto insieme dei fattori:
sforzo eccessivo?
Stress?
Predisposizione genetica?
Sigarette?
Alimentazione (da donatore di sangue so che il mio colesterolo è sempre stato sopra la media)?
Una dieta troppo ricca di sale che fa salire la pressione?
Per quest’ultima voce, ad esempio, sono del tutto innocente: da molto anni mangio praticamente sciapo, ed ho una pressione sempre troppo bassa e assolutamente mai alta.

Il vicino di letto al reparto cardiologia ha una sua idea e ci aggiunge i “pasti troppo abbondanti”. “Se fai uno sforzo fisico eccessivo" spiega, "e senti i segni premonitori dell’infarto, puoi sempre fermarti a riposare, ma se hai mangiato troppo in una volta, è più difficile ordinare all’intestino di fermarsi e smettere di digerire”. Visto così sembra un discorso logico, ma forse è solo una superstizione, perché non l’ho mai trovato citati i “pasti troppo abbondanti” nella letteratura medica sull’infarto.

Guai a mettersi, da pazienti, a sparar sentenze sull’infarto!

Mentre ero in ospedale un dottore mi ha spiegato (con fare scherzoso, ma forse non scherzava neanche tanto):
“Io proibirei di pubblicare notizie sull’infarto. Altrimenti la gente le legge, tenta di curarsi da sola e aggrava solo il problema”.
La diffusione delle informazioni è pericolosa? Dobbiamo solo tacere e ingoiare medicinali?

Infarto: che ci sia ciascun lo dice, perché a te nessun lo sa

Non c’è un glossario di cardiologia adatto ai profani. Non esiste una “Stele di Rosetta”, tale che il referto medico venga tradotto in italiano. Abbondano le sigle: PTCA, IMI, IVA, POBA, HDL.

La cartella clinica è ai piedi del letto, ma la mia laurea in Storia e Filosofia non mi aiuta a decifrarla. Faccio in tempo solo a stupirmi per dei dettagli insignificanti. Mi fanno un elettrocardiogramma al giorno, e a produrlo son delle macchine piccole ma fantastiche. Non solo producono quelle linee a zig e zag tipiche di questa analisi, ma sputano fuori anche le sentenze, e son capaci di autointerpretarle e di offrire ai dottori anche la diagnosi sottostante.
Nel mio caso sentenziano: “codice 455 = infarto anterolaterale recente”, “codice 485 = infarto inferiore pregresso”.
Ma c’è di più: l’elettrocardiogramma non fa solo la diagnosi. Indovina altri dati. Scopre anche l’età del paziente. Di solito è l’infermiere a chiedermela e ad inserirla a mano, ma una volta che lo dimentica la macchina sputa fuori un: “Età presunta: 50 anni”, evidenziando le mie 53 primavere.

Le analisi finiscono ad ammucchiarsi nella mia cartella clinica, viste prima da un medico e poi da un altro, solo io non so leggerne i dati.
Il linguaggio della cardiologia è totalmente da iniziati. In fondo queste pagine web ritengono di poter essere di una qualche utilità proprio perché il muro del linguaggio gergale deve essere abbattuto. Mi ritrovo ad avere delle informazioni sull’infarto. Alcune le ho ricavate sulla mia pelle, altre cercandole e approfondendo l’argomento in biblioteca e sul web.
Che farne? Come resistere alla tentazione di metterle sul mio sito?

È in atto una “congiura del silenzio”, oppure la spiegazione è terribilmente più semplice: “Sulle cause dell’infarto c’è poco da dire. Pochissime certezze e un mare di dubbi. Se le cure sono progredite enormemente, l’eziologia non ha prodotto nessuna certezza”.
Parafrasando Pietro Metastasio, la mitica “causa dell’infarto” è l’Araba fenice: “che ci sia ciascun lo dice, perché a te nessun lo sa.”

E intanto al tuo cuore pensi di continuo, a come prevenire quei dolori lancinanti, a come evitare nuove e imprevedibili crisi. Da un lato la paura, dall’altro capisci che si deve resistere ad un allarmismo ingiustificato, altrimenti per ogni dolorino al petto si va in ospedale.

Ci sono altre malattie di cui non si sanno le cause, ma si conoscono i rimedi? Quanti muoiono di infarto ogni anno in Italia?

L’infarto e il ristrutturarsi delle priorità

Il fatto di aver avuto un infarto – anzi due – in cosa deve modificare la tua vita? Come ristrutturare le proprie priorità? Cosa è serio e cosa non lo è.
Come mi diceva il regista Carmine Amoroso con una bella metafora: “Ognuno di noi ha una data di scadenza”, magari scritta sulla nuca, in modo che non la possiamo leggere, ma ben presente. Chi non ne tiene conto, sta impostando la propria vita su criteri incompleti e inesatti.

Scriveva Isaac Asimov:
“Se mi dicessero che devo morire tra sei mesi, farei subito un corso per scrivere a macchina con dieci dita.”
Per me quel tipo di “buono proposito” può essere così riformulato: da un lato vorrei fare pagine web con 10 dita. Dall’altro c’è la scelta su cosa produrre pagine.

Queste sull’infarto sono un doveroso inizio. Fino a un mese fa contavo di dedicare tempo ed energie alla divulgazione sul cervello. Ora mi trovo a divulgare notizie sul cuore. Nel discusso ed eterno bivio tra “cuore e cervello”, sembra stia vincendo il cuore, ma un cuore molto fisico, e poco sentimentale.
Credo poi che inserirò pagine sulla “serietà”. Per uno come me che viene dall’umorismo, è una bella sterzata di 180 gradi.

Se hai notizie sull’infarto o una tua storia personale da raccontare, non esitare a contattarci. Se vuoi, puoi leggere lettere di infartuati (persone colpite da infarto). Queste pagine sono aperte a chiunque voglia far circolare informazioni sulle malattie del cuore e sull’infarto in particolare.

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Correzione bozze. Editing professionale.

xenia.buzzi333@gmail.com

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