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La coronarografia visualizza le arterie coronarieFA VEDERE STROZZATURE E OCCLUSIONI NELLA CIRCOLAZIONE DEL SANGUE |
La coronarografia è una metodica che consente di visualizzare direttamente le arterie coronarie che distribuiscono il sangue al miocardio: le immagini fornite dalla coronarografia vengono registrate e immagazzinate in modo da conservarle ed eventualmente poterle riutilizzare in tempi successivi. Presupposto indispensabile alla sua esecuzione è l’introduzione nel corpo di cateteri (tubi del diametro di circa 2 mm) attraverso i quali si inietta a livello delle coronarie una sostanza (mezzo di contrasto) che consente di visualizzare le arterie stesse. |
| L’angiografia (da greco angeion per vaso e graphein per scrivere, rappresentare) è la rappresentazione a scopo diagnostico dei vasi sanguigni o linfatici del corpo umano tramite una tecnica che prevede l’infusione di un mezzo di contrasto idrosolubile all’interno dei vasi e la generazione di immagini mediche dopo tramite varie tecniche di imaging biomedico. Le tecniche angiografiche comprendono la radiografia (specificamente nella tecnica della angiografia sottrattiva, o DSA da Digital Subtraction Angiography), la tomografia computerizzata, la risonanza magnetica, l’ecografia. L’angiografia può essere una tecnica più o meno invasiva a seconda del vaso che si intende visualizzare. Normalmente, l’arteriografia e la coronarografia vengono eseguite tramite l’introduzione di un catetere a partire da un vaso principale (ad esempio una arteria femorale o una carotide) fino a raggiungere il distretto desiderato, e l’introduzione del mezzo di contrasto direttamente in loco. Tale tecnica è alla base anche di procedure terapeutiche che fanno parte della radiologia interventistica. Invece, le angiografie eseguite tramite risonanza magnetica (MRA, Magnetic Resonance Angiography) vengono normalmente eseguite tramite infusione di un mezzo di contrasto intravenoso, oppure, in alcuni casi, senza alcun mezzo di contrasto (come nelle tecniche di risonanza magnetica della angiografia a tempo di volo e della angiografia a contrasto di fase. La malattia coronarica si manifesta come: La manifestazione iniziale di una coronaropatia può essere |
Eziologia dell’infarto. Alla base vi è l’aterosclerosi. |
1) Fattori predisponenti non influenzabili sono 2) Fattori di rischio di primo ordine 3) Fattori di rischio di secondo ordine Se son presenti due fattori di primo ordine, il rischio di sviluppare una coronaropatia si quadruplica. Se son presenti tre fattori di primo ordine, il rischio aumenta di 10 volte. Nell’infarto al di sotto dei 30 anni si rileva: FisiopatologiaIl cuore è vascolarizzato da tre arterie principali, in equilibrio di flusso tra loro: dal tronco sinistro si diparte l’arteria interventricolare anteriore IVA che irriga la parete anteriore e gran parte del setto interventricolare; sempre dalla coronaria sinistra abbiamo la circonflessa CX; l’arteria coronaria destra che ossigena la parete posteriore diaframmatica. In funzione del numero di vasi interessati dalla stenosi ateromasica, si parlerà di malattia di 1, 2 o 3 vasi. * Gravità di grado 1: 25-49% di stenosi Clinica * Angor stabile 1. Angina senza aumento delle troponine I e T * Forme particolari DiagnosiLa diagnosi è eminentemente clinico-anamnestica, per il dolore toracico caratteristico, ma l’assenza di dolore non esclude la diagnosi, poiché più del 50% delle crisi ischemiche sono asintomatiche. L’ECG è uno strumento fondamentale. Fatto a riposo risulta essere normale, a meno che ripetuti episodi ischemici non abbiano creato piccoli infarti, e quindi avremo modificazioni aspecifiche dell’onda T. L’Holter, cioè l’ECG delle 24h, è utile in quanto permette di individuare le condizioni che nella vita normale esprimono un’ischemia silente. L’ECG sotto sforzo (ergometria) risulta avere buone specificità e sensibilità. La specificità risulta essere dell’80%. Più forte è lo sforzo e più numerose sono le stenosi coronariche, più sensibile è l’esame. Nella malattia a 1 vaso la sensibilità è del 60%, a 2 vasi è del 70%, a 3 vasi dell’80%. La cosiddetta sindrome Q presenta pazienti con angor e risultati ergometrici positivi, ma coronarografia normale. È più frequente nelle donne. Tipico dell’angor è il sottoslivellamento ST di almeno 0,1 mV nelle derivazioni periferiche e almeno 0,2 mV in quelle precordiali. Rischi di un ECG da sforzo capitano in 1-2 casi su 10.000 e si tratta prevalentemente di fibrillazione ventricolare. Occorrente per la rianimazione dev’essere presente durante la seduta. Una prova sotto sforzo è consigliata in soggetti asintomatici oltre i 40 anni in caso di presenza di più fattori di rischio. Come si esegue la coronarografiaLa coronarografia viene effettuata in ambiente apposito, che viene denominato Laboratorio di Emodinamica, e in condizioni di sterilità. Il Laboratorio è caratterizzato dalla presenza, al suo interno, di una strumentazione radiologica dedicata allo studio del cuore e di tutte le attrezzature necessarie ad affrontare possibili complicanze che insorgono durante la procedura. Il paziente dovrà avere in precedenza effettuato un bagno o una doccia ed essere stato sottoposto alla rasatura dei peli nella zona attraverso la quale verrà introdotto il catetere. L’esame viene compiuto in anestesia locale, e non è solitamente accompagnato da dolore. I cateteri vengono inseriti nell’arteria femorale, subito al di sotto dell’inguine destro o sinistro e fatti salire fino a raggiungere (sotto controllo radiologico) le arterie coronarie principali. A cosa serve e a chi consigliare la coronarografiaL’indicazione alla coronarografia deve tenere conto sia della sostanziale innocuità, in mani esperte, della metodica sia delle grandi possibilità di curare, oggi, la malattia coronarica con tecniche di cardiochirurgia (by-pass aortocoronarico) e con tecniche prettamente cardiologiche (angioplastica coronarica). Oggi, l’indicazione alla coronarografia si è enormemente ampliata rendendo difficile la delimitazione di un vero e proprio campo di indicazioni. Più in generale la coronarografia è indicata nei pazienti con sospetta malattia delle coronarie, in pazienti che hanno già sofferto di un infarto a livello del tessuto cardiaco (infarto miocardico) e anche in tutte quelle malattie del muscolo cardiaco (miocardio) e delle valvole per le quali si renda necessario conoscere approfonditamente lo stato del circolo coronarico. Scopo della angioplastica coronarica è di ripristinare in una determinata regione del muscolo cardiaco un adeguato flusso sanguigno evitando la comparsa degli eventi clinici che caratterizzano l’ischemia miocardica (angina da sforzo e/o a riposo, infarto miocardico). Quali sono le possibili complicanze della coronarografiaL’insorgenza di importanti complicazioni durante o comunque per causa di una coronarografia è da considerarsi un evento veramente infrequente. La mortalità è inferiore allo 0.2%, con una incidenza di infarto acuto dello 0.3-0.4%. L’incidenza di complicazioni locali minori (ematoma nella sede di puntura dell’arteria femorale) è inferiore all’1%. Naturalmente la probabilità di complicazioni dipende strettamente dalla gravità della malattia coronarica di base, dalla capacità del ventricolo sinistro (una delle camere da cui è composto il cuore) di contrarsi e di svolgere correttamente le sue funzioni e più in generale dall’età (quella più avanzata può ovviamente avere maggiori complicazioni) e dallo salute complessiva del paziente. Le possibili complicanze sono legate sia alla esecuzione della coronarografia sia alla successiva angioplastica. L’insorgenza di importanti complicazioni durante o comunque per causa di una coronarografia è da considerarsi un evento veramente infrequente. La mortalità è di circa 1% con un’ incidenza di infarto acuto dello 0.2-3%. L’incidenza di complicazioni locali minori (ematoma nella sede di puntura dell’arteria femorale) è del 1-3%. |
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