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L’infarto come un fulmine a ciel sereno

L’imprevedibilità dell’infarto è una caratteristica oltremodo seccante: ti fa secco e non sai bene il perché.
Non è l’unico fenomeno luttuoso con queste caratteristiche. Facciamo allora una piccola digressione sui fulmini.
Intanto i dati dei due fenomeni, che non sono affatto precisi. Ho cercato dei dati sui decessi per infarto, e non li ho trovati: ci sono cifre ma non univoche e non aggiornate. Ho cercato allora dati sui fulmini, ma anche qui niente di preciso. C’è addirittura un sito tutto dedicato ai fulmini, persino nel nome “fulimini.it” ma che non riporta le statistiche dei decessi italiani per questa causa. È veramente strano che il SIRF (Sistema Italiano Rilevamento Fulmini) gestore di www.fulmini.it metta le mappe aggiornate della caduta dei fulmini e non le quantità dei decessi che provocano.
Alla fine, come cifre, ecco il poco che posso riportare, ripreso qui e là nel web.
Il Sirf, Sistema italiano rilevamento fulmini, stima una media di 10-15 decessi per fulminazione all’anno.
Nell’anno 1995 in Italia sembra ci siano stati 10 morti per fulminazioni.
Nell’anno 2006 si ha notizia di ben 6 morti per fulmini nella sola Sardegna.
Si stima che in tutto il mondo, nell’arco di un anno, più di mille persone vengano colpite da un fulmine.
Fortunatamente solo il 20-30 per cento delle persone colpite da un fulmine muore.
L’80% dei morti per fulmini al mondo sono pescatori e golfisti.
In certi periodi ci sono insoliti addensamenti di decessi. Secondo le rilevazioni del Sirf (Sistema italiano rilevamento fulmini) tra il 17 al 24 luglio 2006 su tutta la Penisola sono caduti 85.370 fulmini, con un picco di 40.381 il 23 luglio 2006. Quella settimana di insolito addensamento ha causato ben sette morti. È la metà della media presunta di morti per fulminazioni (che stiamo ipotizzando di 14 l’anno), ma insieme il dato è rassicurante. Dividendo 85.370 fulmini caduti in quella fatidica settimana per i sette morti registrati, fa 12.195 fulmini caduti a vuoto per ogni saetta mortale.

Le regole per sfuggire ai fulmini

Nella maggior parte delle tragedie di questo tipo le vittime hanno ignorato le regole fondamentali che andrebbero seguite quando ci si ritrova in balia di un temporale: “mai ripararsi sotto un albero e mai tenere i piedi a contatto con l’acqua”.
Se si è in casa, è opportuno spegnere gli elettrodomestici dotati di antenne (televisore e radio), mentre le finestre vanno chiuse. In caso di necessità un luogo sicuro è l’automobile: la carica elettrica dei fulmini rimane sulla sua superficie esterna ed il campo elettrico all’interno è nullo. Se non si può raggiungere un luogo chiuso, la posizione più sicura per difendersi dai fulmini è accovacciarsi a terra; sdraiarsi è, invece, pericoloso. Quindi siete avvertiti: mai sdraiarsi tipo pennichella nell’erba, meglio accovacciarsi, tipo defecazione nel prato. Questi sono i classici “consigli del c…!” di quasi nessuna utilità al momento del bisogno. Questo perché: Primo: bisogna saperli. Secondo: bisogna ricordarli. Terzo: ci vuole la calma di James Bond per restare accovacciati tipo “cacca in campagna” mentre intorno fioccano le saette.

Statistiche per fulmini, vipere e infarto

Le vipere italiane sono "pacifiche" e preferiscono scappare; il morso è mortale in rarissimi casi (i soggetti più a rischio sono anziani, bambini o persone debilitate, ad esempio – lupus in fabula – persone deboli di cuore), bisogna evitare la somministrazione di siero ( immunoglobuline di origine equina) al di fuori di un ambiente ospedaliero per il rischio di shock anafilattico, in quanto più pericoloso del morso stesso della vipera. Anche qui sono importanti le cifre, che in questo settore sono – finalmente! – più precise che per fulmini e infarto. Sapete quante persone muoiono ogni anno in Italia per colpa delle vipere? Provate a indovinare. Formulate una cifra nella mente prima di leggere il dato. Fatto? Ebbene ecco la risposta: 1 (una). Nel senso che qualche anno ne muoiono due, altri anni nessuna, per cui la media è: “Una morte per vipera ogni 365 giorni”.
Poco vero?
Proprio poco, molto meno di quanto uno immagini. In quest’ottica, viva le vipere, che tengono lontano dai boschi le persone meno informate, che poi sono quelle che distrattamente causano incendi, o si arrampicano da sprovvedute, giusto per poi far titolare ai giornali “Montagna assassina” invece che “Escursionista pirla”, come tempo fa notava Beppe Grillo.
I serpenti, le vipere in particolare, suscitano da sempre una grande paura; per questo su di loro circolano molte storie. Ricordiamo la vecchia leggenda metropolitana delle vipere gettate dagli elicotteri per ripopolare zone boschive. È una storia diffusa in gran parte d’Europa, in Italia in particolare, tanto che Paolo Toselli le dedica il titolo del suo libro sulle leggende metropolitane "La famosa invasione delle vipere volanti e altre leggende metropolitane dell’Italia d’oggi", Milano, Sonzogno (1994).
In questo senso nell’immaginario collettivo la vipera – il serpente per eccellenza – diventa il burbero custode della sacralità del bosco, l’essere che ci impone il rispetto per l’ambiente, il vigilantes dei boschi, la guardia del corpo dei boschi.

Se hai notizie sull’infarto o una tua storia personale da raccontare, non esitare a contattarci. Se vuoi, puoi leggere lettere di infartuati (persone colpite da infarto). Queste pagine sono aperte a chiunque voglia far circolare informazioni sulle malattie del cuore e sull’infarto in particolare.

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MA COME: UN INFARTO PROPRIO A ME?!?
L’INFARTO COME UN FULMINE A CIEL SERENO
ANGINA PECTORIS: DOLORI PREMONITORI AL PETTO E ALLE SPALLE
SINTOMI DELL’INFARTO: IL DOLORE CHE PRECEDE L’ATTACCO
LA CAUSA DELL’INFARTO: I FATTORI DI RISCHIO, IL FUMO E IL COLESTEROLO
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DECESSI PER INFARTI: IL RISCHIO DI MORTE IN ITALIA
LE FORME PIÙ FREQUENTI DI INFARTI DEL MIOCARDIO
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CORONAROGRAFIA: VEDERE STROZZATURE E OCCLUSIONI NELLA CIRCOLAZIONE DEL SANGUE
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