MOTORI di RICERCA
POSIZIONAMENTO su GOOGLE
Perché il POSIZIONAMENTO
REGISTRAZIONE sui MOTORI
di RICERCA
TECNICHE di INDICIZZAZIONE
COSTI di INSERIMENTO su GOOGLE
CONSULENZE PRIMI su GOOGLE
CORSO PRIMO
su GOOGLE
CORSO di
SCRITTURA
CORSO PHOTOSHOP
GIOCA con l’ARTE
LIBRI
INTERESSANTI
CERVELLO, MENTE e COSCIENZA
STORIA e
MICRO-STORIA
COMUNICAZIONE
DOCENTE di
COMUNICAZIONE
SCARICARE NARRATIVA
PUBBLICITA’
EFFICACE
REALIZZAZIONE
SITI WEB
RITOCCHI FOTOGRAFICI
STAFF
MAPPA
del SITO
LINK
CONTATTI

Prevenzione dell’infarto. Cuore e colesterolo

Dato che il fattore ambientale è modificabile, entra in causa il problema della prevenzione dell’infarto. Pur ammettendo che si è lontani dall’attuarla efficientemente, è tuttavia possibile almeno impostarla. Bisogna, in primo luogo, curare in
modo scrupoloso e continuato alcune malattie alle quali si riconoscono attività predisponenti; tra queste, due sono le più importanti: il diabete e l’ipertensione. In secondo luogo bisogna adottare un equilibrato regime di vita, tendente a limitare i danni dell’arteriosclerosi. È opportuno, in questo senso, evitare una vita sedentaria, specie se abbinata a tensione emotiva. Questo innanzi tutto perché, consumando energie con il moto, si evita lo squilibrio tra l’eccessiva alimentazione e la modesta quantità di energie spese dall’organismo. Il moto poi procura un po’ di distensione, una salutare pausa in quel battente seguito di stimoli nocivi che continuamente giungono al nostro sistema nervoso. Bisogna evitare il fumo o almeno ridurlo entro limiti ragionevoli. Questo è il primo consiglio che i medici danno. Infatti, è dimostrato che la nicotina ha un effetto peggiorativo sulle malattie dell’apparato circolatorio in genere e quindi un’azione predisponente all’infarto. Il fatto che esistano eccezioni non diminuisce la validità dell’affermazione.
Quasi tutti gli studiosi sono d’accordo sulla necessità di osservare una scrupolosa dieta, capaci in parte di contribuire alla prevenzione.
Si è detto « in parte » perché non si può obiettivamente sostenere che queste precauzioni impediscano in modo assoluto il sopravvenire dell’infarto. Tale è la varietà delle cause che possono determinare un arresto o un rallentamento del circolo coronarico che è difficile attuare una profilassi sicuramente efficace.
È indiscusso, comunque, che queste precauzioni limitano il rischio dell’infarto.
Parenzan L., “Il cuore”, Fabbri editori, pag. 123

Il paradosso della prevenzione

E’ facile immaginare l’entità del numero di vite umane risparmiate si avrebbe riducendo la mortalità per infarto anche solo dell’ 1%. Un epidemiologo infatti si può considerare soddisfatto se il suo intervento ha consentito di ridurre il rischio di malattie cardiache anche di un valore molto piccolo. Dalla ricerca del Lipid Research Clinics è stato tratto il messaggio secondo cui una riduzione del colesterolo plasmatico dell’1% provoca una riduzione della mortalità per cardiopatia coronarica del 2%. Questa affermazione ha un aspetto paradossale: ridurre il colesterolo medio del 50% (cioè dimezzarlo) provocherebbe la scomparsa della malattia coronarica!
Ammettiamo invece che il messaggio sia valido, almeno per quanto riguarda stime non estreme; anche con una limitata riduzione media del colesterolo ci si attenderebbe un ampio numero di vite umane «salvate». Se da una parte è quindi ipotizzabile che la riduzione del colesterolo consenta una sensibile riduzione della mortalità nella popolazione nel suo insieme, dall’altra tale intervento offre modesti vantaggi al singolo individuo che partecipa a questo sforzo collettivo. E ciò che viene definito da Rose «il paradosso della prevenzione»: un intervento che porta ampi benefici alla comunità fornisce pochi vantaggi all’individuo. Questa è in realtà una caratteristica di ogni intervento preventivo; anche la vaccinazione contro la poliomielite serve per sradicare la malattia in un Paese, ma è probabilmente inutile al singolo bambino, che avrà pochissime probabilità di ammalarsi. Ogni misura va applicata a molti per essere efficace a pochi. È stato stimato che l’uso delle cinture di sicurezza permette di evitare un decesso a causa di incidenti stradali ogni 400 automobilisti che le applicano; 399 persone le applicano senza trarne alcun vantaggio per la loro sopravvivenza.
Bobbio M., “Leggenda e realtà del colesterolo”, Bollati Boringhieri, pag. 60

Ai controlli preventivi si presentano coloro che hanno meno bisogno di consigli

Quando vengono lanciati generici inviti a sottoporsi a controlli preventivi, venne riscontrato che si erano presentati coloro che avevano meno bisogno di consigli: donne bianche, anziane, non fumatrici e con elevato livello di coscienza sullo stato della propria salute.
Bobbio M., “Leggenda e realtà del colesterolo”, Bollati Boringhieri, pag. 111

Strategie di prevenzione

Gli organismi americani consigliano di sottoporre a controlli più ravvicinati maschi e femmine maggiori di 18 anni che presentino uno o più fattori di rischio (fumo di sigarette, storia familiare di ipercolesterolemia o malattia cardiovascolare prematura in un parente stretto, ipertensione, malattia coronarica), e gli europei consigliano di individuare i soggetti ipecolesterolemici che hanno anche un altro fattore di rischio coronarico.
Fra tutte le strategie di intervento ufficiali, quella che ha avuto maggior risalto è stata senz’altro quella tracciata dal National Cholesterol Education Program. In quel documento si prevede che una colesterolemia inferiore a 200 mg/dl venga considerata «desiderabile» e che si ripeta l’esame dopo 5 anni; tra 200 e 239 mg/dl la colesterolemia è definita «borderline a rischio» e, se il paziente non ha avuto un infarto e non ha altri fattori di rischio, è sufficiente fornire consigli dietetici e ricontrollare il colesterolo dopo un anno; infine, se il paziente ha già avuto un infarto, presenta altri fattori di rischio coronarico o ha un valore di colesterolo maggiore di 240 mg/dl (definito « ipercolesterolemia ») si consiglia una valutazione complessiva del profilo lipidico per stabilire un trattamento. Invece secondo gli europei la strategia preventiva si deve basare sulla valutazione del livello ematico di colesterolo e trigliceridi. In tal modo la popolazione viene suddivisa in 5 gruppi in base alla combinazione dei valori di questi due lipidi ematici.
Bobbio M., “Leggenda e realtà del colesterolo”, Bollati Boringhieri, pag. 115

L’informazione disinformata. Il cammino dell’informazione: dalle riviste scientifiche al grande pubblico

L’informazione è influenzata da un potente apparato scientifico, governativo, economico e industriale che finanzia e indirizza progetti di ricerca, sostiene con la pubblicità gran parte della stampa medica, promuove congressi, diffonde l’informazione attraverso opuscoli, libri, pubblicità e riviste patinate ed è sostenuto dagli stessi «esperti» che hanno enfatizzato alcuni dati trascurandone altri, affinché il paradigma «riduciamo il colesterolo per ridurre la malattia coronarica» non subisca incrinature. In un recente pamphlet (documentato da più di 2500 voci bibliografiche) viene svolta una feroce requisitoria contro quella che viene definita una vera e propria cospirazione intentata da ricercatori e industria; i primi «non possono ammettere di essersi sbagliati dopo aver pubblicato per 10-20 anni articoli sullo stesso argomento e, per un meccanismo di autoprotezione, tendono a diventare sempre meno obiettivi». Non sono d’accordo con questa tesi: non credo esista un’alleanza precostituita fra tutti coloro che si occupano della questione del colesterolo.
Bobbio M., “Leggenda e realtà del colesterolo”, Bollati Boringhieri, pag. 115

L’informazione pilotata

L’ultimo meccanismo che distorce l’informazione è il modo in cui i risultati delle ricerche raggiungono la maggior parte dei medici e il grande pubblico. Spesso, in articoli divulgativi su riviste scientifiche, in pubblicazioni inviate gratuitamente ai medici o fornite direttamente dalle case farmaceutiche, i risultati delle ricerche cliniche vengono riportati solo in termini di percentuali relative di riduzione degli infarti, senza fornire i numeri assoluti degli eventi risparmiati. In tal modo anche il lettore più accorto deve prendere per buoni i dati pubblicati e non ha la possibilità di verificare l’efficacia del trattamento proposto. Leggendo che una certa terapia riduce l’incidenza di infarto del 34%, ci si può fare l’idea che abbiano avuto l’infarto tutti i pazienti trattati con placebo e solo il 66% di quelli trattati con il farmaco in questione: ovvero ogni 100 pazienti che hanno assunto la terapia si siano verificati 34 infarti in meno. Come abbiamo visto dai dati tratti dallo Helsinki Heart Study, nei 5 anni della ricerca hanno avuto l’infarto il 4,1 % dei soggetti che avevano assunto il placebo e il 2,7% di coloro che avevano assunto il gemfibrozil.
In un recente articolo pubblicato sulla versione italiana del «Journal of the American Medicai Association », e ampiamente diffuso tra i medici da una casa farmaceutica, vengono riportati con grande evidenza, in un apposito riquadro, solo i risultati positivi ottenuti nello Helsinki Heart Study e non si fa alcuna menzione del fatto che la riduzione della mortalità cardiaca non è risultata statisticamente significativa, né che la mortalità generale è, seppur lievemente, aumentata, né che si è riscontrato un aumento cinque volte superiore delle emorragie intracraniche nei pazienti trattati e un aumento statisticamente significativo dei carcinomi basocellulari. Nello stesso riquadro, per sottolineare la maneggevolezza del farmaco, viene dato risalto al fatto che l’82% dei pazienti aveva assunto la terapia prescritta per 5 anni. In realtà gli autori «dimenticano» che solo il 69% dei pazienti aveva proseguito la ricerca per tutti i 5 anni previsti; per cui, in realtà, solo il 56% (poco più della metà) dei pazienti arruolati ha in effetti preso le medicine per la durata della ricerca. E molto più probabile che i medici leggano il riquadro su una rivista italiana che viene loro regalata, piuttosto che trovino il tempo (devono aggiornarsi anche su altri aspetti della salute e delle malattie) di andarsi a cercare in biblioteca l’articolo originale in inglese, facendosi essi stessi il calcolo di quanti pazienti hanno assunto la terapia.
Bobbio M., “Leggenda e realtà del colesterolo”, Bollati Boringhieri, pag. 123

Limiti e meriti della prevenzione

È necessario dapprima definire i punti su cui esiste un sostanziale accordo, poi discutere sui risultati documentati dalle ricerche scientifiche, ma sottaciuti dai fautori del paradigma colesterolo = infarto, e infine affrontare quelli controversi. Incominciamo dai primi:
1) più elevati sono i livelli di colesterolo nel sangue e più grave è il rischio di infarto;
2) le diete ricche di grassi saturi provocano un aumento del colesterolo plasmatico;
3) la riduzione dei livelli di colesterolo in uomini di mezza età ipercolesterolemici riduce l’incidenza di infarti.
Se viene confermato il rapporto a U tra colesterolemia e mortalità, sarebbe controproducente costringere coloro che hanno un colesterolo «ideale» a ridurlo fino a livelli di maggior rischio. Se il colesterolo è davvero la causa dell’infarto non si capisce perché lo dovrebbe essere solo per gli uomini e non per le donne.
Se si rileggono onestamente i risultati delle ricerche bisogna essere d’accordo anche sui seguenti punti:
1) popolazioni con bassissimi livelli di colesterolo nel sangue (i giapponesi) hanno un’attesa di vita analoga a quella di popolazioni con i livelli maggiori (americani e finlandesi);
2) fattori genetici giocano un ruolo determinante nella regolazione e nella produzione endogena di colesterolo e non vengono modificati da diete più o meno restrittive;
3) il processo aterosclerotico avviene per una complessa interazione di fattori legati alla funzionalità della parete cellulare, all’attivazione dei macrofagi, alla proliferazione delle cellule muscolari delle arterie, all’azione di fattori della coagulazione;
4) i risultati delle ricerche si riferiscono a uomini di mezza età ipercolesterolemici e non ci sono prove che gli stessi risultati si possano applicare anche ai giovani, alle donne, agli anziani o a uomini con livelli di colesterolo intermedi;
5) nonostante bassi livelli di colesterolo siano associati a una minor mortalità, non esistono dati che dimostrino che la riduzione del colesterolo prolunghi la vita;
6) caratteristiche individuali, genetiche, psicologiche, attitudinali, culturali determinano lo stile di vita, e non basta richiedere ai pazienti uno sforzo di volontà.
Questi punti sottolineano innanzitutto la multifattorialità del processo aterogeno (la cosiddetta rete di causazione), che impedisce di trovare un unico colpevole e rende vana la speranza di modificare il destino del genere umano agendo su un solo meccanismo.
Bobbio M., “Leggenda e realtà del colesterolo”, Bollati Boringhieri, pag. 128

Se hai notizie sull’infarto o una tua storia personale da raccontare, non esitare a contattarci. Se vuoi, puoi leggere lettere di infartuati (persone colpite da infarto). Queste pagine sono aperte a chiunque voglia far circolare informazioni sulle malattie del cuore e sull’infarto in particolare.

- - - - - - - - - -

Hai scritto qualcosa?
Anche il tuo libro ha bisogno di una vita più sana.
Correzione bozze. Editing professionale.

xenia.buzzi333@gmail.com

Altri approfondimenti su cuore, infarto e colesterolo

INDICE DELLE NOTIZIE SUL CUORE E L’INFARTO
COME ARRIVA E COME SI OPERA UN INFARTO
MA COME: UN INFARTO PROPRIO A ME?!?
L’INFARTO COME UN FULMINE A CIEL SERENO
ANGINA PECTORIS: DOLORI PREMONITORI AL PETTO E ALLE SPALLE
SINTOMI DELL’INFARTO: IL DOLORE CHE PRECEDE L’ATTACCO
LA CAUSA DELL’INFARTO: I FATTORI DI RISCHIO, IL FUMO E IL COLESTEROLO
STATISTICHE SULLE CAUSE DELLE MALATTIE DEL CUORE
DECESSI PER INFARTI: IL RISCHIO DI MORTE IN ITALIA
LE FORME PIÙ FREQUENTI DI INFARTI DEL MIOCARDIO
ARTERIE CORONARIE: COME IL SANGUE NUTRE IL CUORE
CORONAROGRAFIA: VEDERE STROZZATURE E OCCLUSIONI NELLA CIRCOLAZIONE DEL SANGUE
ANGIOPLASTICA (o P.T.C.A.): COME DILATARE LE ARTERIE OSTRUITE
TERAPIE, STENT E STENOSI: TENERE APERTE LE ARTERIE DEL CUORE
COLESTEROLO, DIETA E CIBI POVERI DI GRASSI ANIMALI
PREVENZIONE DELL’INFARTO: RIDURRE I FATTORI DI RISCHIO
LA DIMISSIONE DALL’OSPEDALE DOPO L’INTERVENTO AL CUORE
LA VITA DOPO L’INFARTO: TERAPIE, FARMACI, DIETA E COLESTEROLO
FARMACI DOPO L’INFARTO CARDIACO
EFFETTI INDESIDERATI DELLE MEDICINE PER LA TERAPIA DELL’INFARTO
FRASI CERCATE SU GOOGLE DA INFARTUATI
LETTERE DI PERSONE CHE HANNO AVUTO UN INFARTO
LINK BIBLIOGRAFIA INFARTO
CONTATTI PER INVIARE INFORMAZIONI SULL’INFARTO
Google
 
Web www.ilpalo.com