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Cura e ritorno alla vita attiva dopo l’infarto

Superato lo stadio acuto della malattia è fondamentale che il malato vinca lo stato d’animo rassegnato o vittimistico che molto spesso si impadronisce di lui dopo il trauma psichico dell’infarto.
I grassi e il sale devono sempre essere rigorosamente limitati; possono essere concessi il caffè e il vino, purché in quantità non eccessiva; il fumo va eliminato in modo possibilmente definitivo.
Il paziente potrà avvertire, nel periodo della convalescenza, facile stanchezza, cardiopalmo (sensazione del cuore che batte forte), lievi fitte dolorose in corrispondenza della regione cardiaca. Si tratta di sintomi passeggeri che non devono preoccupare, anche se è necessario che siano riferiti al medico curante particolarmente nel caso di difficoltà alla respirazione dopo modesti sforzi. Questa potrebbe infatti essere dovuta semplicemente a un’eccessiva limitazione della dieta o a una non sufficiente gradualità nella ripresa dell lavoro, ma anche allo stabilirsi di una vera e propria insufficienza cardiaca.
Allorché il paziente ha superato i momenti di sofferenza che si possono presentare durante la convalescenza, deve affrontare con buon senso la nuova situazione in cui si trova. Deve allontanare tutti i pensieri tristi, tutti i ricordi di amici e conoscenti colpiti dall’infarto, le letture e i racconti uditi, a volte favolistici, sulla malattia, perché potrebbero cadere nel pericoloso trabocchetto che questa gli tende: lo sconforto. Egli deve tener ben presente il fatto che può essere recuperato alla vita sociale.
La maggior parte di coloro che sono stati colpiti dalla grave malattia ritorna al proprio lavoro in buona salute entro un ragionevole periodo di tempo.
Parenzan L., “Il cuore”, Fabbri editori, pag. 124

Infarto del miocardio e attività fisica

In caso di pregresso infarto miocardio si può svolgere attività fisica e di che tipo?
Un’attività fisica regolare e adeguata alle condizioni fisiche generali dell’individuo rappresenta un aspetto positivo che può contribuire, una volta superata la fase immediatamente successiva all’infarto, allo sviluppo di un programma globale di riduzione del rischio cardiovascolare. È stato dimostrato, infatti, che un’attività fisica svolta in maniera regolare e costante protegge il cuore da rischio di altri infarti o di altri eventi pericolosi per la vita.
L’esercizio fisico deve essere incoraggiato perché facilita il ritorno ad un auspicabile livello di attività, diminuisce lo stato di ansietà, fornisce una prova dell’adeguatezza della terapia medica a cui si venga sottoposti, aumenta i livelli di colesterolo buono HDL e riduce i valori di pressione arteriosa.

L’esercizio fisico e le passeggiate

Lo stress può aumentare la pressione arteriosa come pure il battito cardiaco. Le fluttuazioni della pressione sanguigna contro le pareti arteriose contribuiranno a danneggiare le arterie e a indurirle. L’esercizio fisico è il modo migliore di curare lo stress e di aumentare il tono muscolare del cuore e dell’intero organismo. Salvo parere contrario del vostro medico, iniziate a camminare dieci minuti al giorno e aumentate gradualmente fino ad un’ora. L’andatura deve essere vivace ma deve essere aumentata progressivamente. Gli esercizi fisici pesanti (lavoro o svago) a cui non si è abituati dovrebbero essere evitati perché il cuore potrebbe non essere in grado di soddisfare queste richieste inabituali.

Se hai notizie sull’infarto o una tua storia personale da raccontare, non esitare a contattarci. Se vuoi, puoi leggere lettere di infartuati (persone colpite da infarto). Queste pagine sono aperte a chiunque voglia far circolare informazioni sulle malattie del cuore e sull’infarto in particolare.

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ANGINA PECTORIS: DOLORI PREMONITORI AL PETTO E ALLE SPALLE
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