MOTORI di RICERCA
POSIZIONAMENTO su GOOGLE
Perché il POSIZIONAMENTO
REGISTRAZIONE sui MOTORI
di RICERCA
TECNICHE di INDICIZZAZIONE
COSTI di INSERIMENTO su GOOGLE
CONSULENZE PRIMI su GOOGLE
CORSO PRIMO
su GOOGLE
CORSO di
SCRITTURA
CORSO PHOTOSHOP
GIOCA con l’ARTE
LIBRI
INTERESSANTI
CERVELLO, MENTE e COSCIENZA
STORIA e
MICRO-STORIA
COMUNICAZIONE
DOCENTE di
COMUNICAZIONE
SCARICARE NARRATIVA
PUBBLICITA’
EFFICACE
REALIZZAZIONE
SITI WEB
RITOCCHI FOTOGRAFICI
STAFF
MAPPA
del SITO
LINK
CONTATTI
HOME
PREVENZIONE
CARIE
DOMANDE FREQUENTI
NOVITA’
STAFF
LINK
CONTATTI

Domande frequenti sulla salute dei denti

Qui trovate raccolte molte informazioni sul tema della prevenzione della carie e dell’igiene orale.
Altre informazioni sono raggruppate in una pagina dedicata all’Endodonzia, e in una dedicata all’Amalgama.

Domande frequenti su
l’IGIENE ORALE 
 
Cos’è l’odontoiatria?

Cos’è la prevenzione?
Come comincia la prevenzione?
Cos’è la fase di mantenimento?
Quali sono le cause delle malattie dentarie?
Cos’è la carie?
 Quali sono le possibili conseguenze della carie?
 
Cos’è la gengivite? Cos’è la parodontite?
 
Cos’è la piorrea?
Quali sono i principi fondamentali ed irrinunciabili della prevenzione?
 Perché bisogna pulirsi i denti quotidianamente?
 
Cos’è la placca batterica?

 
La placca o patina è dura o morbida?
Quali denti vengono maggiormente danneggiati dall’uso improprio dello spazzolino?

Da cosa è composta la patina o placca batterica?

 
Cosa succede alla placca non rimossa?
 Ci sono sostanze rivelatrici della patina batterica?
 Il tartaro è pericoloso?
In che modo i batteri della patina provocano la carie?
Quando bisogna pulirsi i denti?
 Quali strumenti bisogna usare per pulirsi bene i denti?
 A cosa serve lo spazzolino?
 Qual’è lo spazzolino ideale?
E’ utile lo spazzolino elettrico?
 Cos’è lo spazzolino interdentale?
 Sono utili i collutori?
Cos’è il filo interdentale?
Perché si usa ancora poco il filo interdentale?
 Cos’è la tasca parodontale?
 Perché è indispensabile il filo interdentale?
 A cosa serve il dentifricio?
 Sono utili i dentifrici sbiancanti?
Che effetto ha il fumo?
Perché l’ igiene alimentare è considerata il secondo caposaldo dell’ igiene orale?
Perché sono necessarie le visite periodiche di controllo?
Perché sono indispensabili le visite periodiche per i bambini?
 
Le gestanti hanno bisogno di cure particolari?

 I diabetici hanno bisogno di cure particolari?
Quali sono i rapporti tra prevenzione e ortodonzia?
Qual’è l’importanza del fluoro nella prevenzione?
Come agisce il fluoro ?
 Come si può assumere il fluoro?
Qual’è il dosaggio ottimale del fluoro?
Ci sono precauzioni da osservare per il fluoro?
Istruzioni per l’esecuzione dell’igiene orale domiciliare
Cos’è il solco gengivale?
Cosa rende efficace l’ igiene orale?
 Come si usa lo spazzolino?
 Come ci si spazzola i denti secondo il metodo di Bass modificato?
Modalità d’ uso del filo dentario di seta non cerato
 Come si usa il filo interdentale?

L’ idropulsore è utile?


Cos’è l’Odontoiatria?

L’Odontoiatria è la specialità medica che si occupa della salute della bocca, dei denti, delle gengive e dell’osso di sostegno dei denti, cioè dell’apparato stomatognatico. Nell’immaginario popolare, il dentista è ancora identificato come il "cavadenti", che insegue con le tenaglie il malcapitato paziente con la guancia gonfia e dolente. La Medicina e l’Odontoiatria moderna hanno invece progressivamente  modificato l’impostazione primitiva delle cure che limitavano l’intervento al momento dell’emergenza quando il dolore è più acuto e intollerabile. Il dentista moderno, infatti, preferisce e privilegia la Prevenzione.

To the Top


Cos’è la PrevenzionePrevenire significa prendere le misure necessarie perché una malattia non colpisca. Prevenire significa intercettare le possibili malattie prima che si manifestino o che sono nella fase iniziale, quando sono più facilmente curabili.
Così facendo si riducono drasticamente e le sofferenze e le spese sanitarie connesse.

To the Top


Come comincia la Prevenzione?

La Prevenzione inizia con la pulizia della bocca. Il dentista rimuove tutto il tartaro e leviga le radici. Inoltre rimuove ogni ostacolo alla corretta igiene orale domiciliare, cioè l’igiene che dovrà essere eseguita dal paziente dopo ogni pasto o almeno la sera.
Il paziente deve essere addestrato e motivato dal dentista: non basta eseguire una perfetta pulizia se il paziente non capisce che è sua responsabilità continuare a pulirsi i denti correttamente e metodicamente tutti i giorni. Ma è importante sottolineare però che il lavoro del dentista rimane incompleto se, oltre alla perfetta pulizia e al corretto addestramento non segua una sufficiente motivazione del paziente.

To the Top


Cos’è la fase di mantenimento?

Controllato che il paziente abbia imparato la tecnica d’igiene orale adatta alle sue necessità, si entra nella fasi di mantenimento attraverso visite periodiche, nelle quali si riverificherà il livello d’igiene orale, si rimotiverà il paziente, si rieseguirà l’igiene orale e si controlleranno eventuali nuove carie e gengiviti. Dall’alleanza paziente-dentista, nell’ambito della quale ognuno si assume le proprie responsabilità e se si seguiranno correttamente la parte di loro competenza, si potrà mantenere nel tempo un soddisfacente stato di salute dentale e parodontale.

To the Top


Quali sono le cause delle malattie dentarie?

Circa il 90% delle più comuni forme di malattie che interessano i denti e le gengive (carie, gengiviti e loro conseguenze), sono causate dai microrganismi normalmente presenti nel cavo orale e possono essere quindi tenute sotto controllo attraverso una corretta igiene orale.
Il restante 10% circa riguarda i tumori (per i quali è fondamentale la diagnosi tempestiva), i traumi e le malattie iatrogene, ovvero incuria, imperizia e imprudenza dei medici.
La bocca è un ecosistema complesso in cui prosperano più di cento specie di microrganismi, piccolissimi esseri viventi che nascono, si nutrono, si riproducono, emettono scorie e muoiono. La maggior parte di essi sono saprofiti cioè sostanzialmente innocui. In determinate condizioni possono però diventare nocivi.

To the Top


Cos’è la carie?

Definizione O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità):"Per carie dentaria s’intende un processo patologico localizzato, d’origine esterna, che compare dopo l’eruzione del dente e che si accompagna ad un rammollimento dei tessuti duri ed evolve verso la formazione di una cavità".                                                                                                  

La carie è quindi un processo patologico distruttivo e localizzato a carico del dente che inizia sulla superficie esterna del dente. L’esterno del dente è ricoperto dallo smalto che è il tessuto più duro e resistente del nostro organismo. Anatomicamente la parte del dente che emerge dalla gengiva è chiamata corona.
La carie s’instaura con maggior frequenza sulle superfici masticanti oppure a livello del colletto e nelle superfici dei denti che si fronteggiano (superfici interdentali), avanza più o meno rapidamente ed espandendosi verso l’interno del dente, rammollisce la dentina, determinandone una cavità sino a raggiungere la polpa dentaria. Per la sua estrema sensibilità viene comunemente chiamata nervo. La sensibilità al caldo, al freddo, allo zucchero incrementa man mano con l’aggravarsi della carie.

To the Top


Quali sono i fattori predisponenti alla carie?

  • Sono in ordine di importanza

    Scarsa igiene orale.

    Frequente assunzione di zuccheri (liquidi o solidi) senza lavarsi subito dopo i denti.

    Frequente assunzione di cibi acidi (es. agrumi, aceto).

    Smalto poco calcificato o con difetti superficiali.

    Radici dentali esposte (il cemento che ricopre le radici non è forte come lo smalto per questo gli acidi lo intaccano più facilmente).

    Affollamento e malposizionamento dei denti.

    Apparecchi ortodontici fissi.

    Restauri dentali inappropriati.

    Diminuzione della salivazione (la saliva contiene sostanze capaci di tamponare l’acidità creata dagli zuccheri e di remineralizzare le superfici dentali).

    Alimentazione con cibi morbidi che non permettono l’autodetersione.

  • Vomito frequente.

    To the Top


    Quali sono le possibili conseguenze della carie?

Quando la carie si avvicina o raggiunge la polpa dentaria, i microrganismi penetrano nella camera pulpare. Attraverso il canale all’interno della radice raggiungono e, in un tempo variabile, oltrepassano l’apice della radice fino ad invadere l’osso e i tessuti circostanti fino a provocare il cosiddetto ascesso oppure, in caso d’infezione più grave, possono invadere tutto l’organismo fino alla setticemia. Quindi una carie non curata può portare a complicazioni quali: il dolore, l’ascesso, la febbre, il granuloma apicale, la cisti odontogena fino ad arrivare a malattie gravissime che possono interessare tutto l’organismo quali appunto  la setticemia, la malattia reumatica che attacca le valvole cardiache, la glomerulonefrite (a carico dei reni), l’iridociclite (a carico dell’occhio). Una costante e corretta igiene orale dunque non solo riduce i costi economici diretti e indiretti ma annulla anche quel tremendo carico di paura e di dolore che, in una prospettiva di Prevenzione, appare non solo facilmente evitabile ma addirittura francamente superfluo.

To the Top


Cos’è la gengivite?   Cos’è la parodontite?

La gengivite è un’infiammazione della gengiva provocata dalla proliferazione abnorme e non controllata dei batteri e dai prodotti tossici derivanti dal  loro metabolismo e dalle sostanze tossiche immesse dalla morte dei batteri stessi. Poco a poco (per evoluzione cronica), nel corso degli anni, l’infiammazione insieme alla proliferazione dei batteri (infezione) si estende a tutti gli altri tessuti che circondano il dente: l’osso, il cemento radicolare, il legamento parodontale. In tal caso si parlerà di parodontite. Quindi dalla gengivite si passa gradatamente e lentamente ad una forma più grave di malattia denominata parodontite marginale cronica che si aggrava con l’età. Questa malattia si presenta in genere conclamata nel periodo che va mediamente dai 35 anni in poi. La parodontite marginale cronica è una malattia dalla evoluzione  irregolare e suscettibile di molte variazioni. I sintomi iniziali sono: alito cattivo, gonfiore e sanguinamento delle gengive spontaneo o provocato al minimo trauma. Infine sempre lentamente ma inesorabilmente, i denti ormai privi di fondamenta (per la perdita dell’osso di sostegno) anche se integri cadono spontaneamente. Questa malattia che va sotto il nome generico di malattia parodontale rappresenta la principale causa della perdita dei denti in età adulta e interessa una grande percentuale della popolazione soprattutto nelle sue forme iniziali (gengivite) e di media gravità; a dispetto di quanto si credeva fino allo scorso decennio, la progressione della parodontite è arrestabile e può e deve essere evitata prima che si giunga alla perdita dei denti o si giunga alle fasi piorroiche della malattia. E’ stata confermata la specificità microbica nell’eziologia della malattia parodontale, per cui specifici organismi sono responsabili di forme specifiche di patologia. Inoltre, la malattia parodontale non ha un andamento a progressione costante, ma procede per periodi di acuzie, alternati a momenti di latenza associati a un’attivita’ riparativa. Questo ne dimostra la natura ciclica.

To the Top


Cos’è la piorrea?

E’ la conseguenza di una gengivite non curata.
La piorrea è il termine volgarmente usato per indicare la fase finale della malattia chiamata gengivite marginale cronica, che abbiamo appena descritto. L’emissione di sostanze sierose, emorragiche e purulente, caratteristiche di questa malattia, determinano, tra l’altro, l’inconfondibile puzza dell’alito che può essere così insostenibile da compromettere una normale vita di relazione.Da notare che tutto può avvenire senza dolore.Si è constatato inoltre che la malattia parodontale si aggrava con gli anni e che vi è uno stretto parallelismo tra la qualità dell’igiene orale e la gravità della malattia. L’uso improprio dei denti, di per sé dannoso per i denti sani per es: rompere noci, tagliare fili, digrignare, stringere i denti per lo stress, incrementano ed accellerano tutto il processo di perdita dei denti che in questo caso sarà molto più rapido.

To the Top


Quali sono i fattori che favoriscono l’insorgere della malattia parodontale?

  • Non buone condizione di salute generale

    Situazioni organiche o psichiche che, per l’abbassamento delle difese immunitarie, alterano la capacità dell’organismo di combattere l’azione e la proliferazione dei batteri. Vedi: malnutrizione, avitaminosi, diabete, anoressia, uso di droghe, AIDS.

    La mancanza o carenza di una corretta e assidua igiene orale.

    L’incostanza nei controlli periodici consigliati dal dentista.

    Il fumo.

    Il tartaro.

    I lavori odontoiatrici malfatti o inadeguati: otturazioni, corone, ponti.

    I denti storti (affollamento e malposizionamento dei denti.

  • Situazioni anatomiche che rendono difficile o impossibile una corretta igiene orale per es: denti del giudizio

    To the Top


Cos’è l’alitosi?

E’ un disturbo molto diffuso che si manifesta con problemi alito maleodorante. Le cause di questo disturbo sono molteplici. trascurata igiene orale difficoltà di digestione acidità dello stomaco dieta troppo ricca di condimenti. La fermentazione e la putrefazione dei residui alimentari rimasti tra i denti e la presenza di carie danno origine a componenti volatili dello zolfo, la vera causa dell’insorgenza di alito sgradevole.

To the Top


Quali sono i principi fondamentali ed irrinunciabili della prevenzione?

sono:
1) L’ IGIENE ORALE QUOTIDIANA
2) L’ IGIENE ALIMENTARE
3) LE VISITE PERIODICHE DI CONTROLLO
4) L’ ORTODONZIA (se vi è indicazione)
5) L’ USO TERAPEUTICO DEL FLUORO

To the Top


Perché bisogna pulirsi i denti quotidianamente?.

La corretta igiene orale elimina l’accumulo della flora batterica della bocca. Quest’ultima è costituita da un ecosistema di circa 200 specie diverse di batteri che si organizzano in colonie e raddoppiano di numero in circa 24 ore.  L’insieme di questi batteri forma la cosiddetta placca. Per ogni milligrammo di placca vi sono sono circa 800 milioni di microbi. E’ una ragione sufficiente a pulirsi bene i denti?

To the Top


Cos’è la placca (batterica)?

La bocca presenta una flora batterica simile a quella delle delle feci, ovvero quello che accade ad una estremità del tubo digerente accade anche all’estremità opposta, per questa ragione dobbiamo pulirla ogni volta che la usiamo.Per placca s’intende una patina sottile di solito trasparente di materiale gelatinoso molto adesivo che rende i denti scivolosi al tatto. Essa ricopre parte del dente al di sopra e al di sotto del margine gengivale, per questo si distingue la placca sopragengivale da quella sottogengivale anche se sfumano l’una nell’altra. La placca si può rimuovere solo usando strumenti abrasivi.

To the Top


La placca o patina è dura o morbida?

Il termine placca è uno dei pochi vocaboli relativi all’igiene orale ormai generalmente diffuso e riconoscibile. Tale termine purtroppo deriva dall’impropria traduzione del termine inglese PLAQUE e fa pensare alla placca come a qualcosa di duro, aderente, difficile da rimuovere. Per questo sembra necessario usare insistenza e forza. Il termine appropriato è piuttosto: patina.
E’ davvero triste che un errore di traduzione tanto banale sia causa di danni gravi e purtroppo frequentissimi: denti abrasi all’altezza dei colletti insieme a gengive escoriate retratte ed abbassate per l’uso impropriamente violento dello spazzolino. Poche altre volte un equivoco linguistico ha prodotto danni di così enormi proporzioni.

To the Top


Quali sono le cause della sensibilità dei denti?

La sensibilità dentinale è un disturbo che colpisce un adulto su quattro. Si manifesta con improvvise sensazioni di dolore o di fastidio in presenza di sbalzi termici (gelato,bevande calde) o al semplice spazzolamento dei denti. Questo avviene soprattutto nei punti in cui lo smalto manca o si è assottigliato oppure dove la gengiva si è ritirata lasciando esposta la dentina e la radice del dente.

  • Le cause principali della ipersensibilità dentinale sono dovute all’erosione ed abrasione dello smalto dei denti per cui le sensazioni termiche pervengono direttamente alla polpa dentaria (al nervo).

    L’uso improprio di spazzolini con setole troppo dure.

    Dentifrici troppo abrasivi che provocano lesioni sia allo smalto che alle gengive.

    Uno spazzolamento troppo vigoroso.

    Digrignamento notturno.

    La scarsa igiene orale che causa l’infiammazione e la retrazione delle gengive.

  • Abuso di cibi e bevande eccessivamente acide.

    To the Top


Come si cura l’ipersensibilità?

E’ possibile attenuare la sensibilità dei denti spalmando due o più volte al giorno con un dentifricio ad alto contenuto di fluoro. Però il dentifricio non va sciacquato basta sputare il dentifricio in eccesso e conservare in tal modo la protezione per alcune ore. Esistono dentifrici in forma di gel particolarmente ricchi di fluoro adatti allo scopo.

To the Top


Oltre all’applicazione del fluoro, esistono altri metodi per desensibilizzare i denti?

Sì, il dentista può utilizzare delle "vernici" a base di resina contenente fluoro che vengono applicate nelle aree sensibili dello smalto dei denti, come si fa con la lacca per le unghie. Con questa tecnica il fluoro contenuto nella vernice può svolgere la sua azione desensibilizzante per molto tempo

To the Top


Quali denti vengono maggiormente danneggiati dall’uso improprio dello spazzolino?

In genere i denti più bombati e sporgenti, in particolare i canini e i premolari. Le lesioni ai colletti sono da imputare alla troppa forza che si applica sullo spazzolino, alla troppa insistenza di spazzolamento sugli stessi punti, all’abrasività degli spazzolini soprattutto di quelli con le setole a punta non arrotondata e all’abrasività del dentifricio

To the Top


Da cosa è composta la patina o placca batterica?

La patina batterica è composta da una componente acellulare proveniente dal saccarosio della dieta (zuccheri), e da parti proteiche derivanti dalla scissione delle proteine contenute nella saliva ad opera d’enzimi prodotti dai batteri orali. La componente cellulare, a sua volta, è costituita da un’enorme varietà di batteri.
Nei suoi primi momenti di formazione la placca è facilmente asportabile.  Inoltre è facilmente evidenziabile mediante l’uso di speciali coloranti

To the Top


Cosa succede alla placca non rimossa?

La patina non rimossa metodicamente e periodicamente con lo spazzolino ed il filo aumenta sempre più di spessore e con l’arrivo di nuovi batteri e per proliferazione di quelli già esistenti, diventa visibile.  Dopo circa tre settimane la patina si calcifica diventando simile a gesso duro, a causa della precipitazione dei sali salivari (in particolare dei fosfati di calcio).  A questo punto si forma il tartaro per la rimozione del quale è necessario ricorrere al dentista perché filo e spazzolino non sono più efficaci. Occorre praticare la detartrasi o scaling (rimozione del tartaro), che dovrà essere completata, ove necessario, con un’accurata lisciatura delle radici (planing), per togliere il cemento morto e tossico ed ogni irregolarità superficiale dalle radici che impedirebbe la guarigione e favorirebbe il deposito di nuova placca

To the Top


Ci sono sostanze rivelatrici della patina batterica?

Esistono in commercio sostanze come l’eritrosina che, sotto forma liquida o in compresse, colorano la patina batterica evidenziando le aree cui bisogna dedicare maggiore attenzione.
Si scioglie lentamente la pastiglia in bocca o si mettono due gocce sulla lingua spalmando i denti e le gengive per circa trenta secondi. Ci si sciacqua bene la bocca e si osserva con uno specchio ben illuminato.  L’intensità della colorazione (color fuxia), è direttamente proporzionale alla quantità di patina batterica presente in bocca e tra i denti. Poiché la colorazione persiste per molte ore la prova è meglio farla di sera.  E’ consigliabile ripetere l’esame per imparare a riconoscere e a memorizzare le zone maggiormente interessate. Infatti, la patina si forma sempre sulle stesse aree

To the Top


Il tartaro è pericoloso?

 L’azione del tartaro come causa della malattia parodontale è di per sé di scarsissima importanza, provoca  irritazione meccanica. Il tartaro è dannoso perché fornisce il supporto che permette  ai batteri, alle loro endotossine  ed esotossine di agire indisturbati.

To the Top


In che modo i batteri della patina provocano la carie?

I batteri che vivono e si riproducono in bocca metabolizzano gli alimenti, soprattutto lo zucchero, lo smontano e producono composti di natura chimica diversa. In particolare: composti acidi in grado di intaccare lo smalto dei denti.  Infatti gli acidi reagiscono con i sali depositati nello smalto e possono corroderlo proprio come l’acido muriatico fa con il pavimento di casa. I batteri inoltre trasformano gli amidi in zuccheri, perciò anche i cibi ricchi d’amido come pasta, pane, crackers cereali in genere, contribuiscono all’azione cariogena dei batteri. In ultima analisi i denti sono al sicuro solo se sono puliti e la flora batterica è ridotta al minimo.

To the Top


Quando bisogna pulirsi i denti?

Dopo ogni pasto, come si fa con i piatti sporchi.Se non è possibile di mattino o a pranzo, i denti andrebbero tassativamente puliti la sera, dopo l’ultimo pasto, per evitare di trovarsi raddoppiata, l’indomani mattina, l’intera colonia.

To the Top


Quali strumenti bisogna usare per pulirsi i denti?

Lo spazzolino, il filo dentario di seta non cerato, il dentifricio, le sostanze rivelatrici.

To the Top


A cosa serve lo spazzolino?

Serve a rimuovere la patina da tutte le superfici visibili dei denti e dalle gengive ma anche a pulire la lingua ed il palato

To the Top


Qual’ è lo spazzolino ideale?

Poiché la patina appena formata è facilmente asportabile per non traumatizzare senza motivo denti e gengive, è consigliabile uno spazzolino con setole sintetiche, facilmente lavabili, né troppo dure né eccessivamente morbide, con le punte arrotondate e con la testa piuttosto piccola da permettere di raggiungere le aree meno accessibili della bocca.
E’ preferibile usarlo asciutto e sostituirlo non appena le setole si sfrangiano. Se si hanno abitudini d’igiene orale regolari lo spazzolino andrebbe sostituito ogni 2 o 3 mesi circa. Uno spazzolino vecchio o usato impropriamente può provocare più danni che benefici. Dopo l’uso bisogna pulirlo accuratamente e farlo asciugare.
Lo spazzolino ideale deve avere caratteristiche ben precise, anche se variazioni in più o meno, entro certi limiti, non ne modificano l’efficacia.
Lo spazzolino ideale ha: il manico di plastica ben solido e comodo alla presa. E’ impressionante osservare quanti spazzolini scomodi ci siano ancora in giro!
Le misure ideali sono: circa 13-14 cm. di lunghezza (testa spazzolante compresa), testa spazzolante di 2,5 cm. di lunghezza e 0,8-1 cm. di larghezza. Setole di nylon od altro materiale sintetico di consistenza media soffice (diametro della singola setola 0,20-0,24 mm.) alte circa 1 cm. arrotondate all’estremità, e disposte per quattro file per l’adulto e per tre file per il bambino.

To the Top


E’ utile lo spazzolino elettrico?

Lo spazzolino elettrico è utile o indispensabile alle persone che hanno difficoltà  motorie. Dispiace dirlo ma il miglior spazzolino elettrico non è altrettanto efficace di uno spazzolino normale usato correttamente. Spesso si rischia di collezionare un ennesimo elettrodomestico piuttosto che imparare a lavarsi i denti correttamente o migliorare un’abitudine impropria. L’errore più comune è quello di sopravvalutarne le possibilità e gli effetti.

To the Top


Cos’è lo spazzolino interdentale?

La sua forma a ciuffo conico o cilindrico, sottile, permette di rimuovere la patina da ogni genere di superficie anche concava. E’costituito da un’anima centrale di filo metallico che funge da supporto a moltissime e sottili setole di nylon di pochi millimetri.  Montato su un apposito manico si utilizza come lo scovolino delle pipe, con un delicato movimento di va’ e vieni. Rappresenta il migliore strumento per la rimozione della patina batterica dagli spazi interdentali che abbiano spazio sufficientemente ampio da consentirne il passaggio.  Questo, infatti, è l’unico limite dello spazzolino interdentale perché in molti casi lo spessore non permette di accedere negli spazi interdentali più stretti.
Può essere usato: sotto i ponti fissi , negli spazi interdentali larghi, nei denti con superfici concave, tra le radici di denti che hanno perso molto osso (biforcazioni o triforcazioni dei molari), dietro agli ultimi denti,  e possono (dietro indicazione del dentista) pulire tasche di modica profondità.

To the Top


Sono utili i collutori?

Sono utili invece a seguito d’interventi parodontali, ad estrazione dentarie in presenza di ferite, etc. Presi da soli  non sono in grado di mantenere sotto controllo la patina. Usati spesso al posto dello spazzolino e del filo dentario si sono dimostrati inefficaci o addirittura dannosi soprattutto perché possono modificare il naturale equilibrio ecologico della flora batterica orale. Per tale ragione vanno usati con ponderatezza e per periodi brevi di tempo. La clorexidina, il principio attivo di quasi tutti i collutori, che è attualmente usata per il controllo chimico della patina batterica non si sottrae a questa regola. La clorexidina è un agente antisettico molto efficace perché è in grado di distruggere tutti i batteri presenti nel cavo orale con un effetto prolungato. Vista la sua potenza va utilizzato con criterio, non più di due volte al dì e per periodi limitati a quindici o venti giorni, e solo se prescritta dal dentista. Un uso inappropriato crea resistenza batterica e infiammazione delle mucose. Si trova in collutori e gel ed è consigliata quando non è possibile eseguire una normale igiene orale

To the Top


Cos’è il filo interdentale?

Il filo interdentale è costituito da un insieme di fili di nylon o meglio di seta, che possono essere ricoperti o no da un sottile strato di cera. Il filo non cerato è il più efficace poiché i suoi 300 filamenti di seta agiscono come altrettanti minuscoli raschietti.
Il filo è indispensabile per pulire le superfici dei denti dove non arriva lo spazzolino cioè nello spazio interdentale delimitato da due denti contigui. Questo spazio è occupato dalla papilla interdentale: la gengiva a forma di tenda canadese interposta tra due denti contigui.

To the Top


Perché si usa ancora poco il filo interdentale?

E’ generalmente poco amato e pochissimo usato perché non è ancora veramente entrato nella nostra cultura e nelle abitudini. L’uso regolare del filo e dello spazzolino ridurrebbero in modo drastico la possibilità di malattie dei denti perché il filo completa l’opera dello spazzolino, raggiungendo quelle aree altrimenti inaccessibili quali  la papilla interdentale che si ammala facilmente. Infatti se non è pulita regolarmente e diligentemente col filo dentario, si può formare la cosiddetta tasca parodontale.

To the Top


Cos’è la tasca parodontale?

La tasca è un buco o meglio una fessura tra il dente e la sua gengiva: tasca gengivale. E’ più grave se l’infezione interessa anche l’osso di sostegno del dente stesso, si parla allora di tasca ossea.
In questa fessura, più o meno grande e di forma variabile, i microrganismi possono annidarsi indisturbati, poiché non sono più raggiungibili né dallo spazzolino né dal filo dentario.  Pertanto se la tasca parodontale non è curata dal dentista, può aggravarsi progressivamente fino alla perdita dei denti per mancanza dell’osso di sostegno.
Ecco un esempio classico di una seria malattia cronica e progressiva che potrebbe essere evitata orientando le nostre abitudini dall’emergenza alla prevenzione.

To the Top


Perché è indispensabile il filo interdentale?

Il filo dentario di seta non cerato (solo questo), è indispensabile per la pulizia ma è anche uno strumento diagnostico perché segnala la presenza di tartaro o di carie.
Nella superficie dentale dove si sfilaccia o peggio si taglia di netto, oppure in corrispondenza di un lavoro odontoiatrico mal fatto o non preciso, quali i bordi di corone e di otturazioni sporgenti. Sono condizioni ideali per lo sviluppo indisturbato della patina, perché è praticamente impossibile poterla asportare sia per lo spazzolino che per il filo. Infatti è pressoché costante trovare gengiviti in tutte quelle aree, specialmente tra gli spazi interdentali, che sono occupate da ricostruzioni debordanti. Quasi sempre esse sono è associate anche a un danno osseo. Il filo interdentale si utilizza anche sotto i ponti protesici.  A tal fine vi è in commercio il cosiddetto passafilo.  Si tratta di un ago di plastica con una piccola cruna, flessibile, che consente l’introduzione del filo sotto il ponte, permettendo così la pulizia di un’area altrimenti inaccessibile.
Negli ultimi tempi in alternativa al metodo del passafilo è stato introdotto un tipo di filo più grosso, fatto a ciuffi, con un’anima di plastica più robusta, (Superfloss) che si introduce direttamente sotto ai ponti protesici.

To the Top


A cosa serve il dentifricio?

L’uso dei dentifrici fluorati in maniera corretta privi nella loro composizione d’elementi che possano interferire nell’azione del fluoro, offrono uno dei mezzi più efficaci nella protezione della carie, sempre che siano impiegati costantemente e non solo sporadicamente. Infatti all’inizio degli anni ’80 in molti paesi industrializzati si è rilevato un calo delle carie superiore al 50%. Il merito sembra attribuibile all’incremento dell’uso dei dentifrici fluorati, nonostante che nel frattempo fosse aumentato il consumo di zucchero. Il dentifricio è gradito anche perché contiene componenti tensioattivi e schiumogeni, aromatizzanti e desensibilizzanti. Purtroppo, come abbiamo già descritto, la patina viene disgregata e rimossa esclusivamente dall’azione meccanica dello spazzolino e del filo. Basta usarne pochissimo, una punta, e sempre al fluoro. L’uso del dentifricio fluorato deve essere raccomandato ai bambini oltre i tre anni ed il loro impiego, per lo meno alla luce delle attuali conoscenze, può essere protratto per tutta l’esistenza anche nelle aree con acqua fluorata . Non si sono ancora evidenziate controindicazioni, se non per i bambini più piccoli che, se non controllati, attratti dal gusto, ne ingoiano grandi quantità.Stare attenti che:1) l’uso del dentifricio tende a ridurre l’impegno e il tempo necessario per l’esecuzione di un adeguato spazzolamento.2) La schiuma del dentifricio impedisce il controllo visivo della posizione e del movimento delle setole dello spazzolino durante le manovre di pulizia.

To the Top


Quali sono le funzioni del dentifricio?

Sono quattro:1. rimuovere la patina2. proteggere lo smalto con il fluoro3. togliere le macchie4. lasciare l’alito fresco.

To the Top


Quali sono i componenti dei dentifrici?

Le paste dentifricie contengono:

  • sostanza abrasive (25-%50%)

    materiali umettanti e lubrificanti (20-30%)

    acqua (30-40%)

  • detergenti (per formare la schiuma e asportare le sostanze rimosse con lo spazzolino · aromi · dolcificanti e fluoro (1-2%)

In funzione della abrasività dentifrici in commercio sono divisi in quattro fasce:

  1. a bassa abrasività (da 60 a 70)

    media (da 70 a 100)

    moderata (da 100 a 120).

  2. alta (da 120 a 200)

Su 50 marche diverse solo due ne riportano l’indice.La capacità di abradere è collegata agli ingredienti ma soprattutto alla grandezza delle particelle e alla forma dei microgranuli. Secondo l’American Dental Association (ADA) l’indice di abrasività di un dentifricio per non arrecare danni allo smalto deve variare nella scala RDA (Relative Dentin Abrasion) da 50 a 200. E’ consigliabile quindi utilizzare dentifrici con moderata abrasività pena la conseguenza di intaccare lo smalto.

To the Top


Si possono rendere più bianchi i denti?

Sono utili i dentifrici sbiancanti?

Sono da evitare i dentifrici con sostanze ’sbiancanti’ a base d’abrasivi perché danneggiano lo smalto. Il colore dei denti è determinato geneticamente e non si può, o meglio, non conviene modificarlo. Non esistono in commercio prodotti in grado di cambiare il colore dello smalto. Bisogna inoltre sapere che riferendosi ai modelli massmediologici vedi: televisione cinema etc. i loro denti appaiono bianchissimi per effetto delle luci intensissime degli studi dove avvengono le riprese e quindi non sono modelli imitabili.

To the Top


Con quali metodi si tolgono le macchie dei denti?

Dato che tutti dentifrici contengono una componente abrasiva, l’igiene orale correttamente eseguita con uno spazzolino di durezza media e un normale dentifricio è in grado di rimuovere le macchie causate da depositi di tartaro o da caffè o fumo oppure dovute al cibo. Sono inoltre in grado di mantenere costantemente nel tempo la tonalità naturale del dente. Nelle visite periodiche di controllo inoltre il dentista o l’igienista asporta con gli ultrasuoni o strumenti a mano il tartaro e rimuove le macchie resistenti.

To the Top


Cosa sono i dentifrici sbiancanti?

Molte ditte produttrici di nuovi dentifrici chiamati in inglese "whitening" in italiano traducibile in "sbiancante" sostengono che sono meno abrasivi degli altri ma più efficaci nel rimuovere la sottile pellicola di materiale proteico che si forma sul dente, e quindi conferiscono più brillantezza e prevengono la formazione delle macchie. L’effetto finale dovrebbe essere il ritorno alla colorazione originale. Questi dentifrici hanno un effetto che più che sbiancante si potrebbe definire schiarente, ma non può modificare il colore dei denti.

To the Top


E per i denti macchiati profondamente?

Vi sono macchie che pigmentano profondamente lo smalto e la dentina con danno estetico evidente. Sono generalmente collegate:

  • all’invecchiamento

    a pregressi trattamenti odontoiatrici

    abuso di tetracicline (in età pediatrica) e di alcune ormoni.

  • denti devitalizzati

In questi casi il dentista d’accordo col paziente possono decidere se conveniente sottoporsi ad un trattamento sbiancante eseguito con preparati professionali.Il trattamento prevede l’uso di paste speciali abbinate ad agenti tensioattivi. L’esito è garantito perché, oltre al normale effetto abrasivo che rimuove le macchie più esterne, i principi attivi di queste paste attraversano lo smalto e agiscono rimuovendo le colorazioni dello strato situato tra lo smalto e dentina. Il risultato però non è garantito al 100% perché anche per i denti esistono le macchie impossibili da rimuovere. Il costo oscilla attualmente (1/1/1999) mediamente da 600 mila lire sino al milione e richiede, a seconda dei trattamenti, una o più seduta dal dentista. Col passare del tempo l’effetto sbiancante però si attenua e può essere ripetuto dopo 2-3 anni.

To the Top


Che effetto ha il fumo?

Il fumo e soprattutto la nicotina sono dannosissimi per le gengive perché necrotizzano i tessuti. Infatti, le macchie di fumo difficilmente vengono tolte dal dentifricio e si riformano a poche settimane di distanza anche se sono state tolte dal dentista. E’ proibito fumare dopo un intervento chirurgico in bocca, pena il probabile insuccesso dell’intervento.

To the Top


Perché l’ Igiene alimentare è considerata il secondo caposaldo dell’igiene orale?

La divaricazione tra natura e cultura appare evidente nell’evoluzione dell’alimentazione moderna. Mentre l’apparato masticatorio umano meccanicamente e fisiologicamente è rimasto anatomicamente invariato negli ultimi 5.000 anni di civiltà, negli ultimi cento anni è cambiato radicalmente il nostro modo di nutrirci.
Mangiamo cibi cotti, appiccicosi, molli, privi di fibre, senza crusca, eccessivamente zuccherati.  Tali caratteristiche favoriscono enormemente la proliferazione dei microbi presenti nella bocca.  La cosiddetta BIOMANTENIBILITA’, in altre parole la capacità della bocca d’autodetergersi attraverso l’uso degli alimenti naturali, è molto diminuita. Anche per tale motivo si è prodotto un aumento marcato delle malattie della bocca, tanto da annoverarle tra le nuove malattie del secolo.
Poiché l’alimentazione dell’uomo varia in funzione delle epoche, delle mode, delle culture, delle ideologie, delle religioni, delle aree geografiche, delle stagioni, delle contingenze economiche, dei gusti individuali etc., il dentista consiglia: dopo aver mangiato, in ogni caso, è indispensabile pulirsi i denti ed è bene evitare l’assunzione di zuccheri specie se appiccicosi e di dolciumi in genere, fuori dei pasti. Infatti come regola universale si può affermare che: un alimento è tanto più cariogeno quanti più zuccheri contiene e quanto più a lungo rimane sui denti.

To the Top


Perché sono necessarie le visite periodiche di controllo?

La carie e la gengivite hanno un’evoluzione lenta e sono facilmente diagnosticabili.  Se si intercettano allo stadio iniziale è più facile curarle con risultati sicuri, senza dolore e con costo biologico, economico ed emotivo limitati.
Le visite di controllo vanno programmate nel tempo ad intervalli calcolati in base alla capacità del paziente di pulirsi bene i denti, alla suscettibilità individuale e/o ereditaria di ammalarsi, all’alimentazione che il paziente predilige, alla necessità di controllare e revisionare i manufatti odontoiatrici ed alla situazione ortodontica.
E’ comunque indispensabile una visita ogni 5-6 mesi: è il lasso di tempo sufficiente per intercettare sul nascere un’eventuale carie in formazione, di controllare lo stato di salute delle gengive, di togliere il tartaro e le macchie sui denti che nel frattempo, nonostante la più grande attenzione, si saranno formati.
Se si segue questo consiglio si può essere ragionevolmente tranquilli sulla preventiva scoperta d’eventuali patologie o d’altri tipi di disturbi.

To the Top


Perché sono indispensabili le visite periodiche per i bambini?

Particolare cura e attenzione bisogna dedicare ai bambini.  Al contrario di quanto si creda, i denti da latte sono molto importanti sia per le normali funzioni dei denti ma anche e soprattutto perché i denti decidui guidano e condizionano l’eruzione e il corretto posizionamento dei denti definitivi. Trascurare la crescita dei denti dei nostri bambini perché "tanto cascano" è un comportamento sciocco ed espone al rischio di evitabili malattie la cui eventuale progressione può condurre anche all’estrazione prematura le cui conseguenze possono portare a fastidiose e costose cure ortodontiche.
Quindi bisogna astenersi dal praticare estrazioni di denti decidui prima del nono anno di età.
Per evitare carie si possono applicare nei bambini sostanze sigillanti contenenti fluoro nei solchi e nelle aree dei denti che si valuta possano essere a rischio.
Si debbono infine controllare tempestivamente eventuali fori congeniti (difetti di coalescenza dello smalto), soprattutto nei denti definitivi che erompono nel periodo di età che va dai 6 ai 12 anni.  Questi fori congeniti se non intercettati e curati in tempo, diverranno in breve tempo carie devastanti e difficili da curare.

To the Top


Le gestanti hanno bisogno di cure particolari?

Per le donne in stato di gravidanza bisogna avere grande attenzione. Durante la gravidanza l’ambiente orale subisce una serie di modificazioni. Notevoli sono i cambiamenti che avvengono nella cavità orale delle gestanti:

  • variazioni del colore della gengiva da rosa pallido a rosa scuro,

    le gengive diventano più gonfie,

    edematose,

  • per così dire più friabili.

In queste condizioni le gengive sono più facilmente aggredibili dai batteri del cavo orale, mentre l’acidità, seppur modesta della saliva può intaccare i componenti organici e minerali dei tessuti del dente. I sintomi che si possono verificare sono:

  • edema,

    sanguinamento spontaneo ed allo spazzolamento,

    alito cattivo,

    pseudo tasche gengivali

  • ed a volte pure piccole formazioni gengivali, denominati epulidi gravidiche. Si tratta di una infiammazione delle gengive è spesso localizzata ai denti anteriori, accompagnata da mobilità degli stessi ed può allarmare anche per i dolori sordi e diffusi.

Prevalentemente si verifica tra il terzo ed il sesto mese è dovuta ai cambiamenti ormonali che si verificano naturalmente e fisiologicamente in gravidanza. Infatti aumenta notevolmente il progesterone e gli estrogeni. Il cambiamento dell’equilibrio ormonale, influenza anche la composizione chimica della saliva che tende a diventare più acida inducendo una certa imbibizione di tutti i tessuti. I cambiamenti ormonali possono anche indurre un indebolimento delle difese gengivali con una diminuzione della cheratinizzazione gengivale (corneificazione) oltre che una diminuzione della produzione di anticorpi e linfociti. Per questo motivo nel periodo della gestazione i focolai di carie preesistenti possono subire un rapido aggravamento. E per finire le gengive gonfie rendono più difficile l’igiene orale. Pertanto è fondamentale il controllo della placca batterica. Controllo che avviene sia mediante un’igiene professionale: detartrasi mensile dal terzo al quinto mese sia istruendo scrupolosamente le gestanti sulle tecniche igieniche domiciliari più appropriate. Quindi è estremamente importante che la gestante si affidi al dentista al fine di evitare infezioni gengivali, ascessi che richiedono l’uso di antibiotici che possono danneggiare il nascituro oltre che provocare alla madre in un periodo così delicato vedi: disturbi alimentari. La parola chiave è quindi prevenzione con controlli professionali.

To the Top


Durante la gravidanza le cure dal dentista potrebbero essere pericolose per il bambino?

In linea di massima non ci sono ragionevoli rischi, anche dovendo ricorrere all’anestesia. Tuttavia conviene limitare gli interventi ai casi urgenti ed inprocrastinabili, soprattutto gli esami radiografici e rinviare,ove possibile, le cure. Evitare soprattutto le cure durante i primi tre mesi della gravidanza, che sono i più delicati per la formazione del nascituro, rimandandoli, ai mesi successivi.Per le modifiche fisiologiche che si verificano durante la gravidanza, soprattutto l’aumento del livello di progesterone, che facilita la proliferazione dei batteri della bocca ed indebolisce le difese del sistema immunitario, conviene:

  • Intensificare la cura dell’igiene orale.

    Nell’arco della gravidanza sottoporsi ad almeno due visite di controllo.

    Consultare il dentista ai primi sintomi di fastidio alle gengive o ai denti così che sia possibile intervenire il più precocemente possibile.

    Evitare o limitare o al massimo l’uso di farmaci.

  • Assumere sotto controllo odontoiatrico e/o ginecologico il fluoro. (vedi domanda sull’uso del fluoro).

    To the Top


I diabetici hanno bisogno di cure particolari?

Si. Essendo diminuite le difese naturali organiche, aumentano le probabilità di infezioni e si manifesta, inoltre,  una notevole diminuzione della capacità di guarigione delle ferite.

To the Top


Quali sono i rapporti tra prevenzione e Ortodonzia?

L’Ortodonzia è la branca dell’Odontoiatria che si occupa del corretto posizionamento ed allineamento dei denti e quindi dell’estetica facciale. Gli spostamenti dentali vanno eseguiti nel rispetto dei tessuti parodontali, dell’articolazione temporo-mandibolare e dei rapporti occlusali (ingranaggio dei denti).
Tra i ’denti storti’ è più facile che il cibo si intasi costituendo un ottimo pascolo per i microrganismi orali con le conseguenze già considerate.  Da qui la necessità della cura ortodontica.

To the Top


Qual è l’importanza del fluoro nella prevenzione?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità è sempre stata promotrice della Prevenzione Stomatologica. Nel 1975 la sua Assemblea Generale ha raccomandato la fluorizzazione a tutti gli Stati membri e nel 1981 ha incluso il fluoruro di sodio tra i farmaci essenziali, stabilendo nel frattempo degli obiettivi di salute dentale da raggiungersi nell’anno 2000 grazie alla prevenzione.
Appare determinante l’apporto di sufficienti quantità di fluoro durante l’amelogenesi: nella formazione dello smalto. Il fluoro preso per tutta la vita in dosi più che doppie a quelle terapeutiche non provoca alcuna reazione negli organi e negli apparati. La sua sicurezza appare dimostrata al di là d’ogni ragionevole dubbio. La massima protezione della carie della dentatura permanente si ha con l’assunzione delle compresse dalla nascita fino al termine della scuole media.
La prevenzione attraverso l’uso sistematico del fluoro sembra mostrare un rapporto costo-vantaggi tra 1/ 5,1­ 15, dove 1 è il costo della fluoroprofilassi specifica e 5- 15 è il costo delle cure non fatte per le carie prevenute pro-capite.

To the Top


Come agisce il fluoro?

E’ stato accertato scientificamente che il fluoro sotto forma di ione esercita azione carioprofilattica.  Lo ione fluoro entra nella struttura dei cristalli di idrossiapatite (costituenti fondamentali inorganici dello smalto), trasformandolo in fluoroapatite che è insolubile in acqua.  Sotto questa forma lo smalto è più resistente all’effetto corrosivo degli acidi orali. Durante lo sviluppo dei denti (fase di mineralizzazione) gli ioni fluoro vengono incorporati nella compagine delle molecole di idrossiapatite trasformandolo in fluoroapatite. Inizialmente il fluoro inoltre favorisce la remineralizzazione dello smalto intaccato dagli acidi e, particolare non trascurabile, inibisce il metabolismo dei batteri della placca.

To the Top


Come si può assumere il fluoro?

Il fluoro si può assumere con il dentifricio al fluoro, che riduce l’incidenza della carie del 30%.  Le compresse di fluoro, reperibili in farmacia, riducono l’incidenza della carie del 50%.

To the Top


Qual è il dosaggio ottimale del fluoro?

Sotto controllo medico, il fluoro può essere somministrato:
alle gestanti dal 6° mese di gravidanza: dosaggio 1 mg al giorno.
alle madri che allattano: dosaggio di 1 mg. al giorno.
al bambino, sotto controllo del pediatra:
dosaggio:
1 compressa da 0,25 mg.fino a 2 anni
2 compresse da 0,25 mg. da 2 a 3 anni
3 compresse da 0,25 mg. da 3 a 4 anni
1 compressa da 1 mg. da 4 a 13 anniLe compresse possono essere sciolte nell’acqua, nel latte, nel succo di frutta. L’odontoiatra o il pediatra nel caso dei bambini se attua tale profilassi deve essere a conoscenza della concentrazione del fluoro nell’acqua potabile del luogo dove vive il paziente e inoltre deve tener conto delle abitudini alimentari dello stesso.
Il fluoro può inoltre essere aggiunto alle acque potabili. Il 29 maggio 1975 la 28° Assemblea Mondiale dell’OMS ha testualmente affermato: "l’ottimizzazione del contenuto in fluoro dell’acqua potabile rimane il più efficace mezzo fino ad oggi conosciuto per prevenire la carie."
Un programma di fluorizzazione dell’acqua si attua negli Stati Uniti e in alcuni stati Europei per un totale di 200 milioni di persone trattate. E’ stata stimata una riduzione dell’incidenza della carie del 50-60%.  Dosaggio ottimale per le acque: 1 p.p.m./l.
La fluorizzazione del latte, fluorizzazione del sale da cucina rimane comunque una scelta politica sanitaria. Vi sono alimenti ricchi di fluoro come: sardine, salmone, the, frutti di mare.

To the Top


Ci sono precauzioni da osservare per il fluoro?

Le  precauzioni sono necessarie, poiché vi può essere il rischio di iperdosaggio cronico:
la fluorosi che si verifica con dosi superiori a 4 mg. al giorno per lungo tempo.
Tale intossicazione provoca alterazioni cromatiche e morfologiche dei denti ed erosioni dello smalto.Nei casi gravissimi l’intossicazione cronica sistematica determina lesioni ossee, renali e tiroidee.

To the Top


ISTRUZIONI PER L’ESECUZIONE DELL’IGIENE ORALE DOMICILIARE

Il fatto che una popolazione che afferma di spazzolarsi i denti più di una volta la giorno per l’80% dei casi abbia condizioni di salute dentale e parodontali insoddisfacenti, è un’ulteriore riprova che non conta per niente la quantità ma la qualità dell’igiene. E’ quindi necessario che i pazienti imparino una tecnica corretta di spazzolamento.

To the Top


Cos’è il solco gengivale?

Il solco gengivale è un’area anatomica vulnerabile ed è sede di proliferazione batterica.

                         

Come il collo di una maglia, il colletto gengivale contorna il dente in tutta la sua circonferenza e nello stesso modo in cui è possibile introdurre un dito nel collo della maglia, così il dentista (a scopo diagnostico), può introdurre dentro il colletto gengivale uno strumento denominato sonda parodontale. 
Quindi dentro il colletto gengivale vi è uno spazio anatomico virtuale (normalmente il colletto è aderente al dente), che diviene reale introducendovi la sonda.
Al fondo del colletto, la gengiva si attacca tenacemente al dente lungo tutto il suo contorno (attacco epiteliale). Le punte dello spazzolino ed il filo devono pulire senza danneggiare tale area anatomica. Si dice che: ’bisogna arrivare sino al solco gengivale.
Il solco gengivale anatomicamente normale è profondo 1,5 - 2 mm. superati i quali si passa alla patologia (poiché non è pulibile con i normali strumenti: spazzolino e filo dentario).

To the Top


Cosa rende efficace l’igiene orale?

Nelle manovre di pulizia conta non la forza ma la destrezza.
-L’igiene orale deve inoltre essere eseguita sistematicamente: partendo da un punto ed arrivando man mano al lato simmetrico.
-I denti si toccano tra di loro per un punto od area di contatto che bisogna superare (quando si usa il filo), con un movimento a seghetto.
-Le superfici da pulire con lo spazzolino sono: il solco gengivale esterno, la superficie esterna del dente, la superficie masticante, la superficie interna del dente, il solco gengivale interno.
-Le superfici da pulire con il filo dentario sono: la superficie interdentale di ciascun dente (dal punto di contatto al solco gengivale interdentale).

To the Top


Come si usa lo spazzolino?

l metodo più efficace ed adottato è stato ideato dal dott. Bass, un dentista americano vissuto più di 100 anni in ottime ed invidiabili condizioni di salute orale, pulendosi ovviamente col suo metodo.
Si può dire che l’igiene orale come metodo globale sia stata codificato nel 1948 da Bass che descrisse un metodo di spazzolamento completato dall’uso del filo interdentale.

To the Top


Come ci si spazzola i denti secondo il metodo di Bass modificato?


    

Si accosta (con poca forza) lo spazzolino di modo che le punte delle setole possano penetrare nel solco gengivale: punta delle setole verso il solco gengivale, asse delle setole a 45° gradi rispetto alla superficie dei denti. Se si esercita la giusta pressione si nota un leggero sbiancamento della gengiva.
Si imprimono 7-8 movimenti di vibrazione di pochi millimetri e di va e vieni quasi senza che si sposti la testa dello spazzolino (in pratica si muovono le punte delle setole). In questo modo si disgrega e si rimuove la patina presente nel solco gengivale.
Si esegue poi un unico movimento ’dal rosso al bianco’ (dalla gengiva alla superficie masticante) ruotando contemporaneamente lo spazzolino.  In tale modo si portano via i batteri e i residui alimentari dal solco gengivale e dalla superficie del dente.
Ripetere gli stessi movimenti sulle superfici interne dei denti superiori ed inferiori (palatalmente e lingualmente) con la dovuta delicatezza.Tali manovre vanno ripetute 3 o 4 volte per gruppi di 2 o 3 denti.
Spazzolare le superfici masticanti
di tutti i denti dirigendo le punte
delle setole nei solchi e nelle fossette.
Pulire la lingua, il palato e tutte le gengive.
Sulla superficie interna dei denti anteriori della arcata inferiore (dato che lo spazio è più stretto) si può usare lo spazzolino in direzione verticale stando sempre attenti che le punte delle setole entrino nel solco gengivale.
Ricordarsi bene che oltre ai denti bisogna pulire con eguale attenzione il solco gengivale (penetrandovi con la punta delle setole) e le gengive.
Stare attenti a non spazzolare orizzontalmente e con forza perché a lungo andare si abraderanno i colletti soprattutto dei denti più bombati, quali i canini e i premolari.

To the Top


MODALITA’ D’USO DEL FILO DENTARIO DI SETA NON CERATOCome si usa il filo interdentale?

E’ preferibile usare il filo dentario di seta e non cerato perché quando questo viene premuto contro la superficie del dente da pulire, i singoli filamenti del filo si separano e il filo diventa una superficie composta da alcune decine di "piccole lame taglienti" che asportano efficacemente la patina.
Il filo dentario va usato (almeno nei primi tempi) davanti allo specchio. Afferrando il filo per un’estremità con due dita, la lunghezza del filo deve essere pari alla lunghezza che va dal braccio esteso fino al pomo di Adamo.
Il filo va avvolto, senza stringere, all’ultima falange del medio (nella zona dell’unghia), quasi tutto da una parte e poco dall’altra in modo tale però che il filo si possa reggere solo sulle due dita medie, senza impegnare le altre dita. Si possono usare così tutte le altre dita nella combinazione più comoda per indirizzare e manovrare il filo agevolmente anche nelle zone più inaccessibili.
Nell’uso, il filo si impregna di patina batterica quindi man mano che si sporca si svolge il filo pulito e si avvolge quello sporco.
La lunghezza del filo che striscia effettivamente contro il dente è di poco superiore al diametro esterno-interno di ciascun spazio interdentale da pulire (1 -1,5 cm.). E’ intuitivo che più piccola è la distanza tra le dita che manovrano il filo, più agevole e facile sarà l’esecuzione delle manovre di igiene orale.
Si inserisce il filo nello spazio interdentale e si supera il punto di contatto con delicatezza per evitare che oltrepassandolo di scatto e con troppa forza, sbatta contro la sottostante papilla interdentale, traumatizzandola.
Se ciò si verifica usare un movimento a seghetto (movimento avanti e indietro).
Si striscia il filo contro la superficie del dente, abbracciandolo con il filo o meglio stringendolo ad ansa, andando sù e giù mediamente 4 o 5 volte. Bisogna strisciare dal punto di contatto fino al solco gengivale interdentale.
Ricordarsi che spingendo il filo nel solco gengivale interdentale è necessario percepire una leggera resistenza ma non fino ad avvertirne dolore.
Si striscia il filo su e giù fino a che il dente canta: emette un suono di vetro smerigliato o di piatto pulito. Se dopo 4-5 movimenti tale suono non si dovesse verificare usare del filo nuovo.
Ricordarsi che per ogni spazio interdentale vi sono due superfici da pulire.  Quindi pulire una superficie per poi passare a pulire (saltando la papilla interdentale) la superficie dentale opposta.
Dopo aver passato il filo e lo spazzolino ci si sciacqua la bocca facendo uscire con forza l’acqua dagli spazi interdentali.

To the Top


L’idropulsore è utile?

La doccia orale può essere considerata un coadiuvante di spazzolino e filo interdentale ma non un sostituto.Passato il filo si può usare, facoltativamente, anche l’idropulsore o idrogetto o doccia orale (apparecchio che schizza getti di acqua a pressione regolabile e a frequenza più o meno rapida: fino a 3.000 pulsazioni al minuto) dirigendone gli schizzi sui denti e negli spazi interdentali, con l’avvertenza di non abusare della pressione dello schizzo, di usare acqua tiepida e di non indirizzare gli schizzi verso i solchi gengivali per evitare traumi.
Vi è il rischio infatti di provocare emorragie connettivali o addirittura ascessi parodontali. E’ stato scientificamente dimostrato infatti che la patina batterica per la sua caratteristica adesività non viene disgregata dal getto d’acqua che gli irrigatori le lanciano contro. Anche al massimo della potenza, pulisce la bocca dai detriti alimentari ma non riesce ad eliminare la placca batterica. E’ importante usarlo a bassa potenza.
L’uso dell’idropulsore ha come controindicazione la possibilità di scollare la parete gengivale dal dente e quindi provocare tasche vere e proprie da trauma, come far penetrare nella gengiva corpi estranei, quali  batteri, frammenti di tartaro o altro.
Quindi usare bene spazzolino e filo dentario, perché tutto il resto è superfluo.

To the Top


Come comportarsi se per qualsiasi motivo si perde traumaticamente uno o più denti?

Come risultato di un incidente automobilistico, di traumi durante il gioco o gli sports, un dente intatto può essere letteralmente strappato dalla sua sede naturale: l’alveolo. Una rapida e precisa azione può permettere a questo dente di essere reimpiantato.

  • Il dente avulso deve essere recuperato dal luogo dell’incidente.

    Deve essere preso direttamente dalla corona (e non dalla radice)

    Pulirlo con acqua.

    E’ indispensabile evitare di usare saponi o disinfettanti o, peggio, strofinare la radice vigorosamente, nel tentativo di pulirla. Ognuna di queste azioni può danneggiare in maniera irreversibile le cellule vive presenti sulla superficie radicolare.

    Se è possibile, il dente deve essere rimesso immediatamente nell’alveolo, mantenendolo in posizione mentre ci si reca rapidamente dal dentista che deve, ovviamente, essere avvisato telefonicamente, in modo che si possa preparare a fronteggiare l’emergenza.

    Metodi alternativi per trasportare il dente sono il collocarlo nella bocca vicino alle guance, oppure tenerlo in un barattolo d’acqua (o latte o soluzione fisiologica).

    Il dentista potrà quindi ricollocare il dente nell’alveolo e solidarizzarlo con gli altri denti.

    Questo trattamento non assicura la ritenzione a vita del dente traumatizzato nell’alveolo; esso potrà, infatti, rimanere in situ per alcuni anni e solo occasionalmente per sempre.

  • Bisogna sottolineare che il tempo di permanenza al di fuori dell’alveolo è il fattore critico del successo del reimpianto. Il dente non dovrebbe rimanere più di 30 minuti al di fuori della bocca. Non bisogna dimenticare che, anche in traumi meno gravi delle avulsioni, quali le fratture, è possibile minimizzare i danni se si recuperano i frammenti fratturati.

Queste pagine sono dedicate alla battaglia che il dottor medico-chirurgo odontoiatra G. R. Ierfino, che esercita a Roma, combatte contro i nemici dei nostri denti
(vedi: IN DIFESA DI IPPOCRATE ).
Sono state tratte e scritte liberamente da me, navigando sul web, utilizzando come bussola soprattutto il suo sito: www.igieneorale.info.

Io sono un "suo paziente soddisfatto". Conoscendo il dottor Ierfino, capisci che vive la sua professione con passione, e che ci mette l'anima. È così persuasivo che alla fine ti convince a combattere - insieme a lui - la sua battaglia per la prevenzione odontoiatrica.
Lui però ci tiene a dire di essere un dentista qualsiasi, che applica le regole di un qualsiasi normale medico:
scienza, coscienza e prudenza.
Non aspettatevi un santo o un fanatico, così come non vuole curare santi o fanatici.
Il suo onorario è nella media: 80 euro una visita, 100 euro una seduta di igiene orale (eseguita da lui personalmente) di un'ora e tutto il resto in proporzione.

Se avete domande utilizzate la sua e-mail: gierfino@igieneorale.info
Risponderà, però, solo ed esclusivamente a domande le cui risposte non sono già nel suo sito,
www.igieneorale.info – che vi invito caldamente a leggere.

Altri approfondimenti sulla salute dei denti

INDICE DELLE NOTIZIE SUI DENTI
MAL DI DENTI
PREVENZIONE PIU’ CHE CURA DEI DENTI
PULIZIA DEI DENTI
APPARECCHIO PER I DENTI
PERCHE’ UN APPARECCHIO PER I DENTI
FILO INTERDENTALE
SPAZZOLINO DA DENTI
DIGRIGNARE I DENTI
ASCESSO DEI DENTI
GENGIVITI e DOLORI AI DENTI
CURA DEI DENTI
IMPIANTI PER I DENTI
IL DENTISTA e GLI IMPIANTI
IMPIANTI e PONTI PER DENTI
GLI IMPIANTI POSSONO ESSERE UNA SOLUZIONE
IL DENTISTA e L’IMPLANTOLOGIA
DOMANDE su IMPIANTI e IMPLANTOLOGIA
IL DENTISTA e LA SALUTE DEI DENTI
LA PIORREA e L’ESTRAZIONE DEI DENTI
LE PROTESI PER I DENTI
COSA SONO LE PROTESI DENTARIE