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Domande frequenti sulla salute dei denti

Qui trovate raccolte molte informazioni sul tema della prevenzione della carie e dell’igiene orale.
Altre informazioni sono raggruppate in una pagina dedicata all’Endodonzia, e in una dedicata all’Amalgama.

Queste pagine sono dedicate alla battaglia che il medico dentista dott. Ierfino dentista a Roma conduce contro i nemici dei nostri denti.
Ierfino, di cui sono onorato di definirmi “paziente soddisfatto”, ci mette l’anima nel suo lavoro. Capisci che lo vive come passione, ed è così persuasivo che alla fine ti convince a combattere – insieme a lui – per salvarti i denti, per prevenirne la carie e i malfunzionamenti.
Come gestore del sito "Il palo", lo raccomando a chi preferisce prevenire gengiviti e carie, piuttosto che farsi estirpare denti quando è ormai troppo tardi.

Domande frequenti su
l’IGIENE ORALE 
 
Cos’è l’odontoiatria?

Cos’è la prevenzione?
Come comincia la prevenzione?
Cos’è la fase di mantenimento?
Quali sono le cause delle malattie dentarie?
Cos’è la carie?
 Quali sono le possibili conseguenze della carie?
 
Cos’è la gengivite? Cos’è la parodontite?
 
Cos’è la piorrea?
Quali sono i principi fondamentali ed irrinunciabili della prevenzione?
 Perché bisogna pulirsi i denti quotidianamente?
 
Cos’è la placca batterica?

 
La placca o patina è dura o morbida?
Quali denti vengono maggiormente danneggiati dall’uso improprio dello spazzolino?

Da cosa è composta la patina o placca batterica?

 
Cosa succede alla placca non rimossa?
 Ci sono sostanze rivelatrici della patina batterica?
 Il tartaro è pericoloso?
In che modo i batteri della patina provocano la carie?
Quando bisogna pulirsi i denti?
 Quali strumenti bisogna usare per pulirsi bene i denti?
 A cosa serve lo spazzolino?
 Qual’è lo spazzolino ideale?
E’ utile lo spazzolino elettrico?
 Cos’è lo spazzolino interdentale?
 Sono utili i collutori?
Cos’è il filo interdentale?
Perché si usa ancora poco il filo interdentale?
 Cos’è la tasca parodontale?
 Perché è indispensabile il filo interdentale?
 A cosa serve il dentifricio?
 Sono utili i dentifrici sbiancanti?
Che effetto ha il fumo?
Perché l’ igiene alimentare è considerata il secondo caposaldo dell’ igiene orale?
Perché sono necessarie le visite periodiche di controllo?
Perché sono indispensabili le visite periodiche per i bambini?
 
Le gestanti hanno bisogno di cure particolari?

 I diabetici hanno bisogno di cure particolari?
Quali sono i rapporti tra prevenzione e ortodonzia?
Qual’è l’importanza del fluoro nella prevenzione?
Come agisce il fluoro ?
 Come si può assumere il fluoro?
Qual’è il dosaggio ottimale del fluoro?
Ci sono precauzioni da osservare per il fluoro?
Istruzioni per l’esecuzione dell’igiene orale domiciliare
Cos’è il solco gengivale?
Cosa rende efficace l’ igiene orale?
 Come si usa lo spazzolino?
 Come ci si spazzola i denti secondo il metodo di Bass modificato?
Modalità d’ uso del filo dentario di seta non cerato
 Come si usa il filo interdentale?

L’ idropulsore è utile?


Cos’è l’Odontoiatria?

L’Odontoiatria è la specialità medica che si occupa della salute della bocca, dei denti, delle gengive e dell’osso di sostegno dei denti, cioè dell’apparato stomatognatico. Nell’immaginario popolare, il dentista è ancora identificato come il "cavadenti", che insegue con le tenaglie il malcapitato paziente con la guancia gonfia e dolente. La Medicina e l’Odontoiatria moderna hanno invece progressivamente  modificato l’impostazione primitiva delle cure che limitavano l’intervento al momento dell’emergenza quando il dolore è più acuto e intollerabile. Il dentista moderno, infatti, preferisce e privilegia la Prevenzione.

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Cos’è la PrevenzionePrevenire significa prendere le misure necessarie perché una malattia non colpisca. Prevenire significa intercettare le possibili malattie prima che si manifestino o che sono nella fase iniziale, quando sono più facilmente curabili.
Così facendo si riducono drasticamente e le sofferenze e le spese sanitarie connesse.

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Come comincia la Prevenzione?

La Prevenzione inizia con la pulizia della bocca. Il dentista rimuove tutto il tartaro e leviga le radici. Inoltre rimuove ogni ostacolo alla corretta igiene orale domiciliare, cioè l’igiene che dovrà essere eseguita dal paziente dopo ogni pasto o almeno la sera.
Il paziente deve essere addestrato e motivato dal dentista: non basta eseguire una perfetta pulizia se il paziente non capisce che è sua responsabilità continuare a pulirsi i denti correttamente e metodicamente tutti i giorni. Ma è importante sottolineare però che il lavoro del dentista rimane incompleto se, oltre alla perfetta pulizia e al corretto addestramento non segua una sufficiente motivazione del paziente.

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Cos’è la fase di mantenimento?

Controllato che il paziente abbia imparato la tecnica d’igiene orale adatta alle sue necessità, si entra nella fasi di mantenimento attraverso visite periodiche, nelle quali si riverificherà il livello d’igiene orale, si rimotiverà il paziente, si rieseguirà l’igiene orale e si controlleranno eventuali nuove carie e gengiviti. Dall’alleanza paziente-dentista, nell’ambito della quale ognuno si assume le proprie responsabilità e se si seguiranno correttamente la parte di loro competenza, si potrà mantenere nel tempo un soddisfacente stato di salute dentale e parodontale.

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Quali sono le cause delle malattie dentarie?

Circa il 90% delle più comuni forme di malattie che interessano i denti e le gengive (carie, gengiviti e loro conseguenze), sono causate dai microrganismi normalmente presenti nel cavo orale e possono essere quindi tenute sotto controllo attraverso una corretta igiene orale.
Il restante 10% circa riguarda i tumori (per i quali è fondamentale la diagnosi tempestiva), i traumi e le malattie iatrogene, ovvero incuria, imperizia e imprudenza dei medici.
La bocca è un ecosistema complesso in cui prosperano più di cento specie di microrganismi, piccolissimi esseri viventi che nascono, si nutrono, si riproducono, emettono scorie e muoiono. La maggior parte di essi sono saprofiti cioè sostanzialmente innocui. In determinate condizioni possono però diventare nocivi.

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Cos’è la carie?

Definizione O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità):"Per carie dentaria s’intende un processo patologico localizzato, d’origine esterna, che compare dopo l’eruzione del dente e che si accompagna ad un rammollimento dei tessuti duri ed evolve verso la formazione di una cavità".                                                                                                  

La carie è quindi un processo patologico distruttivo e localizzato a carico del dente che inizia sulla superficie esterna del dente. L’esterno del dente è ricoperto dallo smalto che è il tessuto più duro e resistente del nostro organismo. Anatomicamente la parte del dente che emerge dalla gengiva è chiamata corona.
La carie s’instaura con maggior frequenza sulle superfici masticanti oppure a livello del colletto e nelle superfici dei denti che si fronteggiano (superfici interdentali), avanza più o meno rapidamente ed espandendosi verso l’interno del dente, rammollisce la dentina, determinandone una cavità sino a raggiungere la polpa dentaria. Per la sua estrema sensibilità viene comunemente chiamata nervo. La sensibilità al caldo, al freddo, allo zucchero incrementa man mano con l’aggravarsi della carie.

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Quali sono i fattori predisponenti alla carie?

  • Sono in ordine di importanza

    Scarsa igiene orale.

    Frequente assunzione di zuccheri (liquidi o solidi) senza lavarsi subito dopo i denti.

    Frequente assunzione di cibi acidi (es. agrumi, aceto).

    Smalto poco calcificato o con difetti superficiali.

    Radici dentali esposte (il cemento che ricopre le radici non è forte come lo smalto per questo gli acidi lo intaccano più facilmente).

    Affollamento e malposizionamento dei denti.

    Apparecchi ortodontici fissi.

    Restauri dentali inappropriati.

    Diminuzione della salivazione (la saliva contiene sostanze capaci di tamponare l’acidità creata dagli zuccheri e di remineralizzare le superfici dentali).

    Alimentazione con cibi morbidi che non permettono l’autodetersione.

  • Vomito frequente.

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    Quali sono le possibili conseguenze della carie?

Quando la carie si avvicina o raggiunge la polpa dentaria, i microrganismi penetrano nella camera pulpare. Attraverso il canale all’interno della radice raggiungono e, in un tempo variabile, oltrepassano l’apice della radice fino ad invadere l’osso e i tessuti circostanti fino a provocare il cosiddetto ascesso oppure, in caso d’infezione più grave, possono invadere tutto l’organismo fino alla setticemia. Quindi una carie non curata può portare a complicazioni quali: il dolore, l’ascesso, la febbre, il granuloma apicale, la cisti odontogena fino ad arrivare a malattie gravissime che possono interessare tutto l’organismo quali appunto  la setticemia, la malattia reumatica che attacca le valvole cardiache, la glomerulonefrite (a carico dei reni), l’iridociclite (a carico dell’occhio). Una costante e corretta igiene orale dunque non solo riduce i costi economici diretti e indiretti ma annulla anche quel tremendo carico di paura e di dolore che, in una prospettiva di Prevenzione, appare non solo facilmente evitabile ma addirittura francamente superfluo.

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Cos’è la gengivite?   Cos’è la parodontite?

La gengivite è un’infiammazione della gengiva provocata dalla proliferazione abnorme e non controllata dei batteri e dai prodotti tossici derivanti dal  loro metabolismo e dalle sostanze tossiche immesse dalla morte dei batteri stessi. Poco a poco (per evoluzione cronica), nel corso degli anni, l’infiammazione insieme alla proliferazione dei batteri (infezione) si estende a tutti gli altri tessuti che circondano il dente: l’osso, il cemento radicolare, il legamento parodontale. In tal caso si parlerà di parodontite. Quindi dalla gengivite si passa gradatamente e lentamente ad una forma più grave di malattia denominata parodontite marginale cronica che si aggrava con l’età. Questa malattia si presenta in genere conclamata nel periodo che va mediamente dai 35 anni in poi. La parodontite marginale cronica è una malattia dalla evoluzione  irregolare e suscettibile di molte variazioni. I sintomi iniziali sono: alito cattivo, gonfiore e sanguinamento delle gengive spontaneo o provocato al minimo trauma. Infine sempre lentamente ma inesorabilmente, i denti ormai privi di fondamenta (per la perdita dell’osso di sostegno) anche se integri cadono spontaneamente. Questa malattia che va sotto il nome generico di malattia parodontale rappresenta la principale causa della perdita dei denti in età adulta e interessa una grande percentuale della popolazione soprattutto nelle sue forme iniziali (gengivite) e di media gravità; a dispetto di quanto si credeva fino allo scorso decennio, la progressione della parodontite è arrestabile e può e deve essere evitata prima che si giunga alla perdita dei denti o si giunga alle fasi piorroiche della malattia. E’ stata confermata la specificità microbica nell’eziologia della malattia parodontale, per cui specifici organismi sono responsabili di forme specifiche di patologia. Inoltre, la malattia parodontale non ha un andamento a progressione costante, ma procede per periodi di acuzie, alternati a momenti di latenza associati a un’attivita’ riparativa. Questo ne dimostra la natura ciclica.

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Cos’è la piorrea?

E’ la conseguenza di una gengivite non curata.
La piorrea è il termine volgarmente usato per indicare la fase finale della malattia chiamata gengivite marginale cronica, che abbiamo appena descritto. L’emissione di sostanze sierose, emorragiche e purulente, caratteristiche di questa malattia, determinano, tra l’altro, l’inconfondibile puzza dell’alito che può essere così insostenibile da compromettere una normale vita di relazione.Da notare che tutto può avvenire senza dolore.Si è constatato inoltre che la malattia parodontale si aggrava con gli anni e che vi è uno stretto parallelismo tra la qualità dell’igiene orale e la gravità della malattia. L’uso improprio dei denti, di per sé dannoso per i denti sani per es: rompere noci, tagliare fili, digrignare, stringere i denti per lo stress, incrementano ed accellerano tutto il processo di perdita dei denti che in questo caso sarà molto più rapido.

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Quali sono i fattori che favoriscono l’insorgere della malattia parodontale?

  • Non buone condizione di salute generale

    Situazioni organiche o psichiche che, per l’abbassamento delle difese immunitarie, alterano la capacità dell’organismo di combattere l’azione e la proliferazione dei batteri. Vedi: malnutrizione, avitaminosi, diabete, anoressia, uso di droghe, AIDS.

    La mancanza o carenza di una corretta e assidua igiene orale.

    L’incostanza nei controlli periodici consigliati dal dentista.

    Il fumo.

    Il tartaro.

    I lavori odontoiatrici malfatti o inadeguati: otturazioni, corone, ponti.

    I denti storti (affollamento e malposizionamento dei denti.

  • Situazioni anatomiche che rendono difficile o impossibile una corretta igiene orale per es: denti del giudizio

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Cos’è l’alitosi?

E’ un disturbo molto diffuso che si manifesta con problemi alito maleodorante. Le cause di questo disturbo sono molteplici. trascurata igiene orale difficoltà di digestione acidità dello stomaco dieta troppo ricca di condimenti. La fermentazione e la putrefazione dei residui alimentari rimasti tra i denti e la presenza di carie danno origine a componenti volatili dello zolfo, la vera causa dell’insorgenza di alito sgradevole.

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Quali sono i principi fondamentali ed irrinunciabili della prevenzione?

sono:
1) L’ IGIENE ORALE QUOTIDIANA
2) L’ IGIENE ALIMENTARE
3) LE VISITE PERIODICHE DI CONTROLLO
4) L’ ORTODONZIA (se vi è indicazione)
5) L’ USO TERAPEUTICO DEL FLUORO

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Perché bisogna pulirsi i denti quotidianamente?.

La corretta igiene orale elimina l’accumulo della flora batterica della bocca. Quest’ultima è costituita da un ecosistema di circa 200 specie diverse di batteri che si organizzano in colonie e raddoppiano di numero in circa 24 ore.  L’insieme di questi batteri forma la cosiddetta placca. Per ogni milligrammo di placca vi sono sono circa 800 milioni di microbi. E’ una ragione sufficiente a pulirsi bene i denti?

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Cos’è la placca (batterica)?

La bocca presenta una flora batterica simile a quella delle delle feci, ovvero quello che accade ad una estremità del tubo digerente accade anche all’estremità opposta, per questa ragione dobbiamo pulirla ogni volta che la usiamo.Per placca s’intende una patina sottile di solito trasparente di materiale gelatinoso molto adesivo che rende i denti scivolosi al tatto. Essa ricopre parte del dente al di sopra e al di sotto del margine gengivale, per questo si distingue la placca sopragengivale da quella sottogengivale anche se sfumano l’una nell’altra. La placca si può rimuovere solo usando strumenti abrasivi.

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La placca o patina è dura o morbida?

Il termine placca è uno dei pochi vocaboli relativi all’igiene orale ormai generalmente diffuso e riconoscibile. Tale termine purtroppo deriva dall’impropria traduzione del termine inglese PLAQUE e fa pensare alla placca come a qualcosa di duro, aderente, difficile da rimuovere. Per questo sembra necessario usare insistenza e forza. Il termine appropriato è piuttosto: patina.
E’ davvero triste che un errore di traduzione tanto banale sia causa di danni gravi e purtroppo frequentissimi: denti abrasi all’altezza dei colletti insieme a gengive escoriate retratte ed abbassate per l’uso impropriamente violento dello spazzolino. Poche altre volte un equivoco linguistico ha prodotto danni di così enormi proporzioni.

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Quali sono le cause della sensibilità dei denti?

La sensibilità dentinale è un disturbo che colpisce un adulto su quattro. Si manifesta con improvvise sensazioni di dolore o di fastidio in presenza di sbalzi termici (gelato,bevande calde) o al semplice spazzolamento dei denti. Questo avviene soprattutto nei punti in cui lo smalto manca o si è assottigliato oppure dove la gengiva si è ritirata lasciando esposta la dentina e la radice del dente.

  • Le cause principali della ipersensibilità dentinale sono dovute all’erosione ed abrasione dello smalto dei denti per cui le sensazioni termiche pervengono direttamente alla polpa dentaria (al nervo).

    L’uso improprio di spazzolini con setole troppo dure.

    Dentifrici troppo abrasivi che provocano lesioni sia allo smalto che alle gengive.

    Uno spazzolamento troppo vigoroso.

    Digrignamento notturno.

    La scarsa igiene orale che causa l’infiammazione e la retrazione delle gengive.

  • Abuso di cibi e bevande eccessivamente acide.

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Come si cura l’ipersensibilità?

E’ possibile attenuare la sensibilità dei denti spalmando due o più volte al giorno con un dentifricio ad alto contenuto di fluoro. Però il dentifricio non va sciacquato basta sputare il dentifricio in eccesso e conservare in tal modo la protezione per alcune ore. Esistono dentifrici in forma di gel particolarmente ricchi di fluoro adatti allo scopo.

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Oltre all’applicazione del fluoro, esistono altri metodi per desensibilizzare i denti?

Sì, il dentista può utilizzare delle "vernici" a base di resina contenente fluoro che vengono applicate nelle aree sensibili dello smalto dei denti, come si fa con la lacca per le unghie. Con questa tecnica il fluoro contenuto nella vernice può svolgere la sua azione desensibilizzante per molto tempo

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Quali denti vengono maggiormente danneggiati dall’uso improprio dello spazzolino?

In genere i denti più bombati e sporgenti, in particolare i canini e i premolari. Le lesioni ai colletti sono da imputare alla troppa forza che si applica sullo spazzolino, alla troppa insistenza di spazzolamento sugli stessi punti, all’abrasività degli spazzolini soprattutto di quelli con le setole a punta non arrotondata e all’abrasività del dentifricio

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Da cosa è composta la patina o placca batterica?

La patina batterica è composta da una componente acellulare proveniente dal saccarosio della dieta (zuccheri), e da parti proteiche derivanti dalla scissione delle proteine contenute nella saliva ad opera d’enzimi prodotti dai batteri orali. La componente cellulare, a sua volta, è costituita da un’enorme varietà di batteri.
Nei suoi primi momenti di formazione la placca è facilmente asportabile.  Inoltre è facilmente evidenziabile mediante l’uso di speciali coloranti

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Cosa succede alla placca non rimossa?

La patina non rimossa metodicamente e periodicamente con lo spazzolino ed il filo aumenta sempre più di spessore e con l’arrivo di nuovi batteri e per proliferazione di quelli già esistenti, diventa visibile.  Dopo circa tre settimane la patina si calcifica diventando simile a gesso duro, a causa della precipitazione dei sali salivari (in particolare dei fosfati di calcio).  A questo punto si forma il tartaro per la rimozione del quale è necessario ricorrere al dentista perché filo e spazzolino non sono più efficaci. Occorre praticare la detartrasi o scaling (rimozione del tartaro), che dovrà essere completata, ove necessario, con un’accurata lisciatura delle radici (planing), per togliere il cemento morto e tossico ed ogni irregolarità superficiale dalle radici che impedirebbe la guarigione e favorirebbe il deposito di nuova placca

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Ci sono sostanze rivelatrici della patina batterica?

Esistono in commercio sostanze come l’eritrosina che, sotto forma liquida o in compresse, colorano la patina batterica evidenziando le aree cui bisogna dedicare maggiore attenzione.
Si scioglie lentamente la pastiglia in bocca o si mettono due gocce sulla lingua spalmando i denti e le gengive per circa trenta secondi. Ci si sciacqua bene la bocca e si osserva con uno specchio ben illuminato.  L’intensità della colorazione (color fuxia), è direttamente proporzionale alla quantità di patina batterica presente in bocca e tra i denti. Poiché la colorazione persiste per molte ore la prova è meglio farla di sera.  E’ consigliabile ripetere l’esame per imparare a riconoscere e a memorizzare le zone maggiormente interessate. Infatti, la patina si forma sempre sulle stesse aree

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Il tartaro è pericoloso?

 L’azione del tartaro come causa della malattia parodontale è di per sé di scarsissima importanza, provoca  irritazione meccanica. Il tartaro è dannoso perché fornisce il supporto che permette  ai batteri, alle loro endotossine  ed esotossine di agire indisturbati.

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In che modo i batteri della patina provocano la carie?

I batteri che vivono e si riproducono in bocca metabolizzano gli alimenti, soprattutto lo zucchero, lo smontano e producono composti di natura chimica diversa. In particolare: composti acidi in grado di intaccare lo smalto dei denti.  Infatti gli acidi reagiscono con i sali depositati nello smalto e possono corroderlo proprio come l’acido muriatico fa con il pavimento di casa. I batteri inoltre trasformano gli amidi in zuccheri, perciò anche i cibi ricchi d’amido come pasta, pane, crackers cereali in genere, contribuiscono all’azione cariogena dei batteri. In ultima analisi i denti sono al sicuro solo se sono puliti e la flora batterica è ridotta al minimo.

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Quando bisogna pulirsi i denti?

Dopo ogni pasto, come si fa con i piatti sporchi.Se non è possibile di mattino o a pranzo, i denti andrebbero tassativamente puliti la sera, dopo l’ultimo pasto, per evitare di trovarsi raddoppiata, l’indomani mattina, l’intera colonia.

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Quali strumenti bisogna usare per pulirsi i denti?

Lo spazzolino, il filo dentario di seta non cerato, il dentifricio, le sostanze rivelatrici.

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A cosa serve lo spazzolino?

Serve a rimuovere la patina da tutte le superfici visibili dei denti e dalle gengive ma anche a pulire la lingua ed il palato

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Qual’ è lo spazzolino ideale?

Poiché la patina appena formata è facilmente asportabile per non traumatizzare senza motivo denti e gengive, è consigliabile uno spazzolino con setole sintetiche, facilmente lavabili, né troppo dure né eccessivamente morbide, con le punte arrotondate e con la testa piuttosto piccola da permettere di raggiungere le aree meno accessibili della bocca.
E’ preferibile usarlo asciutto e sostituirlo non appena le setole si sfrangiano. Se si hanno abitudini d’igiene orale regolari lo spazzolino andrebbe sostituito ogni 2 o 3 mesi circa. Uno spazzolino vecchio o usato impropriamente può provocare più danni che benefici. Dopo l’uso bisogna pulirlo accuratamente e farlo asciugare.
Lo spazzolino ideale deve avere caratteristiche ben precise, anche se variazioni in più o meno, entro certi limiti, non ne modificano l’efficacia.
Lo spazzolino ideale ha: il manico di plastica ben solido e comodo alla presa. E’ impressionante osservare quanti spazzolini scomodi ci siano ancora in giro!
Le misure ideali sono: circa 13-14 cm. di lunghezza (testa spazzolante compresa), testa spazzolante di 2,5 cm. di lunghezza e 0,8-1 cm. di larghezza. Setole di nylon od altro materiale sintetico di consistenza media soffice (diametro della singola setola 0,20-0,24 mm.) alte circa 1 cm. arrotondate all’estremità, e disposte per quattro file per l’adulto e per tre file per il bambino.

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E’ utile lo spazzolino elettrico?

Lo spazzolino elettrico è utile o indispensabile alle persone che hanno difficoltà  motorie. Dispiace dirlo ma il miglior spazzolino elettrico non è altrettanto efficace di uno spazzolino normale usato correttamente. Spesso si rischia di collezionare un ennesimo elettrodomestico piuttosto che imparare a lavarsi i denti correttamente o migliorare un’abitudine impropria. L’errore più comune è quello di sopravvalutarne le possibilità e gli effetti.

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Cos’è lo spazzolino interdentale?

La sua forma a ciuffo conico o cilindrico, sottile, permette di rimuovere la patina da ogni genere di superficie anche concava. E’costituito da un’anima centrale di filo metallico che funge da supporto a moltissime e sottili setole di nylon di pochi millimetri.  Montato su un apposito manico si utilizza come lo scovolino delle pipe, con un delicato movimento di va’ e vieni. Rappresenta il migliore strumento per la rimozione della patina batterica dagli spazi interdentali che abbiano spazio sufficientemente ampio da consentirne il passaggio.  Questo, infatti, è l’unico limite dello spazzolino interdentale perché in molti casi lo spessore non permette di accedere negli spazi interdentali più stretti.
Può essere usato: sotto i ponti fissi , negli spazi interdentali larghi, nei denti con superfici concave, tra le radici di denti che hanno perso molto osso (biforcazioni o triforcazioni dei molari), dietro agli ultimi denti,  e possono (dietro indicazione del dentista) pulire tasche di modica profondità.

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Sono utili i collutori?

Sono utili invece a seguito d’interventi parodontali, ad estrazione dentarie in presenza di ferite, etc. Presi da soli  non sono in grado di mantenere sotto controllo la patina. Usati spesso al posto dello spazzolino e del filo dentario si sono dimostrati inefficaci o addirittura dannosi soprattutto perché possono modificare il naturale equilibrio ecologico della flora batterica orale. Per tale ragione vanno usati con ponderatezza e per periodi brevi di tempo. La clorexidina, il principio attivo di quasi tutti i collutori, che è attualmente usata per il controllo chimico della patina batterica non si sottrae a questa regola. La clorexidina è un agente antisettico molto efficace perché è in grado di distruggere tutti i batteri presenti nel cavo orale con un effetto prolungato. Vista la sua potenza va utilizzato con criterio, non più di due volte al dì e per periodi limitati a quindici o venti giorni, e solo se prescritta dal dentista. Un uso inappropriato crea resistenza batterica e infiammazione delle mucose. Si trova in collutori e gel ed è consigliata quando non è possibile eseguire una normale igiene orale

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Cos’è il filo interdentale?

Il filo interdentale è costituito da un insieme di fili di nylon o meglio di seta, che possono essere ricoperti o no da un sottile strato di cera. Il filo non cerato è il più efficace poiché i suoi 300 filamenti di seta agiscono come altrettanti minuscoli raschietti.
Il filo è indispensabile per pulire le superfici dei denti dove non arriva lo spazzolino cioè nello spazio interdentale delimitato da due denti contigui. Questo spazio è occupato dalla papilla interdentale: la gengiva a forma di tenda canadese interposta tra due denti contigui.

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Perché si usa ancora poco il filo interdentale?

E’ generalmente poco amato e pochissimo usato perché non è ancora veramente entrato nella nostra cultura e nelle abitudini. L’uso regolare del filo e dello spazzolino ridurrebbero in modo drastico la possibilità di malattie dei denti perché il filo completa l’opera dello spazzolino, raggiungendo quelle aree altrimenti inaccessibili quali  la papilla interdentale che si ammala facilmente. Infatti se non è pulita regolarmente e diligentemente col filo dentario, si può formare la cosiddetta tasca parodontale.

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Cos’è la tasca parodontale?

La tasca è un buco o meglio una fessura tra il dente e la sua gengiva: tasca gengivale. E’ più grave se l’infezione interessa anche l’osso di sostegno del dente stesso, si parla allora di tasca ossea.
In questa fessura, più o meno grande e di forma variabile, i microrganismi possono annidarsi indisturbati, poiché non sono più raggiungibili né dallo spazzolino né dal filo dentario.  Pertanto se la tasca parodontale non è curata dal dentista, può aggravarsi progressivamente fino alla perdita dei denti per mancanza dell’osso di sostegno.
Ecco un esempio classico di una seria malattia cronica e progressiva che potrebbe essere evitata orientando le nostre abitudini dall’emergenza alla prevenzione.

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Perché è indispensabile il filo interdentale?

Il filo dentario di seta non cerato (solo questo), è indispensabile per la pulizia ma è anche uno strumento diagnostico perché segnala la presenza di tartaro o di carie.
Nella superficie dentale dove si sfilaccia o peggio si taglia di netto, oppure in corrispondenza di un lavoro odontoiatrico mal fatto o non preciso, quali i bordi di corone e di otturazioni sporgenti. Sono condizioni ideali per lo sviluppo indisturbato della patina, perché è praticamente impossibile poterla asportare sia per lo spazzolino che per il filo. Infatti è pressoché costante trovare gengiviti in tutte quelle aree, specialmente tra gli spazi interdentali, che sono occupate da ricostruzioni debordanti. Quasi sempre esse sono è associate anche a un danno osseo. Il filo interdentale si utilizza anche sotto i ponti protesici.  A tal fine vi è in commercio il cosiddetto passafilo.  Si tratta di un ago di plastica con una piccola cruna, flessibile, che consente l’introduzione del filo sotto il ponte, permettendo così la pulizia di un’area altrimenti inaccessibile.
Negli ultimi tempi in alternativa al metodo del passafilo è stato introdotto un tipo di filo più grosso, fatto a ciuffi, con un’anima di plastica più robusta, (Superfloss) che si introduce direttamente sotto ai ponti protesici.

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A cosa serve il dentifricio?

L’uso dei dentifrici fluorati in maniera corretta privi nella loro composizione d’elementi che possano interferire nell’azione del fluoro, offrono uno dei mezzi più efficaci nella protezione della carie, sempre che siano impiegati costantemente e non solo sporadicamente. Infatti all’inizio degli anni ’80 in molti paesi industrializzati si è rilevato un calo delle carie superiore al 50%. Il merito sembra attribuibile all’incremento dell’uso dei dentifrici fluorati, nonostante che nel frattempo fosse aumentato il consumo di zucchero. Il dentifricio è gradito anche perché contiene componenti tensioattivi e schiumogeni, aromatizzanti e desensibilizzanti. Purtroppo, come abbiamo già descritto, la patina viene disgregata e rimossa esclusivamente dall’azione meccanica dello spazzolino e del filo. Basta usarne pochissimo, una punta, e sempre al fluoro. L’uso del dentifricio fluorato deve essere raccomandato ai bambini oltre i tre anni ed il loro impiego, per lo meno alla luce delle attuali conoscenze, può essere protratto per tutta l’esistenza anche nelle aree con acqua fluorata . Non si sono ancora evidenziate controindicazioni, se non per i bambini più piccoli che, se non controllati, attratti dal gusto, ne ingoiano grandi quantità.Stare attenti che:1) l’uso del dentifricio tende a ridurre l’impegno e il tempo necessario per l’esecuzione di un adeguato spazzolamento.2) La schiuma del dentifricio impedisce il controllo visivo della posizione e del movimento delle setole dello spazzolino durante le manovre di pulizia.

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