Qual’
è lo spazzolino ideale?
Poiché
la patina appena formata è facilmente asportabile per non traumatizzare senza
motivo denti e gengive, è consigliabile uno spazzolino con setole sintetiche,
facilmente lavabili, né troppo dure né eccessivamente morbide, con le punte
arrotondate e con la testa piuttosto piccola da permettere di raggiungere le
aree meno accessibili della bocca.
E’ preferibile usarlo asciutto e sostituirlo non appena le setole si
sfrangiano. Se si hanno abitudini d’igiene orale regolari lo spazzolino
andrebbe sostituito ogni 2 o 3 mesi circa. Uno spazzolino vecchio o usato
impropriamente può provocare più danni che benefici. Dopo l’uso bisogna
pulirlo accuratamente e farlo asciugare.
Lo spazzolino ideale deve avere caratteristiche ben precise, anche se
variazioni in più o meno, entro certi limiti, non ne modificano l’efficacia.
Lo spazzolino ideale ha: il manico di plastica ben solido e comodo alla presa.
E’ impressionante osservare quanti spazzolini scomodi ci siano ancora in giro!
Le misure ideali sono: circa 13-14 cm. di lunghezza (testa spazzolante
compresa), testa spazzolante di 2,5 cm. di lunghezza e 0,8-1 cm. di larghezza.
Setole di nylon od altro materiale sintetico di consistenza media soffice
(diametro della singola setola 0,20-0,24 mm.) alte circa 1 cm. arrotondate
all’estremità, e disposte per quattro file per l’adulto e per tre file per il
bambino.
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E’
utile lo spazzolino elettrico?
Lo
spazzolino elettrico è utile o indispensabile alle persone che hanno
difficoltà motorie. Dispiace dirlo ma il miglior spazzolino elettrico
non è altrettanto efficace di uno spazzolino normale usato correttamente.
Spesso si rischia di collezionare un ennesimo elettrodomestico piuttosto che
imparare a lavarsi i denti correttamente o migliorare un’abitudine impropria.
L’errore più comune è quello di sopravvalutarne le possibilità e gli
effetti.
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Cos’è
lo spazzolino interdentale?
La
sua forma a ciuffo conico o cilindrico, sottile, permette di rimuovere la
patina da ogni genere di superficie anche concava. E’costituito da un’anima
centrale di filo metallico che funge da supporto a moltissime e sottili setole
di nylon di pochi millimetri. Montato su un apposito manico si utilizza
come lo scovolino delle pipe, con un delicato movimento di va’ e vieni.
Rappresenta il migliore strumento per la rimozione della patina batterica
dagli spazi interdentali che abbiano spazio sufficientemente ampio da
consentirne il passaggio. Questo, infatti, è l’unico limite dello
spazzolino interdentale perché in molti casi lo spessore non permette di
accedere negli spazi interdentali più stretti.
Può essere usato: sotto i ponti fissi , negli spazi interdentali larghi, nei
denti con superfici concave, tra le radici di denti che hanno perso molto osso
(biforcazioni o triforcazioni dei molari), dietro agli ultimi denti, e
possono (dietro indicazione del dentista) pulire tasche di modica profondità.
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Sono
utili i collutori?
Sono
utili invece a seguito d’interventi parodontali, ad estrazione dentarie in
presenza di ferite, etc. Presi da soli non sono in grado di mantenere
sotto controllo la patina. Usati spesso al posto dello spazzolino e del filo
dentario si sono dimostrati inefficaci o addirittura dannosi soprattutto perché
possono modificare il naturale equilibrio ecologico della flora batterica
orale. Per tale ragione vanno usati con ponderatezza e per periodi brevi di
tempo. La clorexidina, il principio attivo di quasi tutti i collutori, che è
attualmente usata per il controllo chimico della patina batterica non si
sottrae a questa regola. La clorexidina è un agente antisettico molto
efficace perché è in grado di distruggere tutti i batteri presenti nel cavo
orale con un effetto prolungato. Vista la sua potenza va utilizzato con
criterio, non più di due volte al dì e per periodi limitati a quindici o
venti giorni, e solo se prescritta dal dentista. Un uso inappropriato crea
resistenza batterica e infiammazione delle mucose. Si trova in collutori e gel
ed è consigliata quando non è possibile eseguire una normale igiene orale
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Cos’è
il filo interdentale?
Il
filo interdentale è costituito da un insieme di fili di nylon o meglio di
seta, che possono essere ricoperti o no da un sottile strato di cera. Il filo
non cerato è il più efficace poiché i suoi 300 filamenti di seta agiscono
come altrettanti minuscoli raschietti.
Il filo è indispensabile per pulire le superfici dei denti dove non arriva lo
spazzolino cioè nello spazio interdentale delimitato da due denti contigui.
Questo spazio è occupato dalla papilla interdentale: la gengiva a forma di
tenda canadese interposta tra due denti contigui.
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Perché
si usa ancora poco il filo interdentale?
E’
generalmente poco amato e pochissimo usato perché non è ancora veramente
entrato nella nostra cultura e nelle abitudini. L’uso regolare del filo e
dello spazzolino ridurrebbero in modo drastico la possibilità di malattie dei
denti perché il filo completa l’opera dello spazzolino, raggiungendo quelle
aree altrimenti inaccessibili quali la papilla interdentale che si
ammala facilmente. Infatti se non è pulita regolarmente e diligentemente col
filo dentario, si può formare la cosiddetta tasca parodontale.
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Cos’è
la tasca parodontale?
La
tasca è un buco o meglio una fessura tra il dente e la sua gengiva: tasca
gengivale. E’ più grave se l’infezione interessa anche l’osso di sostegno del
dente stesso, si parla allora di tasca ossea.
In questa fessura, più o meno grande e di forma variabile, i microrganismi possono annidarsi indisturbati, poiché non sono più raggiungibili né dallo
spazzolino né dal filo dentario. Pertanto se la tasca parodontale non
è curata dal dentista, può aggravarsi progressivamente fino alla perdita dei
denti per mancanza dell’osso di sostegno.
Ecco un esempio classico di una seria malattia cronica e progressiva che
potrebbe essere evitata orientando le nostre abitudini dall’emergenza alla
prevenzione.
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Perché
è indispensabile il filo interdentale?
Il
filo dentario di seta non cerato (solo questo), è indispensabile per la
pulizia ma è anche uno strumento diagnostico perché segnala la presenza di
tartaro o di carie.
Nella superficie dentale dove si sfilaccia o peggio si taglia di netto, oppure
in corrispondenza di un lavoro odontoiatrico mal fatto o non preciso, quali i
bordi di corone e di otturazioni sporgenti. Sono condizioni ideali per lo
sviluppo indisturbato della patina, perché è praticamente impossibile
poterla asportare sia per lo spazzolino che per il filo. Infatti è pressoché
costante trovare gengiviti in tutte quelle aree, specialmente tra gli spazi
interdentali, che sono occupate da ricostruzioni debordanti. Quasi sempre esse
sono è associate anche a un danno osseo. Il filo interdentale si utilizza
anche sotto i ponti protesici. A tal fine vi è in commercio il
cosiddetto passafilo. Si tratta di un ago di plastica con una piccola
cruna, flessibile, che consente l’introduzione del filo sotto il ponte,
permettendo così la pulizia di un’area altrimenti inaccessibile.
Negli ultimi tempi in alternativa al metodo del passafilo è stato introdotto
un tipo di filo più grosso, fatto a ciuffi, con un’anima di plastica più
robusta, (Superfloss) che si introduce direttamente sotto ai ponti protesici.
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A
cosa serve il dentifricio?
L’uso
dei dentifrici fluorati in maniera corretta privi nella loro composizione
d’elementi che possano interferire nell’azione del fluoro, offrono uno dei
mezzi più efficaci nella protezione della carie, sempre che siano impiegati
costantemente e non solo sporadicamente. Infatti all’inizio degli anni ’80 in
molti paesi industrializzati si è rilevato un calo delle carie superiore al
50%. Il merito sembra attribuibile all’incremento dell’uso dei dentifrici
fluorati, nonostante che nel frattempo fosse aumentato il consumo di zucchero.
Il dentifricio è gradito anche perché contiene componenti tensioattivi e
schiumogeni, aromatizzanti e desensibilizzanti. Purtroppo, come abbiamo già
descritto, la patina viene disgregata e rimossa esclusivamente dall’azione
meccanica dello spazzolino e del filo. Basta usarne pochissimo, una punta, e
sempre al fluoro. L’uso del dentifricio fluorato deve essere raccomandato ai
bambini oltre i tre anni ed il loro impiego, per lo meno alla luce delle
attuali conoscenze, può essere protratto per tutta l’esistenza anche nelle
aree con acqua fluorata . Non si sono ancora evidenziate controindicazioni, se
non per i bambini più piccoli che, se non controllati, attratti dal gusto, ne
ingoiano grandi quantità.Stare
attenti che:1)
l’uso del dentifricio tende a ridurre l’impegno e il tempo necessario per
l’esecuzione di un adeguato spazzolamento.2)
La schiuma del dentifricio impedisce il controllo visivo della posizione e del
movimento delle setole dello spazzolino durante le manovre di pulizia.
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Quali
sono le funzioni del dentifricio?
Sono
quattro:1.
rimuovere la patina2.
proteggere lo smalto con il fluoro3.
togliere le macchie4.
lasciare l’alito fresco.
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Quali
sono i componenti dei dentifrici?
Le
paste dentifricie contengono:
-
sostanza
abrasive (25-%50%)
materiali
umettanti e lubrificanti (20-30%)
acqua
(30-40%)
-
detergenti
(per formare la schiuma e asportare le sostanze rimosse con lo spazzolino
· aromi · dolcificanti e fluoro (1-2%)
In
funzione della abrasività dentifrici in commercio sono divisi in quattro
fasce:
-
a
bassa abrasività (da 60 a 70)
media
(da 70 a 100)
moderata
(da 100 a 120).
-
alta
(da 120 a 200)
Su
50 marche diverse solo due ne riportano l’indice.La
capacità di abradere è collegata agli ingredienti ma soprattutto alla
grandezza delle particelle e alla forma dei microgranuli. Secondo l’American
Dental Association (ADA) l’indice di abrasività di un dentifricio per non
arrecare danni allo smalto deve variare nella scala RDA (Relative Dentin
Abrasion) da 50 a 200. E’ consigliabile quindi utilizzare dentifrici con
moderata abrasività pena la conseguenza di intaccare lo smalto.
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Si
possono rendere più bianchi i denti?
Sono
utili i dentifrici sbiancanti?
Sono
da evitare i dentifrici con sostanze ’sbiancanti’ a base d’abrasivi perché danneggiano lo smalto. Il colore dei denti è determinato geneticamente e non
si può, o meglio, non conviene modificarlo. Non esistono in commercio
prodotti in grado di cambiare il colore dello smalto. Bisogna inoltre sapere
che riferendosi ai modelli massmediologici vedi: televisione cinema etc. i
loro denti appaiono bianchissimi per effetto delle luci intensissime degli
studi dove avvengono le riprese e quindi non sono modelli imitabili.
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Con
quali metodi si tolgono le macchie dei denti?
Dato
che tutti dentifrici contengono una componente abrasiva, l’igiene orale
correttamente eseguita con uno spazzolino di durezza media e un normale
dentifricio è in grado di rimuovere le macchie causate da depositi di tartaro
o da caffè o fumo oppure dovute al cibo. Sono inoltre in grado di mantenere
costantemente nel tempo la tonalità naturale del dente. Nelle visite
periodiche di controllo inoltre il dentista o l’igienista asporta con gli
ultrasuoni o strumenti a mano il tartaro e rimuove le macchie resistenti.
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Cosa
sono i dentifrici sbiancanti?
Molte
ditte produttrici di nuovi dentifrici chiamati in inglese "whitening"
in italiano traducibile in "sbiancante" sostengono che sono meno
abrasivi degli altri ma più efficaci nel rimuovere la sottile pellicola di
materiale proteico che si forma sul dente, e quindi conferiscono più
brillantezza e prevengono la formazione delle macchie. L’effetto finale
dovrebbe essere il ritorno alla colorazione originale. Questi dentifrici hanno
un effetto che più che sbiancante si potrebbe definire schiarente, ma non può
modificare il colore dei denti.
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E
per i denti macchiati profondamente?
Vi
sono macchie che pigmentano profondamente lo smalto e la dentina con danno
estetico evidente. Sono generalmente collegate:
In
questi casi il dentista d’accordo col paziente possono decidere se conveniente
sottoporsi ad un trattamento sbiancante eseguito con preparati professionali.Il
trattamento prevede l’uso di paste speciali abbinate ad agenti tensioattivi.
L’esito è garantito perché, oltre al normale effetto abrasivo che rimuove le
macchie più esterne, i principi attivi di queste paste attraversano lo smalto
e agiscono rimuovendo le colorazioni dello strato situato tra lo smalto e
dentina. Il risultato però non è garantito al 100% perché anche per i denti
esistono le macchie impossibili da rimuovere. Il costo oscilla attualmente
(1/1/1999) mediamente da 600 mila lire sino al milione e richiede, a seconda
dei trattamenti, una o più seduta dal dentista. Col passare del tempo
l’effetto sbiancante però si attenua e può essere ripetuto dopo 2-3 anni.
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Che
effetto ha il fumo?
Il
fumo e soprattutto la nicotina sono dannosissimi per le gengive perché
necrotizzano i tessuti. Infatti, le macchie di fumo difficilmente vengono
tolte dal dentifricio e si riformano a poche settimane di distanza anche se
sono state tolte dal dentista. E’ proibito fumare dopo un intervento
chirurgico in bocca, pena il probabile insuccesso dell’intervento.
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Perché
l’ Igiene alimentare è considerata il secondo caposaldo dell’igiene orale?
La
divaricazione tra natura e cultura appare evidente nell’evoluzione
dell’alimentazione moderna. Mentre l’apparato masticatorio umano
meccanicamente e fisiologicamente è rimasto anatomicamente invariato negli
ultimi 5.000 anni di civiltà, negli ultimi cento anni è cambiato
radicalmente il nostro modo di nutrirci.
Mangiamo cibi cotti, appiccicosi, molli, privi di fibre, senza crusca, eccessivamente
zuccherati. Tali caratteristiche favoriscono enormemente
la proliferazione dei microbi presenti nella bocca. La cosiddetta
BIOMANTENIBILITA’, in altre parole la capacità della bocca d’autodetergersi
attraverso l’uso degli alimenti naturali, è molto diminuita. Anche per tale
motivo si è prodotto un aumento marcato delle malattie della bocca, tanto da
annoverarle tra le nuove malattie del secolo.
Poiché l’alimentazione dell’uomo varia in funzione delle epoche, delle mode,
delle culture, delle ideologie, delle religioni, delle aree geografiche, delle
stagioni, delle contingenze economiche, dei gusti individuali etc., il
dentista consiglia: dopo aver mangiato, in ogni caso, è indispensabile
pulirsi i denti ed è bene evitare l’assunzione di zuccheri specie se
appiccicosi e di dolciumi in genere, fuori dei pasti. Infatti come regola
universale si può affermare che: un alimento è tanto più cariogeno quanti
più zuccheri contiene e quanto più a lungo rimane sui denti.
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Perché
sono necessarie le visite periodiche di controllo?
La
carie e la gengivite hanno un’evoluzione lenta e sono facilmente
diagnosticabili. Se si intercettano allo stadio iniziale è più facile
curarle con risultati sicuri, senza dolore e con costo biologico, economico ed
emotivo limitati.
Le visite di controllo vanno programmate nel tempo ad intervalli calcolati in
base alla capacità del paziente di pulirsi bene i denti, alla suscettibilità
individuale e/o ereditaria di ammalarsi, all’alimentazione che il paziente
predilige, alla necessità di controllare e revisionare i manufatti
odontoiatrici ed alla situazione ortodontica.
E’ comunque indispensabile una visita ogni 5-6 mesi: è il lasso di tempo
sufficiente per intercettare sul nascere un’eventuale carie in formazione, di
controllare lo stato di salute delle gengive, di togliere il tartaro e le
macchie sui denti che nel frattempo, nonostante la più grande attenzione, si
saranno formati.
Se si segue questo consiglio si può essere ragionevolmente tranquilli sulla
preventiva scoperta d’eventuali patologie o d’altri tipi di disturbi.
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Perché
sono indispensabili le visite periodiche per i bambini?
Particolare
cura e attenzione bisogna dedicare ai bambini. Al contrario di quanto si
creda, i denti da latte sono molto importanti sia per le normali funzioni dei
denti ma anche e soprattutto perché i denti decidui guidano e condizionano
l’eruzione e il corretto posizionamento dei denti definitivi. Trascurare la
crescita dei denti dei nostri bambini perché "tanto cascano" è un
comportamento sciocco ed espone al rischio di evitabili malattie la cui
eventuale progressione può condurre anche all’estrazione prematura le cui
conseguenze possono portare a fastidiose e costose cure ortodontiche.
Quindi bisogna astenersi dal praticare estrazioni di denti decidui prima del
nono anno di età.
Per evitare carie si possono applicare nei bambini sostanze sigillanti
contenenti fluoro nei solchi e nelle aree dei denti che si valuta possano
essere a rischio.
Si debbono infine controllare tempestivamente eventuali fori congeniti
(difetti di coalescenza dello smalto), soprattutto nei denti definitivi che
erompono nel periodo di età che va dai 6 ai 12 anni. Questi fori
congeniti se non intercettati e curati in tempo, diverranno in breve tempo
carie devastanti e difficili da curare.
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Le
gestanti hanno bisogno di cure particolari?
Per
le donne in stato di gravidanza bisogna avere grande attenzione. Durante la
gravidanza l’ambiente orale subisce una serie di modificazioni. Notevoli sono
i cambiamenti che avvengono nella cavità orale delle gestanti:
-
variazioni
del colore della gengiva da rosa pallido a rosa scuro,
le
gengive diventano più gonfie,
edematose,
-
per
così dire più friabili.
In
queste condizioni le gengive sono più facilmente aggredibili dai batteri del
cavo orale, mentre l’acidità, seppur modesta della saliva può intaccare i
componenti organici e minerali dei tessuti del dente. I sintomi che si possono
verificare sono:
-
edema,
sanguinamento
spontaneo ed allo spazzolamento,
alito
cattivo,
pseudo
tasche gengivali
-
ed
a volte pure piccole formazioni gengivali, denominati epulidi gravidiche.
Si tratta di una infiammazione delle gengive è spesso localizzata ai
denti anteriori, accompagnata da mobilità degli stessi ed può allarmare
anche per i dolori sordi e diffusi.
Prevalentemente
si verifica tra il terzo ed il sesto mese è dovuta ai cambiamenti ormonali
che si verificano naturalmente e fisiologicamente in gravidanza. Infatti
aumenta notevolmente il progesterone e gli estrogeni. Il cambiamento
dell’equilibrio ormonale, influenza anche la composizione chimica della saliva
che tende a diventare più acida inducendo una certa imbibizione di tutti i
tessuti. I cambiamenti ormonali possono anche indurre un indebolimento delle
difese gengivali con una diminuzione della cheratinizzazione gengivale
(corneificazione) oltre che una diminuzione della produzione di anticorpi e
linfociti. Per questo motivo nel periodo della gestazione i focolai di carie
preesistenti possono subire un rapido aggravamento. E per finire le gengive
gonfie rendono più difficile l’igiene orale. Pertanto è fondamentale il
controllo della placca batterica. Controllo che avviene sia mediante un’igiene
professionale: detartrasi mensile dal terzo al quinto mese sia istruendo
scrupolosamente le gestanti sulle tecniche igieniche domiciliari più
appropriate. Quindi è estremamente importante che la gestante si affidi al
dentista al fine di evitare infezioni gengivali, ascessi che richiedono l’uso
di antibiotici che possono danneggiare il nascituro oltre che provocare alla
madre in un periodo così delicato vedi: disturbi alimentari. La parola chiave
è quindi prevenzione con controlli professionali.
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Durante
la gravidanza le cure dal dentista potrebbero essere pericolose per il
bambino?
In
linea di massima non ci sono ragionevoli rischi, anche dovendo ricorrere
all’anestesia. Tuttavia conviene limitare gli interventi ai casi urgenti ed
inprocrastinabili, soprattutto gli esami radiografici e rinviare,ove
possibile, le cure. Evitare soprattutto le cure durante i primi tre mesi della
gravidanza, che sono i più delicati per la formazione del nascituro,
rimandandoli, ai mesi successivi.Per
le modifiche fisiologiche che si verificano durante la gravidanza, soprattutto
l’aumento del livello di progesterone, che facilita la proliferazione dei
batteri della bocca ed indebolisce le difese del sistema immunitario,
conviene:
-
Intensificare
la cura dell’igiene orale.
Nell’arco
della gravidanza sottoporsi ad almeno due visite di controllo.
Consultare
il dentista ai primi sintomi di fastidio alle gengive o ai denti così che
sia possibile intervenire il più precocemente possibile.
Evitare
o limitare o al massimo l’uso di farmaci.
-
Assumere
sotto controllo odontoiatrico e/o ginecologico il fluoro. (vedi domanda
sull’uso del fluoro).
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I
diabetici hanno bisogno di cure particolari?
Si.
Essendo diminuite le difese naturali organiche, aumentano le probabilità di
infezioni e si manifesta, inoltre, una notevole diminuzione della
capacità di guarigione delle ferite.
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Quali
sono i rapporti tra prevenzione e Ortodonzia?
L’Ortodonzia
è la branca dell’Odontoiatria che si occupa del corretto posizionamento ed
allineamento dei denti e quindi dell’estetica facciale. Gli spostamenti
dentali vanno eseguiti nel rispetto dei tessuti parodontali,
dell’articolazione temporo-mandibolare e dei rapporti occlusali (ingranaggio
dei denti).
Tra i ’denti storti’ è più facile che il cibo si intasi costituendo un
ottimo pascolo per i microrganismi orali con le conseguenze già considerate.
Da qui la necessità della cura ortodontica.
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Qual
è l’importanza del fluoro nella prevenzione?
L’Organizzazione
Mondiale della Sanità è sempre stata promotrice della Prevenzione
Stomatologica. Nel 1975 la sua Assemblea Generale ha raccomandato la
fluorizzazione a tutti gli Stati membri e nel 1981 ha incluso il fluoruro di
sodio tra i farmaci essenziali, stabilendo nel frattempo degli obiettivi di
salute dentale da raggiungersi nell’anno 2000 grazie alla prevenzione.
Appare determinante l’apporto di sufficienti quantità di fluoro durante
l’amelogenesi: nella formazione dello smalto. Il fluoro preso per tutta la
vita in dosi più che doppie a quelle terapeutiche non provoca alcuna reazione
negli organi e negli apparati. La sua sicurezza appare dimostrata al di là
d’ogni ragionevole dubbio. La massima protezione della carie della dentatura
permanente si ha con l’assunzione delle compresse dalla nascita fino al
termine della scuole media.
La prevenzione attraverso l’uso sistematico del fluoro sembra mostrare un
rapporto costo-vantaggi tra 1/ 5,1 15, dove 1 è il costo della
fluoroprofilassi specifica e 5- 15 è il costo delle cure non fatte per le
carie prevenute pro-capite.
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Come
agisce il fluoro?
E’
stato accertato scientificamente che il fluoro sotto forma di ione esercita
azione carioprofilattica. Lo ione fluoro entra nella struttura dei
cristalli di idrossiapatite (costituenti fondamentali inorganici dello
smalto), trasformandolo in fluoroapatite che è insolubile in acqua.
Sotto questa forma lo smalto è più resistente all’effetto corrosivo degli
acidi orali. Durante lo sviluppo dei denti (fase di mineralizzazione) gli ioni
fluoro vengono incorporati nella compagine delle molecole di idrossiapatite
trasformandolo in fluoroapatite. Inizialmente il fluoro inoltre favorisce la
remineralizzazione dello smalto intaccato dagli acidi e, particolare non
trascurabile, inibisce il metabolismo dei batteri della placca.
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Come
si può assumere il fluoro?
Il
fluoro si può assumere con il dentifricio al fluoro, che riduce l’incidenza
della carie del 30%. Le compresse di fluoro, reperibili in farmacia,
riducono l’incidenza della carie del 50%.
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Qual
è il dosaggio ottimale del fluoro?
Sotto
controllo medico, il fluoro può essere somministrato:
alle gestanti dal 6° mese di gravidanza: dosaggio 1 mg al giorno.
alle madri che allattano: dosaggio di 1 mg. al giorno.
al bambino, sotto controllo del pediatra:
dosaggio:
1 compressa da 0,25 mg.fino a 2 anni
2 compresse da 0,25 mg. da 2 a 3 anni
3 compresse da 0,25 mg. da 3 a 4 anni
1 compressa da 1 mg. da 4 a 13 anniLe
compresse possono essere sciolte nell’acqua, nel latte, nel succo di frutta.
L’odontoiatra o il pediatra nel caso dei bambini se attua tale profilassi deve
essere a conoscenza della concentrazione del fluoro nell’acqua potabile del
luogo dove vive il paziente e inoltre deve tener conto delle abitudini
alimentari dello stesso.
Il fluoro può inoltre essere aggiunto alle acque potabili. Il 29 maggio 1975
la 28° Assemblea Mondiale dell’OMS ha testualmente affermato:
"l’ottimizzazione del contenuto in fluoro dell’acqua potabile rimane il
più efficace mezzo fino ad oggi conosciuto per prevenire la carie."
Un programma di fluorizzazione dell’acqua si attua negli Stati Uniti e in
alcuni stati Europei per un totale di 200 milioni di persone trattate. E’
stata stimata una riduzione dell’incidenza della carie del 50-60%.
Dosaggio ottimale per le acque: 1 p.p.m./l.
La fluorizzazione del latte, fluorizzazione del sale da cucina rimane comunque
una scelta politica sanitaria. Vi sono alimenti ricchi di fluoro come:
sardine, salmone, the, frutti di mare.
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Ci
sono precauzioni da osservare per il fluoro?
Le
precauzioni sono necessarie, poiché vi può essere il rischio di iperdosaggio
cronico:
la fluorosi che si verifica con dosi superiori a 4 mg. al giorno per lungo
tempo.
Tale intossicazione provoca alterazioni cromatiche e morfologiche dei denti ed
erosioni dello smalto.Nei casi gravissimi l’intossicazione cronica sistematica
determina lesioni ossee, renali e tiroidee.
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ISTRUZIONI
PER L’ESECUZIONE DELL’IGIENE ORALE DOMICILIARE
Il
fatto che una popolazione che afferma di spazzolarsi i denti più di una volta
la giorno per l’80% dei casi abbia condizioni di salute dentale e parodontali
insoddisfacenti, è un’ulteriore riprova che non conta per niente la quantità
ma la qualità dell’igiene. E’ quindi necessario che i pazienti imparino una
tecnica corretta di spazzolamento.
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Cos’è
il solco gengivale?
Il
solco gengivale è un’area anatomica vulnerabile ed è sede di proliferazione
batterica.

Come
il collo di una maglia, il colletto gengivale contorna il dente in tutta la
sua circonferenza e nello stesso modo in cui è possibile introdurre un dito
nel collo della maglia, così il dentista (a scopo diagnostico), può
introdurre dentro il colletto gengivale uno strumento denominato sonda
parodontale.
Quindi dentro il colletto gengivale vi è uno spazio anatomico virtuale
(normalmente il colletto è aderente al dente), che diviene reale
introducendovi la sonda.
Al fondo del colletto, la gengiva si attacca tenacemente al dente lungo tutto
il suo contorno (attacco epiteliale). Le punte dello spazzolino ed il filo
devono pulire senza danneggiare tale area anatomica. Si dice che: ’bisogna
arrivare sino al solco gengivale.
Il solco gengivale anatomicamente normale è profondo 1,5 - 2 mm. superati i
quali si passa alla patologia (poiché non è pulibile con i normali
strumenti: spazzolino e filo dentario).
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Cosa
rende efficace l’igiene orale?
Nelle
manovre di pulizia conta non la forza ma la destrezza.
-L’igiene orale deve inoltre essere eseguita sistematicamente: partendo da un
punto ed arrivando man mano al lato simmetrico.
-I denti si toccano tra di loro per un punto od area di contatto che bisogna
superare (quando si usa il filo), con un movimento a seghetto.
-Le superfici da pulire con lo spazzolino sono: il solco gengivale esterno, la
superficie esterna del dente, la superficie masticante, la superficie interna
del dente, il solco gengivale interno.
-Le superfici da pulire con il filo dentario sono: la superficie interdentale
di ciascun dente (dal punto di contatto al solco gengivale interdentale).
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Come
si usa lo spazzolino?

l
metodo più efficace ed adottato è stato ideato dal dott. Bass, un dentista
americano vissuto più di 100 anni in ottime ed invidiabili condizioni di
salute orale, pulendosi ovviamente col suo metodo.
Si può dire che l’igiene orale come metodo globale sia stata codificato nel
1948 da Bass che descrisse un metodo di spazzolamento completato dall’uso del
filo interdentale.
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Come
ci si spazzola i denti secondo il metodo di Bass modificato?


Si
accosta (con poca forza) lo spazzolino di modo che le punte delle setole
possano penetrare nel solco gengivale: punta delle setole verso il solco
gengivale, asse delle setole a 45° gradi rispetto alla superficie dei denti.
Se si esercita la giusta pressione si nota un leggero sbiancamento della
gengiva.
Si imprimono 7-8 movimenti di vibrazione di pochi millimetri e di va e vieni
quasi senza che si sposti la testa dello spazzolino (in pratica si muovono le
punte delle setole). In questo modo si disgrega e si rimuove la patina
presente nel solco gengivale.
Si esegue poi un unico movimento ’dal rosso al bianco’ (dalla gengiva alla
superficie masticante) ruotando contemporaneamente lo spazzolino. In
tale modo si portano via i batteri e i residui alimentari dal solco gengivale
e dalla superficie del dente.
Ripetere gli stessi movimenti sulle superfici interne dei denti superiori ed
inferiori (palatalmente e lingualmente) con la dovuta delicatezza.Tali manovre vanno ripetute 3 o 4 volte per gruppi di 2 o 3 denti.
Spazzolare le superfici masticanti
di tutti i denti dirigendo le punte
delle setole nei solchi e nelle fossette.
Pulire la lingua, il palato e tutte le gengive.
Sulla superficie interna dei denti anteriori della arcata inferiore (dato che
lo spazio è più stretto) si può usare lo spazzolino in direzione verticale
stando sempre attenti che le punte delle setole entrino nel solco gengivale.
Ricordarsi bene che oltre ai denti bisogna pulire con eguale attenzione il
solco gengivale (penetrandovi con la punta delle setole) e le gengive.
Stare attenti a non spazzolare orizzontalmente e con forza perché a lungo
andare si abraderanno i colletti soprattutto dei denti più bombati, quali i
canini e i premolari.
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MODALITA’
D’USO DEL FILO DENTARIO DI SETA NON CERATOCome
si usa il filo interdentale?

E’
preferibile usare il filo dentario di seta e non cerato perché quando questo
viene premuto contro la superficie del dente da pulire, i singoli filamenti
del filo si separano e il filo diventa una superficie composta da alcune
decine di "piccole lame taglienti" che asportano efficacemente
la patina.
Il filo dentario va usato (almeno nei primi tempi) davanti allo specchio.
Afferrando il filo per un’estremità con due dita, la lunghezza del filo deve
essere pari alla lunghezza che va dal braccio esteso fino al pomo di Adamo.
Il filo va avvolto, senza stringere, all’ultima falange del medio (nella zona
dell’unghia), quasi tutto da una parte e poco dall’altra in modo tale però
che il filo si possa reggere solo sulle due dita medie, senza impegnare le
altre dita. Si possono usare così tutte le altre dita nella combinazione più
comoda per indirizzare e manovrare il filo agevolmente anche nelle zone più
inaccessibili.
Nell’uso, il filo si impregna di patina batterica quindi man mano che si
sporca si svolge il filo pulito e si avvolge quello sporco.
La lunghezza del filo che striscia effettivamente contro il dente è di poco
superiore al diametro esterno-interno di ciascun spazio interdentale da pulire
(1 -1,5 cm.). E’ intuitivo che più piccola è la distanza tra le dita che
manovrano il filo, più agevole e facile sarà l’esecuzione delle manovre di
igiene orale.
Si inserisce il filo nello spazio interdentale e si supera il punto di
contatto con delicatezza per evitare che oltrepassandolo di scatto e con
troppa forza, sbatta contro la sottostante papilla interdentale,
traumatizzandola.
Se ciò si verifica usare un movimento a seghetto (movimento avanti e
indietro).
Si striscia il filo contro la superficie del dente, abbracciandolo con il filo
o meglio stringendolo ad ansa, andando sù e giù mediamente 4 o 5 volte.
Bisogna strisciare dal punto di contatto fino al solco gengivale interdentale.
Ricordarsi che spingendo il filo nel solco gengivale interdentale è
necessario percepire una leggera resistenza ma non fino ad avvertirne dolore.
Si striscia il filo su e giù fino a che il dente canta: emette un suono di
vetro smerigliato o di piatto pulito. Se dopo 4-5 movimenti tale suono non si
dovesse verificare usare del filo nuovo.
Ricordarsi che per ogni spazio interdentale vi sono due superfici da pulire.
Quindi pulire una superficie per poi passare a pulire (saltando la papilla
interdentale) la superficie dentale opposta.
Dopo aver passato il filo e lo spazzolino ci si sciacqua la bocca facendo
uscire con forza l’acqua dagli spazi interdentali.
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L’idropulsore
è utile?
La
doccia orale può essere considerata un coadiuvante di spazzolino e filo
interdentale ma non un sostituto.Passato il filo si può usare,
facoltativamente, anche l’idropulsore o idrogetto o doccia orale (apparecchio
che schizza getti di acqua a pressione regolabile e a frequenza più o meno
rapida: fino a 3.000 pulsazioni al minuto) dirigendone gli schizzi sui denti e
negli spazi interdentali, con l’avvertenza di non abusare della pressione
dello schizzo, di usare acqua tiepida e di non indirizzare gli schizzi verso i
solchi gengivali per evitare traumi.
Vi è il rischio infatti di provocare emorragie connettivali o addirittura
ascessi parodontali. E’ stato scientificamente dimostrato infatti che la
patina batterica per la sua caratteristica adesività non viene disgregata dal
getto d’acqua che gli irrigatori le lanciano contro. Anche al massimo della
potenza, pulisce la bocca dai detriti alimentari ma non riesce ad eliminare la
placca batterica. E’ importante usarlo a bassa potenza.
L’uso dell’idropulsore ha come controindicazione la possibilità di scollare
la parete gengivale dal dente e quindi provocare tasche vere e proprie da
trauma, come far penetrare nella gengiva corpi estranei, quali batteri,
frammenti di tartaro o altro.
Quindi usare bene spazzolino e filo dentario, perché tutto il resto è
superfluo.
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Come
comportarsi se per qualsiasi motivo si perde traumaticamente uno o più denti?
Come
risultato di un incidente automobilistico, di traumi durante il gioco o gli
sports, un dente intatto può essere letteralmente strappato dalla sua sede
naturale: l’alveolo. Una rapida e precisa azione può permettere a questo
dente di essere reimpiantato.
-
Il
dente avulso deve essere recuperato dal luogo dell’incidente.
Deve
essere preso direttamente dalla corona (e non dalla radice)
Pulirlo
con acqua.
E’
indispensabile evitare di usare saponi o disinfettanti o, peggio,
strofinare la radice vigorosamente, nel tentativo di pulirla. Ognuna di
queste azioni può danneggiare in maniera irreversibile le cellule vive
presenti sulla superficie radicolare.
Se
è possibile, il dente deve essere rimesso immediatamente nell’alveolo,
mantenendolo in posizione mentre ci si reca rapidamente dal dentista che
deve, ovviamente, essere avvisato telefonicamente, in modo che si possa
preparare a fronteggiare l’emergenza.
Metodi
alternativi per trasportare il dente sono il collocarlo nella bocca vicino
alle guance, oppure tenerlo in un barattolo d’acqua (o latte o soluzione
fisiologica).
Il
dentista potrà quindi ricollocare il dente nell’alveolo e solidarizzarlo
con gli altri denti.
Questo
trattamento non assicura la ritenzione a vita del dente traumatizzato
nell’alveolo; esso potrà, infatti, rimanere in situ per alcuni anni e
solo occasionalmente per sempre.
-
Bisogna
sottolineare che il tempo di permanenza al di fuori dell’alveolo è il
fattore critico del successo del reimpianto. Il dente non dovrebbe
rimanere più di 30 minuti al di fuori della bocca. Non bisogna
dimenticare che, anche in traumi meno gravi delle avulsioni, quali le
fratture, è possibile minimizzare i danni se si recuperano i frammenti
fratturati.