Notizie sull’albero genealogico della famiglia Cascioli
Se
per caso ti chiami anche tu Cascioli, e sei capitato su questo sito per
caso,
oppure sei in grado di aggiungere notizie su persone che abbiano questo
cognome,
ti invitiamo caldamente a scriverci,
e ti ringraziamo in anticipo.
Le
inseriremo alla pagina "altri
Cascioli in Italia".
La
famiglia Cascioli è documentata per un lungo periodo di tempo (1720 -
1945 ) a Fossato di Vico (Perugia).
Dai dati raccolti nei registri parrocchiali,
i Cascioli erano i sarti del paese di Fossato di Vico, e risiedevano in
una frazione dello stesso, Borgo di Fossato, località posta lungo la sottostante
via Flaminia, che Fossato dominava dall’alto del suo colle. Non
è stato possibile reperire i dati precedenti al 1720, perché andarono
bruciati in un incendio della locale parrocchia.
Le informazioni su questo piccolo albero
genealogico della famiglia Cascioli, che da Domenico (1720 - 1801)
arriva fino a mio figlio Osiride Luca Cascioli (1981), sono stati raccolti
da mio padre Osiride Cascioli, nel 1975 e aggiornate nel 1983. Coprono
dunque un periodo - dal 1720 al 2004 - di ben 284 anni.
Chi ha messo queste notizie su Internet è Francesco
Cascioli, nato nel 1953 e residente a Roma.
Il più antico documento attualmente catalogato
che parli di un Cascioli, riguarda un Notaio operante nel 1596 a Nocera
Umbra, comune posto a 30 km da Fossato (questa è l’unica informazione
su questo espoente della famiglia, che deve aver fatto parte di un ramo
laterale dell’Albero).
La notizia è in un verbale in cui si da atto che:
“… nelle mani di me, notaio
Pietropaolo Cascioli, custode dei denari dei malefizi, donna Laudomia
versò la somma di…”
E’ stato rintracciato tra le carte
della Diocesi di Nocera Umbra (Perugia). Da notizia del versamento di
una somma che tale Ludomia deve pagare di multa per aver fatto dormire
nel suo letto una sua figlioletta appena nata, che, nel rivoltarsi delle
coperte durante la notte, era rimasta soffocata e deceduta.
Ho poi letto in un libro sulla
demografia che nel passato le figlie femmine che la famiglia riteneva
di non poter far crescere, venivano spesso soppresse in questa maniera
che oggi appare barbara. Anche per questo, dalle autorità era prevista
una multa per le famiglie in cui accadevano questi decessi.
Essere notaio non era mestiere
da poco. Non si sa come da questa origine benestante e da questo lavoro
’’di prestigio’’, la famiglia Cascioli risulti invece presentata nei registri
parrocchiali, generazione dopo generazione, come ‘’sarti’’ di professione,
occupazione certo meno altolocata che notaio.
Mia nonna Antonia Lupi era levatrice,
ruolo non da poco nell’Umbria di fine ‘800. Suo marito Liborio Cascioli
faceva il sarto appunto, ed era una figura con meno successo professionale.
Aveva pochi clienti e chi teneva le redini della famiglia sembra esser
stata mia nonna. A fine ’800 essere levatrice, quasi un medico, era molto
per una donna, forse uno dei livelli più alti che una donna di
campagna potesse raggiungere.
Di questa coppia, che io non ho
mai conosciuto (sono morti nel 1941 – 1942), mi viene citato un aneddoto:
nonno Liborio, quando perdeva a carte con la nonna, in un gesto di rabbia
era solito tirare all’aria le carte, magari gettandole nel camino (spento
però, che le carte erano un oggetto di lusso, e non si sarebbero mai gettate
nel fuoco). Con poca fatica ne riesco anche a visualizzare l’aspetto:
avranno avuto senz’altro qualche carta segnata, riconoscibile e logorata
per il lungo uso, con una macchia, o un angolo strappato.
Come già detto, i Cascioli erano i sarti
del paese di Fossato di Vico. Anche Liborio Cascioli esercitava questa
professione, che si tramandava di padre in figlio, com’è stato possibile
accertare dai registri parrocchiali, che riportavano data di nascita,
di morte e professione.
Dopo mio nonno Liborio, il mestiere di sarto quasi si perde. Nessuno dei
tre suoi figli maschi aveva le forbici come strumento di mestiere, e tutti
emigrarono dall’Umbria verso le grandi città d’Italia. Si trasferirono
chi a Milano – Aldo Cascioli - a fare il carabiniere, chi a Roma – Remo
Cascioli - a fare il ferroviere, chi sempre nella capitale, a lavorare
come autoferrotranviere, come toccò a mio padre Osiride Cascioli.
Delle figlie solo Annina Cascioli
continuò a utilizzare le forbici, facendo piccoli lavori di sartoria nella
sua casa a Roma.
Lo strumento del mestiere, che
era scomparso per una generazione, tornò nelle mani di un Cascioli grazie
al sottoscritto. Per anni ho usato le forbici come strumento di espressione,
realizzando a collages dei fotomontaggi per ‘’Il male’’, ‘’L’espresso’’,
‘’Panorama’’, ecc.. Questo tra il 1977 e il
1995, quando realizzare illustrazioni a collage su argomenti complessi,
è stato il mio lavoro principale. Poi son passato a realizzare immagini
digitali con Photoshop, ma tengo lo stesso un paio di forbici sulla
mia scrivania, arnese con cui i Cascioli si sono sfamati per secoli.
Sull’origine del termine
‘’Cascioli’’
Ci sono tre ipotesi, che cito in ordine
di probabilità.
La meno probabile è che sia una
deformazione del termine Cassioli: ‘’che vivevano vicino la Via Cassia",
che attraversa il centro Italia verso il Tirreno.
La seconda li rapporta ai formaggi e al mestiere dei pastori, i ‘’pecorari’’.
Cascioli in quest’ottica potrebbe provenire da ‘’caciaioli’’, ‘’fabbricanti
di caci e caciotte’’.
La più accreditata
etimologia fa invece riferimento al comune di Cascia, anch’esso in Umbria,
a 90 Km da Fossato: ‘’Cascioli’’ = abitanti di Cascia.
Sempre stando alle informazioni raccolte
da Osiride Cascioli, mio padre:
‘’…la famiglia Cascioli, originaria
di Cascia nell’Umbria, fu iscritta alla nobiltà di quella città nel secolo
XIII (1200 d. C.). I Cascioli ressero quel comune per molti anni, ed è
ricordato tra i molti, un Amedeo Cascioli priore di Cascia nel 1428 e
che tenne tale carica 33 anni.
A memoria verbale degli avi di
Domenico (1911) di San Gemini, risulta che la famiglia Cascioli, dopo
i terremoti del 1703 – 1720 – 1730, che furono distruttivi per Cascia,
lasciò la cittadina d’origine della casata. Tre fratelli vendettero i
loro beni ed emigrarono: uno ad Ascoli Piceno, uno a Roma, uno a San Gemini,
dove acquistò una proprietà di oltre 200 ettari...’’
(Bedet, Vittorio Emanuele e Tommaso,
‘’Nobiltà italiana’’, p. 751)
La famiglia Cascioli risulta anche molto
presente a Segni, e in altri comuni del Lazio a Nord e a Est di Roma.
Uno dei più famosi Cascioli è Lino
Cascioli, giornalista sportivo. Io non l’ho mai conosciuto personalmente,
ma per un periodo abbiamo lavorato per la stessa testata, ‘’Play boy’’
della Edizioni Lancio.
Se ti chiami anche tu Cascioli, o sei
capitato per caso su questo sito, e sei in grado di aggiungere notizie
su persone che abbiano questo cognome, ti invito caldamente a scrivermi, e ti ringrazio in anticipo.
Internet
è una risorsa così fantastica per acquisire e diffondere informazioni,
da invitare a creare pagine di questo tipo che possano riallacciare –
tramite la rete telematica – contatti di sangue che si diramano nei secoli.
Scrivici e ci aiuterai ad arricchire le nostre informazioni.
Altre
risorse sui cognomi e sugli alberi genealogici
Tra le risorse consultabili da chi ama
investigare sul proprio cognome, consigliamo l’Italia
dei Cognomi, http://gens.labo.net/it/cognomi/genera.html
da dove si può vedere come dove e quanto una famiglia sia diffusa
in Italia e negli Usa. È un sito eccellente, gratuito e stupefacente,
che vi consiglio senz’altro di provare, anche per controllare la diffusione
del cognome di vostra madre o di amici e conoscenti.
C’è poi un sito che
offre la possibilità
di vedere gli "Immigrati
negli Stati Uniti":
http://www.ellisisland.org
E’ un grande archivio liberamente consultabile: hanno trasferito su internet
i dati scritti a mano dagli impiegati dell’Ufficio immigrazione degli
Usa.
Si digita il proprio cognome e compare l’elenco di chi è entrato
negli Usa negli ultimi 100 anni con un tale cognome. I dati visionabili
indicano il comune di nascita dell’immigrato, e si può visionarli
fino a trovare quelli che vengono dal proprio comune di origine. Se ci
si registra come utenti, si possono venire a sapere due piccole informazioni
in più: il porto di partenza e il nome della nave.
Si può stabilire
da dove provengono i cognomi in base alle ultime sillabe?
Secondo Enzo Caffarelli, direttore
della Rivista Italiana di Onomastica, ("Focus" Luglio 2004,
pag. 138), la gran parte delle terminazioni (un centinaio quelle più
frequenti) non sono tipiche di una sola zona, anche perché possono
avere diversa origine.
In genere, i cognomi espressi al singolare, con -o oppure -e finali sono
meridionali, ma anche piemontesi/liguri e talvolta veneti. Quelli pluraIizzati
con -i sono dell’Italia centrale, lombardi, trentini ed emiliani. Così
i Bianco, Leone o Russo s’oppongono, anche per distribuzione territoriale,
a Bianchi, Leoni o Rossi.
Tra i suffissi più
localizzabili, sono siciliani e calabresi quelli d’origine greca o araba,
in -à, -aci, -anò, -òti: Invece -acci,
-arèlli e -arini sono tipici del Centro Italia; -audo è
siciliano e piemontese: -az e -oz sono valdostani (la -z non si pronuncia
e l’accento non cade sull’ultima vocale); -au, -edda, -eddu sono sardi,
come -éri, mentre -èri con "e" aperta è
siciliano, ed -èrio è piemontese e ligure. Ancora tipicissimi
sono, nel Nord-ovest, -enghi, -aghi e -aschi, in Friuli -ut -utti, in
Toscana -ugi, in Lombardia -oldi, in Campania (e in Basilicata) -iéllo
e -uolo. |