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I principi nella vita di un alcolizzato


dal libro di Bateson: "Verso un’ecologia della mente", Adelphi

1. É chiaro che quel principio della vita di un alcolizzato che l’A.A. chiama ’orgoglio’ non è strutturato contestualmente intorno a successi avuti in passato. Essi non usano il termine per indicare orgoglio per qualcosa che si è compiuto; l’accento non è sull’ ’Io sono riuscito...’, ma piuttosto sull’ ’Io sono capace...’. Si tratta dell’accettazione ossessiva di una sfida, un ripudio della frase ’Io non sono capace
2. Dopo che l’alcolizzato ha cominciato a soffrire - o a essere biasimato - per il suo alcolismo, questo principio di ’orgoglio’ viene mobilitato dietro la proposizione ’Sono capace di mantenermi sobrio’. Ma, si noti bene, il successo in questa impresa distrugge la ’sfida’; l’alcolizzato diventa troppo sicuro di sé, rilassa la sua determinazione; si arrischia a bere un goccio e finisce col prendere una sbornia. Si può dire che la struttura contestuale della sobrietà cambia per il fatto stesso di riuscire a restare sobri. La sobrietà, a questo punto, non è più l’ambito contestuale appropriato per l’ ’orgoglio’: ora è il rischio costituito dal bere che getta la sfida e provoca il fatale ’Io sono capace...’.
3. Quelli dell’A.A. fanno di tutto per far capire che questo cambiamento nella struttura contestuale non avverrà mai. Essi ristrutturano l’intero contesto ripetendo continuamente che " Una volta alcolizzati, si è alcolizzati per sempre ". Essi tentano di far sì che l’alcolizzato assuma l’alcolismo all’interno del proprio io, come un analista di scuola junghiana cerca di far scoprire al paziente il suo ’tipo psicologico’ perché egli possa poi imparare a convivere con le forze e le debolezze di quel tipo. Per contro, la struttura contestuale dell’ ’orgoglio’ dell’alcolizzato colloca l’alcolismo fuori dell’io: " Io sono capace di oppormi al bere ".
4. La componente di sfida presente nell’ ’orgoglio’ dell’alcolizzato è connessa con il correre il rischio. Questo principio si potrebbe esprimere così: "Io sono capace di fare una cosa dove il successo è improbabile e l’insuccesso disastroso". É chiaro che questo principio non potrà mai servire a mantenere una sobrietà permanente: appena il successo comincia ad apparire probabile, l’alcolizzato deve sfidare il rischio di un bicchierino. L’elemento di ’scalogna’ o ’probabilità’ di insuccesso pone l’insuccesso al di là dei limiti dell’io. "L’insuccesso, se ci sarà, non sarà dovuto a me.. L’ ’orgoglio’ dell’alcolizzato restringe via via il concetto di ’io’, situando gli eventi fuori della sua portata.
5. Il principio dell’ ’orgoglio nel rischio’ si rivelerà quasi suicida. Niente di male se per una volta sfido l’universo per vedere se esso è dalla mia parte, ma se questa sfida la ritento continuamente e in modo sempre più incalzante, m’imbarco in un’impresa il cui unico risultato sarà di dimostrare che l’universo mi odia. Eppure, nonostante tutto, i resoconti dell’A.A. mostrano ripetutamente che, al colmo della disperazione, l’orgoglio talvolta impedisce il suicidio. La quietanza definitiva di morte non dev’essere rilasciata dall’ "io".
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L’ultimo esempio presenta un interesse particolare. Se il combattimento tra i lupi è simmetrico (cioè se il lupo A è spinto a un comportamento più aggressivo dal comportamento aggressivo di B), in tal caso, se B manifesta all’improvviso ciò che possiamo chiamare ’aggressione negativa’, A non sarà più in grado di continuare il combattimento se non saprà passare immediatamente a quella disposizione mentale complementare in cui la debolezza di B sarebbe uno stimolo per la sua aggressività. Nell’ambito dell’ipotesi dei modi simmetrico e complementare, diviene superfluo postulare un effetto specificamente ’inibitorio’ per il segnale di resa.
Gli esseri umani, che possiedono il linguaggio, possono dare il contrassegno di ’aggressione’ a tutti i tentativi di procurare un danno ad altri, non importa se il tentativo sia stimolato dall’altrui forza o dall’altrui debolezza; tuttavia al livello prelinguistico dei mammiferi questi due tipi di ’aggressione’ devono apparire del tutto diversi. Ci viene detto che, dal punto di vista del leone, un ’attacco’ contro una zebra è del tutto diverso da un ’attacco’ contro un altro leone.
Quanto si è detto è sufficiente per poter fare la seguente domanda: l’orgoglio dell’alcolizzato è strutturato contestualmente in forma simmetrica o in forma complementare?
Diciamo subito che, in Occidente, nelle normali abitudini relative al bere vi è una tendenza molto forte verso la simmetria. A parte i casi di alcolismo, due individui che bevano insieme sono spinti dall’uso a restar pari, un bicchiere a te, un bicchiere a me. A questo stadio, l’ ’altro’ è ancora reale, e la simmetria, o rivalità, tra i due è di natura amichevole.
Quando invece l’alcolizzato cerca di resistere al bere, egli comincia a trovar difficile resistere al contesto sociale secondo cui egli dovrebbe restar pari con gli amici nel bere. L’A.A. dice: "Il cielo sa con quanta forza e per quanto tempo noi abbiamo tentato di bere come gli altri!".
Man mano che le cose peggiorano, l’alcolizzato diventa solitamente un bevitore solitario ed esibisce l’intera gamma di reazioni alla sfida. La moglie e gli amici cominciano a insinuargli che il suo bere è una debolezza ed egli può reagire, in modo simmetrico, sia irritandosi con loro sia affermando la sua forza nel resistere alla tentazione dell’alcool. Ma, com’è caratteristico delle reazioni simmetriche, un breve periodo di lotta vittoriosa indebolisce la sua determinazione, ed egli ci ricasca. Uno sforzo simmetrico richiede un antagonismo continuo da parte dell’avversario.
A poco a poco, il punto focale della battaglia cambia, e l’alcolizzato si trova impegnato in un nuovo e più esiziale tipo di conflitto simmetrico: ora deve dimostrare che l’alcool non può ucciderlo. "Sanguina la sua testa, ma non si piega": egli è ancora "il capitano della sua anima", per ciò che vale...
Nel frattempo i suoi rapporti con la moglie, col capufficio e con gli amici sono andati guastandosi. Non gli era mai piaciuta la posizione complementare del suo capufficio, in quanto autorità; e ora, man mano che egli va in rovina, anche sua moglie è sempre più costretta ad assumere una parte complementare: sia che essa cerchi di imporglisi o di mostrarsi protettiva o tollerante.

LO STATO DI EBBREZZA


Ciò che abbiamo detto sopra a proposito della fatica di Sisifo dell’orgoglio simmetrico è soltanto una metà del quadro: è il quadro dello stato mentale dell’alcolizzato che lotta contro la bottiglia; questo stato è, chiaramente, molto sgradevole e, altrettanto chiaramente, non realistico. Gli ’altri’ dell’alcolizzato sono del tutto immaginari, oppure sono distorsioni grossolane di persone da cui egli dipende e cui a volte vuole bene. A questo stato sgradevole egli ha un’alternativa: può ubriacarsi. O, ’almeno’, può bere un bicchierino.
Con questa resa complementare, che l’alcolizzato spesso considera un atto di spregio (la freccia del Parto in una battaglia simmetrica), tutta la sua epistemologia cambia. Le sue ansie, i suoi risentimenti e il suo panico svaniscono come per incanto. Il suo autocontrollo si riduce, ma ancor più diminuisce il suo bisogno di paragonarsi con gli altri. Egli si sente nelle vene il calore fisiologico dell’alcool e, in molti casi, sente anche un corrispondente calore psicologico verso gli altri. Sarà magari piagnucoloso o stizzito, ma almeno è ritornato a far parte del consorzio umano.
I dati diretti riferibili alla tesi che il passaggio dalla sobrietà all’intossicazione è anche un passaggio dalla sfida simmetrica alla complementarità sono scarsi e sempre confusi, sia dalle distorsioni della rievocazione sia dalla complessa tossicità dell’alcool. Vi sono tuttavia cospicue indicazioni nelle tradizioni popolari che il passaggio sia di questo tipo. Nel rito, il fatto di bere insieme ad altri ha sempre simboleggiato l’aggregazione sociale di persone unite in ’comunione’ religiosa o Gemùtlichkeit secolare. In un senso molto letterale, si pensa che l’alcool induca l’individuo a sentirsi e ad agire come una parte del gruppo; cioè l’alcool gli permette la complementarità nei rapporti che lo circondano.

TOCCARE IL FONDO

Quelli dell’A.A. attribuiscono grande importanza a questo fenomeno, e considerano l’alcolizzato che non ha ancora toccato il fondo come un candidato difficile per il loro intervento. Viceversa, essi tendono a spiegare i loro insuccessi dicendo che l’individuo che torna a darsi all’alcool non ha ancora ’toccato il fondo’.
Sono certamente di vario tipo i disastri che possono far toccare il fondo a un alcolizzato. Incidenti come un attacco di delirium tremens, un periodo di ubriachezza di cui egli abbia perduto ogni ricordo, una ripulsa da parte della moglie, la perdita dell’impiego, una diagnosi d’incurabilità, e così via - tutti questi fattori possono avere l’effetto desiderato. L’A.A. afferma che il ’fondo’ varia da uomo a uomo e che qualcuno può essere morto ancor prima di toccarlo.
É possibile, tuttavia, che il ’fondo’ sia toccato molte volte da un dato individuo; o che il ’fondo’ sia un breve periodo di panico che può offrire l’occasione propizia al cambiamento, ma non l’occasione in cui il cambiamento sia inevitabile. Può accadere che amici e parenti, o anche i terapisti, aiutino l’alcolizzato a superare il panico, rassicurandolo o aiutandolo con medicine; così egli ’guarisce’ e ritorna al suo ’orgoglio’ e al suo alcolismo, salvo poi toccare più tardi un ’fondo’ ancora più rovinoso, e ridiventare maturo per un cambiamento. È improbabile che il tentativo di cambiare l’alcolizzato in un intervallo fra due momenti di panico abbia buon esito.
La natura del panico è chiarita dalla seguente descrizione di un ’test’:
Non ci piace dichiarare che qualcuno è un alcolizzato, ma voi potete farvi rapidamente la diagnosi da soli: entrate nel primo bar e tentate di bere in modo controllato. Provate a bere e a fermarvi di colpo; fatelo più di una volta. Non vi ci vorrà molto per decidere, se siete sinceri con voi stessi. Se avrete ottenuto una percezione esatta della vostra situazione, sarà forse valsa la pena di aver passato alcuni momenti angosciosi.
Potremmo paragonare la prova ora citata all’ordine dato a un guidatore di frenare di colpo mentre viaggia su una strada sdrucciolevole: si renderà presto conto che il suo controllo è limitato.
Il panico dell’alcolizzato che ha toccato il fondo è il panico del guidatore che aveva pensato di poter controllare il veicolo, e invece scopre all’improvviso che il veicolo può sfuggirgli di mano e trascinarlo con sé. All’improvviso gli sembra che una pressione su quello che egli sa essere il freno faccia correre più forte il veicolo. È il panico della scoperta che esso (il sistema, cioè l’io più il veicolo) è più grande di lui.
Per la teoria qui presentata, possiamo dire che toccare il fondo esemplifica la teoria dei sistemi a tre livelli:
1. L’alcolizzato rimugina sugli sconforti della sobrietà fino a un punto di soglia, dove gli si rivela il fallimento dell’epistemologia dell’ ’autocontrollo’. Allora si ubriaca perché il ’sistema’ è più grande di lui - e quindi tanto vale arrendersi ad esso.
2. Si abbandona ripetutamente all’ubriachezza finché dimostra che c’è un sistema ancora più grande. Allora sperimenta il panico di ’toccare il fondo’.
3. Se amici e terapisti lo rassicurano, può anche darsi che egli raggiunga una nuova precaria situazione di equilibrio - intossicandosi del loro aiuto - finché dimostra che questo sistema non funziona e di nuovo ’tocca il fondo’, ma a un livello più basso. In questo, come in tutti i sistemi cibernetici, il segno (positivo o negativo) dell’effetto di una qualunque intrusione nel sistema dipende dall’istante in cui essa ha luogo.
4. Infine, il fenomeno di toccare il fondo è collegato in modo complesso all’esperienza del doppio vincolo. Bill W. racconta di aver toccato il fondo quando nel 1939 si sentì dire dal dottor William D. Silkworth di essere un alcolizzato senza speranza; questo evento è considerato l’inizio della storia dell’A.A. Il dottor Silkworth, inoltre, "ci forni gli strumenti con cui trapassare l’ego dell’alcoIizzato più coriaceo, quelle frasi sconvolgenti con cui descriveva la nostra malattia: l’ossessione della mente che ci spinge a bere e l’allergia del corpo che ci condanna alla
pazzia o alla morte ". Questo è un doppio vincolo fondato correttamente sull’epistemologia dell’alcolizzato, che è imperniata sulla dicotomia mente-corpo. L’alcolizzato è spinto da queste parole sempre più indietro, fino al punto in cui solo un cambiamento involontario nell’epistemologia dell’inconscio profondo - un’esperienza spirituale - renderà per lui irrilevante questa descrizione letale.


LA TEOLOGIA DELL’ALCOHLICS ANONYMOUS

Alcuni punti di rilievo nella teologia dell’A.A. sono:
1. C’è un Potere più grande dell’io. La cibernetica andrebbe un po’ oltre e riconoscerebbe che l’ ’io’ com’è ordinariamente inteso è solamente una parte esigua di un sistema funzionante ’per tentativi ed errori’ molto più grande, che pensa agisce e decide. Questo sistema comprende tutti i canali d’informazione che a un dato momento hanno importanza per una data decisione. L’ ’io’ è una falsa reificazione di una parte impropriamente delimitata di questo assai più vasto campo di processi interconnessi. La cibernetica riconosce anche che due o più persone (un gruppo qualunque di persone) possono formare insieme un sistema pensante e agente di quel tipo.
2. Questo Potere è sentito come personale e intimamente legato a ciascuno. É "Dio come tu intendi che sia".
Dal punto di vista cibernetico, il rapporto in cui ’io’ mi trovo rispetto a un qualunque sistema più vasto che mi circondi e che comprenda altre cose e persone, sarà diverso dal rapporto in cui ’tu’ ti trovi rispetto a un sistema simile che circondi te. Il rapporto ’parte di’ deve, necessariamente e logicamente, essere sempre complementare, ma il significato della locuzione ’parte di’ sarà diverso da persona a persona
3. Questa differenza sarà particolarmente importante nei sistemi che comprendono più di una persona; il sistema o ’potere’ deve di necessità apparire diverso a seconda del punto di vista delle diverse persone. Inoltre c’è. da aspettarsi che quando tali sistemi s’incontrano, essi si riconoscano l’un l’altro come sistemi in questo senso. La ’bellezza’ del bosco nel quale passeggio è il mio prendere atto sia dei singoli alberi sia dell’ecologia totale del bosco in quanto sistemi. Un simile riconoscimento estetico è ancor più evidente quando parlo con un’altra persona.
3. Si scopre un rapporto favorevole con questo Potere tramite il ’ toccare il fondo’ e la ’resa’.
4. Resistendo a questo Potere, gli uomini, e in particolare gli alcolizzati, si attirano addosso il disastro. La filosofia materialistica, che vede 1’ ’uomo’ ergersi contro l’ambiente, sta rapidamente crollando a mano a mano che l’uomo tecnologico diviene sempre più capace di opporsi ai sistemi più grandi. Ogni battaglia da lui vinta porta una minaccia di disastro. L’unità di sopravvivenza (sia nell’etica sia nell’evoluzione) non è l’organismo o la specie, ma il più ampio sistema o ’potere’ in cui la creatura vive: se la creatura distrugge il suo ambiente, distrugge se stessa.
5. Tuttavia - e ciò è importante - il Potere non premia e non punisce, non ha ’potere’ in questo senso: per dirla con la Bibbia,   tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Iddio.. E, viceversa, di coloro che non lo amano. L’idea di potere nel senso di controllo unilaterale è estraneo all’A.A. L’organizzazione è strettamente ’democratica’ (il termine è loro), e anche la loro divinità è sottoposta a ciò che potremmo chiamare un determinismo sistemico. La stessa limitazione vale sia per il rapporto tra il consigliere dell’A.A. e l’ubriacone che egli spera di aiutare, sia per il rapporto tra l’ufficio centrale dell’A.A. e ogni gruppo locale.
6. I due primi ’passi’ dell’Alcoholics Anonymous presi insieme identificano nell’alcolismo una manifestazione di questo Potere.
7. Il rapporto sano tra ogni individuo e questo Potere è complementare ed è in netto contrasto con l’ ’orgoglio’ dell’alcolizzato, che è rivolto verso un immaginario ’altro’
sulla base di una relazione simmetrica. La schismogenesi è sempre più potente di coloro che vi partecipano.
8. La qualità e il contenuto del rapporto tra ogni individuo e il Potere sono indicati o riflessi nella struttura sociale dell’A.A. L’aspetto secolare di questo sistema, la sua conduzione, sono delineati in "Twelve Traditions", supplemento ai "Twelve Steps"; il rapporto dell’uomo con il Potere è descritto in quest’ultimo documento. I due documenti si sovrappongono nei dodicesimo ’passo’, il quale prescrive l’aiuto ad altri alcolizzati come un necessario esercizio spirituale, senza il quale è presumibile che il membro dell’associazione abbia una ricaduta. Il sistema complessivo è una religione alla Durkheim, nel senso che il rapporto tra l’uomo e la sua comunità è parallelo a quello tra l’uomo e Dio: "L’A.A. è un potere più grande di ciascuno di noi".
Insomma, il rapporto di ogni individuo con il ’Potere’ viene definito nel modo migliore con le parole ’ è parte di’.
9. Anonimato. L’anonimato, nella filosofia e nella teologia dell’A.A., significa molto più che non la pura e semplice protezione dei suoi membri da una notorietà sfavorevole e vergognosa. Col crescere della fama e del successo dell’organizzazione nel suo complesso, i suoi membri han cominciato a sentire la tentazione di servirsi a proprio vantaggio della loro qualità di membri dell’associazione nelle relazioni pubbliche, in politica, nell’istruzione e in molti altri campi. Bill W., uno dei due fondatori dell’organizzazione, ebbe anche lui questa tentazione nei primi tempi, e ne parlò in un articolo da lui pubblicato. Egli si era reso conto, in primo luogo, che il fatto stesso di mettersi in mostra costituisce inevitabilmente un pericolo personale e spirituale per il socio, che non può reggere a una minuta analisi della sua persona; in secondo luogo, che per l’intera organizzazione sarebbe stato fatale farsi coinvolgere nella politica, nelle controversie religiose e nelle riforme sociali. Egli afferma chiaramente che gli errori dell’alcolizzato sono identici alle   forze che stanno lacerando e smembrando il mondo., ma che non è compito dell’A.A. salvare il mondo: unico suo scopo è di "portare il messaggio dell’A.A. all’alcolizzato sofferente che voglia riceverlo ". Egli conclude affermando che l’anonimato è "il maggior segno di abnegazione che conosciamo". In un altro passo, la dodicesima delle "Twelve Traditions" afferma che "l’anonimato è il fondamento spirituale delle nostre tradizioni, che sempre ci rammenta di anteporre i principi alle persone".
A ciò possiamo aggiungere che l’anonimato è anche una profonda enunciazione della relazione sistemica fra la parte e il tutto. Alcuni teorici dei sistemi andrebbero anche oltre, poiché una delle grandi tentazioni per la teoria dei sistemi è quella di reificare i concetti teorici. Anatol Holt afferma di volere sul suo paraurti una striscia adesiva che (paradossalmente) dica: " Schiacciate i sostantivi ".
10. La preghiera. Analogamente, l’uso che l’A.A. fa della preghiera afferma la complementarità della relazione parte-tutto mediante la semplice tecnica di invocare questa relazione. L’A.A. invoca quelle caratteristiche personali, come l’umiltà, che in effetti vengono esplicate nell’atto stesso di pregare. Qualora l’atto di pregare sia sincero (il che non è proprio facile), Dio non può che esaudire le richieste, e questa è una caratteristica specifica di " Dio come tu intendi che sia". Questa tautologia auto-affermativa, che ha la sua bellezza, è proprio il balsamo che ci vuole dopo le angosce dei doppi vincoli che si accompagnano al ’toccare il fondo’.
Più complessa, in un certo senso, è la famosa "Preghiera della Serenità": "Mio Dio, concedici la serenità per poter accettare le cose che non possiamo cambiare, il coraggio per cambiare le cose che possiamo cambiare, e la saggezza per riconoscere la differenza".
Se i doppi vincoli provocano angoscia e disperazione e distruggono le premesse epistemologiche personali a un qualche livello profondo, ne segue, viceversa, che, per sanare queste ferite e per sviluppare una nuova epistemologia, sarà opportuno l’intervento di qualcosa che sia in qualche modo inverso rispetto al doppio vincolo. Il doppio vincolo porta alla conclusione disperata che ’Non vi sono alternative’. La Preghiera della Serenità scioglie esplicitamente colui che prega da questi legami che lo fanno impazzire.
A tal proposito è opportuno ricordare che il grande schizofrenico, John Perceval, osservò un cambiamento nelle sue ’voci’: all’inizio della psicosi esse lo perseguitavano con ordini contraddittori’ (o, come direi io, doppi vincoli), ma in seguito egli cominciò a guarire quando esse gli offrirono scelte fra alternative chiaramente definite.
li. Sotto un aspetto l’A.A. differisce profondamente dai sistemi mentali naturali, come per esempio la famiglia o il bosco di sequoie: essa ha un unico fine (" portare il messaggio dell’A.A. all’alcolizzato sofferenze che voglia riceverlo "), e l’organizzazione è tesa a conseguire questo fine al massimo grado. Da questo punto di vista, l’A.A. non è più complessa della Generai Motors o di una nazione occidentale. I sistemi biologici, invece, che non siano quelli basati sulle idee occidentali (e specialmente sui denaro), hanno una molteplicità di fini. Nella foresta di sequoie non c’è un’unica variabile per cui si possa dire che tutto il sistema è volto a massimizzarla, mentre tutte le altre variabili sono sussidiarie rispetto ad essa; e in effetti la foresta di sequoie non tende a massimi, bensì a ottimi. I suoi bisogni sono saziabili, e una quantità eccessiva di qualunque cosa le è perniciosa.
Tuttavia si deve osservare questo: che l’unico scopo dell’A.A. è diretto verso l’esterno, e mira a un rapporto non competitivo col mondo più vasto. La variabile da massimizzare è una complementarità e ha la natura del ’servizio’ più che del dominio.


dal libro di Bateson: "Verso un’ecologia della mente", Adelphi, pag. 359

Brano successivo


1

prefazione bateson verso un ecologia della mente (dal libro "Verso un ecologia della mente")

2

la scienza della mente e dell’ordine (dal libro "Verso un ecologia della mente")

3

perché i francesi gesticolano quando parlano

4

dei giochi e della serietà

5

perché le cose hanno contorni

6

che cos’è un istinto

7

contatto tra culture e schismogenesi

8

ethos balinese

9

stile e significato

10

processo primario

11

limiti quantitativi della coscienza

12

Korzybski la relazione mappa territorio

13

verso una teoria della schizofrenia: effetti del doppio vincolo

14

doppio vincolo e suoi aspetti comunicativi

15

teoria del doppio vincolo

16

L’esperienza complessiva può favorire la creatività

17

vari livelli di apprendimento

18

i principi nella vita di un alcolizzato

19

la posizione epistemologica delle premesse complementare e simmetrica

20

La comunicazione riguarda prevalentemente le relazioni

21

la parola non sostituisce i gesti

22

finalita cosciente e natura

23

effetti della finalità cosciente sull’adattamento

24

forma sostanza e differenza

25

da Versailles alla cibernetica

26

patologie dell’epistemologia (dal libro "Verso un ecologia della mente")

27

Introduzione (dal libro di Bateson: "Mente e natura")

28

Ogni scolaretto sa che... (dal libro di Bateson: "Mente e natura")

29

I criteri del processo mentale (dal libro di Bateson: "Mente e natura")

30

Una lezione del professor Konrad Lorenz (dal libro di Bateson: "Mente e natura")

31

Il mondo dei processi mentali, è sia tautologico sia ecologico (dal libro di Bateson: "Mente e natura")

32

Il tempo è "fuori squadra" (dal libro di Bateson: "Mente e natura")

33

Il file zippato con tutti i brani di Bateson insieme, in word

34

I brani secondo me più importanti (da redigere)

 

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