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Una lezione del professor Konrad Lorenz
dal
libro di Bateson:
"Mente e natura", Adelphi
Ciò che sembra verificarsi in queste tradizionali secolarizzazioni
è uno spostamento dell’attenzione dalla relazione a uno degli estremi,
agli oggetti o persone che erano in relazione. È un percorso frequente
che porta a una volgarizzazione dell’epistemologia e alla perdita della comprensione
o illuminazione ottenuta mettendo una accanto all’altra la concezione della
natura e quella della famiglia.
Tuttavia, esistono ancora alcuni totemisti praticanti, perfino tra i biologi
professionisti. Seguire una lezione del professor Konrad Lorenz significa scoprire
che cosa facevano i cavernicoli dell’Aurignaciano quando dipingevano sulle pareti
e sulle volte delle caverne renne e mammut vivi e attivi. Gli atteggiamenti
e i movimenti espressivi di Lorenz, la sua cinesica, cambiano di momento in
momento secondo la natura dell’animale di cui parla. Ora è un’oca, pochi
minuti dopo un pesce ciclide, e così via. Va alla lavagna e disegna rapidamente
una creatura, poniamo un cane, vivo e incerto se attaccare o ritirarsi. Poi,
con un brevissimo intervento di gesso e cancellino, una variazione nella nuca
e nell’angolazione della coda, e il cane è chiaramente sul punto di attaccare.
Lorenz fece una serie di conferenze alle Hawaii, e l’ultima la dedicò
a problemi della filosofia della scienza. Mentre parlava dell’universo di Einstein,
il suo corpo pareva contorcersi tutto quasi in empatia con quell’astrazione.
E, misteriosamente, come gli Aurignaciani, egli non è capace di disegnare
una figura umana: i suoi tentativi, come i loro, producono solo fantocci filiformi.
Ciò che il totemismo insegna sul sé è profondamente non
visuale.
L’empatia di Lorenz per gli animali gli conferisce un vantaggio quasi sleale
sugli altri zoologi. Egli è in grado di leggere molte cose, e certo lo
fa, in un confronto (conscio o inconscio) tra ciò che vede fare all’animale
e ciò che si prova a fare la stessa cosa. (Molti psichiatri usano lo
stesso trucco per scoprire i pensieri e i sentimenti dei loro pazienti). Due
descrizioni diverse sono sempre meglio di una sola.
Oggi possiamo abbracciare con un unico sguardo quella doppia descrizione che
è il totemismo indigeno degli aborigeni australiani e il totemismo dell’araldica
europea e considerare il processo di degenerazione. Possiamo vedere come l’io
ha spodestato l’illuminazione, come gli animali di famiglia sono diventati stemmi
e insegne e come sono andate dimenticate le relazioni tra i prototipi animali
in natura.
(Oggi si ficca in testa ai bambini un po’ di storia naturale, insieme con un
po’ di ’arte’, in modo che essi dimentichino la loro natura animale ed ecologica
e l’estetica dell’esser vivi, e crescendo diventino bravi uomini d’affari).
Vi è, aggiungiamo, un altro percorso di degenerazione che diventa visibile
nell’indagine comparativa che stiamo conducendo: l’esopizzazione della storia
naturale. In questo processo non sono l’orgoglio e l’io a sostituire la religione,
bensì l’intrattenimento. La storia naturale non è nemmeno più
un fingere di guardare le creature reali; essa diventa una collezione di storie,
più o meno sardoniche, più o meno morali, più o meno divertenti.
La visione olistica che io qui chiamo religione si spacca per dare armi all’io
oppure giocattoli alla fantasia.
Bateson G. "MENTE E NATURA", Adelphi, pag. 190