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Perché i francesi...?
dal
libro di Bateson:
"Verso un’ecologia della mente", Adelphi
Figlia. Papà, perché i francesi agitano sempre le braccia?
Padre. Come, agitano le braccia?
F. Voglio dire, quando parlano. Perché agitano le braccia, fanno gesti...?
P. Be’... e tu perché sorridi? O perché qualche volta pesti i
piedi?
F. Ma non è la stessa cosa, papà. Io non agito le braccia qua
e là, come fa un francese. Credo che loro non possano farne a meno. Che
ne pensi?
P. Non so... forse avrebbero difficoltà a smettere... Tu puoi smettere
di sorridere?
F. Ma papà, io non sorrido continuamente. È difficile smettere
quando mi viene da sorridere, ma non mi viene sempre. E poi smetto.
P. Questo è vero.., però anche un francese non gesticola sempre
allo stesso modo. A volte gesticola in un modo, a volte in un altro.., e a volte,
penso, smette di gesticolare.
P. Cosa pensi? Cioè, che cosa ti viene in mente quando vedi un francese
che agita le braccia?
F. Penso che sembra un po’ sciocco, papà. Ma non credo che un altro francese
la pensi così; non possono sembrarsi tutti sciocchi a vicenda. Perché,
se fosse così, la smetterebbero; non ti pare?
P. Forse, ma questa non è una domanda semplice. Che cos’altro ti fanno
venire in mente?
F. Be’... sembrano tutti eccitati...
P. Bene.., dunque "sciocchi" ed "eccitati".
F. Ma sono veramente eccitati come sembrano? Se io fossi eccitata a quel modo,
avrei voglia di ballare o cantare o dare un pugno sul naso a qualcuno.., loro
invece continuano solo ad agitare le braccia. Non possono essere eccitati sul
serio.
P. Re’... e sono davvero sciocchi come sembrano a te? E perché a volte
tu hai voglia di ballare e cantare e dare un pugno sul naso a qualcuno?
F. Be’, a volte ho voglia di fare così.
P. Forse un francese ha voglia di " fare così". quando gesticola
a quel modo.
F. Ma non può aver voglia di far sempre così, papà, non
potrebbe.
P. Vuoi dire.., insomma quando il francese gesticola, certamente non si sente
come ti sentiresti tu se fossi tu a gesticolare. E certo hai ragione.
F. Allora, come si sente lui?
P. Be’... supponiamo che tu stia parlando con un francese e che lui stia agitando
le braccia di qua e di là, e poi nel bel mezzo della conversazione, dopo
che tu hai detto qualcosa, lui smetta improvvisamente di gesticolare, e parli
soltanto. Che cosa penseresti? Che ha semplicemente smesso di essere sciocco
ed eccitato?
F. No... mi spaventerei. Penserei di aver detto qualcosa
che lo ha offeso, e forse potrebbe essersi arrabbiato sul serio.
P. Già... e forse avresti ragione.
F. D’accordo... allora smettono di gesticolare quando cominciano ad arrabbiarsi.
P. Un momento. Dopo tutto il problema è di sapere che cosa un francese
dice a un altro francese col suo gesticolare. E abbiamo già un pezzo
della soluzione: ... gli dice qualcosa su ciò che prova nei confronti
dell’altro tizio. Gli dice che non è arrabbiato sul serio.., che vuole
e può essere ciò che tu chiami i sciocco ..
F. Ma... no... questo non ha senso. Non può far tutto quel lavoro per
poter dopo dire all’altro tizio che è arrabbiato solo tenendo le braccia
ferme. Come fa a sapere che dopo si arrabbierà?
P. Non lo sa. Ma per ogni evenienza...
F. No, papà, non ha senso. Io non sorrido per poterti dopo dire che mi
sono arrabbiata smettendo di sorridere.
P. E invece, credo che questo sia uno dei motivi per cui si sorride. E ci sono
molte persone che sorridono per dirti che non sono arrabbiate... quando invece
lo sono davvero.
F. Ma questo è diverso, papà. È un modo di dire le bugie
con la faccia. Come quando si gioca a poker.
P. Sì.
P. Dov’eravamo rimasti? Tu non trovi sensato che i francesi fatichino tanto
per dirsi l’un l’altro che non sono arrabbiati o offesi. Ma dopo tutto qual
è l’argomento di gran parte delle conversazioni? Voglio dire tra gli
americani?
F. Ma, papà, un sacco di cose... baseball e gelati e giardini e giochi.
E la gente parla di altra gente, e di se stessa e dei regali avuti per Natale.
P. Sì, sì... ma chi ascolta? Voglio dire... d’accordo, parlano
di baseball e giardini. Ma si scambiano informazioni? E se sì, quali
informazioni?
F. Certo.., quando torni dalla pesca e io ti chiedo: "Hai preso qualcosa?"
e tu dici: " Niente ", io non sapevo che non avevi preso niente prima
che tu me lo dicessi.
P. Uhm.
P. D’accordo.., tu hai parlato della pesca... argomento su cui sono suscettibile..,
e c’è allora un silenzio, un arresto nella conversazione.., e quel silenzio
ti dice che non mi piacciono le battute sui pesci che non ho preso. È
proprio come il francese che smette di gesticolare quando è offeso.
F. Scusami, papà, ma tu dicevi...
P. No... aspetta un momento... non confondiamo le cose scusandoci... domani
andrò di nuovo a pescare e saprò ancora che è improbabile
che prenda qualcosa...
F. Ma, papà, tu hai detto che tutto nella conversazione si riduce a dire
agli altri che non si è arrabbiati con loro...
P. Ho detto così? No... non tutto nella conversazione, molto però
sì. A volte, se i due interlocutori hanno voglia di ascoltare con attenzione,
è possibile far qual cosa di più che non scambiarsi saluti e auguri.
Si può addirittura far di più che scambiarsi informazioni: i due
possono persino scoprire qualcosa che nessuno dei due prima sapeva.
P. Comunque la maggior parte delle conversazioni riguardano solo se i due sono
arrabbiati o cose del genere. Si danno un gran da fare per dirsi l’un l’altro
che sono amici.., il che talvolta è una bugia. Dopo tutto, che succede
se non viene loro in mente niente da dirsi? Si sentono tutti a disagio.
F. Ma non è un’informazione anche quella, papà? Cioè...
informazione che essi non sono arrabbiati?
P. Certo, sì. Ma è un’informazione di tipo diverso da ’il gatto
è sul tappeto’.
F. Papà, perché la gente non dice semplicemente: " Non ce
l’ho con te " e la pianta lì?
P. Ah, ora arriviamo al vero problema. Il punto è che i messaggi che
ci scambiamo coi gesti sono in realtà una cosa diversa da qualunque traduzione
in parole che possiamo dare di quei gesti.
F. Non capisco.
P. Voglio dire... per quanto si dica a qualcuno, impiegando solo parole, che
si è o non si è arrabbiati non è la stessa cosa che dirglielo
con i gesti o con il tono della voce.
F. Ma, papà, non si possono dire parole senza un qualche tono di voce,
no? Anche se uno usasse meno tono possibile, gli altri sentirebbero che lui
sta esitando... e questo sarebbe una specie di tono, no?
P. Si, penso di sì. Dopo tutto è quello che ho detto poco fa sui
gesti... che il francese può dire qualcosa di particolare smettendo di
gesticolare.
I". Ma allora che cosa intendo dire quando affermo che i parole pure e
semplici non possono mai portare lo stesso messaggio dei gesti... se non esistono
i parole pure e semplici o?
F. Be’, le parole potrebbero essere scritte.
P. No... questo non risolverebbe la difficoltà, perché le parole
scritte hanno lo stesso un qualche ritmo e hanno lo stesso enfasi. Il punto
è che non esistono parole pure e semplici. Vi sono soltanto parole con
gesti o con tono di voce o con qualcosa del genere. Invece, naturalmente, gesti
senza parole sono abbastanza comuni.
F. Papà, perché quando c’insegnano il francese a scuola non c’insegnano
ad agitare le mani?
P. Non lo so. Non lo so davvero. Questo è forse uno dei motivi per cui
è spesso così difficile imparare le lingue.
P. Comunque, son tutte sciocchezze. Cioè l’idea che la lingua sia fatta
di parole è tutta una balordaggine... e quando ho detto che i gesti non
potrebbero esser tradotti in parole pure e semplici ", ho detto una balordaggine,
perché non esistono "parole pure e semplici"
E tutta la sintassi e la grammatica e tutta quella roba lì, è
una balordaggine. È tutto basato sull’idea che esistano le parole pure
e semplici ... e invece non ci sono.
F. Ma, papà...
P. Ti dico... che dobbiamo ricominciare tutto da capo e supporre che una lingua
sia prima di tutto un sistema di gesti. Dopo tutto gli animali hanno solo gesti
e toni di voce.., e le parole furono inventate più tardi. Molto più
tardi. E dopo s’inventarono i professori.
F. Papà?
P. Sì?
F. Sarebbe una buona cosa se la gente lasciasse perdere le parole e ricominciasse
a usare soltanto i gesti?
P. Mah... non lo so. Naturalmente in quel modo non ci sarebbe possibile fare
nessuna conversazione. Potremmo solo abbaiare, o miagolare. e agitare le braccia
qua e là, e ridere e brontolare e piangere. Ma potrebbe essere divertente..,
la vita sarebbe come una specie di balletto... dove i ballerini si farebbero
la musica da sé.
Bateson G., "Verso un’ecologia della mente", Adelphi, pag. 46