Massimo
Cavezzali:su di lui si sanno poche cose, per
lo più avvolte dal sospetto della mitizzazione o della
menzogna più spudorata. In ogni caso, si narra che
nel fumetto è un infiltrato, un eversore o, peggio,
un terrorista. Ma c’e un secondo motivo di paura,
di incertezza. Cavezzali, come e forse più di Nanni
Moretti, è un divoratore di luoghi comuni divertito
e feroce. Soprattutto di quelli che, sempre più frequentemente,
si ammantano di intelligenza, spregiudicatezza, arguzia.
O quell’antirazzismo parolaio ed ipocrita che ti addita
al pubblico disprezzo se dici "negro". Oppure, ed
è il nostro caso, una di quelle introduzioni che affastellano
concetti difficili (o solo confusi), che evocano le
"sinergie" od il "significante" dell’opera. Dunque,
a parte gli scherzi,Massimo Cavezzali nasce a Ravenna
l’11 Febbraio del 1950. Per chi ama la superstizione
post-moderna, si può aggiungere che è un Acquario
(lui stesso dichiara affinità elettive con Vasco Rossi
e Mozart). La sua prima uscita si data a due mesi
dalla nascita, su un passeggino. Nel Novembre del
1976, "lI Mago" pubblica per la prima volta le sue
tavole. Da quel momento, Cavezzali imperversa sulle
pagine delle più diverse testate: da "Orient Express"
ad il "Il Monello", da "Dolly" a "Tango", da "Hey
Rock" ad "Animai Comic". Cavezzali morde e fugge,
a volte rincorso, a volta sgattaiolando via senza
danni. Inchiostra vignette di satira musicale per
"Ciao 2001" dal 1981 e fà lo stesso con "Fotomusic",
"Music", "Il Monello" e "Lupo Alberto". Disegna una
copertina per una compilation di cantautori, il pass
ed altro per la tournèe di Guccini nell’83, il pass
di Zucchero per un tour toscano, la storia promozionale
di ’Fronte del Palco" per Vasco Rossi. Grande giocatore,
Cavezzali non rinuncia a Sanremo, anche se devia sul
"Tenco" per incompatibilità di carattere con i divi
della manifestazione ufficiale. Per il "Tenco" disegna
il disegnabile. Cosa che gli ha forse procurato quel
velo di perenne tristezza che mitiga la sua assoluta
ferocia, ma che non gli impedisce di fare tre o quattro
mostre di pittura e di scrivere brani musicali per
commedie. Tra una cosa e l’altra, pubblica dieci libri
a fumetti. Sarebbe sbagliato, infatti, aspettarsi
da Cavezzali un comportamento ribelle "all’italiana":
attento alle forme, programmato come una carriera
in banca. Di quelli, tanto per intendersi, che poi
ti garantiscono un posto in Rai od in qualche altra
mangiatoia. Chi si aspetta di vederlo con un bicchiere
di "Southern Comfort" in mano, come un Bukowski trapiantato
a Firenze, allibisce nel vederlo sorseggiare il caffè
shakerato od addentare una tortina "Fiesta". La sua
assoluta impossibilità a seguire qualsiasi regola
lo rende sfuggente, imbarazzante per chi si attiene
a qualche stereotipo. Ma queste notizie sono ancora
poche per risolvere, anche parzialmente, il mistero
di un autore che, nonostante la vasta produzione,
non si è mai dedicato ad un personaggio fisso ma ha
cercato di cogliere, volta per volta, "il nuovo che
avanza". Spesso è in anticipo sui tempi. Refrattario
a tutte le tentazioni di "gestire" la propria polemica
creatività, i suoi prodotti rispondono ad un’esigenza
brutale di comunicare e provocare. Egli, probabilmente,
vuole solo divertire, nel santo proposito di ogni
vero underground. Ma costretto a farci divertire nel
bel mezzo di una civiltà morente, bieca, insensibile,
carica di violenza e di solitudine. Il primo scopo
di un ribelle, secondo Cavezzali, è mantenersi vivo.
Era nella natura delle cose, che prima o poi, un simile
personaggio avrebbe dato l’assalto al cielo. L’ultimo
libro, infatti, è incentrato finalmente su un grande
personaggio: Dio. In persona, verrebbe di dire. E’
solo un caso che venga pubblicato nel corso di queso
nuovo medioevo, tra gli appelli grotteschi del "Dio
è con noi". Ma non è affatto un caso che possa essere
ancora una volta il rumore forte di una risata a salvarci
la mente dal fiume di immondizia che da tante parti
tracima su di noi.
Tratto da un articolo di PAOLO ALEANDRI