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Enrico Berlinguer e la satira sul Pci

Illustrazioni dal giornale di satira politica "Il male"

Anni 1977-1983: la satira sul Partito Comunista


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«Il Male» andava contro l’ipocrisia

A volte abbiamo ferito indirettamente tante persone, e di questo mi dispiace, però partivamo da una posizione di rispetto, di umanità, di rispetto dell'umanità. Sicuramente ci sono stati alcuni episodi particolarmente pesanti. Per esempio, quando nel luglio del '79 il pugile Jacopucci entrò in coma in seguito a un incontro, noi facemmo una copertina in cui tornava a combattere, con una specie di casco pieno di fili, di elettrodi. Questo episodio attirò le polemiche di molti amici, di «Lotta Continua». Per tutta risposta, nel numero successivo, noi rispondiamo alle polemiche inscenando la morte di Karen (Jacopo Fo). In quei casi, si sa, un giornale normale dovrebbe semplicemente unirsi al cordoglio dei familiari, ma noi eravamo un giornale di satira, e un giornale di satira deve, non dico dissacrare, ma cogliere l'aspetto spiazzante della vicenda. La stampa scade sempre nell'ipocrisia quando tratta questo tipo di tragedie, ipocrisia che dimostra ogni volta che muore un politico: chiunque sia, è sempre morto un grande uomo. «Il Male» naturalmente, come deve fare la satira, andava contro questa ipocrisia, difatti quando muore La Malfa – col quale peraltro ce l'avevamo, perché aveva chiesto la reintroduzione della pena di morte per i componenti del commando di via Fani – noi facciamo una copertina particolarmente pesante: "In fondo era solo una tartaruga!" con una tartarughina di pongo schiacciata. Senza un lavoro di sovrapproduzione e di dura selezione delle idee, «Il Male» non avrebbe mai potuto resistere al tempo. Vi basti pensare che ogni settimana montavamo e smontavamo il giornale almeno quattro volte. Sparavamo duecento idee per salvarne dieci, cento disegni per pubblicarne venti: in pratica facevamo quattro giornali, per stamparne uno. E — lo ripeto — questo lavoro di scrematura non era per niente facile. Pensate a cosa vuol dire dover dire a un tuo collega — che prima di tutto è un amico, un artista che stimi — «Stavolta non ti pubblico». Per fortuna tutti sapevano che era come nel calcio: un grande campione può farsi il primo tempo in panchina, ma poi a metà del secondo tempo lo fanno entrare, fa il suo gol e va tranquillo. Sa bene che la prossima volta capiterà a un altro e così via. Senza lagne o lamenti. Se il gioco è onesto, ognuno si sente parte di un collettivo, partecipe della creazione degli altri. E poi un'idea che non diventava fotoromanzo, non diventava articolo, non diventava disegno, lo sarebbe diventato la volta dopo, o quella dopo ancora. L'importante era tenere le orecchie aperte, raccogliere più proposte possibile, senza pregiudizi di sorta, perché magari l'idea migliore viene dal fattorino. E se il fattorino ha un'idea stupenda, tutti, dal direttore al grande disegnatore, lavorano sulla sua idea, umilmente, normalmente, fino alle tre di notte, mangiando la stessa pizza scotta o fino alle sei di mattina, aspettando i cornetti e un bottiglione di latte.

 
Inizio del testo ripreso dal libro di Vincino: "Il male" 1978-1982. I cinque anni che hanno cambiato la satira", Rizzoli
Seguito del testo ripreso dal libro di Vincino: "Il male" 1978-1982. I cinque anni che hanno cambiato la satira", Rizzoli
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Web www.ilpalo.com