«Il Male» e le questioni internazionali
«Il Male» non è un giornale di piccola satira italiana, perché il mondo è il suo teatro, il mondo nella sua contemporaneità storica e letteraria. Il mondo se ne accorge e, in un certo senso, ci ricambia. Infatti una commissione del governo americano, vedendo che «Il Male» veniva sequestrato una settimana sì e una settimana no, mette l'Italia nella la lista nera dei Paesi nei quali è a rischio la libertà di stampa. Il governo italiano riceve un ammonimento da questa commissione americana, naturalmente si tratta di un piccolo trafiletto, ma appena veniamo a sapere che il governo americano si è occupato di noi, ci esaltiamo: «L'hanno ragione, è giusto!». Immaginate questo gruppo di venti, trenta disoccupati che nell'arco di pochi mesi si trovano a passare dalla fame (più o meno) all'apparire sulle copertine di tutti i giornali, all'essere intervistati ogni giorno. Subito nella nostra megalomania — eravamo al momento della megalomania – ci diciamo: «Mandiamo in America una delegazione del "Male"!». E prendiamo i quattro che avevano il passaporto in regola: Vincenzo Sparagna, Carlo Cagni, Sergio Saviane e Angelo Pasquini, ai quali poi in America si uniscono Maurizio Torrealta e Isabella Rossellini. Arrivati negli Usa si installano, se non ricordo male, a casa di Lucio Manisco. Passa una settimana, poi due: loro mandavano pezzi, s'inventavano fotostorie, mentre noi a Roma ci annoiavamo da morire. |