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Su papa Wojtyla e la religione

Illustrazioni dal giornale di satira politica "Il male"

Anni 1977-1983: la satira al massimo delle sue potenzialità


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Satira politica in Polonia

Ma la Panda non era solo un giocattolo, serviva anche per il giornale. Sparagna e il fotografo Sandro Giustibelli la usarono per andare in Polonia a distribuire il falso «Trybuna Ludu», un'impresa storica, incentrata su un'idea che allora non era che un sogno, una visione. Noi avevamo intuito con grande anticipo che Wojtyla avrebbe fatto crollare il Muro, che avrebbe avuto un ruolo determinante nella distruzione del dominio sovietico sui Paesi dell'Est. Non era affatto una cosa semplice perché in quegli anni vivevamo ancora in un mondo diviso in due. Nel '79 un accordo Nato aveva consentito lo schieramento 108 missili Pershing 2 e 464 missili da crociera Cruise in basi militari americane in Inghilterra, Italia e Germania Ovest; in questo modo si fronteggiavano l'Urss e il blocco dell'Est, che erano ancora minacciosi e gareggiavano alla pari con il blocco dell'Ovest. Quando il Patto di Varsavia non riesce più a competere siamo già nell'85, quindi nel '79 non era facile intuire che Wojtyla avrebbe partecipato alla distruzione del blocco dell'Est. Assolutamente non era facile perché era impensabile. Eppure noi lo dichiariamo nel nostro falso del «Trybuna Ludu» un falso scritto insieme a degli intellettuali polacchi - che Sparagna ci aveva presentato –, proclamando Wojtyla imperatore della Polonia, in occasione della sua visita pastorale a Varsavia. Vincenzo e il fotografo caricarono la Panda con le copie del nostro «Trybuna Ludu» e partirono per la Polonia. Attraversarono il Paese in tre giorni fermandosi nelle chiese, nei posti di riferimento per i dissidenti, lasciando pacchi di giornali. Si trattò di una missione rischiosissima. Sandro e Vincenzo avevano la polizia alle calcagna e riuscirono a fuggire in modo rocambolesco, imbarcandosi a Danzica su un traghetto per la Svezia. La Panda torna a essere protagonista dei nostri giochi con il falso della «Pravda», un falso perfetto, composto in una tipografia salesiana, l'unica tipografia romana che avesse a disposizione i caratteri cirillici. Fu un capolavoro di intuizione che ci costò un mese di lavoro, di contatti con i profughi parigini dell'intellighenzia russa, fra i quali Bukovski, il generale Maximov, la Gorbanievskaya... gente che si ritrova a lavorare per noi, con alcuni della redazione, soprattutto con Sparagna. Vincenzo è presente in quasi tutte le nostre iniziative internazionali, era una specie di ministro degli Esteri del «Male» in un certo senso: politicamente era molto attivo, molto preparato e aveva agganci dappertutto. Con la falsa «Pravda», con la nostra idea "No Unione, no Socialiste, no Sovietiche, solo Repubbliche", noi raccontiamo già nel 1980 quello che succederà molti anni dopo: il dissolvimento dell'Urss, che porterà alla nascita di tante repubbliche, l'Ucraina, la Moldavia, la Bielorussia, la Georgia... Annunciamo sul giornale un raid Roma-Mosca: porteremo in Russia la Panda sponsorizzata dalla Fiat! Con tanto di cartelloni, scritte dipinte sulle fiancate: «Raid Roma-Mosca. La nuova "Pravda". Ecco qui l'equipe del "Male" che porterà la nuova "Pravda" a Mosca». In quel momento abbiamo gettato la Fiat nel terrore: come potevano spiegare ai russi che una macchina di loro proprietà avrebbe varcato il confine con dei pericolosi controrivoluzionari a bordo? Pensate alla Fiat: in Russia avevano fabbriche, un sacco di accordi commerciali... tanti anni di delicatissima politica estera, tutto a puttane per colpa di un gruppo di deficienti! La settimana dopo la Panda ci viene rubata. Sarà ritrovata a Torino, in viale Marconi. Quelli della Fiat si erano presi una tale paura che avevano incaricato la loro squadretta clandestina di rubarci la macchina e fingere di farla ritrovare dai Carabinieri, che ci avvisarono del ritrovamento. E noi: «Guardate... ormai, prendetevela, tenetevela». Con la Panda «Il Male» ci aveva giocato per molti mesi, dal '79 sino a fine '80. Un gioco che abbiamo tenuto nascosto a lungo, che abbiamo svelato soltanto quando abbiamo annunciato il raid Roma-Mosca. Era tipico della nostra mentalità, del nostro gusto per la dissipazione: non è che ogni cosa doveva finire per forza nel giornale. Cioè, la Panda ci serviva davvero, era iniziata come un gioco privato, una beffa da tener per noi, e poi era diventata un'altra cosa, si era trasformata. Questa capacità di trasformazione ci distingueva, la duttilità del «Male» era anche la sua forza. Nei nostri momenti più alti abbiamo dimostrato una grandissima duttilità, cambiavamo tutto sino all'ultimo, facendo impazzire i grafici, i tipografi. Il giornale cambiava completamente nelle ultime tre, cinque ore, perché magari ci era venuta un'idea migliore e allora non esisteva «Non si può fare, ormai è tardi». No, in generale si poteva fare. È chiaro, c'era il momento in cui dovevi stampare se volevi uscire in edicola, ma se saltava fuori un'idea migliore per la copertina, non c'era mai la pigrizia di dire. «No, ormai il giornale è chiuso».

I falsi quotidiani esteri

I falsi esteri erano la rappresentazione più alta della nostra idea di satira. Erano iniziative rischiose, splendide, dispendiose, faticosissime e coraggiose. Ce la siamo sempre cavata, tranne quella volta col falso «Times», fu l'unico falso fallito sul nascere. Eravamo in estate e un nostre amico da Londra ci lanciò la proposta di fare un'altra delle nostre pazzie: visto che il «Times» era in sciopero da un mese, se noi ne avessimo fatto un falso ne avremmo venduto una barca di copie L'idea sembrava promettere bene così Lo Sardo partì per Londra e diresse tutta l'operazione. Ma non avevamo tenuto conto del fatte: che in Inghilterra il sequestro è una cosa seria. In Italia hai i tempo di distribuire il tuo giornale e, una volta uscito, al massime ti sequestrano in dieci edicole si trentamila. In Inghilterra la legge è molto più severa ed è applicata rigidamente. Lo imparammo o nostre spese. A Londra due bobbies si presentarono in tipografia e ordinarono il sequestro dell'intera tiratura. Non riuscimmo a distribuire neanche una copia del falso «Times» e perdemmo una barca di soldi. Ma al di là di questa brutta esperienza, le nostre iniziative internazionali furono sempre delle trovate ben riuscite. Eravamo consapevoli il nostro gioco era il mondo, che giocavamo nel mondo. Non eravamo un giornale di satira italiano, ma un giornale di satira con il quale aggiustare il mondo. Eravamo degli incoscienti che giocavano con i destini del pianeta, usando gli strumenti dell'informazione. Confezionavamo delle bombe democratiche, bombardavamo di informazione i paesi sottoposti alle dittature. Le nostre erano delle bombe atomiche di informazione, precise al millimetro, con le quale abbiamo previsto le evoluzioni, le trasformazioni decisive che avrebbero segnato gli anni a venire. Noi volevamo che i nostri falsi cambiassero il corso degli eventi, perché sapevamo quali i nostri sogni, sapevamo quello che ci sarebbe piaciuto. E a noi sarebbe piaciuto un mondo libero da quel comunismo pesante, burocratico. Tutti i nostri falsi esteri prefigurano, raccontano quello che avverrà dieci, quindici venti anni dopo. Facevamo satira nell'accezione più bella, nell'accezione più alta, raccontando quello che sarebbe successo, intuendo la direzione del vento.

 
Inizio del testo ripreso dal libro di Vincino: "Il male" 1978-1982. I cinque anni che hanno cambiato la satira", Rizzoli
Seguito del testo ripreso dal libro di Vincino: "Il male" 1978-1982. I cinque anni che hanno cambiato la satira", Rizzoli
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Web www.ilpalo.com