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I primi tempi Angelo viene
messo a soffiare col mantice, e il resto del tempo a occuparsi delle maglie
di ferro, delle tuniche di metallo intrecciato che i guerrieri indossano
per ripararsi dai colpi, e che costituiscono la parte fondamentale di
un’armatura.
Le maglie, essendo fatte di ferro, si arrugginiscono facilmente, per pulirle
e lucidarle il giovane apprendista le fa rotolare su e giù all’interno
di un barile pieno di sabbia, trattamento che le rende come nuove.
Angelo si mostra volenteroso e amante del lavoro, così ben presto
viene incaricato da Forgione di confezionare una maglia nuova.
Costruirle non è facile. È come un tessuto, ma fatto di
anellini di metallo, tutti intrecciati quasi fosse un maglione di lana.
Alla fine ne risulta una lunghissima catenella, piccola ma resistente,
che gira a spirale tutto intorno al corpo del guerriero.
È un lavoro noioso, e come tale tocca ad Angelo, il più
giovane della bottega. Il ragazzo parte da un lungo filo di ferro che
taglia con martello e scalpello fino a farne tanti pezzetti. A quel punto
arriva la parte più monotona, ripetitiva e noiosa. Ogni frammento
di filo va prima piegato ad anello, poi incastrato nelle maglie già
montate, e infine chiuso con le pinze.
Per fare quella prima maglia, inesperto com’è, Angelo ci mette
quasi un mese, continuamente ripreso, corretto ed istruito da Forgione.
Quando la maglia è terminata, l’apprendista è così
orgoglioso del suo lavoro, da commettere una pericolosa leggerezza.
Viene il guerriero longobardo che ha ordinato la maglia. Angelo gli consegna
la maglia di ferro dicendogli:
- Ecco la vostra armatura! L’ho fatta io con le mie mani!
Il longobardo si incupisce.
- Come tu?
Io voglio un lavoro di un abile artigiano, non di un principiante!
Affiderò a questa corazza la mia vita, non voglio che si rompa
nel mezzo di una battaglia.
- Ma no nobile guerriero! - Si intromette Forgione che nota la brutta
piega che sta prendendo la discussione. - Non temere, il lavoro è
senz’altro venuto bene, te lo garantisco io personalmente...
- Lo vedremo! Intanto pagherò solamente la metà del compenso
che avevamo stabilito. - Ecco lo scopo di tutta la discussione pensa Angelo.
- Il vecchio prezzo, valeva se la maglia era opera di un fabbro esperto
come te, non di un ragazzetto apprendista.
E poi non sono ancora sicuro se la voglio prendere. Prima esigo una prova.
Ragazzo: indossa questa maglia!
- Io? Perché?
- Combatterò contro di te!
Se la corazza è fatta bene, come dice il tuo padrone, non hai nulla
da temere, e le mie spadate non ti faranno morire. Altrimenti peggio per
te! Così imparerai a lavorare come si deve.
Il guerriero è irremovibile, le proteste di Forgione non riescono
a fargli cambiare idea. Angelo si deve infilare la maglia e porsi davanti
al soldato longobardo. Ottiene solo, come grande concessione del guerriero,
di poter portare lo scudo.
Il soldato prende a dargli grandi colpi con la spada: fendenti, piattonate
e sciabolate da cui il ragazzo arriva a stento a difendersi riparandosi
dietro lo scudo.
Il guerriero più volte riesce a sorpassare la difesa dello scudo
e a raggiungere il corpo del ragazzo. Per fortuna la maglia regge agli
urti, e Angelo può finire quel pericoloso combattimento senza ricevere
altri danni che una terribile paura.
È una dura lezione.
Da quella volta l’apprendista mette un’estrema attenzione in tutto il
suo lavoro, per umile e modesto che sia, senza smettere di seguire, con
la coda dell’occhio, le varie lavorazioni che avvenivano nell’officina,
per "rubare con gli occhi" i segreti del mestiere.
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