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La mattina dopo il ragazzo
fa un incontro decisamente fortunato.
Passando vicino a San Pietro, si sente chiamare.
- Angelo!
Gli pare di conoscere quella voce, si volta stupito, ma certo! È
il diacono Martino!!!
- Martino! Che piacere rivederti!
- Il piacere è il mio che ti credevo schiavo.
- Ero stato catturato dai Longobardi, ma sono fuggito quando ho saputo
che anche Ravenna caduta nelle mani dei barbari.
- Che brutta fine ha fatto la nostra povera città!
Che gran disgrazia! In tutto questo tempo non son riuscito a trovare aiuto,
ma ancora si può fare qualcosa. Ho chiesto una nuova udienza al
Papa, e proprio domani sarò ricevuto dal pontefice. La notizia
dell’occupazione di Ravenna, ha sconvolto anche lui.
È chiaro che adesso i Longobardi punteranno alla conquista di Roma.
Vedrai ora . papa Adriano mi darà ascolto.
Forse è la volta buona che si convince a chiedere aiuto a Carlo
re dei Franchi.
Si danno appuntamento per il
giorno dopo, e il pomeriggio seguente, quando si incontrano, Martino ha
gli occhi lucidi per l’eccitazione e sprizza energia da tutti i pori.
- È fatta: si parte! Andiamo in Francia a chiedere aiuto.
- Finalmente! Dai: racconta!
- La delegazione del Papa sarà guidata da Pietro, un romano amico
di lunga data del pontefice. Si viaggerà insieme a tre ambasciatori
franchi: Albino confidente di re Carlo, il vescovo Giorgio, e l’abate
Wulfardo. Costoro, nel ritorno verso la Francia andranno prima alla corte
di Desiderio il re longobardo di Pavia, per fare un ultimo tentativo pacifico.
Gli rinnoveranno la richiesta che le città della Chiesa siano immediatamente
sgomberate e restituite alla libertà, come Desiderio ha promesso
più volte in passato.
Non credo che servirà a molto, e a questo punto i tre ambasciatori
proseguiranno verso le terre di re Carlo, a fare rapporto al loro sovrano.
Papa Adriano mi manda insieme a Pietro, il suo inviato, con una lettera
in cui chiede aiuto al signore dei Franchi. E tu verrai con me!
- Io? Io che aiuto posso darti? Che ne so di diplomazia e di questioni
internazionali?
- Tu vieni con me, non si discute! Ora che ti ho ritrovato, ti voglio
al mio fianco. Convinceremo re Carlo, e insieme ai suoi cavalieri, libereremo
la nostra Ravenna e tutta la penisola dai barbari invasori.
I due risalgono l’Italia aggregandosi
ai tre ambasciatori diretti verso Pavia, dal re longobardo.
- Chiunque può capire dal nostro accento che siamo di Ravenna.
- Gli spiega Martino. - Noi non abbiamo l’immunità riservata ai
diplomatici, non possiamo entrare a Pavia. Ci staccheremo dal gruppo prima
della capitale barbara, per tentare di arrivare in Francia seguendo vie
meno frequentate.
La parte del viaggio fatta
in compagnia dei tre nobili Franchi è molto piacevole. Re Carlo
incute il massimo rispetto, e nessuno si permette di fare sgarbi agli
ambasciatori di un tale grande sovrano. In viaggio Angelo fa amicizia
con Albino, un tipo autorevole ma cordiale. Nel lungo cammino a cavallo
- che è l’occasione per il ragazzo di imparare a cavalcare - Albino
si fa narrare da Angelo la sua vita presso i Longobardi, mentre il nobile
gli racconta dei Franchi, del carattere pieno di virtù del loro
sovrano, e della sua magnifica corte.
- La corte è composta dalle persone che vivono a stretto contatto
con re Carlo: i figli, i parenti, i collaboratori, i conti - cioè
i compagni e i collaboratori più fedeli e devoti - ognuno responsabile
di un territorio concessogli dal sovrano. Fra questi nobili spiccano i
"fedelissimi" del re, che oltre ad aver giurato fedeltà
personale al sovrano, si trattengono presso la sua persona, sempre a disposizione
di Carlo, e che per questo vengono chiamati "palatini", cioè
che frequentano il "palazzo" reale.
- Che dite mio Signore: si riuscirà a liberare Ravenna?
- Certo! Carlo è un grande comandante, e i suoi soldati lo seguirebbero
in capo al mondo. Basta un suo ordine e tutti i guerrieri accorrono. Il
successo delle operazioni militari dipende in buona parte proprio dalla
rapidità di mobilitazione e di concentrazione delle armate. L’abilità
di Carlo consiste nel convocare la quantità di combattenti di volta
in volta necessaria, concentrando le truppe dei conti nei paesi vicini
alla zona di guerra.
- Ma i Franchi saranno disposti a scendere in guerra?
- Sicuro! Senza la minima esitazione!
La dinastia di Carlo è giunta al potere grazie al consenso dei
nobili di Francia, sempre avidi di nuove terre e di bottino. I nobili
sono tutti guerrieri e si aspettano, anno dopo anno, di essere guidati
dal proprio sovrano alla guerra e alla conquista. I conti considerano
la pace in fondo riprovevole, perché indegna d’un sovrano glorioso,
e di poco profitto per loro, che contano di arricchirsi col bottino di
guerra.
- Alla corte si parla sempre di guerra?
- No di certo. A re Carlo piace bere del buon vino, ma anche ragionare.
Si fa leggere libri di ogni sorta e segue tutto del suo immenso regno.
Detta lettere per i suoi fidi, fa preparare elenchi delle le sue proprietà,
anche da lontano ne segue le vicende come un padre premuroso.
Al sovrano dei Franchi non piace banchettare da solo. Ha sempre intorno
gente: le figlie, i suoi cavalieri, giullari, menestrelli e trovatori,
che lo rallegrano con canzoni e poemi, che lui si diverte molto ad ascoltare.
Vedrai che alla sua corte ti troverai bene.
Poco prima di arrivare a Pavia,
Angelo e Martino salutano Pietro e gli ambasciatori.
I due prendono una strada secondaria, per raggiungere e varcare le Alpi
lontano dalle vie più trafficate.
Arrivati alla base delle montagne del Piemonte, il diacono si fa ricevere
dal superiore di un importante monastero della zona. Costui gli indica
la guida alpina più esperta, il vecchio Gaudenzio, un montanaro
profondo conoscitore dei valichi più nascosti. Il vecchio li conduce
per gole deserte, fino ad un passo tra due cime, un valico scomodo ma
sicuro, dove sarebbe potuto passare anche un viaggiatore a cavallo. Non
incontrano nessuno, e in pochi giorni arrivano nella pianura intorno al
fiume Rodano.
Risalgono il corso d’acqua francese, e in meno di una settimana sono a
Ginevra, la città in cui è riunita la corte di re Carlo.
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