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Capitolo 12
Gli ambasciatori del Papa alla corte longobarda e poi presso i Franchi

La mattina dopo il ragazzo fa un incontro decisamente fortunato.
Passando vicino a San Pietro, si sente chiamare.
- Angelo!
Gli pare di conoscere quella voce, si volta stupito, ma certo! È il diacono Martino!!!
- Martino! Che piacere rivederti!
- Il piacere è il mio che ti credevo schiavo.
- Ero stato catturato dai Longobardi, ma sono fuggito quando ho saputo che anche Ravenna caduta nelle mani dei barbari.
- Che brutta fine ha fatto la nostra povera città!
Che gran disgrazia! In tutto questo tempo non son riuscito a trovare aiuto, ma ancora si può fare qualcosa. Ho chiesto una nuova udienza al Papa, e proprio domani sarò ricevuto dal pontefice. La notizia dell’occupazione di Ravenna, ha sconvolto anche lui.
È chiaro che adesso i Longobardi punteranno alla conquista di Roma. Vedrai ora . papa Adriano mi darà ascolto.
Forse è la volta buona che si convince a chiedere aiuto a Carlo re dei Franchi.

Si danno appuntamento per il giorno dopo, e il pomeriggio seguente, quando si incontrano, Martino ha gli occhi lucidi per l’eccitazione e sprizza energia da tutti i pori.
- È fatta: si parte! Andiamo in Francia a chiedere aiuto.
- Finalmente! Dai: racconta!
- La delegazione del Papa sarà guidata da Pietro, un romano amico di lunga data del pontefice. Si viaggerà insieme a tre ambasciatori franchi: Albino confidente di re Carlo, il vescovo Giorgio, e l’abate Wulfardo. Costoro, nel ritorno verso la Francia andranno prima alla corte di Desiderio il re longobardo di Pavia, per fare un ultimo tentativo pacifico. Gli rinnoveranno la richiesta che le città della Chiesa siano immediatamente sgomberate e restituite alla libertà, come Desiderio ha promesso più volte in passato.
Non credo che servirà a molto, e a questo punto i tre ambasciatori proseguiranno verso le terre di re Carlo, a fare rapporto al loro sovrano. Papa Adriano mi manda insieme a Pietro, il suo inviato, con una lettera in cui chiede aiuto al signore dei Franchi. E tu verrai con me!
- Io? Io che aiuto posso darti? Che ne so di diplomazia e di questioni internazionali?
- Tu vieni con me, non si discute! Ora che ti ho ritrovato, ti voglio al mio fianco. Convinceremo re Carlo, e insieme ai suoi cavalieri, libereremo la nostra Ravenna e tutta la penisola dai barbari invasori.

I due risalgono l’Italia aggregandosi ai tre ambasciatori diretti verso Pavia, dal re longobardo.
- Chiunque può capire dal nostro accento che siamo di Ravenna. - Gli spiega Martino. - Noi non abbiamo l’immunità riservata ai diplomatici, non possiamo entrare a Pavia. Ci staccheremo dal gruppo prima della capitale barbara, per tentare di arrivare in Francia seguendo vie meno frequentate.

La parte del viaggio fatta in compagnia dei tre nobili Franchi è molto piacevole. Re Carlo incute il massimo rispetto, e nessuno si permette di fare sgarbi agli ambasciatori di un tale grande sovrano. In viaggio Angelo fa amicizia con Albino, un tipo autorevole ma cordiale. Nel lungo cammino a cavallo - che è l’occasione per il ragazzo di imparare a cavalcare - Albino si fa narrare da Angelo la sua vita presso i Longobardi, mentre il nobile gli racconta dei Franchi, del carattere pieno di virtù del loro sovrano, e della sua magnifica corte.
- La corte è composta dalle persone che vivono a stretto contatto con re Carlo: i figli, i parenti, i collaboratori, i conti - cioè i compagni e i collaboratori più fedeli e devoti - ognuno responsabile di un territorio concessogli dal sovrano. Fra questi nobili spiccano i "fedelissimi" del re, che oltre ad aver giurato fedeltà personale al sovrano, si trattengono presso la sua persona, sempre a disposizione di Carlo, e che per questo vengono chiamati "palatini", cioè che frequentano il "palazzo" reale.
- Che dite mio Signore: si riuscirà a liberare Ravenna?
- Certo! Carlo è un grande comandante, e i suoi soldati lo seguirebbero in capo al mondo. Basta un suo ordine e tutti i guerrieri accorrono. Il successo delle operazioni militari dipende in buona parte proprio dalla rapidità di mobilitazione e di concentrazione delle armate. L’abilità di Carlo consiste nel convocare la quantità di combattenti di volta in volta necessaria, concentrando le truppe dei conti nei paesi vicini alla zona di guerra.
- Ma i Franchi saranno disposti a scendere in guerra?
- Sicuro! Senza la minima esitazione!
La dinastia di Carlo è giunta al potere grazie al consenso dei nobili di Francia, sempre avidi di nuove terre e di bottino. I nobili sono tutti guerrieri e si aspettano, anno dopo anno, di essere guidati dal proprio sovrano alla guerra e alla conquista. I conti considerano la pace in fondo riprovevole, perché indegna d’un sovrano glorioso, e di poco profitto per loro, che contano di arricchirsi col bottino di guerra.
- Alla corte si parla sempre di guerra?
- No di certo. A re Carlo piace bere del buon vino, ma anche ragionare. Si fa leggere libri di ogni sorta e segue tutto del suo immenso regno. Detta lettere per i suoi fidi, fa preparare elenchi delle le sue proprietà, anche da lontano ne segue le vicende come un padre premuroso.
Al sovrano dei Franchi non piace banchettare da solo. Ha sempre intorno gente: le figlie, i suoi cavalieri, giullari, menestrelli e trovatori, che lo rallegrano con canzoni e poemi, che lui si diverte molto ad ascoltare.
Vedrai che alla sua corte ti troverai bene.

Poco prima di arrivare a Pavia, Angelo e Martino salutano Pietro e gli ambasciatori.
I due prendono una strada secondaria, per raggiungere e varcare le Alpi lontano dalle vie più trafficate.
Arrivati alla base delle montagne del Piemonte, il diacono si fa ricevere dal superiore di un importante monastero della zona. Costui gli indica la guida alpina più esperta, il vecchio Gaudenzio, un montanaro profondo conoscitore dei valichi più nascosti. Il vecchio li conduce per gole deserte, fino ad un passo tra due cime, un valico scomodo ma sicuro, dove sarebbe potuto passare anche un viaggiatore a cavallo. Non incontrano nessuno, e in pochi giorni arrivano nella pianura intorno al fiume Rodano.
Risalgono il corso d’acqua francese, e in meno di una settimana sono a Ginevra, la città in cui è riunita la corte di re Carlo.

 

L’invincibile spada di Orlando
Romanzo storico sulla guerra del 774 tra Franchi e Longobardi nell’alto Medio Evo
di Francesco Cascioli e Xenia Buzzi

Indice dei capitoli

Al mercato di Ravenna nel 769
Attraverso l’Italia da Ravenna all’Umbria
La cattura. Schiavo dei Longobardi
Apprendista del fabbro. L’artigiano medievale
Le maglie di ferro. L’armatura nel medio evo
I clienti dell’artigiano medievale
I carbonai. Estrazione e lavorazione del ferro nel Medio Evo
Il mestiere del fabbro medievale
Roma nell’alto Medio Evo
Le reliquie e la religiosità medievale
La reggia imperiale sul Palatino nel Medio Evo
Gli ambasciatori del Papa alla corte longobarda e poi presso i Franchi
Ginevra. La corte di Carlo Magno e i Franchi
Fabbro dei cavalieri, con Carlo Magno e i Franchi
La spada di Orlando. Le armi dei Franchi
Il piano di battaglia alle Chiuse della Valle di Susa
Il combattimento tra Franchi e Longobardi alle Chiuse della Valle di Susa
Il ritorno a Ravenna passata dai Longobardi ai Franchi
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Piccolo glossario di Storia medievale
Piccolo questionario di Storia medievale
La storia della guerra tra Franchi e Longobardi all’epoca di Carlo Magno
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