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La notizia dell’imminente spedizione
militare diffonde la frenesia tra i guerrieri franchi. Ognuno vuole avere
armi e armature efficienti, adatte alla prossima battaglia. Il costo dell’armamento
di metallo è molto alto: quaranta grandi monete d’argento, equivalenti
al valore di venti mucche. C’è una gran richiesta di spade e di
maglie di ferro, e i fabbri di Ginevra, non abituati ad una tale richiesta,
non riescono a consegnare la gran quantità di prodotti richiesti.
A corte se ne è discusso, anche perché sono nate questioni
di precedenza. Cavalieri orgogliosi della loro nobile origine pretendono
di essere serviti per primi, ne sono nate discussioni, screzi, litigi
e anche un paio di duelli, per fortuna senza vittime.
È il momento di Angelo.
Ne parla con Martino e propone di mettersi anche lui a fare il fabbro.
- Esperienza ne ho, - dice il ragazzo. - I consigli di Forgione mi risuonano
ancora nelle orecchie, e mi prudono le mani: voglio anche io contribuire
ai preparativi della guerra. Penso sempre a Ravenna e alla mia famiglia.
Brucio dal desiderio di fare qualcosa per liberarli.
Il diacono è subito d’accordo e lo conduce da Alduino.
- Ecco un giovane di buona volontà. - Dice al consigliere del re.
- è un fabbro che può far molto per la prossima guerra.
Mettilo in condizioni di lavorare.
Alduino concede ad Angelo la massima fiducia, anzi fa di più. Comincia
a convogliare verso il ragazzo, risorse, denaro, aiuti, strumenti e attrezzature,
tanto che l’impresa del nuovo fabbro nasce subito in grande.
- Per costruire tante spade tutte insieme mi serve un maglio. - Chiede
Angelo.
- Cos’è un maglio? - Si informa Alduino.
- È un gigantesco martello, pesante ed efficiente, così
imponente e poderoso che un uomo non può maneggiarlo e serve l’aiuto
di un mulino ad acqua per farlo lavorare.
- Te lo farò avere quanto prima. Tutto quello che riguarda la prossima
guerra ha la massima precedenza.
Vengono falegnami e muratori,
e in meno di una settimana il marchingegno di cui ha bisogno il ragazzo,
è già in grado di battere i primi colpi.
Il grosso palo, che termina con una testa di ferro, lavora con ritmo metodico
sopra una larga incudine, instancabile e fortissimo, spinto dalla forza
della ruota del mulino, che lo alza e lo fa ricadere tutto il giorno.
Nell’officina appena costruita lavorano varie persone, ora è la
volta di Angelo di avere degli assistenti. Alcuni tengono in posizione
la massa di ferro incandescente, per farla battere e appiattire dal maglio,
altri sorvegliano la fucina, caricano il carbone e mantengono viva la
fiamma, rinforzata da mantici giganteschi - come quelli che il ragazzo
ha visto alla fonderia - azionati anche loro dall’energia dell’acqua.
La potenza del gran martello voluto da Angelo è così elevata
che riesce a lavorare il metallo di venti spade contemporaneamente. Il
ferro viene forgiato insieme, e poi alla fine è diviso in parti.
Solo a questo punto, con un’ultima forgiatura manuale, il metallo è
trasformato nella singola spada.
In poco tempo il ragazzo riesce a consegnare armi e armature a molti clienti,
tutti soddisfatti dei suoi prodotti.
Angelo prova personalmente le lame che escono dalla sua officina. Ha fatto
piantare dei tronchi nel retro della bottega, e ci da contro con la spada
che sembra una furia. Immagina che quel pezzo di legno sia il Longobardo
che l’ha catturato e reso schiavo, e prova un gran gusto ad intaccare
il tronco con un colpo preciso della lama.
Ma neanche la nuova officina basta a soddisfare le tante richieste. Le
maglie di ferro vanno a ruba. I Longobardi sono temibili guerrieri e ogni
franco preferisce affrontare i nemici ben protetto dal metallo. Angelo
allora inizia a delegare all’esterno i lavori più semplici.
Fa costruire dai suoi aiutanti più di cento pinze, tenaglie, martelli
e scalpelli - arnesi rudimentali, ma sufficienti alla bisogna - e preparare
grandi quantità di filo di ferro. Ecco che tutta la città
si mette a fabbricare maglie di metallo.
La gente lavora volentieri perché Angelo paga bene. Fornisce la
materia prima e gli strumenti, e offre una mucca per ogni maglia di ferro
consegnata.
Alduino, che ogni tanto passa
a trovare il ragazzo in officina, un giorno si presenta accompagnato dal
conte Orlando e gli porta una grande notizia.
- Ho parlato con Carlo e il sovrano è pienamente d’accordo: ti
faremo cavaliere!
- E io - aggiunge Orlando - ti farò da istruttore e da padrino.
- Io?!? Ma miei signori, io sono solo un ragazzo.
Mi piacerebbe combattere e liberare la mia città, ma non sono mai
stato in battaglia.
- Poco male! C’è sempre una prima volta. - Commenta Alduino.
- Tutti hanno visto come affronti a spadate quei tronchi. - Aggiunge Orlando.
- A forza di martellate ti son venuti dei muscoli da far paura, non sarà
piacevole per i nemici averti di fronte. Del resto, sei tu che ci hai
costruito tante spade e ora le vedrai all’opera.
- Se è così, io sono pronto!
- Bene! Oltre quei monti c’è Ravenna, anche tu potrai aiutarci
a riconquistarla.
Così Angelo si prepara
a diventare cavaliere, con Orlando in persona che si occupa della sua
istruzione.
Il ragazzo, sotto l’esperta guida del conte palatino, apprende in pochi
giorni le basi delle conoscenze necessarie ai cavalieri. Orlando lo ammaestra
a maneggiare la spada, lo scudo e l’arco, a cavalcare al galoppo con la
lancia ben salda sotto l’ascella, a superare d’un balzo i fossati più
larghi. Lo educa a soccorrere i deboli, gli rammenta di mantenere sempre
la parola data, gli ricorda i doveri a cui si impegnerà quando
pronuncerà il giuramento di fedeltà a re Carlo.
Arriva finalmente il momento
dell’investitura. La sera precedente la cerimonia, Angelo digiuna - un
ottimo sistema che aiuta a restar sveglio per preparasi mentalmente al
nuovo ruolo - e passa la notte in preghiera durante la cosiddetta "veglia
delle armi". Il ragazzo medita sui compiti che lo attendono e chiede
a Dio la forza di superarli.
Al mattino, davanti ad un pubblico di dame e cavalieri raccolti nella
sala più vasta del castello, re Carlo lo fa mettere davanti a sé
in ginocchio.
- Sei pronto - lo interroga il sovrano - ad assumere gli obblighi che
la tua condizione di cavaliere ti impone?
- Sì, mio signore.
- Giuralo davanti a tutti i miei cavalieri, che ti saranno compagni sul
campo di battaglia.
- Lo giuro, oh re dei Franchi!
Carlo consegna al giovane l’armatura
e gli speroni, simbolo della cavalleria; poi il diacono Martino pronuncia
la preghiera sulla spada.
- Ti imploriamo, oh Signore Iddio, di benedire questa spada di cui il
tuo servo desidera cingersi. Essa si levi a difesa delle chiese, delle
vedove, degli orfani e di tutti i tuoi servi. Sia il castigo dei colpevoli,
e difesa dalle offese dei nemici.
Poi il re Carlo cinge al fianco del ragazzo la lunga spada a due tagli.
- Consegnandoti quest’arma ti accolgo nell’ordine della cavalleria, che
non tollera nessuna macchia.
Quando vincerai i nemici e questi ti chiederanno la grazia, dovrai concederla.
Se troverai in pericolo qualsiasi uomo o donna, dovrai aiutarli.
Soprattutto non verrai mai meno al giuramento di fedeltà che hai
offerto al tuo sovrano.
È il momento della "collata".
Il sovrano gli da un colpo sul collo, per significare che il cavaliere
deve essere pronto a sopportare offese e ferite, e lo congeda con l’abbraccio
della pace.
È il gesto che conclude la cerimonia, dopo di che il nuovo cavaliere
viene acclamato a gran voce dai presenti.
L’esercito dei Franchi ha un guerriero in più.
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