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Raccolto l’esercito a Ginevra,
Carlo decide di avanzare verso l’Italia suddividendo le proprie truppe
in due tronconi: quello guidato dal re - che comprende una parte dei cavalieri
tra cui Orlando, Angelo e Martino - supererà il valico alpino del
Moncenisio; l’altro, affidato a Bernardo zio del sovrano, attraverserà
le Alpi utilizzando un secondo valico.
Martino si era offerto di guidare i soldati del primo gruppo lungo il
Moncenisio. Avrebbero seguito la strada indicata dal vecchio Gaudenzio.
È poco conosciuta e larga abbastanza per far transitare un cavaliere.
Avrebbe permesso ai Franchi di giungere indisturbati fino alle spalle
del nemico.
Re Carlo ha spiegato il piano
di battaglia davanti all’esercito riunito.
- Il nemico è concentrato in un luogo chiamato le Chiuse della
Valle di Susa. Qui esiste un efficace sistema di fortificazioni, un vallo
fatto rafforzare dal re dei Longobardi sulla base di uno già esistente,
edificato in passato dai Bizantini.
È un poderoso sbarramento di pietre, ammucchiate in grande quantità
fra il fiume Dora Riparia e la costa del monte. I macigni formano un muro
alto e solido, e sopra di esso sorgono molte torri e castelli di legno,
cosi che nessuno può oltrepassarlo.
Le truppe di Bernardo, da sole e con di fronte tutti i guerrieri longobardi,
non potranno mai riuscire a superare quella imponente fortificazione.
Proprio per questo ho organizzato una manovra aggirante dell’altra metà
del nostro esercito, per costringere il sovrano di Pavia a combattere
su due fronti.
Una parte dei Longobardi sarà impegnata ad impedire che le truppe
di Bernardo superino il muro di fortificazione, l’altra dovrà correre
a difendersi dalle nostre truppe giunte seguendo un altro percorso, che
minacceranno il fianco dello schieramento nemico.
Soldati! Siete pronti a vincere?
Tutta la moltitudine di guerrieri
franchi acclama e, secondo la loro usanza, fa risuonare le armi, battendo
con la spada sul proprio scudo, come sono soliti fare quando approvano
il discorso di qualcuno.
I cavalieri franchi giurano solennemente di combattere fino alla vittoria,
e si impegnano a condannare come vigliacco chi, combattendo sul suo cavallo,
non attraversi almeno per due volte le linee nemiche.
Carlo raccomanda la massima
disciplina e la buona condotta dell’esercito in marcia.
- Ordino poi che il viaggio verso l’Italia sia pacifico per tutti i luoghi
per i quali transiterete. Non prendete niente se non erba, legna e acqua,
e ciascuno vada con i suoi carri e i suoi cavalieri, senza mai lasciarli
fino alla destinazione, perché l’assenza dei comandanti non lasci
spazio a razzie, prepotenze e cattive azioni.
Si parte. I carri vengono muniti
di utensili d’ogni genere, senza dimenticare gli arnesi d’uso comune e
cibo sufficiente per almeno tre mesi.
I conti sono tenuti a vigilare sull’equipaggiamento dei propri uomini,
che devono avere la lancia, lo scudo di legno coperto di metallo, l’arco
con due corde di riserva e almeno dodici frecce nella faretra, oltre a
corazza, elmo e maglia di ferro.
Seguendo il piano, il re dei Franchi scende con la sua parte d’esercito
utilizzando il sentiero indicato da Martino, molto adatto per cogliere
di sorpresa il nemico. Angelo viaggia con l’avanguardia insieme al conte
Orlando, signore della Bretagna, alternandosi con Martino nell’indicare
la strada giusta ai gruppi di guerrieri.
È un percorso pieno di ostacoli. Sarebbe lungo raccontare quanto
è difficile il passaggio delle Alpi, e quanta fatica fanno i Franchi
per entrare in Italia.
Superano il valico, oltrepassano le alte rocce inoltrandosi per valli
e gole tra i monti, varcano fiumi gonfi d’acqua per il disgelo. Quando
i cavalieri trovano un guado adatto, entrano nella corrente e si dispongono
in modo da ostacolare l’impeto della corrente, mentre fanti e carri attraversano
l’acqua.
Ben presto, avanzando veloce
per sfruttare la sorpresa, l’esercito franco arriva dietro alle truppe
longobarde che fronteggiano il conte Bernardo.
La sera stessa re Carlo convoca in riunione i conti, e spiega loro come
dovranno agire.
- Aspettate i miei ordini per attaccare, e tenete a freno i cavalieri.
Non deve succedere che si allontanino troppo per desiderio di lotta o
per speranza di bottino.
Quanto a te, conte Orlando, tu guiderai il secondo gruppo di soldati,
resterai nascosto dietro un colle per poi sferrare all’ultimo momento
l’attacco decisivo.
A mezzanotte re Carlo da il
segnale. Il secondo gruppo, di cui fa parte anche Angelo, inizia la marcia
silenziosa verso la posizione strategica a cui è destinato e, dopo
un certo tratto, si ferma ai piedi del rialzo e si tiene non visibile
tra la vegetazione.
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