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Capitolo 16
Il piano di battaglia alle Chiuse della Valle di Susa

Raccolto l’esercito a Ginevra, Carlo decide di avanzare verso l’Italia suddividendo le proprie truppe in due tronconi: quello guidato dal re - che comprende una parte dei cavalieri tra cui Orlando, Angelo e Martino - supererà il valico alpino del Moncenisio; l’altro, affidato a Bernardo zio del sovrano, attraverserà le Alpi utilizzando un secondo valico.
Martino si era offerto di guidare i soldati del primo gruppo lungo il Moncenisio. Avrebbero seguito la strada indicata dal vecchio Gaudenzio. È poco conosciuta e larga abbastanza per far transitare un cavaliere. Avrebbe permesso ai Franchi di giungere indisturbati fino alle spalle del nemico.

Re Carlo ha spiegato il piano di battaglia davanti all’esercito riunito.
- Il nemico è concentrato in un luogo chiamato le Chiuse della Valle di Susa. Qui esiste un efficace sistema di fortificazioni, un vallo fatto rafforzare dal re dei Longobardi sulla base di uno già esistente, edificato in passato dai Bizantini.
È un poderoso sbarramento di pietre, ammucchiate in grande quantità fra il fiume Dora Riparia e la costa del monte. I macigni formano un muro alto e solido, e sopra di esso sorgono molte torri e castelli di legno, cosi che nessuno può oltrepassarlo.
Le truppe di Bernardo, da sole e con di fronte tutti i guerrieri longobardi, non potranno mai riuscire a superare quella imponente fortificazione.
Proprio per questo ho organizzato una manovra aggirante dell’altra metà del nostro esercito, per costringere il sovrano di Pavia a combattere su due fronti.
Una parte dei Longobardi sarà impegnata ad impedire che le truppe di Bernardo superino il muro di fortificazione, l’altra dovrà correre a difendersi dalle nostre truppe giunte seguendo un altro percorso, che minacceranno il fianco dello schieramento nemico.
Soldati! Siete pronti a vincere?

Tutta la moltitudine di guerrieri franchi acclama e, secondo la loro usanza, fa risuonare le armi, battendo con la spada sul proprio scudo, come sono soliti fare quando approvano il discorso di qualcuno.
I cavalieri franchi giurano solennemente di combattere fino alla vittoria, e si impegnano a condannare come vigliacco chi, combattendo sul suo cavallo, non attraversi almeno per due volte le linee nemiche.

Carlo raccomanda la massima disciplina e la buona condotta dell’esercito in marcia.
- Ordino poi che il viaggio verso l’Italia sia pacifico per tutti i luoghi per i quali transiterete. Non prendete niente se non erba, legna e acqua, e ciascuno vada con i suoi carri e i suoi cavalieri, senza mai lasciarli fino alla destinazione, perché l’assenza dei comandanti non lasci spazio a razzie, prepotenze e cattive azioni.

Si parte. I carri vengono muniti di utensili d’ogni genere, senza dimenticare gli arnesi d’uso comune e cibo sufficiente per almeno tre mesi.
I conti sono tenuti a vigilare sull’equipaggiamento dei propri uomini, che devono avere la lancia, lo scudo di legno coperto di metallo, l’arco con due corde di riserva e almeno dodici frecce nella faretra, oltre a corazza, elmo e maglia di ferro.
Seguendo il piano, il re dei Franchi scende con la sua parte d’esercito utilizzando il sentiero indicato da Martino, molto adatto per cogliere di sorpresa il nemico. Angelo viaggia con l’avanguardia insieme al conte Orlando, signore della Bretagna, alternandosi con Martino nell’indicare la strada giusta ai gruppi di guerrieri.
È un percorso pieno di ostacoli. Sarebbe lungo raccontare quanto è difficile il passaggio delle Alpi, e quanta fatica fanno i Franchi per entrare in Italia.
Superano il valico, oltrepassano le alte rocce inoltrandosi per valli e gole tra i monti, varcano fiumi gonfi d’acqua per il disgelo. Quando i cavalieri trovano un guado adatto, entrano nella corrente e si dispongono in modo da ostacolare l’impeto della corrente, mentre fanti e carri attraversano l’acqua.

Ben presto, avanzando veloce per sfruttare la sorpresa, l’esercito franco arriva dietro alle truppe longobarde che fronteggiano il conte Bernardo.
La sera stessa re Carlo convoca in riunione i conti, e spiega loro come dovranno agire.
- Aspettate i miei ordini per attaccare, e tenete a freno i cavalieri.
Non deve succedere che si allontanino troppo per desiderio di lotta o per speranza di bottino.
Quanto a te, conte Orlando, tu guiderai il secondo gruppo di soldati, resterai nascosto dietro un colle per poi sferrare all’ultimo momento l’attacco decisivo.

A mezzanotte re Carlo da il segnale. Il secondo gruppo, di cui fa parte anche Angelo, inizia la marcia silenziosa verso la posizione strategica a cui è destinato e, dopo un certo tratto, si ferma ai piedi del rialzo e si tiene non visibile tra la vegetazione.

 

L’invincibile spada di Orlando
Romanzo storico sulla guerra del 774 tra Franchi e Longobardi nell’alto Medio Evo
di Francesco Cascioli e Xenia Buzzi

Indice dei capitoli

Al mercato di Ravenna nel 769
Attraverso l’Italia da Ravenna all’Umbria
La cattura. Schiavo dei Longobardi
Apprendista del fabbro. L’artigiano medievale
Le maglie di ferro. L’armatura nel medio evo
I clienti dell’artigiano medievale
I carbonai. Estrazione e lavorazione del ferro nel Medio Evo
Il mestiere del fabbro medievale
Roma nell’alto Medio Evo
Le reliquie e la religiosità medievale
La reggia imperiale sul Palatino nel Medio Evo
Gli ambasciatori del Papa alla corte longobarda e poi presso i Franchi
Ginevra. La corte di Carlo Magno e i Franchi
Fabbro dei cavalieri, con Carlo Magno e i Franchi
La spada di Orlando. Le armi dei Franchi
Il piano di battaglia alle Chiuse della Valle di Susa
Il combattimento tra Franchi e Longobardi alle Chiuse della Valle di Susa
Il ritorno a Ravenna passata dai Longobardi ai Franchi
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Piccolo glossario di Storia medievale
Piccolo questionario di Storia medievale
La storia della guerra tra Franchi e Longobardi all’epoca di Carlo Magno
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