|
Alcuni mesi dopo, molto lontano
da quel campo di battaglia, un gruppo di soldati bussa alla porta di un
contadino.
- Dove possiamo mettere questi dieci buoi? Aprici la tua stalla.
Il contadino stupefatto cercava spiegazioni. Pensa ad un’altra angheria
dei suoi padroni longobardi.
- Quali buoi? Perché nella mia stalla?
- Ci è stato ordinato di consegnarli a te. Ti chiami Alessandro
no?
- Sì, sono Alessandro, ma chi può aver dato un simile ordine?
- Io papà!
- Angelo!
Sei tu! Sei vivo!
Vieni Marta! Guarda: nostro figlio è tornato!
- Mamma!
- Angelo! Angelo caro!!!
Quanto ho temuto di non rivederti più!
È un incontro commovente.
Finalmente la famiglia è di nuovo riunita.
- Ragazzo mio, quanto sono stata in pensiero per te!
- Anch’io mamma. Ero torturato dall’idea di non sapere più niente
di te, di voi, dei miei fratelli Fabio e Gabriele.
- Racconta figlio mio! Com’è stata la tua vita?
- Un attimo. - Domanda il padre non del tutto rassicurato. - Prima spiegami
questa storia dei buoi.
Chi sono questi guerrieri?
Perché hanno portato qui quegli animali?
- Adesso sono i tuoi, un regalo che sono felice di potervi fare. Ora sono
ricco!
- Tu ricco? E come hai fatto a diventarlo?
- Ho guadagnato tanto perché sono un abile artigiano, so realizzare
spade prodigiose, e ho amici potenti alla corte di re Carlo, il sovrano
che ha sconfitto i Longobardi.
Pensa: io sono un suo cavaliere!
- Tu?!? Il figlio di un povero contadino?
- Ne ho fatta di strada, papà. Avete fatto bene a permettermi di
partire. Ho imparato tante cose, ho visto l’Umbria, Roma, sono arrivato
fino oltre le Alpi. Ma adesso sono tornato e ora i vostri guai sono finiti.
I Longobardi sono in fuga. Io stesso li ho cacciati combattendo su, nei
monti.
- Tu? Combattere? - Chiede la madre. - Quando? Perché? - La donna
ancora non si capacita di quel ritorno tanto desiderato e insieme tanto
improvviso.
Il ragazzo racconta la sua vita, tutti gli eventi che gli sono accaduti
in quei quattro anni di assenza, mentre il padre, orgoglioso di quel figlio
diventato tanto importante, offre del buon vino ai soldati.
- Ora che farai? - Chiede la madre ancora non del tutto tranquillizzata.
- Continuerò a seguire le armate del re dei Franchi. Tra pochi
giorni si parte per il sud, per l’Umbria e poi per Roma. Il Duca di Spoleto
ha già fatto sapere che si arrende, ed io proprio a Spoleto ho
da sbrigare alcune cose. Devo ringraziare il mio maestro, l’artigiano
che mi ha spiegato i segreti del ferro, e rincontrare una ragazza...
- Una ragazza? - Domanda la madre curiosa. - Ci sono nozze in vista?
- Ancora non so ma lo spero. - Replica il ragazzo arrossendo. - Vedrai
mamma, Elisa ti piacerà. Un tempo ero solo uno schiavo, e non osavo
nemmeno farci un pensiero, ma ora sono cavaliere e posso chiederla in
sposa. Mi piacerebbe metter su famiglia tra una battaglia e l’altra.
- Ancora guerre? Non sei stanco di combattere?
- Io ho giurato fedeltà a re Carlo, e devo seguirlo.
Il sovrano dei Franchi è ormai il re più importante d’Europa,
ogni anno c’è qualche impresa da portare a termine lungo i confini
di un dominio tanto grande.
A Nord ci sono i Sassoni, a Ovest i barbari Avari, a Sud e a Est gli Arabi
mussulmani. In Spagna il governatore di Saragozza si è ribellato
all’emiro di Cordoba, e ha chiesto aiuto ai Franchi. A corte si parla
spesso di una spedizione militare per portargli aiuto, guidata da Orlando
e dagli altri conti palatini.
Serviranno armature di grande qualità: gli spagnoli hanno le lame
di Toledo, famose in tutta Europa. Dovrò fare un sacco di lavoro
per costruire spade capaci di batterle.
Carlo Magno e i suoi guerrieri contano su di me.
Vedrai mamma: il fabbro dei cavalieri non li deluderà.
|