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Igienica
Sono entrato in un appartamento di studenti, cercavo di tenermeli buoni perché avevano delle amichette - le cui foto tenevano nel portafoglio – che meritavano una simile ostinazione.
Come succede tra i galli, tra gli studenti non regnava un gran clima di collaborazione.Il tutto era rigorosamente calcolato, si teneva una distinta delle scatolette di tonno che entravano e della latta che usciva. E questo particolare era esemplare. Ognuno aveva in fatti il proprio sacchetto della mondezza, tonni preservativi e cicche seguivano compatte il padrone anche sulla via della morte. Però quei litigiosi avevano delle ragazze…
Ne aspettavamo tre: Alba per Andrea, betta per Bruno e Carla per me. “Vedi Claudio,” mi diceva Andrea, “il sistema di tener registrato tutto occupa un casino di tempo, ma prima volavano le coltellate! Guarda che segno che m’ha fatto Dino!” Quest’ultimo, per il momento assente, era una bestia. Palestrato, con amici che parevano usciti dalla jungla, rimorchiava come un riccio, e faceva pascolare tutti i suoi coinquilini nella sua vasta agendina, ricca di sgallettate di ogni tipo, sbavanti per le virtù di Dino.
“Dino è un animale! Ieri mi son sbagliato e ho buttato le bucce dell’arancia nel suo sacchetto! E’ stato un errore, era nero come il mio! Stavano fianco a fianco! Che sarà mai?
Mbè, stanotte ha raccolto tutti i pezzetti e con gli spilli me li ha attaccati tutti sulla porta della mia camera! Roba che se per caso mi alzavo e lo trovavo mi menava pure!” “Ah! Quello è sicuro!” “Che palle” feci io, “stare in casa con uno così!” “Vero! Anzi, fammi vedere se ho pulito il bagno.”
Rimasi solo, in cucina campeggiava un foglietto scritto con grafia volgare: “manca la carta igienica”. Una frase in fondo normale, completata però da un finalino scritto con altra calligrafia: “Stronzi!”, un’epigrafe che anche un filologo dilettante non avrebbe esitato ad attribuire a Dino.
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