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Francesco Cascioli & Paolo de Manincor
GEOGRAFIA IMPOSSIBILE :
L ‘Altrazia
L’Altrazia confina a ovest con la Polonia e il Portogallo, a sud con la Nordica, ad est con Andorra e a nord con se stessa. Insieme alla Lorena forma il cosiddetto complesso andaluso-danubiano.
R I L I E V I
L’Altrazia e’ la nazione più bassa d’Europa, persino gli abitanti dei Paesi Bassi guardano gli altraziani dall’alto. La massima vetta e’ il monte Meaddosso, di metri due circa sotto il livello del mare.
La regione ospita il vulcano più piatto d’Europa: il Terraterra, la cui ultima erezione causò esattamente mille feriti, non uno di più nè uno di meno. Tra i monti si rileva la catena Delcambio con capoluogo Biella e i suoi celebri boschi di Alberi Motore, i colli Digiraffa col Passo del Soldato e il valico Dell’Oca, caratteristico per essere tutto in discesa. L’Altrazia è attraversata dal fiume Paludio che sfocia nel Mar Moribondo dopo un lungo percorso a spirale che bagna tutto il bacino afro-tirolese. Notevoli le cascate del “Vieni Via Cara”, dove il fiume scavalca se stesso.
Se il Lago Maggiore non è il più grande tra quelli italiani, in Altrazia il più esteso bacino lacustre è detto Lago Minore. Il territorio che lo costeggia è in larga parte paludoso e maleodorante. Infatti verso occidente troviamo i Sudeti, al centro i Sudati, verso oriente i Monti Metalliferi ricchi di fabbriche di fiammiferi soporiferi (una specialità per maghi e illusionisti esclusiva dell’Altrazia). A ridosso della grande depressione tettonica c’è la piccola euforia chimica, vulcani che eruttano Valium e in cui si apre la valle del “Chi si sveglia più”.
STORIA
La storia dell’Altrazia inizia nel paleolitico. Schegge di pietra focaia e briciole di tabacco fanno pensare ad insediamenti dell’Uomo fumatore di Neancheval, Notevole nella prima età romana la via dell’Ambra e di Nonelarai.
La civiltà inizia con Brennero, il re gallo che saccheggiò Roma, che era un oriundo dell’Altrazia. La regione passò poi agli Avari della Pannonia e ai Tirchi della Straccionia. La zona venne coinvolta nelle lotte interetniche tra i Goti e i Guanci. La scissione tra i Mostrogoti di Cocorico e i Dioti di Quasirico, lasciarono l’Altrazia sconvolta e immiserita.
E’ l’inizio del cosiddetto Medioevo altrazico, i secoli "bui e buoi dei paesi tuoi" che durarono fino al regno di Carlo Magno Digerisco, figlio di secondo letto del grande carolingio. Estintasi la dinastia con Oslo III lo Sterile, il regno di Altrazia passò al casato del Latino-Maccheronici, che riunì le sorti delle due differenti popolazioni: la ceka e la sorda. Il regno si consolidò grazie all’alleanza con Lettoni e Poltroni per la conquista del Baltico, fu in questa guerra che gli Altraziani si difesero a colpi di cerini dagli attacchi degli Svedesi.
Nel Rinascimento la riforma religiosa dei Piagnoni porto’ al potere la dinastia dei Lacrimevolì, con i suoi fondatori Piagnisteo IX il Terribile e LacrimanteI l’Umido. Con re Moderno IV detto l’Antico comincia l’espansione coloniale altrazica. Vennero conquistate la Nuova Pigmea, la Groelandia Equatoriale e il Sahara Accidentale. La guerra con la Divanimarca comporto’ l’annessione dell’isola di Portofico. Per garantirsi lo sbocco al mare l’Altrazia ottenne anche una striscia di territorio, detta il "corridoio" di Svanzica. L’impero coloniale altrazico termino’ con la Rivolta del Pene del 1917 causata da un’epidemia di piattole.
TURISMO E VITA CULTURALE
Il turismo è concentrato nella capitale, l’antichissima Nuova Peli. Molto visitati il "Museo della Zecca e del pidocchio", la Pinnacoteca - la più completa raccolta di attrezzature da sub nel mondo, e il "Museo delle Multe per Divieto di sosta" che espone esemplari provenienti da tutto il pianeta.
La scienza altraziana e’ segnata dalla figura del più grande inventore contemporaneo: il baronetto Sir Inga, autore di una brillante ipotesi sulla struttura subato~ica. Il ricercatore, dopo aver scoperto il "Pione musone", ha teorizzato il Principio di Indeterminazione Irreversibile, che afferma che "ciò che non è mai stato, non sarà mai o quasi", caposaldo della Quasità, naturale evoluzione della relatività einsteiniana, Come dichiaro’ Sir Inga alla consegna del Nobel: "Il segreto è in quel "quasi" che chiude e insieme apre nuovi fronti di investigazione o quasi. La teoria dei "quasar" e’ sterile, quella dei "quanti" è stupida; la "quasità invece dice e non dice, cuoce e non cuoce, e per questo piace - o non piace - e mette d’accordo tutti, o quasi." Il baronetto ora è in una clinica psichiatrica dove, simpaticamente soprannominato “dottor Quasi”, chiude sereno i suoi giorni, sedando le risse tra i pazienti beccandosi ogni tanto qualche coltellatadi cui non si cura più di tanto :”Mi hai fatto quasi male...”.
ECONOMIA ALTRAZIANA : L’AGRICOLTURA
In Altrazia si fanno soldi con la grana e con la segale cornuta, ideale per pomate contro l’impotenza. La principale risorsa agricola è il luppolo, che si coltiva ovunque anche nelle aiuole spartitraffico e dentro i gabinetti delle metropolitane; una produzione che va a tutta birra. Notevole e’ anche il ricercatissimo aceto di Champagne e le barbabietole da basette, da cui si ricava una crema da barba da leccarsi i baffi. L’Altrazia esporta inoltre fertilizzanti naturali. Ogni giorno treni carichi di letame partano per i paesi del Terzo mondo, salutati da altraziani festanti che con la mano si tengono il naso.
INDUSTRIE E COMMERCI
Lo sviluppo produttivo altrazico si basa sul settore pecuniario: ognuno fa più soldi che può. Il paese ha il più elevato reddito pro capite, distribuito pero’ a chi capita capita. L’ Altrazia esporta laminati a tiepido, oro, incenso e mirra, assai venduta per i presepi sotto Natale. La modernizzazione degli impianti è scarsa, i computer vengono ancora cesellati al tornio. Nelle vetrerie di Vurano gli artigiani soffiano i tubi catodici uno ad uno con cura artigianale, mentre i circuiti stampati vengono stampati a mano con un ciclostile. Diffuse sono le industrie di vernici dove gli altraziani per tema di sporcarsi usano esclusivamente manodopera di colore.
L’industria di cui l’Altrazia ha il monopolio è quella dei ’’cacciaviti a croce". Adoperati nel Medioevo dai penitenti per tatuarsi a sangue durante le processioni, nell’età moderna, grazie all’invenzione delle "viti a croce", conobbero un grande successo commerciale in tutto l’Occidente ferramentato.
Quanto al settore terziario altraziano, faceva così pena che l’han buttato via quasi tutto. Quello avanzato e’ arretrato e anche un po’ avariato. Le attività produttive sono concentrate nella valle tra il Manzanarre e il Reno, dove sorgeva la casa estiva del Manzoni con annesso lazzeretto. Nelle paludi sopravvivono nuclei di pittoreschi e anemici pescatori di sanguisughe, il cui pallore spettrale rivaleggia con la porcellana.
L’Altrazia importa gondole, clacson, narcodollari dalla Colombia e acciaio, totalmente assorbito dall’industria dei chiodi di garofano. Per quel che riguarda le risorse del sottosuolo, sono famose le miniere di ruggine, causate dallo scioglimento dei ghiacciai durante la prima età del Ferro. Uniche al mondo le miniere di bronzo utilizzate per le medaglie olimpiche.
Francesco Cascioli & Paolo de Manincor
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