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Un racconto di epoca paleolitica

L’invenzione del fuoco

         Urg era lì che si faceva un ascia. Il greto asciutto del torrente era infuocato nell’aria calda dell’estate, il sudore colava giù per la schiena dell’uomo scimmia accovacciato tra il muschio secco e polveroso.   Urg era un discreto conoscitore di ciotoli, in fondo era un uomo dell’età della pietra. Si doveva partire da una grossa pietra e con tanta pazienza, un colpo dopo l’altro, gli si faceva l’orlo tagliente. Batti, ribatti, batti ancora, i frammenti del sasso che l’uomo scimmia usava come martello volavano da tutte le parti, sbozzando il ciotolo che sarebbe stata la sua futura ascia.

Che poi chiamarla ascia era farle un complimento, era più che altro un raschiatoio, adatto a fare la punta ad una lancia. Per carità, un bastone appuntito era sempre meglio delle unghie. Ah! Avesse potuto avere gli artigli del leone o le zanne dell’elefante, quello sarebbe stato bello, ma un bastone appuntito era meglio di niente, ci si riusciva a spaventare le iene, costringendole ad abbandonare qualche carogna ancora da spolpare - cibo! - qualcosa da ficcare sotto i denti, che ce n’era sempre troppo poco. Ecco! Ci mancava pure questo! La pietra-martello all’ennesimo colpo gli si sbriciolò tra le mani. Urg se ne doveva cercare un altra, ma in giro non si vedeva niente di adatto. C’erano, è vero, delle pietre gialle, piene di bitorzoli, che già sapeva non essere l’ideale per percuotere, ma per la disperazione ci provò lo stesso. Tirò il primo colpo e scintille infuocate attraversarono l’aria, finendo sul muschio secco. Quella era una pietra martello buona a niente! Era solo carino veder le schegge luminose saltare da tutti i lati. Era così divertente che Urg già non pensava più alla sua futura ascia, anzi, ormai batteva solo per creare scintille. Fu distratto solo da un filo di fumo che si alzava da un mucchietto di muschio lì vicino. Volle allora provare un gioco nuovo. Mise tutto intorno al ciotolo l’erba più secca che trovò, sbriciolandola prima tra le mani, poi ricominciò a battere. Ed ecco, alcune tra le scintille finirono nel muschio accanto al ciotolo. Urg raccolse quella manciata d’erba e soffiandoci sopra delicatamente alimentò il filo di fumo creato dalla scintilla. Ci vollero svariati tentativi, ma a un tratto, mentre soffiava, il fumo cambiò colore, ora era rosso e giallo, era diventato una debole fiammella, sufficiente però a incendiare tutta l’erba ammucchiata da Urg. Forte! Era proprio divertente! L’uomo scimmia ci mise tutto il pomeriggio, ma alla fine era diventato un esperto. Faceva cadere le scintille in un nido di muschio secco e polverizzato, e poi soffiava fino a vedere i fantastici colori della fiammella. A quel punto il più era fatto, bastava infilare il nido di muschio fumante sotto un mucchietto di sterpi, soffiarci su delicatamente e presto una fiamma, molto più bella di quella del fulmine, perché era figlia di Urg, riduceva in cenere tutti i rametti.

E non era finita, sempre facendo molta attenzione la fiamma poteva attecchire. Incendiare un grosso ramo secco, e poi un altro, fabbricarsi due fiaccole. Usando due legni, aiutando con le fiamme del primo quelle indebolite del secondo, si poteva camminare portando il fuoco con se, e Urg si diresse verso la tribù, portando con se i due rami in fiamme.

Arrivò dagli altri ridendo, fuor di se dall’eccitazione, ma quelli del branco lo accolsero più spaventati che entusiasti. Il capo gli fece anzi cenno di allontanarsi, mostrando i denti e gridando, mentre le femmine si accucciavano dietro di lui.

Urg non capiva la loro sospettosa diffidenza, ma non aveva nessuna intenzione di andarsene. Si accucciò a giocare col fuoco alimentando i due legni con gli sterpi che trovava a portata di mano, finchè un bambino gli si mise accanto, anzi gli diede aiuto, porgendogli i rametti secchi lì intorno. Il ragazzino  invogliò gli altri, che ad uno ad uno, prima il capo, poi la femmina del capo, ultimi i vecchi, presero tutti a giocare col fuoco.

Al tramonto tutta la foresta era in fiamme.

Urg e gli altri si rifugiarono nel letto secco del torrente - lì dove era cominciato tutto - e in quel ricovero provvisorio, utilissimo per salvarsi dal fuoco che divorava la savana, ci fu una caccia magnifica. Alla fine due zebre giacevano morte ai loro piedi. Una, resa folle dalle fiamme, era saltata fracassandosi le zampe, l’altra l’avevano uccisa loro stringendola contro una sponda del torrente secco e finendola con le lance. Ma quello che più li meravigliò furono le ceneri della foresta, quando, ormai sazi, uscirono dal letto del torrente e presero ad esplorarla. Decine di animali giacevano morti al suolo, mezzo bruciati dalle fiamme, e il loro sapore era niente male! Teneri, caldi, un piacere!

Lo stesso legno era stato migliorato dal fuoco, si trovavano bastoni con la punta indurita dalle fiamme, ideali come lance.  Attraversarono tutta la zona bruciata e guadarono un fiume che aveva bloccato le fiamme. Una volta sull’altra sponda, di nuovo tra gli alti alberi, tutti chiesero a Urg di ripetere il giochetto. L’uomo scimmia che aveva inventato il fuoco, e il cui prestigio era aumentato vertiginosamente, dovette tornare indietro al torrente, recuperare la pirite che produceva scintille e far tornare in vita il Dio.

Avanzarono di foresta in foresta preceduti dalle braccia calde del loro nuovo Signore, guidati da Urg che aveva soppiantato il vecchio capo.

La pietra delle scintille era il suo scettro, il muschio secco la corona, il fumo la bandiera. Le iene e i leoni tremavano davanti al suo braccio armato di fiamme, i leopardi gli cedevano le grotte più comode e sicure, nessuno animale sapeva tenergli testa.

Presto non ci fu più bisogno di incendiare la sterpaglia. Bastava seguire i voli degli avvoltoi, esibire un ramo infuocato, e si riusciva a scacciare gli altri carnivori e a rubargli le carcasse, che arrostite avevano tutto un altro sapore.

L’uomo-scimmia era sepolto in quelle ceneri, che avevano covato la nascita del nuovo re della foresta: l’uomo Prometeo, Urg, il fedele seguace del Dio Fuoco.

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