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Attacco a Google

ovvero:

Italian hackers: come ridicolizzare un motore di ricerca

Romanzo di fantatelematica in brevi quadri (il libro in word zippato)

Riassunto della trama Pippo, un hacker romano, insieme al suo socio Mario, organizzano un attacco informatico a Google. I due hanno deciso di sabotare il più noto motore di ricerca del mondo, per far sì che a qualsiasi richiesta di indirizzi, Google risponda indicando sempre ed esclusivamente il sito: www.pippoemario.it. Lo scopo dei due è di far trionfare una visione romantica, libera e trasgressiva della Rete e salvare il prestigio dei vecchi hacker. Costi quello che costi, il piccolo David deve saper ridicolizzare Golia. Per riuscire a tanto, superato lo scoglio del finanziamento grazie ad un giro di carte di credito decriptate, chiedono aiuto ad un killer digitale bielorusso, tale Ciro Menotzky.

Il racconto

La telefonata di Pippo al suo vice era stata perentoria.

“Mario devo vederti, vieni stasera a studio. Dobbiamo fare una cosa grossa. Per ora niente dettagli, ti spiego dopo.”

Oltre che asciutta nel tono, la convocazione era anche insolita per il sottofondo di mistero che vi trapelava. Pippo era forse il più noto – se può esistere la notorietà nel crimine - hacker romano. Amava atteggiarsi a “bel tenebroso” fin dai tempi della antica Commodore Italia, che era stato il suo primo ufficio. Ora aveva 50 anni, e teneva il suo server in un sottoscala abbastanza polveroso, pieno di fili, schede e barrette di RAM, tutte sparse in quel sotterraneo a piazza di Porta Maggiore a Roma, che gli faceva da casa e bottega.

Mario si recò da Pippo con un po’ di batticuore. Lui era un assistente fedele, che dava una mano e si occupava dei casi informatici parecchio intricati. Che il caso fosse insolito lo dimostrò la stanza dove il capo lo condusse per parlare. L’aveva tirato per un braccio fino alla cucina, e aveva rovesciato con una manata i piatti e i bicchieri di plastica che occupavano il tavolo della sua zona/mensa.

La superficie piana dove la mente informatica si cibava, non era di legno ma di vetro, era stata ricavata dalla porta in cristallo di una tale “Parrucchiera Annabella”, come era ancora leggibile nel rilievo del lato ruvido. Mario aveva sempre voluto chiedere al boss chi fosse stata mai quella tale Annabella, ma per principio col capo non si parlava mai di altro che di computer e internet.

Comunque il momento non sarebbe stato opportuno. Il capo aveva preso l’espressione delle grandi occasioni:

“Quel sito deve morire!”

“Quale?” Rispose Mario.

“Google, e chi altro?”

Noi italiani che abbiamo i monopoli di Berlusconi, noi che giustamente sopportiamo male Bill Gates, noi siamo, come miliardi di altre persone nel mondo, fruitori di un servizio monopolistico: Google.

Magari la gente non l’ha mai visto sotto questa luce, anche perché il motore rende servizi ottimi e ormai insostituibili, e proprio questo “insostituibili “ potrebbe in futuro essere un problema.

Il tutto avviene senza che la gente abbia chiaro come Google svolge il suo servizio, come realizza le sue classifiche. L’utilizzo dei dati archiviati non è chiaro. Il suo funzionamento non è di dominio pubblico. Il modo nel quale posiziona le pagine è un segreto commerciale, fuori da qualsiasi supervisone esterna. La maggioranza delle persone non sanno come Google guadagna, come si ripaga dei suoi computer messi a disposizione gratis sulla Rete.

Questa posizione di "forza eccessiva" di Google, è l’aspetto più preoccupante.

Domina il mercato dei motori di ricerca, tanto che nessuno può permettersi di ignorare Google, e indicizza così bene il web che pochi utenti pensano di utilizzare un altro motore. Google è una compagnia privata statunitense che ha come "policy" il raccogliere la quantità maggiore possibile di informazioni su tutti coloro che utilizzano il suo strumento di ricerca. Google archivierà il vostro indirizzo IP, la data, l’ora, le caratteristiche del vostro browser, nonchè quelle del sistema operativo, e le chiavi di ricerca immesse.

Questo significa che Google costruisce con gli anni un profilo dettagliato delle chiavi di ricerca.

Google sa probabilmente – anche se ancora non sa come sfruttarlo - che malattie hanno avuto i vostri bambini e quale è il vostro "avvocato divorzista", o - se questo sembra un po’ eccessivo – comunque Google sa in che data avete chiesto "avvocato divorzista" e quale siti consigliati avete scelto di visitare.”

“Esagerato! E poi il mondo non è fatto solo di informazioni, è fatto di persone!”

“Proprio così! E su questo Google è ancora più pericoloso!

Non trova soltanto idee, notizie e opere di ingegno, ma anche esse­ri umani. È diventato l’antica­mera del Grande Fratel­lo orwelliano: qualunque persona, dall’Australia alla Calabria, abbia lasciato trac­cia di sé sulla Grande Re­te, è catalogata per sem­pre, scrutata e disponibile per tutti i suoi consimili. Ba­sta inserire un nome e cognome nel motore di ricerca, me­glio se tra virgolette, ed ecco il risultato di questa “googlatura”: informazioni su vecchi compagni di scuola, ex fidanzate perdute e perso­ne conosciute la sera pri­ma a cena.

Ormai si dice: «I will Google XY», «Lo Googlerò». «Ho conosciuto una tizia fantasti­ca in un bar, so solo Il suo nome e qualche det­taglio». Dopo un minuto, acceso il computer, ecco la risposta: lavoro, pas­sato, hobby.

Ma c’è di peggio. Io, quella determinata pagina di Google con i primi 10 indirizzi che parlano di me — ammesso che lo volessi — non potrò mai modificarla o to­glierla da Google, forse nemme­no ricorrendo alla Corte Suprema degli Stati Uni­ti. Perché Google è co­struito per conservare memoria del World Wide Web anche in caso di scomparsa fisica dei siti catalogati.

Per quan­ti anni? Ancora non si sa, ma intanto Google cresce. Ultimamen­te la società ha compra­to tutta la storia dei newsgroup, i gruppi di discussione aperti che andavano per la maggiore nei primi anni di Internet, prima che si scoprisse che scriverci sopra era come dare in pasto la propria email al mondo.

A Google non si scappa, solo noi possiamo ridicolizzarlo.

Ormai è deciso. Quel motore di ricerca deve morire di vergogna!”

“Forse hai ragione capo.” Rispose Mario. “Ma come fare? Io ancora non l’ho capito.”

“Ragiona,” continuò Pippo, “se forziamo un motore di ricerca a dare sempre la stessa risposta ecco che internet sarebbe ai nostri piedi.”

 “Certo sarebbe meraviglioso, però come si fa?”

“Non esistono problemi insolubili, solo problemi con budget ridotti. Bisogna solo vedere se io e te – più magari un altro per il lavoro sporco – gliela facciamo a fotterlo. Tieni conto che se impariamo a violare Google, poi estendiamo l’attacco a tutti i motori di ricerca del mondo, ecco che in un colpo solo il web sarà ai nostri piedi.”

“Certo capo, sarebbe meraviglioso, ma non ti sembra un tantinello difficile?

Cioè, cavolo, tutti i motori del mondo la stessa risposta e chi sei? Il Grande Fratello?!?”

“Lo so, come impresa non è semplice, ma qualcosa si può sempre fare.

Oggi è grazie a Google è possibi­le devastare una perso­na che ti sta poco simpa­tica. Basta costruire una pagina web dove si accusa la vittima delle peggiori nefandezze e seguire un paio di regolet­te per farla apparire in testa ai risultati di Google.”

“Conosco il metodo. Si chiama “Google Bombing”, è una tecnica per forzare il motore di ricerca ad indicare una determinata pagina – quella che si vuole colpire e sbeffeggiare – costringendo Google ad associare un paio di parole ad una pagina web: ad esempio la coppia “Berlusconi” e “miserabile fallimento”, oppure Bossi e “schifoso razzista”.”

“Esatto! Uno, dieci, cento bravi smanettoni anti-berlusconi mettono sul proprio sito un LINK che porta – se premuto – alla biografia del Cavaliere. Hanno scelto le parole “miserabile fallimento” come quelle da far apparire sottolineate e in blu, ad indicare l’esistenza di un PULSANTE-LINK. A questo punto Google ha ritenuto particolarmente significativa la pagina con la biografia di Berlusconi in risposta a quelle parole, benchè nella pagina in questione le parole “miserabile” e “fallimento”  non siano minimamente citate.”

“Sì però ora il gioco non funziona più, perché Silvio ha ordinato al webmaster di Palazzo Chigi di inserire nel codice invisibile in linguaggio htm di quella pagina la frase “no robot”, che intima a Google di non indicare quell’indirizzo quando fa le sue classifiche.”

“certo, ad ogni mossa c’è sempre una contromossa. Te l’ho citato come esempio per dimostrarti che il motore di ricerca può essere attaccato. Ecco che degli smanettoni di sinistra usano le regole del motore per forzarlo a fare quel che vogliono loro.

Anche noi possiamo forzarlo, e sono sicuro che io e te insieme ci possiamo riuscire. Io faccio il grosso del lavoro di progettazione e tu ti occupi dei dettagli.”

“Servirà un sacco di tempo, e poi guarda, io non credo proprio che ce la possiamo fare. Se c’è un sito protetto quello è Google. Avrà uno staff per la sicurezza che mette paura.”

“Non esistono siti inviolabili, solo server di complicata violabilità.

Del resto non abbiamo scelta. Chi è il boss della sicurezza di Google?”

“Lo so: Franck Donato detto “Silvio”, e tu hai vissuto a casa sua tre mesi quando eri in California, me l’hai già detto.”

“E io e te lo fottiamo!

Prendiamo Franck Donato e gli facciamo fare la figura del pollo!

Hai capito?!

Gli sfondiamo la sicurezza agendo dalle Isole del Natale in Oceania. Poi ci appartiamo per un anno finchè passa la buriana, andiamo da Yahoo e lo ricattiamo psicologicamente: «Tu assumi noi due Pippo e Mario come responsabili della sicurezza. Noi che abbiamo bucato Google siamo veramente i migliori.» E gli chiediamo la cifra che vogliamo noi! …e poi giù soldi a …”

“…a palate! Lo so, questo mi è chiaro, me lo dici sempre. Però bucare Google ci vogliono delle botte di programmazione veramente mostruose…”

“Te l’ho detto e lo ripeto: alla programmazione ci penso io. Tu dammi una mano con i dettagli.

Vogliamo stupire il mondo e guadagnare un sacco di soldi con le consulenze sulla sicurezza?

Questa è la nostra grande occasione!

Sbaglio?”

 “Sbagliare non sbagli, certo è una mossa audace.”

“Non ci sono alternative, altrimenti è persa. Magari alla fine internet diventerà il posto dei più ricchi e dei più potenti, quelli con gli staff più ampi e gli ingegneri più cervellonici e cybercubici, i consulenti più pagati, psicologi, registrazioni, carte di credito, ricchi premi e cotillion. Dobbiamo agire subito o può diventare troppo tardi. Se abbiamo capito che Google è troppo forte, dobbiamo attaccarlo, adesso, subito.

Capire le tendenze della telematica non è semplice: ci si espone a brutte figure.

Ora poi c’è un altro problema: «se non sei su Google non esisti», una tendenza che anni fa nessuno avrebbe saputo prevedere.

Se uno si rilegge le previsioni fatte solo cinque anni fa – nel 1999 – c’è da ridere: tutte sballate!

Ecco quindi che oltre alla domanda: “Cosa è oggi internet?” si deve usare la domanda – altrettanto intrigante – “cosa oggi NON è internet”? Cosa internet non è stato, rispetto a come pensavamo sarebbe diventato?

La Rete non è diventata il supermercato più grosso del mondo, non ha ancora ucciso i quotidiani, semistrangolati invece dai telegiornali, che illudono la gente di conoscere le notizie, e non contengono approfondimenti.

La Rete non è (ancora) diventata lo strumento fondamentale, quello che fa la differenza, tra essere aggiornati oppure no. Libri, quotidiani e tv esistono ancora, chi va in biblioteca ha un vantaggio concorrenziale sulla cultura di chi non ci va.

A questo punto Internet soffre solo dei suoi due limiti: le informazioni vi sono presenti solo se qualcuno si è dato la pena di metterle, e se Google le ha indicizzate.

Poi a un certo punto due «nessuno» come io e te, due quasiasi come Pippo e Mario, decidono di attaccare il più noto sito del mondo: Google, e far sì il motore risponda sempre ed esclusivamente: www.pippoemario.it.

Cavolo!

Se ci riusciamo siamo grandi!

E gli dimostriamo che sono seduti su una catasta di sgabelli tremolanti.

Quando per quell’attimo, quell’ora o due che durerà il crash, saremmo l’unico sito consigliato in tutto il mondo, allora saremo i Re della Rete.”

“Guarda, non gliela puoi fare neppure tu che pure sei bravo. Ti sei fatto il quadro di ciò che accadrà?”

“Certo. Il 99,9999% della gente ci cliccherà su e sarà il caos, come nel 1999, quando quel programmatore fricchettone, quel normalissimo e bravissimo ragazzino canadese, col sistema dei refresh, paralizzò Yahoo e CNN.”

Vedendo che il capo ormai aveva preso l’irrinunciabile decisione, Mario a quel punto gli chiese: “Io che dovrei fare?”

“Questo è il piano. Le richieste a Google viaggiano in rete. Noi le intercettiamo e rispondiamo al posto del motore. A qualsiasi richiesta di informazioni fatta dall’utente, vengono fuori dieci indirizzi tutti uguali, dieci volte www.pippoemario.it.

La gente ci clicca su e raggiunge la nostra home page. Per farlo basta che piazziamo un nostro router sopra il cavo dove passa il flusso di dati che sta per entrare dentro Google. Il sistema apre tutte le richieste e manda la stessa pagina di risultati a tutti, questi cliccano sul nostro indirizzo e finisce sulla nostra home page, è sul router pirata, così il viaggio è brevissimo. 500 milioni di persone vedranno quello che decidiamo noi.

A tutto questo penso io. So già chi ci potrà trovare un “router pirata” adatto. Tu  devi pensare al resto, in particolare a due problemi:

1)     dove passa intorno alla sede di Google il cavo con i dati, così che possiamo metterci sopra il nostro router pirata

2)     cosa scrivere sulla pagina del nostro sito.

Tu dovrai anche contattare chi farà l’aspetto router del lavoro, cioè rintracciare un esperto russo di informatica – che quelli queste cose le sanno fare - finanziarlo, progettare e portare a termine l’azione. Questi sono 100.000 euro dell’ultima truffa che abbiamo fatto con le carte di credito.”

Il contante passò dalle sbrigative mani di Pippo, che oltre a fare il boss era anche il cassiere della banda, fino alle tasche del suo socio. Poi, frettoloso come al solito, il capo chiuse l’incontro con un’ultima frase:

“Tra noi - in codice - si chiamerà operazione “affresco”. Fatti rivedere quando sarà tutto pronto.”

Due giorni dopo Mario era a piazza di Porta Maggiore...

SECONDA E ULTIMA PARTE DEL RACCONTO

oppure torna alla Home Page della parte non dedicata al lavoro de "il Palo" per leggere fumetti, barzellette, vignette, ecc..

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