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Un brano dell’Imperatore romano Marco Aurelio
Contro la pigrizia
Al mattino, quando con difficoltà ti svegli, tienti pronto questo pensiero : “Mi sveglio all’officio d’uomo come dunque mi può non piacere, se io vado a fare quello per cui sono nato, e in grazia del quale sono stato messo al mondo? O forse sono stato io formato per riscaldarmi giacendo sul letto?”. “Ma questo mi dà più gusto”. “Per pigliarti gusto dunque sei nato? E non anzi per operare? Per essere attivo? Non vedi le piante, gli uccelli, le formiche, i ragni, le api fare ciascuna il suo compito, concorrere ciascuna all’ordinamento di quel mondo che gli è proprio? E tu non vuoi fare l’officio d’uomo? Non intendi applicarti a quello che è, secondo natura, specifico per te?”. “Ma è necessario anche il riposo”. “E’ necessario, e’ vero; ma la natura vi ha posto un limite; ne ha posto uno anche al mangiare e al bere, e tu invece varchi quei limiti, vai al di là del bisogno; quando si tratta di fare, poi, è un’altra cosa, tu stai sempre al di qua del possibile. E ciò avviene perché tu non ami te stesso. Se tu amassi te stesso, ameresti anche la natura tua, e la volontà di lei.
Gli artisti che amano la loro arte, si consumano sui lavori di quella, dimenticando il bagno ed il cibo ma tu fai meno caso alla tua natura che il tornitore al tornire, il ballerino al ballare, che l’avaro alla moneta, che il vanitoso alla sua gloriuzza. Quando la passione ha preso piede in costoro, lasciano piuttosto di mangiare e di bere che di occuparsi di portare avanti la cosa a cui sono appassionati. E a te le azioni sociali paiono essere cosa di meno pregio, meno degna di applicazione?
(Marco Aurelio Imperatore Romano, "Ricordi")
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