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La merce
è una puttana?

     Questa parodia è stata realizzata partendo da un articolo sulla merce, scritto da Guido Viale per la rivista “La nuova ecologia”, e sostituendo alla parola “merce” il termine “puttana”, ed ad “imballaggio” “lingerie”. Perchè tutto ciò ? L ‘esperimento ha dimostrato insospettabili somiglianze tra i due universi concettuali. Inoltre la procedura di “costruzione” della parodia, basata sul comando del computer “sostituisci con”, apre nuovi orizzonti alla “comicità digitale”, un procedimento di trasmutazioni verbale applicabile in svariati campi, dai risultati a volte sorprendenti. Si scopre così che se esiste il “consumo di eros mercificato”, esiste anche una “prostituzione della merce”, che rivela come gli acquisti nei supermercati possano essere vissuti con le stessa gratificazione di un amplesso mercenario. 

     La merce, come la puttana, può essere di prima scelta, di seconda mano, avariata, di provenienza sospetta. In ambedue i settori merceologici si può parlare di linea di prodotti (sado-maso, feticisti, ecc.), di soldi, saldi,  offerte speciali, assaggi, campioni, prodotti omaggio, sconti comitiva, militari metà prezzo. In quest’ottica il pappone è una piccola impresa, mai con più di quindici dipendenti, e non vi dico la gestione del personale : gelosie, unghiate, vetriolo e accoltellamenti. Il “pappa” (e la pappa è la prima merce che consumiamo) è quindi un procacciatore d’affari, un agente di vendita mono e plurimandatario, che mira a realizzare al di sopra del prezzo di costo, in quanto gestore delle risorse umane e responsabile della  commessa, (come nella frase : “Mi sono fatto una grossa commessa... pesava 120 chili !”), mentre la prostituta passa da “pubblica peccatrice” a servizio pubblico.

     La passeggiatrice, come la merce, è per principio “adescatrice”, si differenzia per fasce di prezzo, tanto che si ipotizza un codice a barre da applicare sul corpo con una prezzatrice, in maniera che alla cassa della casa chiusa (come son chiusi e vigilati i supermercati) si arrivi ad un pagamento automatizzato.

          Già esistono “eros center”, e “sex show” equiparabili a catene di punti vendita specializzati. Sebbene si sia passati dalla tratta delle bianche a quella delle nere, il rapporto col cliente resta uno scambio commerciale  bilaterale, con rarissime forme di baratto e poche possibilità di permuta, spesso effettuato da ambulanti (le donne da marciapiede), mentre forse un domani si giungerà ad una prostituzione porta-a-porta,  con la fruizione  immediata della mercanzia, oppure, sempre a domicilio, con la consegna su furgoni, con tutto quel che segue in fatto di : immagazzinaggio e movimentazione, inventario, imballaggio a perdere e a rendere (chi paga la biancheria intima strappata da clienti focosi ?), prima nota, conto totale, registratore di cazzi, libro giornale, e nell’evoluta Svezia, scontrino e ricevuta fiscale.

    

 ARTICOLO CON SOSTITUZIONI

           

            Nel nostro tempo le puttane  nuove - e soprattutto le puttane prodotte dal sistema industriale - nascono vecchie: contengono già in sé, al momento della nascita, non il germe della loro decadenza e della loro fine, bensì un irrevocabile ingiunzione a porre termine alla loro esistenza nel più breve tempo possibile; a sbrigarsi a scomparire per fare posto alle loro sorelle che si affacciano sui cosiddetti mercati di sostituzione.

            La coppia “vecchia puttana - nuova puttana” sembra poco adatta a fungere da vessillo del «nuovo che avanza». L’usa-e-getta è un mondo di puttane la cui essenza, costituita dal loro valore d’uso, sta esclusivamente nella loro capacità di trasformarsi immediatamente in rifiuti; nella peculiarità di non avere un proprio «ciclo di vita», una storia potenziale; nel negare alla radice la possibilità, per chi le possiede, di instaurare con esse un rapporto che non sia puramente funzionale e istantaneo.        

            Il loro valore risiede nel fatto di sbarazzarcene al più presto, dopo il loro effimero passaggio nel mondo dei valori d’uso. Sono puttane morte, prodotte per la discarica, già vecchie nel momento in cui sgusciano dalla crisalide della lingerie che le avviluppa, e che ne propaganda e garantisce il fatto di essere nuove.

            La lingerie che costituisce spesso la principale attrattiva delle puttane che compriamo, porta allo scoperto un tratto essenziale del mondo in cui viviamo: sono puttane che nascono come rifiuti. Questa assoluta coincidenza di vecchio e nuovo, di puttana e rifiuto, caratterizza tutto il mondo delle puttane, anche se è rimasto a lungo occultato.

            Che ne sarebbe infatti della famosa e famigerata “utilità della puttana” se a quelle che entrano a far parte della nostra vita, che ci procuriamo perché le consideriamo utili, non fosse garantita anche una via di uscita dalla nostra esistenza, sotto forma di rifiuti? In altre parole: che cosa sarebbe ancora veramente utile se dovessimo tenerci, in eterno a casa nostra, tutto ciò che compriamo, puttane comprese?

            Il mondo in cui viviamo non è che la discarica di ciò che produciamo. Una vecchia puttana è ciò che ha dismesso la sua precedente funzione: per logoramento proprio o di chi si è stancato di usarla. Preceduta dalla lingerie che la rivestiva (la prima a finire nel cassonetto), la cultura dell’usa-e-getta  destina la puttana alla morte e al seppellimento in discarica.

            La soluzione è poco consumo e tanto riciclaggio. La cultura del recupero della vecchia puttana, la elegge a materia prima di una diversa destinazione d’uso, in un nuovo rapporto con l’ambiente, fondato sul recupero dei materiali già manipolati dall’uomo e non sull’aggressione alle risorse “vergini” della terra. E lo è tanto più quanto più ogni puttana è stata pensata e predisposta per essere recuperata.

       Mano a mano che invecchia, una puttana predisposta per essere recuperata si libera della crisalide della sua precedente funzione per presentarsi nelle condizioni migliori possibili di fronte ai processi [di riuso, riciclaggio, recupero energetico, ecc. .] che la destinano a una funzione nuova. Il “vecchio”, o meglio : la “vecchia”, è qui l’unica o la principale fonte legittima di produzione della nuova, che non è mai tale se non ha interamente assorbito e recuperato le possibilità offerte dalla puttana che la ha preceduta. La nuova eredita le modalità d’uso, le esigenze commerciali da soddisfare e la sorte della vecchia puttana. Presto o tardi anche la nuova finirà in discarica, e il ciclo consumo, cassonetto e inceneritore, nuovo consumo,  rende la puttana l’Araba Fenice della civiltà.

            La cultura del recupero suggerisce comunque una certa cautela. Meglio predisporsi (senza strafare; non esiste infatti puttana buona per tutti gli usi) a un uso flessibile dei materiali di cui siamo consumatori; piegare il nuovo ad una intelligente valorizzazione del vecchio, ad esempio provando ad usare una puttana vecchia e una nuova insieme.

            Ma il problema di fondo è evidentemente quello di promuovere e valorizzare la durata delle puttane che entrano nella nostra vita in modo che, prima di diventare rifiuti, si possano caricare di valori non solo funzionali,  ma anche affettivi ed estetici, senza dover ogni volta cambiare puttana o ricominciare da capo.

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