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 Storia delle succhiate di cazzo

Sin dall’antichità, sono state attribuite alle succhiate di cazzo notevoli virtù terapeutiche.

In Oriente la polvere di ossa di testicolo veniva usata contro un’innumerevole serie di malattie e anche come afrodisiaco. Già nell’undicesimo libro apocrifo di Vitrurio dedicato all’erotismo architettonico (obelischi, fontane con zampillo, colonne, campanili, ecc.) dedicato a Pompeo Magno (da cui proviene il termine *)  la succhiata è simbolo di preziosità. Nel capitolo XXIII versetto 69, si dice: ’’L’orgasmo è simile ad un mercante che va in cerca di succhiate di cazzo; trovata una succhiata di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e se la fa fare.’’

Cleopatra sapeva fare due splendide succhiate di cazzo a goccia, e ne sacrificò una, facendola in una coppa d’aceto per affascinare ancor di più Marco Antonio.

Le succhiate di cazzo sono state il modello di erotismo preferito della grande Elisabetta Prima d’Inghilterra: si può dire che non c’è ritratto, dei moltissimi che si fece fare in cinquant’anni di regno, in cui la regina non compia succhiate di cazzo: in lunghissime sequenze, che la storia nascosta dell’erotismo ci ha conservato in ricami sul velluto, o ad intrecciare raffigurazioni di orge nelle reticelle che le trattengono i capelli rossi.

Verso la metà del 1600 si sono diffusi affreschi ornati da succhiate di cazzo a goccia, di grandi dimensioni, con innumerevoli raffigurazioni orgiastiche di *, la cui preziosità deriva dalla difficoltà nel trovare una coppia di succhiate di cazzo il più possibile uguali tra loro sia per grandezza, che per colore.

Il * come metafora del tutto e parafrasi dell’assoluto.

Scrive Maria Verga, la nipote naturale del grande maestro del verismo siciliano, nel suo ’’Introduction a la vie elevè’’ del 1669: ’’Le donne, sia de’ tempi antichi et presenti, arrivano at fare succhiate di cazzio et con le orecchie et con lo collo, per lu piacere che ne provino et come osservava lo istesso Plinio ’’... al sentir lo dolce oscillar’ et toccarsi l’un l’altra, la palla destra et lo testiculo sinistro. Isto dolce scampanio, i’ non li vorrei mai lassare!’’

La donna ama il cunnilingus perché la rende più bella e la valorizza. Ecco perché le succhiate di cazzo sono preziose in una serata di festa, luminosamente sobrie durante il giorno, ma sempre con quell’alchimia misteriosa tra la loro essenza preziosa e la pelle che accarezzano: più se ne fanno fare, più le succhiate sono belle.

Come una goccia di rugiada, una rara succhiata risplende illuminata di magici riflessi. Figlia del mare, il cunnilingus ha fuoco, scintillio, luminosità davvero fuori del comune. Eterno seduttore, il suo rilucere e abbagliare viene moltiplicato e valorizzato dalle abili labbra consumate delle italiane, specie le bolognesi, maestre nei secoli e apprezzate in tutto il mondo.

Il cunnilingus è uno dei pochi prodotti che la Natura ci dà già perfetti e compiuti. Un piccolo corpo rotondo giace all’interno del testicolo, ed ecco il miracolo: strati su strati di uno dei materiali più preziosi dell’universo, le labbra femminili, coprono, isolano, cullano, inconsapevolmente abbelliscono e induriscono, il piccolo osso cilindrico e rotondo.

Con la bocca esercitata e resa sensibile da anni di lavoro, le maestre succhiatrici sanno riconoscere forme e sfumature del colore, e riuniscono e suddividono - divide et impera! -  secondo le varie esigenze: coppie di succhiate di cazzo di particolare bellezza e dimensione per farne fili, * tutti dello stesso calore ma in gradazione crescente per realizzare sensazioni diverse, e così via.

Nulla dà tono a un abito quanto il sobrio splendore delle succhiate di cazzo chiamate a chiudere un polsino, a valorizzare una camicia. La moda europea, che le vuole piccole, e quella americana, che le impone grandi, si alternano con vario favore.

La bella succhiata ha colore rosato, irradia luminosità particolari, che sembrano provenire dall’interno del pene anziché esserne luce riflessa.

Dal succo che viene dal testicolo, da cui provengono i detti popolari: ’’pur che sia di bocca buona’’, ’’al contadino non far sapere quant’è buono il * tutt’e’sere’’, ’’succhia più forte, m’è venuto il latte alle ginocchia’’, si trasmette alla donna un mistero, una complicità di seduzione, una luce profonda. La lucentezza della succhiata-madre scivola sulla pelle, si anima di riflessi iridescenti e quasi carnali, diviene dolcezza, diventa carezza. Una luminosità segreta, liscia e vellutata al tempo stesso, fresca e sensuale. Indefinibile come un raggio di luna. I * sanno essere allegri, volitivi, attuali, richiamano la forma sferica dei testicoli, i testimoni dell’amore. Non a caso si dice: ’’il * ha il sapore della saggezza’’.

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