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La comunicazione riguarda prevalentemente le relazioni
dal libro di Bateson: "Verso un’ecologia della mente", Adelphi
Un lupo osò montare una lupa. Accorse il capo del branco.
Che cosa fece al meschino che aveva osato usurpare le prerogative del capo?
L’antropomorfismo ci spingerebbe a credere che egli abbia fatto a pezzi quello
sventurato. Invece no: la pellicola mostra che egli premette quattro volte con
le fauci aperte la testa del trasgressore, e poi se ne andò.
Quali conclusioni si possono trarre, per la ricerca, da questo esempio? Quello
che fa il capo del branco non si può descrivere, o solo in modo insufficiente,
in termini di S-R. Egli non ’rinforza negativamente’ l’attività sessuale
dell’altro maschio; ma asserisce o afferma la natura del rapporto tra se stesso
e l’altro. Se dovessimo tradurre in parole l’azione del capo del branco, le
parole non sarebbero: " Non fare questo", ma tradurrebbero piuttosto
l’azione metaforica: " Io sono il tuo superiore, il maschio anziano, cucciolo!".
Ciò che sto cercando di dire sui lupi in particolare e sui mammiferi
preverbali in genere è che il loro discorso verte principalmente sulle
regole e sulle contingenze del rapporto.
Voglio darvi un altro esempio per aiutarvi ad accettare la generalità
di questo punto di vista, che non è affatto ortodosso fra gli etologi.
Quando il vostro gatto tenta di dirvi di dargli da mangiare, come fa? Esso non
ha parole per indicare il cibo o il latte, ma compie movimenti ed emette suoni
che sono quelli caratteristici di un gattino verso la mamma. Se dovessimo tradurre
in parole il messaggio del gatto, non sarebbe corretto affermare che esso grida:
" Latte "; invece dice qualcosa come: " Mamma! ". O, forse
ancor più correttamente, dovremmo dire che sta asserendo: " Dipendenza!
Dipendenza! ". Il gatto parla in termini di strutture e contingenze di
relazione, e dipende da voi compiere, partendo da questo discorso, un passo
deduttivo, congetturando che ciò che il gatto vuole è il latte.
È la necessità di questo passo deduttivo che segna la differenza
tra la comunicazione dei mammiferi preverbali e sia la comunicazione delle api
sia il linguaggio degli uomini.
La cosa straordinaria - la grande novità - nell’evoluzione del linguaggio
umano non è stata la scoperta dell’astrazione o della generalizzazione,
ma la scoperta del modo di essere precisi su qualcosa che non fosse relazione.
In realtà questa scoperta, benché sia stata compiuta, ha influito
poco sul comportamento, anche degli esseri umani. Se A dice a B: " Secondo
l’orario, l’aereo partirà alle 6,30., è raro che B accetti quest’osservazione
come una pura e semplice asserzione di fatto sull’aereo; più spesso egli
dedica alcuni neuroni al problema: " Che cosa significa per la mia relazione
con A che A mi dica questo?
La nostra ascendenza di mammiferi è ancora assai vicina alla superficie,
nonostante la destrezza linguistica da poco acquisita.
Comunque sia, ciò che in primo luogo mi aspetto studiando la comunicazione
tra i delfini è che essa dimostri di possedere la caratteristica, generale
per i mammiferi, di vertere principalmente sulle relazioni. Questa premessa
è, forse, in sé sufficiente a dar conto dello sviluppo sporadico
di grossi cervelli tra i mammiferi. Non è necessario lamentare il fatto
che, poiché gli elefanti non parlano e le balene non inventano trappole
per topi, queste creature non siano palesemente intelligenti. È sufficiente
supporre che, in una certa fase della loro evoluzione, certe creature dotate
di un grosso cervello, furono abbastanza sconsiderate da invischiarsi nel gioco
delle relazioni e che, una volta che la specie si trovò intrappolata
in questo gioco d’interpretare il comportamento reciproco dei suoi membri come
elemento pertinente a questo complesso e vitale fattore, ne scaturisse un valore
positivo in termini di sopravvivenza per gli individui in grado di eseguire
il gioco con più ingegnosità o maggior acume. È quindi
ragionevole aspettarsi fra i cetacei un’elevata complessità
di comunicazione sulle relazioni. Poiché essi sono mammiferi, ci possiamo
attendere che le loro comunicazioni riguardino, e anzitutto manifestino, strutture
e contingenze di relazioni; inoltre, poiché sono animali sociali e hanno
un cervello voluminoso, ci possiamo aspettare nella loro comunicazione un elevato
grado di complessità.
dal libro
di Bateson: "Verso un’ecologia della mente",
Adelphi, pag. 405