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Doppio vincolo e dei suoi aspetti comunicativi
dal
libro di Bateson:
"Verso un’ecologia della mente", Adelphi
L’ambito psicoterapeutico e l’ambiente ospedaliero creano al loro interno situazioni di doppio vincolo. Dal punto di vista di questa ipotesi, ci chiediamo quale possa essere l’effetto della ’benevolenza’ dei medici sul paziente schizofrenico. Poiché gli ospedali sono fatti a beneficio del personale, oltre (se non più) che a beneficio dei pazienti, sorgeranno talvolta contraddizioni, qualora certe azioni, compiute ’benevolmente’ a favore del paziente, siano in realtà compiute per la maggior comodità del personale. Penseremmo che in tutti i casi in cui il sistema è organizzato a beneficio del personale, e al paziente viene annunciato che si agisce a suo vantaggio, si perpetua una situazione schizofrenogenica. Questo genere d’inganno indurrà il paziente a reagire come in una situazione di doppio vincolo e la sua reazione sarà ’schizofrenica’, nel senso che sarà indiretta e il paziente sarà incapace di analizzare il fatto di sentirsi vittima di un inganno. Un raccontino, per fortuna divertente, illustra una reazione di questo tipo. Sulla porta dello studio di un capo-reparto pieno di abnegazione e ’benevolenza’, c’era un avviso che diceva: " Ufficio del Dottore. Si prega di bussare). Il dottore rimase dapprima molto sconcertato e poi dovette arrendersi di fronte a un paziente che, obbediente, bussava coscienziosamente ogni volta che passava davanti alla porta.
La comprensione del doppio vincolo e dei suoi aspetti comunicativi può
condurre a innovazioni nella tecnica terapeutica. È difficile dire in
che cosa potrebbero consistere tali innovazioni, ma, sulla base della nostra
indagine, riteniamo che situazioni di doppio vincolo si presentino continuamente
in psicoterapia. A volte esse sono inavvertite, nel senso che lo psichiatra
impone una situazione di doppio vincolo simile a quella già esistente
nella storia del paziente, o è il paziente che impone una situazione
di doppio vincolo allo psichiatra. In altri casi sembra che i medici creino,
deliberatamente o d’intuito, doppi vincoli, che costringono il paziente a reagire
in modo diverso che per il passato.
Un episodio che accadde a una valente psichiatra illustra come si possa comprendere
intuitivamente una sequenza comunicativa di doppio vincolo. La dottoressa Frieda
Fromm-Reichmann curava una ragazza che fin dall’età di sette anni si
era costruita una sua religione, pullulante di potenti dèi. Era profondamente
schizofrenica e assai riluttante ad abbandonarsi alla terapia; all’inizio della
cura la paziente disse: " Il dio R dice che io non devo parlare con lei
"; la Fromm-Reichmann replicò: i Senti, mettiamo nero su bianco.
Per me il dio R non esiste, anzi, tutto il tuo mondo non esiste. Per te invece
esiste, e lungi da me l’idea di potertene allontanare; non me lo sogno nemmeno.
Perciò io ti parlerò in termini di quel mondo solo se tu capirai
che lo faccio allo scopo di mettere bene in chiaro che per me non esiste. Ora
va’ dal dio R e digli che noi due dobbiamo parlarci, e che ti dia il permesso.
Digli anche che io sono un medico e che tu sei vissuta con lui nel suo regno
dai sette ai sedici anni, cioè per nove anni, e che lui non ti ha dato
nessun aiuto. Quindi ora deve lasciare che provi io, per vedere se tu e io insieme
riusciamo a farcela. Digli che io sono un medico e che questo è ciò
che voglio tentare).
La psichiatra ha posto la sua paziente in un i doppio vincolo terapeutico).
Se la sua paziente comincia a dubitare della sua fede nel dio, allora comincia
anche a trovarsi d’accordo con la dottoressa e ammette di essersi impegnata
nella terapia. Se viceversa insiste nell’affermare la realtà del dio
R, allora è obbligata a dirgli che la dottoressa è ’più
potente’ di lui, e, anche per questa via, ammette il suo impegno con la terapeuta.
La differenza tra il doppio vincolo terapeutico e quello originale consiste
in parte nel fatto che lo psichiatra non è personalmente impegnato in
una battaglia d’importanza vitale, e pertanto può costruire dei doppi
vincoli relativamente benigni e aiutare pian piano il paziente a liberarsene.
dal libro
di Bateson: "Verso un’ecologia della mente",
Adelphi, pag. 275