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Effetti della finalità cosciente sull’adattamento
dal libro di Bateson: "Verso un’ecologia della mente", Adelphi
Una questione di grande interesse scientifico e forse di grave
momento è se l’informazione elaborata attraverso la coscienza sia adeguata
e appropriata al compito dell’adattamento umano. Potrebbe ben essere che la
coscienza contenesse distorsioni sistematiche di prospettiva, le quali, messe
in atto dalla tecnica moderna, potrebbero distruggere gli equilibri tra l’uomo,
la sua società e il suo ecosistema.
Per impostare tale questione, facciamo le seguenti considerazioni:
1. Tutti i sistemi biologici ed evolutivi (cioè gli organismi individuali,
le società umane e animali, gli ecosistemi, eccetera) consistono in reti
cibernetiche complesse, e tutti hanno in comune certe caratteristiche formali.
Ogni sistema contiene sottosistemi potenzialmente rigenerativi, i quali, cioè,
se non fossero corretti, ’scapperebbero via’ lungo una curva esponenziale. (Esempi
di queste componenti rigenerative sono le caratteristiche malthusiane della
popolazione, i mutamenti schismogenici dell’interazione personale, la corsa
agli armamenti, eccetera). Le potenzialità rigenerative di tali sottosistemi
sono di solito tenute sotto controllo da vari tipi di catene di regolazione,
sì da conseguire uno ’stato stazionario’. Questi sistemi sono ’conservativi’,
nel senso che essi tendono a mantenere la verità di proposizioni riguardanti
i valori delle loro variabili componenti - in particolare mantengono costanti
i valori di quelle variabili che altrimenti manifesterebbero un cambiamento
esponenziale. Questi sistemi sono omeostatici, cioè gli effetti di piccoli
cambiamenti nell’ingresso saranno annullati, e lo stato stazionario sarà
mantenuto, tramite adattamento reversibile.
2. Tuttavia plus c’est la méme chose, plus ça change: l’inverso
del celebre aforisma francese ci sembra la descrizione più esatta dei
sistemi biologici ed ecologici: la costanza di una certa variabile è
assicurata dalla variazione di altre variabili. Ciò è caratteristico
delle macchine dotate di regolatore: la costanza della velocità di rotazione
è assicurata variando l’erogazione di combustibile. La stessa logica,
mutatis mutandis, è alla base del progresso evolutivo: saranno perpetuate
le mutazioni che contribuiscono alla costanza di quella complessa variabile
che chiamiamo sopravvivenza’. La stessa logica si applica anche all’apprendimento,
ai mutamenti sociali, eccetera. La verità dinamica di certe proposizioni
descrittive è mantenuta alterando altre proposizioni.
3. Nei sistemi che contengono molte catene omeostatiche interconnesse, i cambiamenti
apportati da un intervento esterno possono diffondersi lentamente lungo il sistema.
Per mantenere una data variabile (Va) a un dato valore, i valori di 112, 113,
eccetera, subiscono cambiamenti. Ma le stesse 112 e 113 possono essere soggette
a controllo omeostatico, o possono essere legate a variabili (114, V~, eccetera)
che sono soggette a controllo. Questa omeostasi del second’ordine può
portare a cambiamenti in 116, 117, eccetera; e così via.
4. Questo fenomeno della diffusione del cambiamento è, nell’accezione
più ampia, una sorta di apprendimento. L’acclimatazione e l’assuefazione
sono casi speciali di questo processo: col tempo, il sistema diviene dipendente
dalla continua presenza di quell’intervento esterno originario, i cui effetti
immediati erano stati neutralizzati dall’omeostasi del prim’ordine.
Esempio: al proibizionismo il sistema sociale americano reags omeostaticamente
per mantenere costante l’approvvigionamento di alcool. Sorse una nuova professione,
il contrabbando di bevande alcoliche, e, per controllarla, furono operati cambiamenti
nel sistema di polizia. Quando si pose la questione dell’abrogazione della legge,
c’era da aspettarsi che certamente i contrabbandieri e forse la polizia sarebbero
stati a favore del mantenimento del proibizionisino.
5. In quest’ultimo senso, ogni cambiamento biologico è conservativo e
ogni apprendimento è avversativo. Il ratto che è ’ricompensato’
col cibo accetta la ricompensa per neutralizzare i cambiamenti che la fame sta
cominciando a indurre; e la distinzione che si fa tradizionalmente tra ’ricompensa’
e ’punizione’ corre lungo una linea più o meno arbitraria tracciata a
delimitare quel sottosistema che chiamiamo ’individuo’. Un evento esterno vien
detto ’ricompensa’ se il suo presentarsi corregge un cambiamento ’interno’ che
sarebbe punitivo. E così via.
6. La coscienza e l’ ’io’ sono idee strettamente legate, ma le idee (eventualmente
legate a premesse di territorio determinate per via genotipica) sono cristallizzate
da quella linea più o meno arbitraria che delimita l’individuo e stabilisce
una differenza logica tra ’ricompensa’ e ’punizione’. Quando si riguarda l’individuo
come un servosistema accoppiato col suo ambiente, o come una parte del più
ampio sistema costituito da individuo più ambiente, allora l’intero aspetto
dell’adattamento e della finalità cambia.
7. In certi casi estremi, il cambiamento innescherà o permetterà
una certa fuga o scorrimento lungo le curve potenzialmente esponenziali dei
circuiti rigenerativi soggiacenti. Ciò può accadere senza che
il sistema venga distrutto completamente, anche se ovviamente lo scorrimento
lungo curve esponenziali sarà comunque sempre limitato: in caso estremo,
dal collasso del sistema. Se non avviene questo disastro, altri fattori possono
limitare lo scorrimento. È tuttavia importante osservare che vi è
il pericolo di raggiungere livelli ai quali la limitazione è imposta
da fattori che sono in sé deleteri. Wynne-Edwards ha messo in evidenza
(e ogni allevatore Io sa bene) che una popolazione di individui non può
essere limitata direttamente mediante l’approvvigionamento alimentare. Se per
eliminare l’eccesso di popolazione s’impiega il metodo della limitazione del
cibo, allora i superstiti soffrono di una seria deficienza alimentare, anche
se non muoiono, e d’altra parte le stesse risorse alimentari saranno ridotte,
forse anche in modo irreversibile, dall’eccessivo sfruttamento. In linea di
principio, i controlli omeostatici dei sistemi biologici debbono essere attivati
da variabili che non siano in sé dannose. I riflessi della respirazione
non sono attivati dalla penuria di ossigeno, ma da un eccesso relativamente
innocuo di CO2. Il subacqueo in apnea che impara a ignorare i segnali di eccesso
di CO2 e prolunga
la sua immersione per avvicinarsi allo stato di penuria di ossigeno, corre gravi
rischi.
8. Il problema dell’accoppiamento tra sistemi autocorrettivi è fondamentale
nell’adattamento dell’uomo alle società e agli ecosistemi in cui vive.
Lewis Carroll, molto tempo fa, si divertì scherzando a proposito della
natura e dell’ordine della casualità creata da un accoppiamento inadeguato
di sistemi biologici. Il problema, si può dire, era di inventare un ’gioco’
che fosse aleatorio, ma non solo nel senso limitato in cui è aleatorio
il ’ testa e croce’, bensì meta-aleatorio. L’aleatorietà delle
mosse dei due giocatori di ’testa e croce’ è confinata a un insieme finito
di alternative note, cioè ’testa’ o ’croce’ a ogni mano del gioco; non
è in alcun modo possibile uscire da questo insieme, né operare
scelte meta-aleatorie in qualche insieme, finito o infinito, di insiemi.
Mediante un accoppiamento imperfetto di sistemi biologici, nella famosa partita
a croquet, tuttavia, Carroll crea un gioco meta-aleatorio. Alice è accoppiata
a un fenicottero, e la ’palla’ è un porcospino.
I ’fini’ (se si può usare questo termine) di questi sistemi biologici
antagonisti sono così discrepanti che la casualità del gioco non
può più essere ristretta a insiemi finiti di alternative note
ai giocatori.
Le difficoltà di Alice nascono dal fatto che ella non ’capisce’ il fenicottero,
cioè non ha informazione sistemica sul ’sistema’ che le sta di fronte.
Analogamente, il fenicottero non capisce Alice: essi prendono lucciole per lanterne.
Il problema di accoppiare l’uomo al suo ambiente biologico mediante la coscienza
è simile. Se alla coscienza manca informazione sulla natura dell’uomo
e dell’ambiente, o se l’informazione è distorta e scelta in modo inadeguato,
allora è probabile che l’accoppiamento generi una successione meta-aleatoria
di eventi.
9. Noi presumiamo che la coscienza non sia del tutto senza effetto; cioè
che non sia una pura risonanza collaterale senza reazione nel sistema: un osservatore
dietro uno specchio unidirezionale o uno schermo televisivo che non ha alcun
effetto sul programma. Crediamo che la coscienza eserciti una reazione nel resto
della mente e quindi un effetto sull’azione. Ma gli effetti di questa reazione
sono quasi sconosciuti e c’è bisogno urgente di studiarli e confermarli.
10. È certamente vero che il contenuto della coscienza non è un
campione aleatorio di resoconti su eventi che accadono nel resto della mente;
al contrario, il contenuto dello schermo della coscienza è sistematicamente
selezionato nell’immensa abbondanza degli eventi mentali. Ma assai poco è
noto circa le regole e le preferenze di questa selezione: il problema dev’essere
studiato. Analogamente debbono essere studiate le limitazioni del linguaggio
parlato.
11. Sembra, tuttavia, che il metodo di selezione dell’informazione per lo schermo
della coscienza sia connesso in modo assai significativo con la ’finalità’,
con l’ ’attenzione’ e con fenomeni simili, i quali a loro volta hanno bisogno
di essere definiti, spiegati, eccetera.
12. Se la coscienza reagisce sul resto della mente (si veda 9, sopra) e se la
coscienza ha a che fare solo con un campione limitato degli eventi della mente
totale, deve allora esistere una differenza sistematica (cioè non aleatoria)
tra le visioni consce dell’io e del mondo, e la vera natura dell’io e del mondo.
Tale differenza deve distorcere il processo di adattamento.
13. A questo proposito, c’è una profonda differenza tra i processi del
cambiamento culturale e quelli dell’evoluzione filogenetica. In questi ultimi
si suppone che la barriera di Weismann fra soma e plasma germinale sia del tutto
opaca: non c’è accoppiamento dall’ambiente al genoma. Nell’evoluzione
culturale e nell’apprendimento individuale, l’accoppiamento per il tramite della
coscienza è presente, incompleto e probabilmente svisante.
14. Si avanza l’ipotesi che la natura specifica di questa distorsione sia tale
che la natura cibernetica dell’io e del mondo tenda a essere non percepita dalla
coscienza, in quanto i contenuti dello ’schermo’ della coscienza sono determinati
da considerazioni di finalità. La formulazione della finalità
tende ad assumere la forma seguente: " D è desiderabile; B conduce
a C; C conduce a D; quindi D può essere raggiunto tramite B e C ".
Ma se la mente complessiva e il mondo esterno non posseggono in generale questa
struttura rettilinea, allora imponendo loro a forza questa struttura, ci impediamo
di scorgere le circolarità cibernetiche dell’io e del mondo esterno.
Il nostro campionamento cosciente di dati non ci paleserà circuiti completi,
ma solo archi di circuiti, rescissi dalla loro matrice grazie alla nostra attenzione
selettiva. In particolare il tentativo di indurre un cambiamento in una data
variabile, situata o nell’io o nell’ambiente, sarà probabilmente intrapreso
senza comprendere la rete omeostatica che circonda quella variabile. Le considerazioni
tratteggiate nei paragrafi dall’1 al 7 di questo saggio saranno in quell’occasione
ignorate. Può darsi che per la saggezza sia essenziale correggere in
qualche modo le ristrette visioni finalistiche.
15. La funzione della coscienza nell’accoppiamento tra l’uomo e i sistemi omeostatici
che lo circondano, non è, ovviamente, un fenomeno nuovo. Tuttavia tre
circostanze rendono urgente un’indagine di questo fenomeno.
16. In primo luogo, il costume proprio dell’uomo di cambiare il suo ambiente
piuttosto che se stesso; di fronte a una variabile interna che cambia (per esempio
la temperatura) e che si dovrebbe controllare, l’organismo può produrre
cambiamenti o dentro di sé o nell’ambiente esterno. Può cioè
adattarsi all’ambiente q adattare l’ambiente a sé. Nella storia dell’evoluzione,
nella gran maggioranza dei casi si sono avuti cambiamenti all’interno dell’organismo,
in alcuni casi si sono avuti cambiamenti di un tipo intermedio, in cui gli organismi
hanno attuato un cambiamento nell’ambiente mutando luogo. In pochi casi organismi
diversi dall’uomo hanno creato intorno a sé microambienti modificati,
ad esempio i nidi degli imenotteri e degli uccelli, le foreste concentrate di
conifere, le colonie di funghi, eccetera.
In tutti questi casi la logica del processo evolutivo è diretta verso
ecosistemi che sostengono solo la specie dominante (quella che controlla l’ambiente)
e i suoi simbionti e parassiti.
L’uomo, il modificatore di ambiente per eccellenza, crea analogamente ecosistemi
a specie singola nelle sue città, ma va oltre, stabilendo ambienti speciali
per i suoi simbionti. Questi ambienti, a loro volta, divengono ecosistemi a
specie singola: campi di grano, colture di batteri, allevamenti di polli, colonie
di cavie, e cosi via.
17. In secondo luogo, il rapporto di forza tra la coscienza finalistica e l’ambiente
è cambiato rapidamente negli ultimi cent’anni, e la velocità di
cambiamento di questo rapporto sta senza dubbio aumentando rapidamente col progresso
tecnico. L’uomo cosciente, in quanto modificatore del suo ambiente, è
ora pienamente in grado di devastare se stesso e quell’ambiente.., con le migliori
intenzioni coscienti.
18. In terzo luogo, negli ultimi cent’anni si è manifestato un curioso
fenomeno sociologico che forse minaccia di isolare la finalità cosciente
da molti processi correttivi che potrebbero scaturire da parti meno coscienti
della mente. Il quadro sociale è oggi caratterizzato dall’esistenza di
un gran numero di entità auto-massimizzanti che, dal punto di vista giuridico,
hanno piùo meno lo stato di persone ’ (trusts, società, partiti
politici, sindacati, compagnie commerciali e finanziarie, nazioni, e simili).
Nella realtà biologica, queste entità non sono affatto persone
e non sono neppure aggregati di persone intiere: sono aggregati di parti di
persone. Quando il signor Rossi entra nella sala del consiglio della sua società,
egli deve limitare strettamente il suo pensiero ai fini specifici della società
o a quelli di quella parte della società che egli ’rappresenta’. Per
fortuna non gli è del tutto possibile far ciò e alcune decisioni
della società sono influenzate da considerazioni che scaturiscono da
parti più ampie e più sagge della mente. Ma, idealmente, il signor
Rossi dovrebbe agire come una coscienza pura, senza correttivi: una creatura
disumanizzata.
19. È opportuno ricordare infine alcuni dei fattori che possono fungere
da correttivi; campi dell’azione umana che non sono limitati dalle anguste distorsioni
dell’accoppiamento tramite la finalità cosciente e dove può manifestarsi
la saggezza.
a) Di questi, senza dubbio, il più importante è l’amore. Martin
Buber ha classificato i rapporti interpersonali in modo interessante. Egli distingue
i rapporti ’io-tu’ da quelli ’io-esso’, che sono i modelli d’interazione normale
tra l’uomo e gli oggetti inanimati. Egli riguarda la relazione ’io-esso’ anche
come caratteristica di quei rapporti umani in cui il fine è più
importante dell’amore. Ma se la complessa struttura cibernetica della società
e degli ecosistemi partecipasse in qualche misura di caratteristiche vitali,
ne seguirebbe che sarebbe concepibile una relazione ’io-tu’ fra l’uomo e la
sua società. A questo proposito è interessante la formazione di
’gruppi di sensibilità’ in molte organizzazioni spersonalizzate.
b) Le arti figurative, la poesia, la musica, le lettere, analogamente, sono
campi in cui è attiva una porzione della mente maggiore di quanto ammetterebbe
la pura coscienza. " Le coeur a ses razsons que la raison ne connait point
".
c) Il contatto tra l’uomo e gli animali e tra l’uomo e la natura nutre forse,
talvolta, la saggezza.
d) Vi è la religione.
20. Per concludere, ricordiamo che l’angusta pietà di Giobbe, il suo
finalismo, il suo buon senso e il suo successo mondano sono definitivamente
stigmatizzati, in una meravigliosa poesia totemica, dalla Voce che parla dal
turbine:
Chi è quell’uomo
Che con parole insensate oscura
I disegni divini?
Il parto delle camosce sulle rupi
Tu lo prevedi? E vegli delle cerve
Sul figliare?
dal libro
di Bateson: "Verso un’ecologia della mente",
Adelphi, pag. 457