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I LIMITI QUANTITATIVI DELLA COSCIENZA
dal libro di Bateson: "Verso un’ecologia della mente", Adelphi

Basta riflettere solo per un po’ sul problema, per convincersi che non si può in alcun modo concepire un sistema totalmente cosciente. S’immagini che sullo schermo della coscienza vi siano resoconti provenienti da numerose parti dell’intera mente, e s’immagini di aggiungere alla coscienza i resoconti necessari a riferire su ciò di cui, a un dato stadio di evoluzione, non si hanno ancora informazioni. Quest’aggiunta comporterà un grandissimo aumento della struttura circuitale del cervello, ma non darà lo stesso un informazione completa. Il passo successivo consisterà nel riferire sui processi e sugli eventi che hanno luogo nella struttura circuitale or ora aggiunta. E così via.
Il problema è evidentemente insolubile, e ogni passo successivo nel cammino verso la coscienza totale implicherà un grande aumento dei circuiti necessari.
Ne segue che tutti gli organismi devono accontentarsi di una coscienza piuttosto scarsa, e che se la coscienza esplica qualche funzione utile (il che non è mai stato dimostrato, ma è probabilmente vero), allora è d’importanza fondamentale economizzare la coscienza. Nessun organismo può permettersi di esser cosciente di faccende che può sbrigare a livelli inconsci.
Questa è l’economia apportata dalla formazione delle abitudini.

I LIMITI QUALITATIVI DELLA COSCIENZA

È vero, naturalmente, che un’immagine soddisfacente sullo schermo televisivo costituisce un’indicazione che molte parti dell’apparecchio funzionano come si deve; e considerazioni analoghe valgono pèr lo ’schermo’ della coscienza. Ma ciò che viene così fornito è un resoconto assai indiretto del funzionamento di tutte quelle parti. Se il televisore ha una valvola bruciata, o se l’uomo ha preso un colpo in testa, gli effetti di questo guasto possono essere abbastanza evidenti sullo schermo, o alla coscienza, eppure la diagnosi dev’essere lo stesso formulata da un esperto.
Questa faccenda ha addentellati con la natura dell’arte. Il televisore che fornisce un’immagine distorta o altrimenti imperfetta, in un certo senso genera messaggi sulle sue patologie inconsce, manifesta i suoi sintomi; e ci si può chiedere se certi artisti non facciano qualcosa del genere. Ma anche questo non basta.
Si dice a volte che le distorsioni dell’arte (diciamo la Sedia di Van Gogh) sono direttamente rappresentative di ciò che l’artista ’vede’. Se queste affermazioni si riferiscono al ’vedere’ nel senso fisico più semplice (per esempio correggibile con gli occhiali), presumo che si tratti di assurdità. Se Van Gogh avesse potuto vedere la sedia solo in quel modo pazzesco, i suoi occhi non avrebbero potuto essergli di valido aiuto nell’accuratissima distribuzione del colore sulla tela. E, viceversa, una rappresentazione di precisione fotografica della sedia sulla tela sarebbe stata del pari vista da Van Gogh in quel modo pazzesco. Egli non avrebbe avuto alcun bisogno di distorcere il quadro.
Ma se dicessimo che l’artista dipinge oggi ciò che ha visto ieri - o che dipinge ciò che in qualche modo sa che potrebbe vedere? " Io vedo bene come voi - ma vi rendete conto che quest’altro modo di vedere la sedia esiste come potenzialità umana? E che questa potenzialità è sempre in voi e in me?". Sta egli forse manifestando Sintomi che potrebbe avere perché l’intera gamma della psicopatia è possibile per tutti noi?
L’intossicazione da alcool o da stupefacenti può aiutarci a vedere un mondo distorto, e queste distorsioni possono essere affascinanti in quanto le riconosciamo come nostre. In vino pars veritatis. Ci si può sentire più umili o più grandi quando si capisce che anche questa è una parte dell’io umano, una parte della Verità. Ma l’intossicazione non accresce l’abilità tecnica - al massimo può dar libero corso a una tecnica acquisita in precedenza.
Senza tecnica non c’è arte.
Si consideri il caso di un uomo che va alla lavagna (o alla parete della sua caverna) e disegna a mano libera, perfettamente, una renna in atteggiamento di minaccia. Non può parlarvi del disegno della renna (Se potesse non ci sarebbe motivo di disegnarla). " Sapete che questo modo perfetto di vedere - e disegnare - una renna esiste come potenzialità umana? ". La consumata abilità tecnica del disegnatore convalida il messaggio dell’artista nella sua relazione con l’animale: la sua empatia.
(Dicono che le figure di Altamira siano state dipinte a scopo di magia venatoria simpatetica. Ma la magia richiede solo rozzi mezzi rappresentativi. Le frecce scarabocchiate che sfigurano la bella renna possono aver avuto carattere magico: forse un grossolano tentativo di assassinare l’artista, come i baffi scarabocchiati sulla Gioconda).
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L’atteggiamento balinese potrebbe essere descritto come una abitudine a sequenze meccaniche ispirate da una costante sensazione di pericolo imminente sia pure indefinito, mentre credo che ciò che la dott. Mead ci sta indicando potrebbe essere descritto, in termini analoghi, come una abitudine a sequenze meccaniche ispirate da una costante eccitazione per una imminente, sia pure indefinita, ricompensa.
Per quanto riguarda la componente meccanica, che quasi certamente è un aspetto concomitante dello speciale orientamento del tempo propugnato dalla dott. Mead, io personalmente l’accoglierei con piacere e la ritengo infinitamente preferibile al tipo di precisione coatta alla quale tendiamo. Il preoccuparsi ansiosamente e il cautelarsi meccanicamente, automaticamente, sono abitudini alternative che compiono la stessa funzione. Si può avere sia l’abitudine di guardare automaticamente prima di traversare la strada oppure si può avere l’abitudine di ricordarsi coscienziosamente di guardare. Delle due preferisco l’abitudine automatica e credo che se la raccomandazione della dott. Mead implica un aumento dell’automatismo meccanico, dovremmo semplicemente accettarlo. Già nelle nostre scuole si inculca sempre più automatismo in processi quali leggere, scrivere, calcolare e nelle lingue straniere.
Per quanto riguarda la componente di ricompensa, ritengo che non si tratti di un problema al di fuori della nostra portata. Se il balinese può essere mantenuto occupato e felice da una paura senza nome e senza forma, fuori dello spazio e del tempo, noi potremmo bene essere tenuti all’erta da una speranza di enormi raggiungimenti senza nome, forma e luogo. Perché una tale speranza sia efficace non è certo necessario che il suo oggetto sia chiaramente definito. È solo necessario essere sicuri che ad ogni momento il successo può trovarsi appena svoltato l’angolo e, vero o falso che sia, questo non potrà mai essere deciso. Ci incombe di diventare come quei pochi scienziati e artisti che lavorano sotto la spinta di questa urgenza ispiratrice, l’urgenza che nasce dal sentire che la grande scoperta, la risposta a tutti i nostri problemi, oppure la grande creazione, il sonetto perfetto, sono sempre appena fuori della nostra portata, o come una madre che sente che c’è vera speranza, purché vi si impegni costantemente, che il suo bambino diventi quel fenomeno infinitamente raro: una persona felice e grande.
(Trad. it. di Giuseppe Trautteur)

Bateson G., "Verso un’ecologia della mente", Adelphi, pag. 189

Brano successivo


1

prefazione bateson verso un ecologia della mente (dal libro "Verso un ecologia della mente")

2

la scienza della mente e dell’ordine (dal libro "Verso un ecologia della mente")

3

perché i francesi gesticolano quando parlano

4

dei giochi e della serietà

5

perché le cose hanno contorni

6

che cos’è un istinto

7

contatto tra culture e schismogenesi

8

ethos balinese

9

stile e significato

10

processo primario

11

limiti quantitativi della coscienza

12

Korzybski la relazione mappa territorio

13

verso una teoria della schizofrenia: effetti del doppio vincolo

14

doppio vincolo e suoi aspetti comunicativi

15

teoria del doppio vincolo

16

L’esperienza complessiva può favorire la creatività

17

vari livelli di apprendimento

18

i principi nella vita di un alcolizzato

19

la posizione epistemologica delle premesse complementare e simmetrica

20

La comunicazione riguarda prevalentemente le relazioni

21

la parola non sostituisce i gesti

22

finalita cosciente e natura

23

effetti della finalità cosciente sull’adattamento

24

forma sostanza e differenza

25

da Versailles alla cibernetica

26

patologie dell’epistemologia (dal libro "Verso un ecologia della mente")

27

Introduzione (dal libro di Bateson: "Mente e natura")

28

Ogni scolaretto sa che... (dal libro di Bateson: "Mente e natura")

29

I criteri del processo mentale (dal libro di Bateson: "Mente e natura")

30

Una lezione del professor Konrad Lorenz (dal libro di Bateson: "Mente e natura")

31

Il mondo dei processi mentali, è sia tautologico sia ecologico (dal libro di Bateson: "Mente e natura")

32

Il tempo è "fuori squadra" (dal libro di Bateson: "Mente e natura")

33

Il file zippato con tutti i brani di Bateson insieme, in word

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