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Prefazione di Bateson

al libro: "Verso un’ecologia della mente", Adelphi

Alcune persone sembrano capaci di continuare a lavorare assiduamente anche con scarso successo e senza conforto esterno. Io non sono così: ho sempre avuto bisogno di sapere che vi fosse qualcuno che giudicasse il mio lavoro promettente e ben indirizzato, e mi sono spesso meravigliato che altri avessero fiducia in me quando io stesso ne avevo pochissima. A volte ho anche tentato di liberarmi della responsabilità che la loro continua fiducia mi addossava, dicendomi: "Ma in realtà essi non sanno che cosa io stia facendo. Come possono saperlo se io stesso non lo so?"
La mia prima spedizione antropologica, tra i Baining della Nuova Britannia, fu un fallimento, e un periodo di parziale insuccesso lo ebbi nel corso della ricerca sui delfini. Nessuno di questi due insuccessi mi è mai stato rimproverato.
Devo perciò ringraziare molte persone e molte istituzioni per avermi sostenuto in momenti in cui io stesso non avrei puntato molto su di me.
In primo luogo devo ringraziare il Council of Fellows del St. John’s College di Cambridge, che mi elesse a suo membro subito dopo l’insuccesso della mia spedizione tra i Baining.
Poi, in ordine cronologico, ho un grosso debito verso Margaret Mead, che fu mia moglie e collaboratrice strettissima a Bali e nella Nuova Guinea, e che da allora ha continuato ad essermi amica e collega di lavoro.
Nel 1942, a un congresso della Macy Foundatiofl, conobbi Warren McCulloch e Julian Bigelow, che parlavano animatameflte di ’retroazione’ [feedback]. Scrivendo "Naven" ero giunto proprio alle soglie di ciò che sarebbe diventata più tardi la cibernetica, ma mi mancava il concetto di retroazione negativa. Quando rimpatriai, dopo la guerra, andai da Frank Fremont-Smith, alla Macy Foundation, per proporgli un congresso su questo argomento allora misterioso. Frank mi rispose che aveva appena organizzato un congresso su quel tema sotto la presidenza di McCulloch. Ebbi così la fortuna di diventare membro dei famosi Congressi Macy sulla cibernetica. Quanto debbo a Warren McCulloch, Norbert Wiener, John von Neumann, Evelyn Hutchinson e ad altri membri di questi congressi appare chiaramente in tutto ciò che ho scritto a partire dalla seconda guerra mondiale.
Durante i miei primi tentativi di combinare le idee della cibernetica coi dati antropologici, potei usufruire di una borsa di studio Guggenheim.
All’epoca del mio ingresso nel campo psichiatrico, fu Jurgen Ruesch, con cui lavoraiio alla Lan gley Porter Clinic, che m’introdusse a molti curiosi aspetti del mondo della psichiatria.
Dal 1949 al 1962 ebbi la qualifica di ’etnologo’ presso il Veterans Administration Hospital a Palo Alto, dove ebbi la straordinaria libertà di poter studiare tutto ciò che mi pareva interessante. Fu il direttore dell’ospedale, il dottor John I. Prusmack, a concedermi questa libertà e a proteggermi da interferenze esterne.
Durante questo periodo, Bernard Siegel propose alla Stanford University Press di ristampare il mio libro "Naven", il quale, quando era stato stampato la prima volta, nel 1936, era stato un fiasco solenne; ebbi inoltre la fortuna di riprendere, allo Zoo Fleìschhacker, il cortometraggio di una sequenza di gioco fra lontre, che mi sembrò d’interesse teorico tale da giustificare un piccolo programma di ricerca.

Debbo il mio primo contratto di ricerca nel campo psichiatrico a Chester Barnard, della Rockefeller Foundatiofl, da poco scomparso, il quale per alcuni anni aveva tenuto una copia di Naven sul suo comodino. Si trattava di un contratto per studiare i il ruolo dei paradossi dell’astrazione nella comunicazione.
Jay Haley, John Weakland e Bill Fry si unirono a me in questo contratto per formare un piccolo gruppo di ricerca nei Veterans Administration Hospital.
Ma fu un altro insuccesso: il contratto era solo per due anni, Chester Barnard era andato in pensione, e secondo i responsabili della Rockefeller Foundation i nostri risultati non erano tali da giustificare il rinnovo. Il contratto spirò, ma il mio gruppo rimase lealmente con me senza stipendio. Il lavoro continuò, e pochi giorni dopo la fine del contratto, mentre stavo scrivendo una lettera disperata a Norbert Wiener perché mi consigliasse dove poter ottenere un altro contratto, ecco che l’ipotesi del ’doppio vincolo’ andò a collocarsi al posto giusto.
Alla fine ci salvarono Frank Fremont-Smith e la Macy Foundation.
Dopo vennero contratti dal Foundation’s Fund for Psychiatry e dal National Institute of Mental Health.
Divenne a poco a poco chiaro che, per continuare a progredire nello studio dei tipi logici nella sfera della comunicazione, avrei dovuto lavorare su materiale animale; cominciai dunque a lavorare sui polpi. Mia moglie Lois lavorava con me, e per più di un anno tenemmo circa una dozzina di polpi nel soggiorno. Questo lavoro preliminare aveva dato risultati promettenti ma doveva esser ripetuto ed esteso in condizioni migliori; per questo, tuttavia, non riuscivo a trovare contratti.
A questo punto si fece avanti John Lilly, invitandomi a dirigere il suo laboratorio di delfini nelle Isole Vergini. Lavorai laggiù per circa un anno e presi interesse ai problemi della comunicazione tra i cetacei; ma credo di non esser tagliato per amministrare un laboratorio avventurosamente finanziato in un posto dove le difficoltà logistiche sono intollerabili.
Mi stavo dibattendo in questi problemi, quando ricevetti una borsa di studio nell’ambito del National Institute of Mental Health. Queste borse erano amministrate da Bert Boothe, cui debbo molto per la sua fiducia e il suo interessamento continui.
Nel 1963 Taylor Pryor, dell’Oceanic Foundation delle Hawaii m’invitò nel suo Istituto Oceanico per lavorare sulla comunicazione tra cetacei e su altri problemi della comunicazione animale e umana. È qui che ho scritto più di metà di questo libro e, tra l’altro, tutta la parte quinta.
Ancora alle Hawaii ho lavorato recentemente con il Culture Learning Institute dell’East-West Center presso l’Università delle Hawaii, e alcune intuizioni teoriche relative all’"Apprendimento 3" le devo a discussioni che ho avuto in quell’Istituto.
Il debito che ho verso la Wenner-Gren Foundation è messo in evidenza dal fatto che il libro contiene non meno di quattro lavori di rassegna scritti per i congressi WennerGren. Desidero anche ringraziare, personalmente, la signora Lita Osmundsen, Direttore di Ricerca della Fondazione.
Molte persone mi hanno assistito durante i miei progressi. Non posso ricordarli tutti, qui, ma sento il dovere di ringraziare il dottor Vern Carroll, che ha preparato la bibliografia, e la mia segretaria, Judith Van Slooten, che per lunghe ore ha atteso con cura alla preparazione di questo libro per la stampa.

In fine c’è il debito che ogni uomo di scienza ha verso i giganti del passato. Nei momenti in cui l’idea inseguita non si manifesta e tutta l’opera intrapresa appare vana, non è di scarso conforto ricordare che uomini più grandi di noi hanno lottato contro gli stessi problemi. La mia ispirazione personale deve molto agli uomini che negli ultimi duecento anni hanno tenuto in vita l’idea dell’unità tra mente e corpo: Lamarck, il fondatore della teoria evoluzionistica, vecchio, miserabile e cieco, ferocemente schernito da Cuvier il quale credeva nella Creazione delle Specie; William Blake, poeta e pittore, che vedeva i attraverso gli occhi, non con gli occhi, e che più d’ogni altro sapeva che cosa sia essere uomo;
Samuel Butler, il più intelligente critico contemporaneo dell’evoluzione darwiniana, e il primo che analizzò una famiglia schizofrenica;
R.G. Collingwood, che per primo riconobbe - e analizzò in prosa cristallina - la natura del contesto;
e William Bateson, mio padre, che era certamente pronto nel 1894 ad accogliere le idee della cibernetica.


SCELTA E DISPOSIZIONE DEI LAVORI QUI PUBBLICATI

Il libro contiene quasi tutto ciò che ho scritto, a eccezione di lavori troppo lunghi per esservi inclusi - come libri o analisi molto ampie di dati - e di altri lavori troppo ovvi o effimeri, come recensioni di libri e note polemiche. In appendice è riportata una bibliografia personale completa.
Grosso modo, i temi di cui mi sono occupato si possono dividere in quattro categorie: l’antropologia, la psichiatria, l’evoluzione biologica e la genetica, e infine la nuova epistemologia che scaturisce dalla teoria dei sistemi e dall’ecologia.
Le Parti Il, III, IV e V del libro sono rispettivamente costituite da saggi su questi argomenti; l’ordine delle Parti corrisponde all’ordine cronologico di quattro periodi della mia vita, tra loro sovrapposti, in cui questi argomenti sono stati al centro delle mie meditazioni. All’interno di ciascuna parte i saggi sono a loro volta ordinati cronologicamente.
Ho evitato di espungere alcune ripetizioni, rendendomi conto che probabilmente i lettori dedicheranno più attenzione a quelle parti del libro che trattano i temi per loro più interessanti. Lo psichiatra che s’interessa dell’alcolismo troverà nella Cibernetica dell" io" certe idee che ricompaiono, in veste più filosofica, in "Forma, sostanza e diflerenza".

16 aprile 1971 Oceanic Institute, Hawaii

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1

prefazione bateson verso un ecologia della mente

2

la scienza della mente e dell’ordine

3

perché i francesi gesticolano quando parlano

4

dei giochi e della serietà

5

perché le cose hanno contorni

6

che cos’è un istinto

7

contatto tra culture e schismogenesi

8

ethos balinese

9

stile e significato

10

processo primario

11

limiti quantitativi della coscienza

12

Korzybski la relazione mappa territorio

13

verso una teoria della schizofrenia: effetti del doppio vincolo

14

doppio vincolo e suoi aspetti comunicativi

15

teoria del doppio vincolo

16

L’esperienza complessiva può favorire la creatività

17

vari livelli di apprendimento

18

i principi nella vita di un alcolizzato

19

la posizione epistemologica delle premesse complementare e simmetrica

20

La comunicazione riguarda prevalentemente le relazioni

21

la parola non sostituisce i gesti

22

finalita cosciente e natura

23

effetti della finalità cosciente sull’adattamento

24

forma sostanza e differenza

25

da Versailles alla cibernetica

26

patologie dell’epistemologia
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