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Verso una teoria della schizofrenia
EFFETTI DEL DOPPIO VINCOLO
dal
libro di Bateson:
"Verso un’ecologia della mente", Adelphi
Nel buddismo Zen si persegue lo scopo di raggiungere l’illuminazione, che il
maestro Zen tenta in vari modi di indurre nel suo discepolo. Ad esempio, il
maestro alza un bastone sulla testa del discepolo, e gli dice con tono minaccioso:
Se tu dici che questo bastone è reale, ti colpisco. Se tu dici che questo
bastone non è reale, ti colpisco. Se non dici nulla, ti colpisco ".
A noi sembra che lo schizofrenico si trovi continuamente nella stessa situazione
del discepolo, ma invece di raggiungere l’illuminazione, egli raggiunge piuttosto
qualcosa di simile al disorientamento. Il discepolo Zen potrebbe anche stendere
il braccio e strappare il bastone al maestro (il quale potrebbe accettare questa
risposta), ma allo schizofrenico questa scelta è preclusa, poiché
per lui il rapporto con la madre è importante, e inoltre gli scopi e
la consapevolezza della madre non assomigliano a quelli del maestro.
Noi avanziamo l’ipotesi che, ogni volta che un individuo si trova in una situazione
di doppio vincolo, la sua capacità di discriminazione fra tipi logici
subisca un collasso. Le caratteristiche generali di questa situazione sono le
seguenti:
1. L’individuo è coinvolto in un rapporto intenso, cioè un rapporto
in cui egli sente che è d’importanza vitale saper distinguere con precisione
il genere del messaggio che gli viene comunicato, in modo da poter rispondere
in modo appropriato.
2. E, inoltre, l’individuo si trova prigioniero di una situazione in cui l’altra
persona che partecipa al rapporto emette allo stesso tempo messaggi di due ordini,
uno dei quali nega l’altro.
3. E, infine, l’individuo è incapace di analizzare i messaggi che vengono
emessi, al fine di migliorare la sua capacità di discriminare a quale
ordine di messaggio debba rispondere; cioè egli non è in grado
di produrre un enunciato metacomunicativo.
Abbiamo avanzato l’ipotesi che questo sia il genere di situazione esistente
tra il pre-schizofrenico e sua madre; tuttavia è una situazione che si
presenta anche nei rapporti normali. Quando una persona resta intrappolata in
una situazione di doppio vincolo, avrà reazioni di tipo difensivo, simili
a quelle dello schizofrenico. Un individuo prenderà per letterale un’asserzione
metaforica, qualora si trovi in una situazione che lo costringe a rispondere,
quando si trovi di fronte a messaggi contraddittori e quando non sia in grado
di analizzare le contraddizioni. Ad esempio, un giorno un impiegato se ne andò
a casa durante l’orario d’ufficio, e a un amico che gli aveva telefonato, chiedendogli
in tono scherzoso: "Be’, che stai facendo li?" rispose: "Sto
parlando con te". La risposta fu letterale, perché l’impiegato si
trovava di fronte a un messaggio con cui gli si chiedeva che cosa facesse a
casa quando si sarebbe dovuto trovare in ufficio, ma che allo stesso tempo negava
questa domanda per il modo in cui era formulato (poiché il collega capiva
che in fondo non erano affari suoi, aveva parlato metaforicamente). Il rapporto
era abbastanza intenso da rendere la vittima incerta sul modo in cui l’informazione
sarebbe stata usata, e perciò la risposta fu letterale. Ciò rappresenta
una caratteristica di chiunque si senta al centro dell’attenzione, come dimostrano
le risposte accuratamente letterali dei testimoni interrogati in tribunale;
lo schizofrenico si sente sempre così acutamente esposto all’attenzione
altrui, da dare abitualmente risposte letterali, con insistenza difensiva, quando
ciò è affatto fuori posto, per esempio quando qualcuno sta scherzando.
Inoltre gli schizofrenici confondono il letterale e il metaforico nei loro stessi
messaggi, qualora si sentano presi in un doppio vincolo. Ad esempio, un paziente
può desiderare di criticare il medico, che è giunto tardi a un
appuntamento, ma allo stesso tempo può avere dei dubbi sul significato
di questo ritardo, specialmente se il medico ha prevenuto la reazione del paziente
e si è scusato per l’accaduto. Il paziente non può dire: "Perché
questo ritardo? Forse perché oggi non voleva vedermi?", poiché
questa sarebbe un’accusa; e quindi ricorre a un enunciato metaforico. Allora,
magari, dice: "Conoscevo un tizio che un giorno perse il battello; si chiamava
Sam, e il battello quasi affondò..., ecc. ". Così egli elabora
un racconto metaforico, in cui il medico può cogliere oppure no un commento
sul suo ritardo. La comodità di usare una metafora è che si lascia
al medico (o alla madre) la decisione di vedere nell’enunciato un’accusa, oppure
di ignorarla.
dal libro
di Bateson: "Verso un’ecologia della mente",
Adelphi, pag. 253
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