MOTORI di RICERCA
POSIZIONAMENTO su GOOGLE
Perché il POSIZIONAMENTO
REGISTRAZIONE sui MOTORI
di RICERCA
TECNICHE di INDICIZZAZIONE
COSTI di INSERIMENTO su GOOGLE
CONSULENZE PRIMI su GOOGLE
CORSO PRIMO
su GOOGLE
CORSO di
SCRITTURA
CORSO PHOTOSHOP
GIOCA con l’ARTE
LIBRI
INTERESSANTI
CERVELLO, MENTE e COSCIENZA
STORIA e
MICRO-STORIA
COMUNICAZIONE
DOCENTE di
COMUNICAZIONE
SCARICARE NARRATIVA
PUBBLICITA’
EFFICACE
REALIZZAZIONE
SITI WEB
RITOCCHI FOTOGRAFICI
STAFF
MAPPA
del SITO
LINK
CONTATTI

Alexandre P. e de l’Aulnoit B., “La Regina Vittoria”

Furti alla reggia della regina Vittoria

Siamo nel 1841. Alberto, il marito della regina Vittoria d’Inghilterra, si accorge che a palazzo la situazione è preoccupante: non solo vi possono impunemente penetrare mascalzoni, ma, cosa ancora più grave, vi regna lo sperpero più totale. Le candele dei saloni vengono cambiate tutti i giorni, che siano state accese o no, e i servitori se ne impossessano per poi rivenderle; le cucine sono vetuste e infestate dai topi, i furti di cibo all’ordine del giorno e i piatti arrivano in tavola freddi. I cortigiani cenano tutti i giorni a palazzo a spese della regina, anche quando la loro presenza a corte non è richiesta. Il dottor Clark si serve unicamente di un fornitore scozzese, mentre le carrozze vengono utilizzate imitando la firma delle dame di compagnia. Il personale di servizio è eccessivo: quaranta domestiche a Windsor e altrettante a Buckingham, ma nonostante ciò gli invitati spesso si perdono nei corridoi alla ricerca della propria stanza.
In un lungo memorandum, il barone riporta l’incredibile confusione dei ruoli: tre Lord di alto rango si occupano della gestione delle proprietà reali; il Gran Ciambellano sovrintende agli appartamenti, il Grande Intendente alle cucine e il Grande Scudiero alle scuderie. Poiché vengono scelti in base al partito di appartenenza, cambiano a ogni governo whig o tory. Le loro funzioni non sono ben definite: a Buckingham per esempio è il Grande Intendente ad avere l’incarico di fornire la legna e di preparare i fuochi, ma spetta al Gran Ciambellano occuparsi dell’accensione dei camini. Il risultato di queste strane suddivisioni è che nei saloni si gela e durante l’inverno la temperatura scende fino a 12 gradi. Se le finestre non sono mai pulite, è perché la pulizia degli interni è compito del Gran Ciambellano, mentre gli esterni dei palazzi sono di competenza dei forestali. Quando si rompe una piastrella in cucina la procedura è la seguente: viene redatto un ordine di requisizione firmato dal capo delle cucine, contrassegnato dal controllore delle cucine e siglato dal maestro della casa reale; successivamente è necessaria l’autorizzazione del gabinetto del Gran Ciambellano perché il servizio forestale possa eseguire i lavori.
A poco a poco il principe organizza la loro vita quotidiana secondo gli orari che più gli si confanno. Animale notturno, Vittoria è abituata a trascorrere la maggior parte della mattinata a letto, ma Alberto ormai la obbliga ad alzarsi alle otto; una sostanziosa colazione viene servita alle nove, mentre lei aveva sempre preferito spizzicare solo qualche pasticcino; dopo una breve passeggiata, si dedicano entrambi alla corrispondenza, quindi disegnano o incidono all’acquaforte fino alle due del pomeriggio. Dopo il pranzo Vittoria riceve i ministri e Alberto l’affianca sempre più spesso.
Alexandre P. e de l’Aulnoit B., “Vittoria”, Rizzoli, pag. 123

Vittoria è la prima al mondo ad avere la propria effigie su un francobollo

Dal 1840 tutti i sudditi di Sua Maestà possono scambiare la corrispondenza senza dover ricorrere ai propri corrieri. Vittoria è la prima al mondo ad avere la propria effigie su un francobollo e così ha accresciuto la sua popolarità. Questa soluzione colpì a tal punto il futuro Napoleone III, allora in esilio a Londra, che una volta al potere non desidererà che una cosa: stampare anche lui un francobollo perché tutti i sudditi conoscano il suo volto.
Alexandre P. e de l’Aulnoit B., “Vittoria”, Rizzoli, pag. 134

Ondata di attentati contro la regina Vittoria

Domenica 29 maggio, mentre Vittoria e Alberto rientrano in calesse dalla funzione religiosa, Alberto nota un «individuo sospetto» che impugna una pistola contro di loro. I cavalli continuano la loro corsa e nessuno vi presta più attenzione finché un garzone di scuderia dichiara di aver visto anche lui nel pomeriggio un uomo che nel parco puntava un’arma contro la coppia reale. L’ha perfino sentito esclamare: «Che stupido a non aver sparato! ».
Alberto racconta subito l’episodio a Peel e i due decidono nella più grande segretezza di provocare quell’individuo per cercare di arrestarlo. Vittoria e Alberto usciranno l’indomani, senza dame di compagnia, per evitare di far correre loro il minimo rischio. Alcuni poliziotti in abiti civili si apposteranno dietro gli alberi lungo tutto il tragitto. Due scudieri affiancheranno al trotto il calesse reale. Lady Portman addirittura si offende perché la regina non vuole che l’accompagni come al solito nella sua passeggiata.
L’individuo della vigilia si trova con la pistola in pugno nello stesso luogo dove due anni prima la coppia reale ha subito il primo attentato alla propria vita: «Puoi immaginare come ci sentivamo a disagio», scrive Alberto al fratello. Il colpevole è immediatamente arrestato e condotto al Ministero dell’Interno. Si tratta di un ebanista di nome John Francis, figlio di un macchinista del teatro di Covent Garden: «Sembra che sia un bel ragazzo di una ventina d’anni, non è pazzo, ma al contrario piuttosto scaltro. Io non ho avuto per nulla paura. Grazie a Dió il mio angelo sta bene!», scrive Vittoria allo zio Leopoldo. Francis è condannato a morte, ma la pena sarà commutata il primo luglio nella galera a vita perché non si riesce a provare che l’arma impugnata fosse veramente carica.
Due giorni dopo ha luogo un nuovo attentato mentre la coppia entra nella cappella reale. L’uomo riesce a fuggire. Viene arrestato la sera stessa. La pistola che impugnava era caricata con carta, tabacco e pochissima polvere da sparo. Peel si precipita a palazzo e davanti alla regina sana e salva scoppia a piangere. La spiegazione ufficiale che il principe fornisce per gli attentati alla vita di Sua Maestà è legata «alla diffusione delle idee democratiche e repubblicane e al comportamento scorretto della stampa».
Alexandre P. e de l’Aulnoit B., “Vittoria”, Rizzoli, pag. 138

 

Il regno di Vittoria coincide con un rinnovamento religioso che sta trascinando tutta la società come un torrente in piena. A essere pervasi a poco a poco dallo spirito dei princìpi di Alberto sono contemporaneamente l’ambiente degli affari, quello degli industriali nuovi arricchiti, dei professori, degli avvocati, dei funzionari delle colonie ma anche dei commercianti e degli impiegati di banca e delle ferrovie.
Alle spese eccessive, alla dissolutezza dorata dei bei quartieri queste classi preferiscono i princìpi di risparmio e di virtù declamati dall’austero Stockmar: una vita di lavoro per gli uomini, di sacrificio per le donne. Ci si alza presto, si beve la birra e non il vino, o meglio ancora l’acqua; non si gioca a carte; si santifica la domenica. La mattina tutta la casa, compresa la servitù, usa riunirsi nel salone e leggere passi religiosi, proprio come fanno Vittoria e Alberto, che assistono alla funzione domenicale nella nuova cappella di Buckingham circondati dal personale del palazzo. In chiesa ci si mescola agli operai negli stessi banchi, cominciando a prevalere la coscienza di appartenere a una stessa parrocchia e non a classi sociali diverse. La Bibbia è il libro che gli ospiti delle locande trovano sul comodino e la si trova perfino nelle stazioni.
Anche l’abbigliamento è all’insegna dell’austerità: finanziera nera con collo alto per gli uomini, senza davantini o merletti. Quanto alle donne, esse indossano abiti castigati, scuri, senza crinolina né scollature. La donna inglese del Settecento, una dama curiosa e colta che era fulcro dei salotti in cui si parlava di politica e che, tra una cavalcata e l’altra nel parco, organizzava con cipiglio le feste della stagione londinese, sempre circondata da corteggiatori e da figli illegittimi, lascia ora posto a una «perfetta Lady», che deve saper gestire la propria casa e mettere al mondo numerosi figli che siano in grado di consolidare l’integrità e la rispettabilità dell’impero britannico.
Alexandre P. e de l’Aulnoit B., “Vittoria”, Rizzoli, pag. 175

Nel 1843 il Morning Chronicle pubblica una grande inchiesta sulla situazione dei poveri che provoca un vero e proprio choc in tutto il paese. Una bambina di dodici anni vi dichiara:
“Tiro carrelli sottoterra per ottocento metri andata e ritorno e lo faccio per undici ore al giorno utilizzando una catena che mi viene legata alla cintura. Le ferite che ho in testa me le sono fatte scaricando i carrelli. Gli uomini della squadra lavorano nudi, con indosso soltanto il casco. A volte, quando non vado abbastanza in fretta, mi picchiano”.
Alexandre P. e de l’Aulnoit B., “Vittoria”, Rizzoli, pag. 179

Fatti i calcoli dopo il 15 ottobre 1850, giorno di chiusura, si scopre che ben sei milioni di persone hanno visitato l’Esposizione Universale di Londra. Si tratta del «più grande assembramento di uomini che si sia mai visto su un qualunque angolo della superficie terrestre». Per la prima volta una struttura pubblica è dotata di bagni e di una macchina a vapore che produce gelati che vengono consumati sul posto. I visitatori non possono bere alcol ma scoprono una nuova bevanda frizzante alla china creata da un certo Mr Schweppes e le famose gellies, gelatine rosse e verdi alla frutta che diventeranno una delle glorie del patrimonio culinario inglese. Karl Marx non ha tempo per andare a visitare l’Esposizione, egli vive con la moglie, cinque figli e la balia in due stanzette senz’acqua a Dean Street. I piccoli sono ammalati, la famiglia non ha soldi e Marx passa intere giornate al British Museum dove lavora alla sua grande opera, Il Capitale.
Alexandre P. e de l’Aulnoit B., “Vittoria”, Rizzoli, pag. 213

Il futuro imperatore di Germania nasce con braccio sinistro inerte e atrofizzato

Vicky accusa le prime doglie il mattino del 26 gennaio. Soffre terribilmente per tutta la giornata, ma né quel giorno né quello successivo il bambino, mal posizionato, nasce. I medici tedeschi hanno tralasciato di avvertire il dottor Martin e quando infine questi arriva, i suoi colleghi gli riferiscono che la madre e il bambino sono in fin di vita. L’ostetrico inglese allora somministra subito del cloroformio alla giovane. Finalmente il bambino nasce, ma in pessime condizioni: occorrerà più di un’ora per rianimarlo. Strapazzato, il braccio sinistro del futuro kaiser Guglielmo Il resterà per sempre inerte e atrofizzato, mentre Vicky, entrata in coma, rimane per diversi giorni tra la vita e la morte: non si fiderà mai più dei medici tedeschi.
Alexandre P. e de l’Aulnoit B., “Vittoria”, Rizzoli, pag. 262

L’esotico Disraeli e Gladstone

Con il suo colorito olivastro e i suoi tirabaci neri, impomatati, appiattiti sulle tempie, Disraeli assomiglia a un derviscio danzante. La sua famiglia ebrea, originaria della Spagna, è sfuggita alle persecuzioni dell’Inquisizione. Suo padre, storico e collezionista di libri, sua madre, italiana e anche lei ebrea, si sono dovuti convertire al protestantesimo per acquisire uno status sociale. Hanno fatto battezzare il loro figlio, il che non ha però risparmiato al piccolo Benjamin di essere trattato come «sporco ebreo» nelle scuole dell’alta borghesia inglese. Non si chiama forse «Disraeli» che, all’epoca, si scriveva «d’Israeli»? I Lord non riconoscono come uno di loro questo autore di romanzi di successo, in cui gli intrighi sentimentali si mescolano a una severa analisi della situazione sociale. La politica è, per il leader tory, una forma di poesia che fa appello all’immaginazione e all’ispirazione.
Abile cortigiano, Disraeli non ha faticato a conquistare i favori di Vittoria scrivendole, dopo la morte di Alberto, pagine liriche: «In lui, la grazia virile si univa a una sublime semplicità, lo spirito cavalleresco alla vivacità intellettuale». La regina ha pianto leggendo la lettera e gli ha offerto, per ringraziarlo, un esemplare rilegato in cuoio bianco dei discorsi di Alberto.
Ai resoconti dei dibattiti nella Camera dei Comuni che divertono Vittoria, il cancelliere dello Scacchiere aggiunge i pettegolezzi londinesi e le maldicenze che fanno furore nei club. Vengono evitate tutte quelle maldicenze riguardanti la stravagante intimità della regina con il suo servitore, che, con la sua alta statura e il suo kilt, non passa inosservato.
Alexandre P. e de l’Aulnoit B., “Vittoria”, Rizzoli, pag. 341

Ogni ordine di Vittoria passa attraverso Brown

Da due anni, lo scozzese non l’ha lasciata un secondo. Nell’autunno 1865, a casa della duchessa d’Atholl, John Brown occupava una camera attigua alla sua nel cottage di Dunkeld messo a disposizione di Vittoria: «Mi auguro che Brown alloggi nella casa», ha scritto alla sua grande amica e vicina scozzese.
È lui a portarle, alla sera, un bicchiere d’acqua e sempre lui, al mattino, a prendere gli ordini dopo la colazione. Sempre Brown, quando lei siede al suo tavolo di lavoro, le annoda il suo grembiule nero per evitare che macchie di inchiostro sporchino il suo abito di seta; le apre un ombrello alla prima goccia di pioggia; in viaggio, va alla ricerca dei bagagli smarriti e durante le escursioni a Balmoral, corre alla ricerca, nella capanna vicina, di acqua calda per il tè quando il fuoco stenta ad accendersi.
Durante le passeggiate, siede nella carrozza drappeggiata di nero, dietro Vittoria, con le braccia incrociate, lugubre, all’apparenza impassibile.
Ma sotto le spesse sopracciglia rosse, lo sguardo acuto del gillie esplora l’orizzonte per spazzar via qualsiasi nuvola che possa turbare la quiete della sua regina: «Che sollievo aver Brown sempre con me».
Alcuni affermano che Brown abbia poteri da medium. Grazie a lui, Vittoria può continuare il dialogo con Alberto nell’aldilà in attesa di rivederlo: la cosa che desidera di più al mondo. A metà dell’Ottocento tutta Europa, compresa l’Inghilterra, è appassionata di spiritismo. Medium illustri si esibiscono sulle scene di Londra con enorme successo. La regina stessa, con il principe e i figli, ha fatto girare i tavoli a Osborne. E continua la pratica, in compagnia di Brown e della duchessa di Buccleugh, per richiamare lo spirito del suo caro scomparso.
Grazie al suo scultoreo angelo custode in kilt, si sente soprattutto protetta, compresa, amata nella sua sofferenza. Ogni giorno, lo scozzese l’accompagna al mausoleo e piange con lei dinanzi al catafalco di Alberto. Il pomeriggio, vanno a fare una passeggiata insieme. Brown tiene il pony reale per la briglia e quando Sua Maestà si ferma per riposare, la prende tra le braccia per farla scendere da cavallo. Proprio lei che detesta essere toccata, si fa portare da lui, che le mette a posto lo scialle, la riprende quando si muove. A volte le rimprovera perfino di essersi mal vestita: «Che cosa indossate oggi?».
Nel tè della regina egli aggiunge un bicchiere colmo di whisky, che lei chiama il suo grog e apprezzerà fino alla fine dei suoi giorni. Non solo lei non gli rimprovera mai il suo smodato amore per l’alcol, anche quando è ubriaco fradicio, il che non era raro nemmeno quando Alberto era in vita, ma ormai lo condivide. A Balmoral, la distilleria vicina al castello produce un whisky esclusivamente riservato alla regina. La moda, negli alti ranghi della società britannica, soleva allora mischiare il bordeaux rosso allo champagne. Gli invitati e in particolare Gladstone, sono stupiti nel vedere Sua Maestà che beve il vino addizionato con il whisky, considerato ancora dai gentleman come una «bevanda da selvaggi». Vittoria si procura dalla Francia del vino Mariani, una bevanda oppiacea di cui sarà ben presto vietato il commercio.
Tutti i visitatori sono sorpresi dalla metamorfosi della sua silhouette: «La regina è in salute ma è enorme!», dichiara il ministro degli Affari Esteri, Lord Stanley, al suo club. Brown non prova imbarazzo nell’affermare che la regina deve fare del moto: «Il principe lo raccomandava spesso!». Nessun’altra frase sconvolge così tanto la regina. Il suo accento gaelico, la familiarità e perfino la brutalità con cui lo scozzese si rivolge alla regina lascia costernati i Lord: «Che animale quel Brown! », esclama Lord Cowely a Balmoral. Questo tono diretto piace a Vittoria che lo interpreta come segno di una coraggiosa franchezza.
Ormai, ogni ordine di Vittoria ai domestici passa attraverso Brown, le cui maniere autoritarie provocano spesso rivolte nei sotterranei dei palazzi. Al corrente di ogni notizia, le legge i giornali, riferisce le maldicenze della casa reale e anche della famiglia. Conosce ciò che «diverte» Vittoria e non esita a metterla contro gli stessi figli. Una mattina, le racconta che un ricevimento da Bertie non ha avuto successo; il fatto fa gioire la regina, ostinatamente contraria alle sfacciate mondanità di Marlborough House.
Con Brown, ritrova il piacere di vivere; le capita anche di sorridere in pubblico. Si mostra preoccupata con il reverendo Wellesley, suo confessore e decano di Windsor: non è forse peccato accettare «il conforto e l’affetto di un uomo che non sia Alberto?». Dopo qualche esitazione, il «messaggero di Dio» risponde che il dolore ha una sua durata e che la vita si riappropria in seguito di ciò che le appartiene.
In Scozia, più che altrove, Brown si sente a casa sua. È particolarmente impertinente con il principe di Galles che finisce per diradare le visite a Balmoral, dal momento che i suoi piani di caccia venivano ostacolati da quelli di Brown, di cui la regina prendeva sistematicamente le difese.
Alexandre P. e de l’Aulnoit B., “Vittoria”, Rizzoli, pag. 341

Gladstone: una crocetta segnala che ha avuto una tentazione, una frusta che vi ha ceduto

Alla fine del febbraio 1868, Derby presenta le dimissioni. Disraeli viene convocato a Osborne per succedergli. Lady Palmerston e i salotti whig sono contrariati: «siamo terribilmente disgustati all’idea di avere come primo ministro un ebreo». La regina, invece, l’apprezza. A differenza di Alberto, non ha ombra di pregiudizi religiosi o razzial «egli è poeta, fantasioso, cavalleresco. Quando si è inginocchiato per baciarmi la mano, che ha presa tra le sue, mi ha dichiarato: "Con tutto l’amore della mia lealtà e della mia fede"». L’autore di successo inonda la regina di iperboli letterarie e la tratta da autentica scrittrice: «Noi autori» le dice con il suo sorriso da levantino. Ma non ha affatto il tempo di abbandonarsi alle delizie della cortigianeria. Due settimane dopo, Gladstone propone ai Comuni l’autonomia della Chiesa anglicana d’Irlanda.
Ahimè, il leader wigh non ha niente dell’affascinante Disraeli. Si ritiene l’inviato di Dio, si flagella quando ha pensieri impuri e confonde politica e religione. Una delle sue ambizioni è quella di riportare sulla strada della virtù le prostitute che pullulano a Londra. Ogni sera, lasciando i Comuni, percorre le strade malfamate e impartisce interminabili sermoni alle povere donne mezze svestite. A volte vince il demonio, e questo colosso si abbandona alle tentazioni della carne. Ma quando segue fino a casa una donna, il suo rimorso raddoppia. Nel suo diario, una crocetta segnala che ha avuto una tentazione, una frusta che vi ha ceduto e che si è somministrato, come penitenza, una flagellazione più violenta del solito.
Alexandre P. e de l’Aulnoit B., “Vittoria”, Rizzoli, pag. 346

Google
 
Web www.ilpalo.com