MOTORI di RICERCA
POSIZIONAMENTO su GOOGLE
Perché il POSIZIONAMENTO
REGISTRAZIONE sui MOTORI
di RICERCA
TECNICHE di INDICIZZAZIONE
COSTI di INSERIMENTO su GOOGLE
CONSULENZE PRIMI su GOOGLE
CORSO PRIMO
su GOOGLE
CORSO di
SCRITTURA
CORSO PHOTOSHOP
GIOCA con l’ARTE
LIBRI
INTERESSANTI
CERVELLO, MENTE e COSCIENZA
STORIA e
MICRO-STORIA
COMUNICAZIONE
DOCENTE di
COMUNICAZIONE
SCARICARE NARRATIVA
PUBBLICITA’
EFFICACE
REALIZZAZIONE
SITI WEB
RITOCCHI FOTOGRAFICI
STAFF
MAPPA
del SITO
LINK
CONTATTI

Gianni Bonadonna, “Il vento del diavolo”

LE NUOVE CARTUCCE IN INDIA PROVOCANO UNA RIVOLTA NEL 1857

Arsenale di Durn-Dum, gennaio 1857. Un manovale di bassa casta assunto nell’arsenale militare chiede a un sepoy di poter bere l’acqua dalla sua borraccia. Naturalmente il sepoy, che è un brahmano, rifiuta. Il lavorante esclama: “Tra non molto perderete tutti il vostro livello di casta! Gli europei vi costringeranno a strappare con i denti la nuova carta delle cartucce impregnata di grasso di maiale e di vacca». La notizia si diffonde in un lampo non solo tra le file dei sepoy del campo Dumn-Dum (situato dove oggi si trova l’aeroporto di Calcutta), ma anche tra le altre guarnigioni dell’India. I soldati sono inorriditi, gli ufficiali sorpresi. Qualcuno soffia sul fuoco, spargendo la notizia che si tratta di un’altra mossa per convertire gli indiani al cristianesimo.

Cos’è successo in realtà? Dopo essere stato sperimentato con successo nel caso della guerra di Crimea, il nuovo fucile Lee-Enfield viene introdotto anche in India. Si tratta di un fucile ad avancarica, ma con tre scanalature interne anziché due. È destinato a sostituire il vecchio moschetto, noto con il nomignolo di «Brown Bess», rispetto al quale ha una portata maggiore e può essere caricato più rapidamente. Con il fucile arrivano anche le nuove cartucce, sottili cilindri di carta contenenti la polvere da sparo e la pallottola. La carta è fortemente impregnata di grasso per mantenere la polvere ben asciutta. Si tratta di un progresso tecnico: prima di spingere lungo la carina polvere e pallottola, la parte terminale della cartuccia deve essere strappata e il metodo più pratico è farlo con denti.

Il primo lotto di munizioni arriva dalla Gran Bretagna; i successivi vengono fabbricati negli arsenali governativi di Dum-Dum, Sialkot, Ambala e Delhi. Le prove iniziali al poligono di tiro non provocano alcuna reazione. Poi, inaspettatamente, scoppia il caso del manovale con il brahmano.
In realtà, secondo quanto si accerterà in seguito, solo una parte delle cartucce era stata unta con il grasso incriminato. Probabilmente una trascuratezza folle, per non dire criminale, dei responsabili dell’armeria centrale in Gran Bretagna. Nessuno invece si era mai sognato di trovare una via per convertire gli indiani con il grasso delle cartucce.

Barrakpur, 4 febbraio.

La stessa sera, un sepoy avvisa di nascosto il capitano Allen che in diversi reggimenti si sta organizzando un complotto. Alcuni uomini intendono dar fuoco ai bungalow degli ufficiali per protestare contro il tentativo di conversione forzata al cristianesimo. Anche un jernadar del 34° reggimento di fanteria nativa informa il suo diretto superiore che alcuni sepoy vogliono “saccheggiare la guarnigione, uccidere tutti gli europei e quindi andarsene dove meglio credono”.

E chiaro che i sepoy non si calmano e si diffonde un’atmosfera di sospetto sempre crescente. Scoppiano incendi, prima a Barrakpur e poi in altri accantonamenti, soprattutto dove sono dislocate le fabbriche di munizioni o i poligoni di tiro: a Dum-Dum, a Merat, ad Ambala nel Punjab, a Sialkot vicino alle pendici dell’Himalaya. Gli incendi dolosi colpiscono soprattutto i fabbricati che ospitano i depositi di munizioni e di fucili Enfreld e gli alloggi di alcuni ufficiali indiani che hanno dichiarato pubblicamente di essere disposti a usare le nuove cartucce. In breve tempo il numero di incendi aumenta, finché ad Ambala ne vengono appiccati quasi ogni notte.
Gianni Bonadonna, “Il vento del diavolo”, Rizzoli, pag. 157

"Diventeremo infedeli se strappiamo con i denti le cartucce!"

Barrakpur, 29 marzo. Il primo colpo di fucile della Great Mutiny viene esploso domenica pomeriggio da un sepoy del 340 reggimento, ventisei anni, sette di servizio nell’esercito, ottimi precedenti militari. Mangal Pande arriva sul campo di parata indossando la giubba del reggimento. E’ a piedi scalzi e imbraccia un fucile carico. Il suo comportamento scalmanato fa sospettare che sia sotto l’influsso di una droga. Tenta di convincere il trombettiere a suonare l’adunata e urla ai commnilitoni: “Venite fuori, gli europei sono qui! Perché non siete pronti? È per la nostra religione! Diventeremo infedeli se strappiamo con i denti le cartucce! Venite fuori! Mi avete costretto a espormi e ora non mi seguite!”.

Il sergente maggiore Hewson del 34° ordina al jemadar Ishwari Pande, responsabile del corpo di guardia, di arrestare lo scalmanato. «Perché dovrei farlo?» ribatte il jemadar. «Il naik è andato dall’aiutante di campo, l’havildar dall’ufficiale. Devo prenderlo da solo?» Il sergente maggiore comanda allora al jemadar di stare in guardia e di caricare il fucile. I sepoy, che nel frattempo sono usciti dalle baracche, osservano la scena contrariati. In quel momento arriva al galoppo il tenente Baugh, aiutante di campo. Mangal Pande apre il fuoco e colpisce il cavallo che trascina a terra Baugh. L’aiutante di campo si rialza prontamente, estrae la pistola ed esplode un colpo contro il sepoy. Lo manca, ma gli scaglia l’arma sul viso e si precipita su di lui seguito da Hewson. Mangal Pande sfodera allora il talwar (una lunga sciabola) e cala un fendente che colpisce Baugh tra il collo e la scapola, mentre intanto Hewson cade a terra ferito da una fucilata esplosagli alle spalle da un altro sepoy della guardia. I due inglesi sarebbero stati certamente uccisi se non fosse intervenuto un sepoy musulmano, Shaik Paltu, che si butta su Mangal Pande afferrandolo per la vita. Intervengono, a questo punto, altri quattro sepoy della guardia che minacciano di morte Shaik Paltu, gli tirano contro pietre e scarpe e Io costringono a ritirarsi. Nel frattempo i due inglesi feriti sono riusciti ad allontanarsi.

A questo punto arriva sulla scena il colonnello Wheeler, comandante del 34°, noto a tutti per il suo ardore cristiano. Ordina agli nomini di guardia di arrestare l’ammutinato, ma questi rifiutano. «Ho ritenuto inutile proseguire nella faccenda» riferirà in seguito il colonnello alla commissione di inchiesta. «Il ribelle era un brahmnano e perciò nessuno gli avrebbe fatto del male. Comandare a un ufficiale europeo di catturarlo mi è sembrato un inutile sacrificio umano». Il colonnello lascia il campo e si reca dal brigadier generale, Charles Grant, ma anche costui non è in grado di mettere la situazione sotto controllo.

L’ordine viene ristabilito dall’arrivo del generale Hearsey, accompagnato dai suoi due figli e da un alto ufficiale. Chiede ad alta voce perché il ribelle non sia stato arrestato. Gli rispondono che gli uomini di guardia si rifiutano di farlo. «Bene, adesso vediamo» esclama Hearsey, e sprona il cavallo verso il jemadar capoguardia. «Attenzione, padre, il sepoy sta prendendoti di mira!» lo avverte il figlio maggiore. «John, se cado lanciati su di lui e uccidilo.» Arrivato all’altezza del corpo di guardia, il generale punta la pistola sugli uomini e grida:

«Ascoltatemi! Il primo soldato che rifiuta di muoversi quando darò l’ordine, è un uomo morto. Avanti, march!».

Le guardie, intimidite dalla determinazione e dal coraggio di Hearsey obbediscono e si dirigono verso Mangal Pande. Costui, vista la mala parata, punta la canna del fucile contro il proprio petto e preme il griletto con l’alluce, ferendosi gravemente. Hearsey cerca ora di calmare i testimoni della tragica farsa. Ripete agli uomini che, fnché lui rimarrà al comando, nessuno oserà interferire con la loro religione. I sepoy rispondono che Mangal Pande è un pazzo drogato, poi rientrano in silenzio nelle baracche.
Gianni Bonadonna, “Il vento del diavolo”, Rizzoli, pag. 157

I due soldati vengono inaspettatamente insultati dai commilitoni come traditori della causa. Sono trattati come esseri immondi perché hanno usato le nuove cartucce.

Una settimana dopo i episodio Mangal Pande viene processato. Sostiene di aver agito di propia iniziativa. Sì, aveva ingurgitato una quantità eccessiva di bhang [haschish] e di oppio. No, non sapeva cosa stesse facendo. L’8 aprile viene impiccato pubblicamente di fronte ai suoi commilitoni.
Intorno alla metà di marzo, George Anson è il comandante delle armate indiane. In passato ha combattuto con le Guardie Scozzesi a Waterloo. Da allora non è più stato su un campo di battaglia.
In India Anson provoca un forte risentimento tra i militari locali a causa dei suoi manifesti pregiudizi nei confronti dell’esercito indigeno, dichiarando pubblicamente di non riuscire a guardare un solo soldato nativo «senza una smorfia di disgusto a causa dell’aspetto poco militare».
Mentre si avvicina all’armeria di Ambala, la scorta del generale Anson si imbatte in due sepoy del 36° reggimento che già si trovano in quella guarnigione. Invece di essere accolti e salutati benevolmente, i due soldati vengono inaspettatamente insultati dai commilitoni come traditori della causa. Sono trattati come esseri immondi perché hanno usato le nuove cartucce. Sconvolti dalle accuse, tornano di corsa aol Ambala e riferiscono l’episodio al capitano Martineau, responsabile del deposito militare. L’ufficiale capisce di che cosa si tratta e cerca subito di scoprire quanto grave sia l’inquietudine che serpeggia tra le file del 36°. Poi invia un rapporto allarmante al comando militare di Simla, dove la missiva passa quasi inosservata.
Gianni Bonadonna, “Il vento del diavolo”, Rizzoli, pag. 155

CASTE E ONORI nell’impero inglese
Warrant of Precedence («Ordine di precedenza»)

L’impero britannico blandisce i maharaja e i capi dell’india, riconoscendo loro una gerarchia speciale Basata sul numero di colpi di cannone esplosi in loro saluto. Ad esempio, ventun colpi per cinque principi, tra i quali il nizam di Hyderabad, i maharaja di Baroda e di Gwalior; sei principi hanno diritto a diciannove colpi, tra cui il nawab di Bhopal e il maharaja di Indore. E così via.
Le sottigliezze dell’elaborato sistema classistico britannico durante l’epoca imperiale è codificato nel Warrant of Precedence («Ordine di precedenza»). Viene considerata la guida infallibile per classificare la gerarchia in India, indispensabile nell’organizzare cenrimonie, conferenze e cene. Gli aiutanti di campo dormono con il manuale sotto il cuscino, le signore inglesi in India rischiano di cadere in preda al panico se non consultano il prezioso volumetto al momento di preparare la tavola per una cena ufficiale.
Scritto all’inizio dell’Ottocento, il Warrant of Precedence viene ampliato a intervalli successivi. Anche se lo scorrere del tempo impone aggiornamenti e costringe a ritoccare le gerarchie, la struttura di base rimane inalterata fino al momento dell’indipendenza. L’edizione del 1817 comprende solo 16 livelli di status, ma verso la fine dell’Impero inglese le posizioni riconosciute salgono a 63, alcune delle quali riservate per una sola persona, altre condivise tra un certo numero di personaggi.
In cima alla lista sta da solo il governatore generale (fino al 1858), quindi il viceré. In seconda posizione i governatori delle tre Presidenze e delle province, «ognuno nelle rispettive cariche». In terza linea i governatori di Madras, Bombay e del Bengala. Il quarto posto è occupato da un’altra figura solitaria, il comandante in capo dell’esercito. Quindi vengono il presidente del Tribunale del Bengala, il presidente dell’Alta corte di giustizia fuori del Bengala, il commissario capo delle ferrovie. Più in basso la lista colloca il ministro della Sanità, il direttore dell’Istituto vaccinogeno, l’ufficiale delle tasse di Bombay. E via di questo passo.
Gianni Bonadonna, “Il vento del diavolo”, Rizzoli, pag. 336

Tutti gli hindu inviati oltremare (per esempio in Birmania) e che avevano attraversato il fiume Indo, erano stati poi respinti dai compagni d’arme. Attraversare l’acqua significava contaminarsi

Le reclute devono inoltre accettare, se necessario, di prestare servizio oltremare. In precedenza solo 6 battaglioni dell Annata del Bengala dovevano essere disponibili per missioni all’estero, in quanto era impossibile per un hindu osservante viaggiare su una nave di legno e cucinare il proprio cibo, oppure praticare giornalmente le proprie abluzioni rituali, anche se erano disponibili botti con acqua toccata solo da uomini della stessa casta. Tutti gli hindu inviati oltremare (per esempio in Birmania) e che avevano attraversato il fiume Indo, erano stati poi respinti dai compagni d’arme. Attraversare l’acqua significava contaminarsi. Come ha lasciato scritto il suhadar Hedayet Ali, dopo la guerra afghana del 1824 “nessuno degli hindu deIl’Hindustan voleva mangiare con i camerati inviati a Kabul, né consentivano loro di toccare gli utensili di cucina. Li guardavano come se fossero fuori casta e li trattavano di conseguenza”. L’onorata carriera di un soldato è ora aperta soltanto a coloro che sono pronti a rinnegare la fede dei padri.
Gianni Bonadonna, “Il vento del diavolo”, Rizzoli, pag. 139

Google
 
Web www.ilpalo.com