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Lopez J., Il telaio della memoria

In più di un’occasione ho sentito dire da Larry Squire, uno dei ricercatori più famosi nel campo della memoria, che uno scienziato preferirebbe usare lo spazzolino da denti di un altro scienziato piuttosto che la sua classificazione.
Anche se forse si tratta di un’affermazione un po’ esagerata, è assolutamente vero che qualsiasi classificazione che aspiri a essere accettata dalla maggioranza degli scienziati deve possedere in un determinato campo delle peculiarità che le permettano di stagliarsi al di sopra delle altre. Altrimenti, si rischia di vedere la proliferazione di categorie fantastiche.
Lopez J., “Il telaio della memoria”, Dedalo, pag. 29

La memoria dichiarativa si divide in episodica e semantica

La memoria esplicita ci dà un’identità, una storia personale e una conoscenza del mondo in cui viviamo.
Proprio per questa sua complessità, la memoria esplicita è stata suddivisa in due tipi nettamente differenti. Per illustrarli, partiamo dalla seguente domanda: quale paese ha vinto nel 1998 il Campionato del mondo di calcio? La Francia. Niente di più facile. Adesso ditemi: ricordate in quale circostanza avete appreso la notizia? Se vi piace il calcio, sicuramente avrete visto la partita in diretta; in caso contrario, ricorderete certamente se avete letto la notizia sul giornale, se l’avete sentita al telegiornale o se ve l’ha detto qualcuno dei vostri familiari. Nel mio caso, ero davanti a un bar aspettando un amico e l’ho chiesto ad alcune persone che stavano uscendo dal locale alla fine della partita. Adesso rispondete a quest’altra domanda: qual è la capitale della Francia? Parigi, esatto; ma ricordate in quali circostanze avete imparato questo dato? È stato sicuramente nei primi anni di scuola, ma difficilmente ricorderete in particolare un dettaglio qualsiasi di quella giornata. È come se alcuni dati fossero stati archiviati nella vostra memoria insieme al momento in cui li avete imparati e altri, invece, siano entrati a far parte integrante delle vostre conoscenze, restando scevri da quel riferimento biografico.
Lopez J., “Il telaio della memoria”, Dedalo, pag. 43

 

La memoria implicita si manifesta in modi molto diversi


La caratteristica forse più sorprendente della memoria implicita è che può essere acquisita in maniera inconscia. Coniugate, ad esempio, il verbo «retilare» al tempo presente del modo indicativo. Io retilo, tu retili, egli retila, ecc. Nonostante sia un verbo inventato, che
forse non avete mai sentito, non avete avuto problemi a coniugarlo secondo regole grammaticali che conoscete da quando avete imparato a parlare. Sareste in grado di dire di aver imparato queste regole coscientemente? Non credo.
Semplicemente, le avete acquisite con la pratica e, in un certo senso, «sapete» che «voi retilate» è corretto, nonostante si tratti di una frase che non avete mai formulato prima.
E non è tutto. Tutti sanno che, quando siamo sotto anestesia, non possiamo avvertire nessuno stimolo esterno. Eppure, in un annoso esperimento, impensabile secondo gli attuali standard etici, alcuni medici, durante un intervento chirurgico, simularono di avere dei problemi e «recitarono» false affermazioni sul fatto che l’operazione si stava complicando e che potevano perdere il paziente. Quando il malato guarì, il solo nominare l’operazione causava in lui molta più ansia rispetto a coloro che, ugualmente operati, non avevano «ascoltato» quei commenti. Se, invece, la finta discussione tra i medici durante l’intervento era positiva, enfatizzando come tutto stesse andando ottimamente, il periodo postoperatorio di quei pazienti era notevolmente migliore.
Questi esempi ci dicono che, nonostante la memoria esplicita sia quella apparentemente predominante nella nostra vita quotidiana, anche la memoria implicita è onnipresente e gode di un potere che normalmente passa inosservato, in grado però di modificare il nostro comportamento in modo drammatico.
Lopez J., “Il telaio della memoria”, Dedalo, pag. 47

 

Se si chiede a un soggetto di memorizzare una lista di parole mentre si trova sotto l’influsso di bevande alcoliche o di droghe, il ricordo sarà abbastanza buono solo se gli si fanno domande al riguardo quando si trova in uno stato simile e sarà, invece, notevolmente peggiore se lo si interrogherà quando l’effetto di quelle sostanze sarà svanito. Questo dimostra che tra la codificazione di un ricordo e la sua evocazione esiste una relazione molto stretta che si manifesta molto chiaramente in casi come questi, nei quali per avere un esito positivo devono coincidere gli stati in cui avvengono entrambi i processi.
Lopez J., “Il telaio della memoria”, Dedalo, pag. 86

 

I ricordi repressi sono un problema sociale molto importante
Alcuni anni fa una ragazza informò le autorità di essere stata violentata di fronte a casa sua. L’identikit dell’aggressore, ottenuto dalla polizia basandosi sulla descrizione fornita dalla ragazza, era molto simile, al voltò di un professore universitario, che fu rapidamente individuato e arrestato. Il professore, però, aveva un alibi perfetto: all’ora in cui era stata commessa l’aggressione, si trovava in uno studio televisivo per un programma in diretta. Com’era possibile? Quando la ragazza fu interrogata a questo proposito,, segnalò che in effetti, il giorno del crimine, poco prima di uscire di casa, stava guardando proprio quel programma. È molto probabile, quindi, che la vittima abbia sostituito il viso del violentatore con quello del professore, senza rendersi conto di aver visto quest’ultimo da un’altra parte.
Lopez J., “Il telaio della memoria”, Dedalo, pag. 86

 

Altri studi ci hanno insegnato che le nostre emozioni non sono solo importanti per archiviare nella memoria un evento determinato, ma hanno anche un effetto sul tipo di informazione che possiamo evocare. In altre parole, il nostro stato d’animo è una specie di filtro attraverso il quale riviviamo selettivamente alcuni dei nostri ricordi. Quando ci si sente tristi, si ha una naturale tendenza a pensare a cose negative e a ricordare esperienze dolorose. Ugualmente, se si è felici, si tende a ricordare più facilmente momenti allegri della propria vita. Questo fenomeno, altro esempio che la codificazione e l’evocazione sono legati a doppio filo, è così comune che è stato possibile addirittura dimostrarlo sperimentalmente in pazienti con depressione cronica. Se si chiede loro di memorizzare una lista che contenga parole positive (sorriso, amore, illusione) e parole negative (disprezzo, razzismo, abuso), quei pazienti ricorderanno più facilmente quelle negative. Le implicazioni cliniche di quest’osservazione sono molto importanti, perché se una persona depressa (e persino un individuo sano che vive un episodio di tristezza) ha la tendenza a ricordare eventi negativi, quella stessa tendenza può farlo sprofondare in una spirale discendente responsabile di perpetuare il suo stato d’animo negativo.
Lopez J., “Il telaio della memoria”, Dedalo, pag. 125

L’apprendimento del canto è modulato dalla presenza di ormoni


Come si è già detto, una delle funzioni principali del canto è quella di attirare la femmina a fini riproduttivi. È molto comune, pertanto che, in numerose specie, solo i maschi siano capaci di cantare. Di fatto, nei maschi di queste specie, i nuclei del canto occupano un volume notevolmente maggiore che nelle femmine. Inoltre, esistono specie la cui produzione vocale è limitata all’epoca riproduttiva. In questi casi, il volume dei nuclei del canto aumenta o diminuisce in base alla stagione dell’anno. La crescita dei nuclei del canto è stata osservata in uccelli adulti che hanno già superato la fase dell’apprendimento, il che indica che la sua funzione riguarda semplicemente la produzione dei vocalizzi. Ci sono, tuttavia, esempi che complicano un po’ le cose. Per esempio, la grandezza dei nuclei del canto è proporzionale al numero di sillabe che compongono il repertorio dell’uccello. Inoltre, durante la fase riproduttiva, la sua crescita avviene anche nei canarini, ma il repertorio di sillabe di questa specie non è mai uguale a quello della stagione precedente. I canarini memorizzano nuove sillabe ogni anno e ne dimenticano qualcuna delle vecchie, per cui è possibile che una parte della crescita che si osserva nel loro cervello sia relativa a questa memoria.
Quale fattore determina la crescita dei nuclei del canto? Perché le femmine non possono cantare? La risposta a queste domande si trova negli ormoni sessuali. Con l’arrivo della stagione riproduttiva, gli uccelli maschi sperimentano un aumento della quantità di ormoni sessuali che arriva al cervello. I neuroni dei nuclei del canto possiedono recettori per questi ormoni e la loro interazione scatena l’aumento di volume di cui si è parlato. Ci sono molti dati sul fatto che la presenza degli ormoni sessuali maschili sia il principale fattore responsabile delle variazioni cerebrali e di comportamento. Se, ad esempio, per
eliminare la produzione di quegli ormoni, un uccello viene castrato, si smetterà di assistere alla crescita dei nuclei e l’animale non sarà capace di cantare. Se a un uccello che non si trova nel periodo riproduttivo o a un uccello castrato s’iniettano gli ormoni sessuali, si noterà che il volume dei nuclei del canto torna ad aumentare e si scatenerà il comportamento vocale.
Un’osservazione affascinante in questo senso è che, somministrando ormoni maschili a una femmina, questa può arrivare a cantare come un maschio e inoltre i suoi nuclei del canto sperimentano una crescita molto significativa. Se un maschio assume ormoni femminili, svilupperà, in risposta al canto di altri membri della sua specie, comportamenti sessuali propri della femmina. Questi risultati dimostrano che, fondamentalmente, i sistemi nervosi del maschio e della femmina non sono diversi, in quanto possono entrambi sviluppare i circuiti neurali necessari per eseguire, in risposta a un semplice ormone, i modelli di comportamento del sesso opposto. Al tempo stesso, queste osservazioni ci indicano l’incredibile capacità che gli ormoni hanno di influenzare il nostro cervello, capacità che non si limita al sistema nervoso degli uccelli.
Lopez J., “Il telaio della memoria”, Dedalo, pag. 134

 

L’apprendimento del canto è legato alla nascita di cellule nervose
La presenza degli ormoni sessuali induce la crescita dei dendriti dei neuroni, che costituiscono la parte ricettiva della sinapsi.
Quando visualizziamo un neurone, i dendriti costituiscono la parte più vistosa poiché questi prolungamenti neurali possono arrivare a essere lunghissimi e ramificati, formando sul corpo della cellula veri e propri pennacchi. Prima dell’arrivo della stagione riproduttiva, nei neuroni dei nuclei del canto questi pennacchi sono molto discreti. L’aumento repentino nella quantità di ormoni sessuali, tuttavia, provoca un rapido aumento della lunghezza dei dendriti e una pronunciata ramificazione degli stessi fino a raggiungere grandezze impressionanti.
È arrivato il momento di parlare della strabiliante osservazione che sembra dimostrare che la crescita dei nuclei del canto partecipa proprio ai processi mnemonici: la nascita di neuroni nell’animale adulto. Uno dei dogmi dello studio del sistema nervoso è che i neuroni non si riproducono. Abbiamo a disposizione, perciò, un numero fisso di cellule nervose e la morte di una di esse è irreparabile, perché non ne nascerà un’altra pronta a sostituirla. Parlando in senso stretto, questo è vero perché i neuroni maturi hanno perso la propria capacità di suddividersi. Lo studio sul cervello degli uccelli canori ci ha dimostrato che non è necessario che i neuroni si riproducano per aumentare il proprio numero o per rimpiazzare quelli che muoiono, perché il loro sistema nervoso possiede cellule precorritrici che, in condizioni speciali, diventano neuroni. Perciò, l’arrivo della stagione riproduttiva è capace di scatenare questo processo di maturazione mediante un meccanismo che ancora non comprendiamo integralmente. Ma non è tutto. Le cellule precorritrici vivono intorno ai ventricoli, le cavità del cervello. Pertanto, un altro dei fenomeni scatenati dagli ormoni sessuali è la migrazione di tali cellule dalle pareti dei ventricoli fino ai nuclei del canto, una distanza di vari millimetri, lunghezza considerevolissima dato che si tratta di cellule che misurano la millesima parte di quel tragitto. Esistono, infatti, filmati impressionanti, ottenuti in situazioni molto particolari, in cui è possibile osservare le cellule che si strattonano letteralmente a vicenda, strisciando le une sulle altre verso la propria destinazione.
È probabile che vi stiate domandando: «Ma questo come può indicarci che la crescita del nucleo ha davvero a che vedere con l’apprendimento?». L’osservazione cruciale è stata che se si cercano questi neuroni appena nati nel cervello di diverse specie di uccelli canori, si troveranno solo in quelle che rimodellano il proprio canto imparando nuove sillabe, come i canarini. Il cervello di uccelli come il fringuello, che ha un canto statico ogni anno, invece, non genera nuove cellule nervose, anche se è presente la crescita dei pennacchi dei dendriti. Inoltre, i nuovi neuroni cominciano a morire quando finisce la stagione degli amori, cosa che indica che, una volta compiuta la loro funzione, ridiventano superflui ed è meglio disfarsene.
Lopez J., “Il telaio della memoria”, Dedalo, pag. 137

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