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McLellan D. “Karl Marx”, Rizzoli

1847. Londra. La fondazione della Lega dei comunisti

Il risultato principale del comitato di corrispondenza consistette nella creazione di più stretti legami tra Marx ed Engels e i comunisti di Londra, che a quel tempo costituivano la colonia operaia tedesca più numerosa e meglio organizzata. Fino al termine degli anni ‘30 il centro più importante era stato Parigi, dove gli artigiani tedeschi in esilio avevano dato vita nel 1836 alla Lega dei giusti (una società segreta con nomi in codice e parole d’ordine), che a sua volta si rifaceva a una precedente Lega dei fuorilegge; suo obiettivo originario era stata l’introduzione in Germania dei diritti dell’uomo e del cittadino, e all’incirca la metà dei suoi affiliati era di provenienza artigianale. La Lega dei giusti partecipò all’insurrezione di Blanqui e Barbès nel 1839, e dopo il suo fallimento quasi tutti gli associati fuggirono a Londra dove fondarono una sede molto attiva, che a sua volta diede origine a una organizzazione “frontista”, l’Associazione educativa degli operai tedeschi: questa organizzazione, che sopravvisse fino alla prima guerra mondiale, alla fine del 1847 contava un migliaio di iscritti.

A capo della Lega vi era un triunvirato, costituito da Karl Schapper, Heinrich Bauer e Joseph Moll. Nato nel Nassau, figlio di un povero pastore di campagna, da studente in scienze forestali Schapper aveva partecipato al movimento Burschenschaft e lavorato con Buchner e Mazzini quando Marx era ancora ragazzo; secondo l’opinione di un altro compagno della Lega, era un rivoluzionario “più per l’entusiasmo che per le sue conoscenze teoriche”.”’ Bauer era calzolaio e Moll orologiaio: proveniva da Colonia e a livello intellettuale e diplomatico era indubbiamente il più dotato dei tre. L’associazione organizzava dei corsi quattro sere la settimana presso la taverna del Red Lion, vicino a Piccadilly. Un professore di economia tedesco, Bruno Hildebrand, ha lasciato il racconto di una di queste serate che vale la pena di citare interamente per la vivacità descrittiva e la capacità di ricreare la stessa atmosfera che diede vita alla Lega dei comunisti (e all’Associazione educativa degli operai tedeschi, che per lunghi anni rimase alquanto estranea alle attività di Marx): il racconto si riferisce a una sera dell’aprile 1846, quando cioè Marx incominciò a stabilire dei contatti regolari con i comunisti di Londra.

Verso le Otto e mezzo, pieni d’impazienza, ci recammo alla sede dell’Associazione. Il pianterreno sembrava un semplice magazzino. Vi si vendeva birra ma non vi notai nessuna sedia destinata ai consumatori. Traversammo questo negozio e, saliti al piano di sopra, giungemmo in una sala con tavole e panche, che poteva accogliere circa duecento persone. Una ventina di uomini erano seduti a piccoli gruppi, mangiavano una cena molto semplice o fumavano la pipa (ve n’era una per tavolo), davanti a un bicchiere di birra. Altri erano ancora in piedi e ogni tanto la porta si apriva per lasciar passare nuovi venuti; era chiaro che la riunione sarebbe incominciata più tardi. Gli abiti erano molto corretti, il contegno disinvolto, ma non privo di dignità, tuttavia i volti, per la maggior parte, rivelavano l’operaio. La lingua dominante era il tedesco, ma si parlava anche il francese e l’inglese. In un angolo della sala c’era un pianoforte a coda, con sopra degli spartiti, e questo in una città così poco musicale come Londra ci provò che eravamo capitati nel luogo giusto. Si erano appena accorti di noi, e ci accomodammo a un tavolo di fronte alla porta. Mentre attendevano Schapper, l’amico che ci aveva invitati, ordinammo la birra e anche il tradizionale pacchetto di tabacco da un penny. Vedemmo presto entrare un uomo alto e forte, esuberante di salute. I baffi neri, lo sguardo chiaro e penetrante l’andatura imponente, dimostrava all’incirca 36 anni. Si avvicinò a Diefenbach e mi fu presentato come Schapper, democratico che aveva fatto le sue prime prove a Francoforte e che aveva preso parte in seguito a campagne, o meglio a rivoluzioni in Svizzera e in Spagna. Si mostrò alquanto riservato, tuttavia m’accolse con molta affabilità; sentii molto bene che egli vedeva in me il professore e lo considerava dall’alto di una sua fierezza intima. Schapper ci invitò a sedere in sua compagnia all’estremità della sala. Passando mi indicò un manifesto che portava questo titolo: “Statuto dell’Associazione per l’istruzione degli operai tedeschi”... Il principio fondamentale dell’Associazione è che l’uomo può raggiungere la libertà e la coscienza di sé soltanto attraverso la cultura del proprio spirito, di conseguenza tutte le serate sono dedicate all’insegnamento. Una sera s’insegna l’inglese, un’altra la geografia, la terza la storia, la quarta il disegno e la fisica, la quinta il canto, la sesta la danza e la settima la politica comunista... Noi ci sedemmo ai posti che ci erano stati assegnati; frattanto la sala si era del tutto riempita. Il presidente, che io non conoscevo (m’era stato detto ch’era un medico), aprì la seduta. Quando si fu fatto un silenzio solenne, e ognuno ebbe tolto la pipa dalla bocca, il segretario, un sarto il cui ingegno descrittivo mi sembrò veramente invidiabile, dichiarò che il cittadino Schapper aveva invitato il cittadino Hildebrand e il cittadino Diefenbach, e domandò se qualcuno aveva da fare qualche obiezione. Poi si passò all’attività politica, e il cittadino Schapper fece un rapporto sugli avvenimenti della settimana. Il suo discorso fu eloquente, molto complesso, e pieno d’insegnamenti. Si vedeva ch’egli aveva, come l’Associazione, numerose fonti d’informazione. Tra l’altro, commentò il contenuto di una lettera... Naturalmente, una forte tendenza comunista era sempre palese e il tema del proletariato costituiva il filo rosso che legava il discorso. Confesso di essere capace di sopportare una buona dose di liberalismo, ma certi passi mi fecero rizzare i capelli.

In un primo tempo, i comunisti tedeschi di Londra avevano subito l’influenza del comunismo utopico del pacifico Cabet in seguito al fallimento del colpo di stato da attuarsi a Parigi insieme con i blanquisti; avevano abbandonato persino i metodi cospirativi (sebbene continuassero ad agire come una società segreta), ma poi si erano rifiutati di seguire l’invito di Cabet di fondare una colonia comunista in America. Intanto, l’influenza di Weitling si stava facendo determinante, anche se i suoi discorsi sulla rivoluzione immediata gli alienarono ben presto le simpatie della maggioranza dei comunisti londinesi sempre più interessati all’esperienza personale degli schemi oweniani, al cartismo e ai successi concreti e reali dei sindacati inglesi. Secondo Weitling, « tutti sono maturi per il comunismo, anche i criminali. È precisamente l’ordine attuale della società che produce i criminali i quali nella comunità non esisterebbero affatto, O l’umanità è, necessariamente, sempre matura per la rivoluzione, o non lo sarà mai. Queste ultime parole appartengono alla fraseologia dei nostri avversari. Se noi li ascoltassimo non ci resterebbe altro che incrociare le braccia aspettando che le allodole ci cadano in bocca bell’e arrostite » . Per Schapper, invece, « inculcare nuove idee all’umanità con la forza equivale a costringere un albero a crescere. Tralasciamo la violenza fisica, è brutale, e gli uomini non ne hanno bisogno... Comportiamoci piuttosto come foglie del grande albero dell’umanità, e il domani farà maturare ciò che abbiamo seminato con la nostra attività pacifica».
Nelle assemblee dell’Associazione questo dibattito si protrasse per parecchi mesi e Weitling ricevette l’abile appoggio di Kriege: ma alla fine la maggioranza si allineò sulle posizioni di Schapper.

Quando, verso la metà di maggio del 1846, Marx suggerì ai comunisti di Londra (li costituire un ufficio di corrispondenza con contatti regolari con Bruxelles, i loro rapporti con Weitling erano già terminati. In marzo, Engels aveva chiesto formalmente ad Harney di diventare il corrispondente da Londra, ma questi era entrato nella Lega soltanto un mese prima e quindi aveva insistito perché venissero prima consultati Schapper e gli altri dirigenti, che a suo parere erano comunque diffidenti nei confronti degli “scrittori di Bruxelles” e conoscevano appena il pensiero di Marx. Secondo Schapper (e le sue lettere rispecchiavano anche l’opinione degli altri dirigenti della Lega), le rivoluzioni non avvenivano su ordinazione, e a un sollevamento fisico doveva precedere un risveglio spirituale; compito della Lega era di « illuminare il popolo e fare propaganda per la comunanza dei beni ». Inoltre, il direttivo della Lega si espresse contro l’atteggiamento di Marx nei confronti di Kriege e stigmatizzò la “arroganza da dotti” di cui avevano dato prova i comunisti di Bruxelles,”’ anche se nel luglio del 1846 Schapper aderì all’invito di Marx per la convocazione di un congresso da tenersi a Londra in un prossimo futuro per appianare le divergenze e dare impulso e unità alla comune propaganda. In una lettera a Marx che costituisce un bell’esempio di “arroganza da dotti”, a dicembre del 1846 Engels suggeriva peraltro di lasciar morire la corrispondenza con i comunisti di Londra e cercare invece un’intesa con Harney, ma era ormai evidente che in termini numerici e organizzativi i comunisti tedeschi di Londra costituivano per Marx ed Engels il trampolino migliore verso la classe operaia, anche perché i vari comitati di corrispondenza europei non sarebbero mai riusciti a funzionare a dovere.

A novembre, il Comitato centrale della Lega dei giusti, fino allora rimasto a Parigi, si trasferì a Londra; oltre al nuovo assetto organizzativo che questo comportava, si avverti l’esigenza sempre maggiore di dare alla Lega dei fondamenti teorici più solidi, in particolare dopo il rifiuto del comunismo di Cabet e Weitling. Il 20 gennaio 1847, il comitato di corrispondenza di Londra decise di inviare Moll (più vicino alle idee di Marx di quanto non lo fosse Schapper) a Bruxelles per sollecitare il contributo di Marx e invitarlo a entrare nella Lega.
McLellan D., “Karl Marx - la sua vita, il suo pensiero”, Rizzoli, pag. 174

Marx aveva un famiglia di quattro nazioni, dato che ogni figlio era nato in un paese diverso.

Alle precarie condizioni economiche dei Marx venivano in soccorso i quattrini della madre di Jenny, la moglie del filosofo, e per il momento tanto bastava: «Il 5 novembre, scrisse Jenny nelle sue memorie, mentre fuori la gente gridava Guy Fawkes for ever e dei ragazzini mascherati cavalcavano degli asini ben fatti su e giù per le strade e c’era un gran trambusto, nasceva il mio povero piccolo Heinrich. Lo chiamammo Little Fawkes in onore del grande cospiratore».
Sicché, come fece notare Weerth, Marx aveva un famiglia di quattro nazioni, dato che ogni figlio era nato in un paese diverso.
McLellan D., “Karl Marx - la sua vita, il suo pensiero”, Rizzoli, pag. 232

I Marx sfrattati a Londra nel 1850

I Marx non rimasero a lungo nell’appartamento di Chelsea, perché dopo circa sei mesi un diverbio con la padrona di casa e la mancanza di contante determinarono il loro sfratto: così Jenny raccontava poco dopo in una lettera a Weydemeyer:

«Vi descriverò una sola giornata di quest’esistenza, senza nulla alterare, e vi renderete conto che pochi profughi sono dovuti passare per simili circostanze. Dato che qui le balie hanno una tariffa enorme, io mi son decisa ad allattare il mio bambino, malgrado i terribili dolori che provo continuamente al petto e alla schiena. Ma il mio povero piccolo angelo beveva col mio latte tante preoccupazioni e afflizioni che è divenuto malaticcio, soffrendo giorno e notte; da quando è al mondo non ha mai dormito più di due o tre ore durante la notte. In questi ultimi tempi ha avuto delle violente convulsioni sicché il povero bambino era continuamente fra la vita — una vita ben miserevole — e la morte. Nelle sue sofferenze succhiava così forte che i miei seni si sono infiammati e screpolati: spesso il sangue colava nella sua piccola bocca tremante. Un giorno io lo stavo allattando, quando improvvisamente comparve la nostra padrona; le avevamo pagato più di duecentocinquanta talleri nel corso dell’inverno e avevamo convenuto con lei di versare al proprietario, e non a lei, il resto della somma che dovevamo. Ora costei negò l’esistenza di quanto era stato convenuto, esigendo le cinque sterline che le dovevamo. E siccome non le avevamo, due sgherri penetrarono in casa, presero tutto il mio poco avere, i letti, la biancheria, i vestiti, perfino la culla del mio povero bambino e i più bei balocchi delle mie figliuole che si misero a piangere a dirotto! Minacciavano di portar via tutto di lì a due ore.., non avrei avuto altra possibilità che coricarmi sul nudo suolo con i bambini intirizziti e il petto sanguinante. Il nostro amico Schramm si precipitò in città a cercare denaro: sale in una vettura, ma i cavalli prendono la mano, lui salta dalla carrozza e viene condotto a casa coperto di sangue, mentre io mi disperavo con i miei poveri piccoli. Siamo costretti a lasciar la casa il giorno dopo. Il tempo era freddo, piovoso e scuro. Mio marito va in cerca di un alloggio, ma nessuno vuole accoglierci quando si sente parlare di quattro bambini. Finalmente un amico ci viene in aiuto, noi paghiamo e io mi affretto a vendere tutti i miei letti per pagare il farmaciSta, il macellaio, il fornaio, il lattivendolo, i quali, irritati per lo scandalo del Sequestro, ci avevano assalito con le loro fatture. Portano via i letti, già venduti, li caricano su un carretto — ma cosa succede? Nel frattempo il sole era tramontato e la legge inglese vieta i traslochi dopo il tramonto. Il proprietario va a cercare le guardie e dichiara che forse portiamo via degli oggetti di sua proprietà, e che partiamo per l’estero. Frattanto, in meno di cinque minuti, tutta la teppaglia di Chelsea, da due a trecento individui, si erano radunati davanti alla nostra porta. Riportano dentro i letti: l’acquirente non potrà aver]i che l’indomani. Dopo che la vendita di tutto il nostro piccolo peculio ci aveva permesso di pagare i debiti fino all’ultimo centesimo, mi rifugiai con o miei cari piccini nelle due camere che attualmente occupiamo all’albergo tedesco, in Leicester Street N. 1, Leicester Square; per cinque sterline e mezza alla settimana, vi siamo stati umanamente accolti…»
Dopo lo sfratto dalla casa di Camberwell, nell’aprile 1850 i Marx si trasferirono in un appartamento di due stanze al 64 di Dean Street, un edificio di proprietà di un commerciante di pizzi dove aveva trovato alloggio anche Heinrich Bauer, il tesoriere del comitato profughi: Jenny descrisse quell’estate con i quattro figli “penosa “.
Le prospettive per il futuro erano così incerte che i Marx si accontentarono di trasferirsi al numero 28 della stessa via, mentre Engels andò a lavorare a Manchester nell’azienda paterna; il trasloco fu anticipato per la morte di Guido, di appena un anno, per un attacco improvviso di convulsioni da meningite. Guido fu il primo dei tre figli che morirono in Dean Street.
McLellan D., “Karl Marx - la sua vita, il suo pensiero”, Rizzoli, pag. 233

Marx tenne una serie di conferenze dal titolo “Che cosa è la proprietà borghese?”

Malgrado queste difficoltà, Marx era politicamente molto attivo e nei primi mesi a Londra il suo lavoro era articolato in tre direzioni: l’aiuto ai profughi all’interno della struttura dell’AssociaZione educativa degli operai tedeschi, la riorganizzazione della Lega dei comunisti, e la pubblicazione di un periodico mensile sulla falsariga della Nene Rheinische Zeitung; tutti e tre gli interventi andavano visti nella direzione di una rinascita del “partito Marx” tal quale era esistito a Colonia nel 1848.

Il giorno successivo all’arrivo di Jenny a Londra, l’assemblea generale degli esuli politici tedeschi nominò un comitato di assistenza in cui figuravano tra gli altri Marx, Blind, Bauer, Pfànder e Fuster, con il compito di iniziare immediatamente una campagna di sottoscrizioni mediante contatti personali e appelli sui giornali in gran parte in Germania, e sottoporre mensilmente i risultata conseguiti; ma dopo un paio di mesi occorreva operare una prima ristrutturazione, nella misura in cui con la partenza di Blind e Fuster e l’arrivo di Willich a Londra l’orientamento generale si era radicalizzato in maniera eccessiva per dei repubblicani quali Struve e Heinzen, i quali lavorarono alla formazione di un nuovo comitato politicamente più moderato e del tutto estraneo all’Associazione. Malgrado il fallimento di questi sforzi in tal senso, rinnovati peraltro nell’aprile successivo, si giunse comunque alla ricostituzione del comitato originario con l’inserimento di Engels e Wihhich ai posti vacanti e al cambiamento del nome in Comitato socialdemocratico per l’Assistenza ai profughi tedeschi. (Questa divergenza non fu che un aspetto della ben più profonda spaccatura all’interno dei gruppi esuli in quanto Struve e Heinzen convinsero i repubblicani ortodossi a costituire una Lega operaia in antagonismo all’Associazione). Il nuovo comitato, di cui Marx fu eletto presidente ed Engels vicepresidente, fu molto attivo durante tutto l’anno seguente: raccolse oltre 300 sterline, aiutò più di 500 profughi (sebbene le donazioni inizialmente generose diminuissero in proporzione) e nell’estate del 1850 inaugurò un ostello per diciotto posti letto e quaranta coperti circa. In un primo tempo, si era pensato di rendere l’ostello autonomo trasformandolo in una fabbrica con produzione differenziata gestita dagli stessi esuli, ma poi l’idea sfumò per la soppressione del comitato in seguito alla scissione della Lega dei comunisti a settembre del 1850.

Marx prese parte anche ad altre iniziative dell’Associazione: oltre a presenziare ai suoi picnic e alle sue serate danzanti e partecipare alle gare di scherma e scacchi, all’inizio di novembre tenne una serie di conferenze dal titolo “Che cosa è la proprietà borghese?” che si protrassero per tutta la prima metà del 1850; dopo aver iniziato quasi in sordina, in privato e con pochi amici, fu convinto ben presto a parlare a una folla sempre più grande nei locali del primo piano dell’Associazione, in Great Windmill Street. Wilhelm Liebknecht, futuro fondatore del partito socialista tedesco e incrollabile discepolo di Marx fin dal loro primo incontro durante un picnic dell’Associazione, così descrive il metodo pedagogico usato da Marx in quelle occasioni:

«In questa serie... Marx esponeva già tutti gli elementi fondamentali del suo sistema quali sono sviluppati nel Capitale. Nella sala gremita del circolo di studi dell’Associazione operaia... Marx rivelava un singolare talento di volgarizzatore. Nessuno più di lui detestava la volgarizzazione, cioè la falsificazione, l’avvilimento, la banalizzazione della scienza, ma nessuno più di lui possedeva il dono di esprimersi chiaramente. La chiarezza del linguaggio è il frutto di un chiaro pensiero, una idea chiara determina necessariamente una forma chiara. Marx procedeva con metodo. Nel modo più breve possibile, enunciava una proposizione che spiegava poi più a lungo, prendendo ogni cura di evitare tutti i termini che gli operai non avrebbero potuto comprendere. Quindi incoraggiava gli ascoltatori a porgli domande: se non ne ponevano li interrogava egli stesso e lo faceva con tale abilità pedagogica, che nessuna lacuna, nessuna errata interpretazione gli sfuggiva... Aveva innegabilmente la stoffa di un ottimo professore.»
McLellan D., “Karl Marx - la sua vita, il suo pensiero”, Rizzoli, pag. 234

Marx nel 1850 visto da una spia prussiana

Un’altra descrizione dell’ambiente di Great Windmill Street e delle discussioni che vi si tenevano, ci viene da una spia del governo prussiano che inoltrò il seguente rapporto al Foreign Office tramite l’ambasciatore inglese a Berlino:

«Una delle società tedesche in mano a Marx, Wolff, Engels, Vidil, si riunisce ai 20 di Great Windmill Street, al primo piano. Anche questa è divisa in tre settori: la Società B è la più violenta, e il normale argomento di discussione è l’assassinio dei principi. Nel corso della riunione di ieri l’altro con Wolff e Marx, a cui ho assistito personalmente, uno degli oratori ha affermato: «Anche l’idiota non sfuggirà al suo destino. Gli acciai inglesi sono i migliori, qui le mannaie sono affilatissime e la ghigliottina attende tutte le teste incoronate» - Così, a pochi passi da Buckingham Palace i tedeschi tramano l’assassinio della regina d’Inghilterra. Il comitato segreto è a sua volta diviso in due settori, uno di Leaders e l’altro di cosiddetti Blindmen, da 18 a 20 uomini estremamente audaci e coraggiosi: costoro non devono partecipare a nessun disordine, ma sono riservati per le grandi occasioni, in particolare per l’omicidio dei principi.”

Che questo rapporto sia notevole soprattutto per le grandi doti di fantasia del suo autore, è dimostrato dai verbali interni delle riunioni.

In linea di massima, i profughi venivano ignorati dal governo inglese: a marzo del 1851, ad esempio, il ministro degli interni prussiano sollecitò un intervento comune con l’Austria presso il governo britannico al fine di assumere «dei provvedimenti decisivi contro i ben noti rivoluzionari» e di «renderli innocui», ma non ottenne nulla, perché i profughi tedeschi non stavano tramando nulla di concreto.McLellan D., “Karl Marx - la sua vita, il suo pensiero”, Rizzoli, pag. 235

Marx: il futuro è dell’America

Marx insisteva sul concetto che la crisi industriale avrebbe provocato la rivoluzione, e in una lettera a Weydemeyer del dicembre 1849 scriveva che lo scoppio di una rivoluzione prima della crisi «sarebbe una disgrazia perché, mentre gli affari si espandono, le masse operaie francesi, tedesche, ecc., sono forse rivoluzionarie di nome ma certamente non di fatto».

Seguiva poi un acuto commento sul potenziale industriale degli Stati Uniti, suggerito da un avvenimento « più importante perfino della rivoluzione di febbraio », « la scoperta delle miniere d’oro della California ». Il flusso della popolazione verso occidente e lo sviluppo gigantesco delle ferrovie indicavano che New York e San Francisco avrebbero usurpato il ruolo predominante nel mercato mondiale fino allora detenuto da Londra e Liverpool. Marx proseguiva:

«Il centro di gravità del traffico mondiale era nel Medioevo l’Italia, in tempi più recenti l’Inghilterra, ora lo è la metà meridionale dell’America settentrionale... Grazie all’oro della California e alla perseverante energia dello Yankee entrambe le coste del Pacifico diventeranno così popolate, così industriose ed aperte al commercio come lo è adesso la costa da Boston a New Orleans. Allora il Pacifico prenderà il posto occupato nell’antichità e nel Medioevo dal Mediterraneo e recentemente dall’Atlantico, il posto della grande via marittima del traffico mondiale, e l’Oceano Atlantico scenderà al posto del Mediterraneo, cioè al posto d’un mare chiuso.»
McLellan D., “Karl Marx - la sua vita, il suo pensiero”, Rizzoli, pag. 245

Willich. Un rivoluzionario demagogo, alla sinistra di Marx  in Gran Bretagna nel 1850

Le implicazioni del pensiero di Marx non raccoglievano il consenso unanime dei membri della Lega dei comunisti: a Londra, l’esponente principale di questa opposizione fu Willich.

Le differenze tra Marx e Willich non erano soltanto ideologiche. Willich proveniva da una vecchia famiglia illustre, e correva voce (peraltro non smentita dall’interessato) che discendesse dagli Hohenzollern; all’età di dodici anni aveva intrapreso la carriera militare ed era diventato un vero e proprio professionista della guerra, dal momento che Engels, suo aiutante durante la rivolta del Baden nel 1849, lo descrisse come «valoroso nel combattimento, ha sangue freddo, è abile e si rende conto rapidamente e con giustezza della situazione, ma fuori del combattimento è plus ou moins un noioso ideologo e un “vero socialista” » . Willich non dovette fornire una felice impressione di sé alla famiglia Marx al suo arrivo a Londra, dove irruppe di mattina presto con abiti sgargianti e una bonomia eccessiva; Jenny pensò addirittura che volesse sedurla: «Veniva a farmi visita, — scrisse più tardi, — per trovare il tarlo che esiste in ogni matrimonio e farlo venir fuori». In ogni caso, era assolutamente normale che Marx fosse geloso degli atteggiamenti di Willich, o che quest’ultimo si sentisse insultato dal sempre minor entusiasmo di Marx per una lotta rivoluzionaria a breve termine e dalla sua tendenza autocratica a dividere il mondo in due parti: Marx e il resto. Inoltre, un motivo ulteriore di contrasto era determinato dalla differenza che gli amici di Willich facevano tra gli “intellettuali” come Marx, che avevano famiglia, studiavano al British Museum e tenevano delle conferenze di economia teorica, e i “pratici” come Willich, che non avevano legami matrimoniali e vivevano con gli operai, ne condividevano le privazioni e consideravano ogni problema “talmente semplice“.  Marx poteva esigere il rispetto formale dagli operai, ma era a Willich che essi davano la loro devozione.

Queste differenze finirono per provocare la discordia in seno al comitato centrale della Lega dei comunisti, di cui Willich era diventato membro proprio su suggerimento dello stesso Marx. Nella primavera del 1850 Willich ebbe uno scontro violento con Engels e respinse ogni tentativo di mediazione da parte del comitato centrale; ad agosto Marx si oppose alla proposta di Willich di formare un fronte unito di tutte le organizzazioni democratiche dei rifugiati. Le stesse divergenze si manifestarono anche nell’ambito del comitato esuli: quando si trovò in minoranza per un voto, Willich presentò le dimissioni e trasferì il contrasto in una assemblea plenaria dell’Associazione dove riuscì a spuntare l’appoggio della maggioranza. Così, Marx si trovò scavalcato a sinistra e definito “reazionario” per la sua difesa della tattica enunciata nel Manifesto. Ormai sicuro della propria posizione di forza, Willich ritornò all’attacco in occasione del comitato centrale del 15 settembre, dove gli animi si scaldarono al punto che Willich sfidò a duello Marx, il quale rifiutò con sdegno ben ricordando certe situazioni in cui si era trovato da studente a Bonn; ma non così Conrad Schramm, la “testa calda” del gruppo, che a sua volta rilanciò la sfida a Willich malgrado i tentativi di dissuasione di Marx.

Poiché in Inghilterra era proibito duellare, fu deciso di prendere la nave per Ostenda; il padrino di Willich era Barthélemy. Secondo il racconto di Liebknecht, la sera del giorno successivo la porta di casa dei Marx si aprì, — c’erano soltanto la signora Marx e Lenchen, — ed entrò Barthélemy che, dopo un inchino affettato, rispose con tono sepolcrale all’ansiosa domanda: «E allora?», «Schramm ha una pallottola in testa!», dopodiché, con un secondo inchino, fece dietrofront e se ne andò. Potete immaginare la reazione della signora Marx, molto sensibile per queste cose; adesso era ormai sicura che il suo istinto non l’aveva tradita.

«Naturalmente, demmo Schramm per morto. Il giorno appresso, mentre stavamo proprio parlando di lui si aprì la porta ed entrò nientemeno che il caro estinto con la testa fasciata ma il viso sorridente: aveva ricevuto un colpo di striscio che lo aveva tramortito, e quando aveva ripreso i sensi si era trovato da solo sulla costa con il padrino e il medico. Willich e Barthélemy erano ritornati da Ostenda con il primo battello che erano riusciti a prendere, mentre su quello successivo viaggiava Schramm.»

La scissione era ormai inevitabile, anche perché Willich aveva arbitrariamente indetto una assemblea plenaria di tutti i membri della Lega; allora Marx si dimise dal comitato esuli e il 15 Settembre aprì i lavori della seduta conclusiva del comitato centrale con un lungo intervento articolato su tre proposte: in primo luogo, si proponeva il trasferimento del comitato centrale a Colonia.

Marx si era opposto alla precedente proposta di Schapper di rendere Colonia responsabile per la Germania, ma ora la divisione nel gruppo di Londra era troppo profonda e il suo comitato centrale non era più in grado di dare la giusta linea. Secondariamente, occorreva redigere dei nuovi statuti, poiché quelli del 1847 o addirittura del 1848 erano troppo vecchi né venivano peraltro rispettati da numerosi settori della Lega stessa; infine, era meglio che a Londra operassero due gruppi ben distinti ma collegati entrambi al comitato centrale di Colonia, in modo da mantenere l’unità della Lega nella misura in cui le opinioni recentemente espresse dalla minoranza rivelavano importanti divergenze di principio tra i due gruppi. Marx continuò:
«Al posto della considerazione critica, la minoranza ne mette una dogmatica, al posto di una materialistica ne mette una idealistica. Per essa invece delle condizioni effettive diventa ruota motrice della rivoluzione la nuda volontà. Mentre noi diciamo agli operai: Voi dovete attraversare 15, 20, 50 anni di guerre civili e di lotte popolari non soltanto per cambiare la situazione ma anche per cambiare voi stessi, e per rendervi capaci del dominio politico. Voi dite invece: «Noi dobbiamo giungere subito al potere, oppure possiamo andare a dormire!». Mentre noi richiamiamo in particolare gli operai tedeschi sul fatto che il proletariato tedesco non è ancora sviluppato, voi adulate nel modo più goffo il sentimento nazionale e i pregiudizi di casta dell’artigiano tedesco, cosa che comunque dà più popolarità. Come i democratici hanno fatto della parola popolo un qualcosa di sacro, così voi avete fatto della parola proletariato.»

Marx concluse che pur essendo diritto della maggioranza di espellere la minoranza dalla Lega, un provvedimento di tale natura sarebbe andato contro gli interessi stessi del “partito”, la cui unità andava mantenuta malgrado la divisione dei due gruppi; c’erano al massimo una dozzina di persone che avrebbe voluto vedere nel suo gruppo, e quindi era pronto a presentare le dimissioni dall’Associazione.

Verso la fine del 1852 la reputazione di Willich crollava in fretta: la baronessa von Bruningk, che apriva il suo salon di St. John’s Wood ai capi degli esuli politici tedeschi, dichiarò di aver ricevuto da parte di Willich delle proposte indegne, costringendo così il rivoluzionario a partire subito dopo per l’America. Tuttavia, il suo litigio con Marx ebbe ancora uno strascico nella misura in cui Willich si sentì in dovere di rispondere alle accuse di Marx nelle Rivelazioni con un lungo articolo dal titolo “Il dottor Marx e le sue rivelazioni”, a cui prontamente Marx replicò con un libello sarcastico dal titolo Il cavaliere della nobile coscienza. Poi Willich diventò giornalista a Cincinnati, recensì positivamente le opere successive di Marx, studiò Hegel, fu decorato nel corso della guerra civile americana, marciò con Sherman ad Atlanta e abbandonò l’esercito con il grado di generale per poi stabilirsi a St. Mary nell’Ohio di cui diventò uno dei cittadini più attivi e rispettati: al suo funerale parteciparono oltre 2.500 persone. Marx non era il tipo di continuare un litigio per tutta la vita, per cui ebbe qualche incertezza prima di includere la parte relativa al gruppo Willich-Schapper nella seconda edizione delle Rivelazioni nel 1875 tanto che nella prefazione scrisse che «nella guerra civile americana Willich si dimostrò qualcosa di più che un tessitore di progetti fantastici».
McLellan D., “Karl Marx - la sua vita, il suo pensiero”, Rizzoli, pag. 252

Marx ubriaco rompe i lampioni a Londra nel 1852

Dopo un giro per le birrerie, per raffreddare i nostri bollori, incominciammo a fare una camminata a passo sostenuto finché Edgar Bauer inciampò in un mucchio di pietre. “Hurrah, un’idea!” E in memoria dei vecchi tempi prese una pietra e pam! un fanale a gas andò in pezzi. La sciocchezza fu contagiosa, Marx ed io non fummo da meno e così spaccammo quattro o cinque fanali; erano forse le due di notte, e a quell’ora le strade erano deserte. Tuttavia il fracasso attirò l’attenzione di un poliziotto che con notevole prontezza di spirito diede il segnale ai colleghi di ronda con lui. Echeggiarono subito i controsegnali: le cose si stavano mettendo male. Fortunatamente cogliemmo al volo la situazione e ci rendemmo conto di conoscere la zona: allora, partimmo di corsa con tre o quattro poliziotti alle calcagna. Marx diede prova di una velocità di cui non lo avrei mai sospettato capace, e dopo alcuni minuti critici riuscimmo a svoltare in una via laterale, attraversare un vialetto — di un cortile tra due strade — e finire dietro ai poliziotti che intanto avevano perso la pista. Ce l’avevamo fatta.
McLellan D., “Karl Marx - la sua vita, il suo pensiero”, Rizzoli, pag. 272

Il carattere di Marx secondo una spia prussiana

A Dean Street la vita non si svolgeva in modo cadenzato e metodico, e la seguente descrizione dell’atmosfera di casa Marx nel 1852 sembra molto attendibile, sebbene il suo autore fosse una spia prussiana:

«Come marito e come padre di famiglia Marx è l’uomo più tenero e più dolce, ad onta dei suo carattere generalmente irritabile e scontroso. Abita in uno dei quartieri più poveri, quindi dei meno costosi di Londra; ha un appartamento di due stanze, di cui una guarda sulla strada, cioè il salone, dietro il quale si trova la camera da letto. In questo appartamento si cercherebbe inutilmente “un solo” mobile pulito e in buone condizioni: tutto è rotto, sgangherato e a pezzi, coperto da uno spesso strato di polvere, e tutto è in disordine. In mezzo al salone si trova una gran tavola di venerando aspetto, ricoperta di tela cerata; essa scompare sotto i manoscritti, i giornali, i libri, i balocchi (lei ragazzi, gli stracci e i lavori della signora Marx; vi si può anche notare qualche tazzina dai bordi sbocconcellati, cucchiaini sporchi, coltelli, forchette, un candeliere, dei bicchieri, un calamaio, delle pipe olandesi, cenere di tabacco, tutto alla rinfusa su questa unica tavola. Quando si entra in casa di Marx si para avanti agli occhi una così densa nuvola (li fumo, prodotta dal carbone e dal tabacco, che bisogna cominciare a introdursi a tentoni, come in una caverna, finché lo sguardo si abitua e permette di scorgere qualche oggetto, come in una nebbia. Tutto è sporco, coperto di polvere: è veramente pericoloso mettersi a sedere. Una sedia ha solo tre gambe, i ragazzi giocano alla cucina sull’altra sedia che per miracolo è ancora sana: è proprio quella che vi offrono, ma senza sgombrare la cucina dei bambini, e a sedersi si rimettono i pantaloni.»

Lo spazio era così limitato che quando nacque Franziska nella primavera del 1851, dovette essere mandata a balia perché a casa non c’era abbastanza posto. Un anno dopo la piccola morì:

«Pasqua (lei 1852, la nostra piccola Franziska si ammalò di una grave bronchite. Per tre giorni la povera piccina lottò contro la morte. Soffri moltissimo. Il suo piccolo corpicino inanimato giaceva nella seconda delle due stanzette, tutti noi passammo insieme nella prima, ci mettemmo a giacere per terra. Là i tre bambini vivi si distesero con noi, e noi piangemmo per il piccolo angelo, che giaceva accanto a noi freddo e bianco. La morte della cara piccina avvenne nel momento della nostra più nera miseria. Allora io corsi da un esule francese, che abitava nelle vicinanze e che ci aveva fatto visita poco prima. Mi dette subito due sterline condolendosi nel modo più amichevole con noi. Con esse fu pagata la piccola bara, nella quale ora dorme in pace la mia piccola piccina. Non ebbe culla quando venne al mondo, e anche l’ultimo piccolo riparo le fu negato per lungo tempo. Che cosa è stato per noi, quando fu portata fuori per l’ultima sua dimora!»

Non stupisce quindi che in tali circostanze le condizioni fisiche e mentali di Jenny peggiorassero: nel 1852, per molti versi il peggiore del periodo di Dean Street, dovette trascorrere molto tempo a letto, pallida, emaciata, con la tosse e costretta su ordine del medico a bere porto. Engels aveva cercato di raccogliere del denaro per permetterle una vacanza in campagna, ma in autunno era nuovamente a letto con l’ordine di bere un cucchiaio di brandy ogni ora. Due anni dopo, Jenny era ancora in un cattivo stato di salute, ma ormai si curava da sé con la scusa che le indicazioni del medico non erano servite a nulla.

Poiché Jenny fungeva da segretaria di Marx, questi periodi di malattia ritardavano notevolmente il lavoro del marito; la sua funzione era insostituibile, in quanto partecipava a determinate riunioni che poi relazionava in dettaglio, evidenziava sui giornali gli articoli che pensava potessero interessargli mentre era fuori Londra, scriveva lettere, eseguiva copie dei suoi articoli per i giornali (la grafia di Marx era illeggibile) e annotava accuratamente ogni atto della sua attività giornalistica.

Jenny era orgogliosa del suo ruolo di segretaria e tempo dopo scrisse:

«Il ricordo dei giorni trascorsi nel suo studiolo a copiare i suoi articoli tutti scarabocchiati è tra i più belli della mia vita». Anche a li vello finanziario era molto attiva: scriveva un gran numero di lettere di richiesta fondi, trattava con i creditori che assediavano la casa e nell’agosto del 1850, « disperata per la prospettiva di un quinto figlio e del futuro »133 si recò da sola in Olanda a trovare uno zio di Marx. Sfortunatamente, gli ultimi sollevamenti rivoluzionari avevano danneggiato le attività mercantili e il vecchio uomo d’affari non poteva aiutare quel suo eccentrico nipote: Jenny ritornò a casa a mani vuote.

Il carattere di Jenny era molto imprevedibile e capace di oscillare da un estremo all’altro; a questo proposito Marx le scriveva:

 «So quanto sei infinitamente vivace e come la più piccola buona notizia ti dia nuova vita».

“Vivace” era la sua parola preferita per descrivere il carattere della moglie, che con il trascorrere degli anni trovava sempre più difficile non lasciarsi sopraffare da quell’ambiente oppressivo. Nell’estate del 1850 Marx scrisse a Weydemeyer:

«Non devi avertene a male delle eccitate lettere di mia moglie. Sta allattando, e la nostra situazione è talmente misera che perdere la pazienza è perfettamente scusabile».

Dopo la morte del primo figlio a novembre del 1850, Jenny era «del tutto fuori di sé» e «in uno stato davvero pericoloso di agitazione e di deperimento», e l’anno successivo malata «per motivi più borghesi che fisici». E qualche mese dopo in una lettera a Engels:

«Le interruzioni e i disturbi sono troppo grandi, e a casa, dove tutto è sempre in stato d’assedio e rivoli di lacrime mi infastidiscono e mi rendono furente per notti intere, naturalmente non posso fare molto. Mia moglie mi fa pena. Su lei ricade il peso principale, e au fond ha ragione».

Ovviamente, gran parte dei lavori di casa ricaddero sulle spalle di Helene Demuth [la cameriera], di cui Liebknecht scrisse: «Ventisettenne senza particolare avvenenza, era di aspetto gradevole con tratti abbastanza piacevoli; non le mancavano certo i corteggiatori e avrebbe potuto trovare più di un buon partito. Helene era la dittatrice di casa, la signora Marx la padrona, e Marx accettava questa dittatura docile come un agnellino».
McLellan D., “Karl Marx - la sua vita, il suo pensiero”, Rizzoli, pag. 274

Il figlio illegittimo di Marx

«All’inizio dell’estate del 1851, — scrisse Jenny nella sua autobiografia, — accadde un fatto su cui non intendo qui entrare in particolari anche se contribuì ad accrescere in misura considerevole le nostre preoccupazioni, e non solo sul piano personale»; si

tratta cioè della nascita del figlio illegittimo di Marx, Frederick, avuto da Helene Demuth. L’avvenimento fu tenuto così segreto e gli scritti e i documenti dei Marx sono così privi di ogni riferimento a questo proposito, che soltanto la recente scoperta di una lettera ha fatto luce sul mistero: la lettera, indirizzata a August Bebel, fu scritta da Louise Freyberger (la prima moglie di Kautsky) che custodì la casa di Engels dopo la morte di Helene Demuth di cui era molto amica. Secondo il suo racconto, Engels aveva accettato di riconoscere Frederick  “salvando Marx da un difficile conflitto domestico”, ma aveva autorizzato Louise Freyberger a rivelare la verità nel caso in cui fosse stato accusato di trattare male il “figlio”, e aveva raccontato la storia in procinto di morire a Eleanor, scrivendola su una lavagna perché aveva ormai perso la voce. Il segreto rimase in famiglia, condiviso da non più di un paio di amici, e il piccolo venne affidato a dei genitori adottivi senza venire mai a contatto con casa Marx: soltanto dopo la morte di Marx riprese i contatti con sua madre.
McLellan D., “Karl Marx - la sua vita, il suo pensiero”, Rizzoli, pag. 275

Engels  a Marx: «finché tu hai ancora da leggere un libro che tu ritenga importante, non ti metti mai a scrivere»

Durante il 1851, Marx lesse moltissimo. A gennaio studiò i metalli preziosi, il denaro e il credito; a febbraio le opere di economia di Hume e Locke e altri testi sul denaro; a marzo Ricardo, Adam Smith e dei testi di circolazione monetaria; a maggio Carey, Malthus e i principi dell’economia; a giugno il valore, la ricchezza e l’economia; a luglio dei testi sulle fabbriche e le rendite agricole; ad agosto la popolazione, la colonizzazione e l’economia del mondo romano; in autunno la banca, l’agronomia e la tecnologia. Complessivamente, Marx riempì i suoi taccuini di lunghe citazioni tratte da una ottantina di autori, ma ne lesse molti di più. Questo studio gigantesco era finalizzato alla conclusione della sua opera di economia; già a gennaio del 1851, Engels lo sollecitava a « finire e a pubblicare l’Economia». Ad aprile Marx scrisse:

«Sto tanto avanti che entro cinque settimane sarò pronto con tutta la merda economica. Lt cela fait, porterò a termine a casa il lavoro sull’Economia e nel British Museum mi butterò su di un’altra scienza. Ca commence a m’ennuyer. Au fond, questa scienza da A. Smith e D. Ricardo in poi non ha più fatto progressi, per quanto molto anche si sia fatto in singole ricerche, spesso molto delicate».

Gli amici di Marx attendevano il libro con impazienza. A maggio Lassalle scrisse: « Ho sentito che la tua Economia vedrà finalmente la luce del sole. Brucio dal desiderio di contemplare sul mio scrittoio la gigantesca opera in tre volumi di un Hegel divenuto economista e di un Ricardo divenuto socialista». Ma Engels, che conosceva bene l’amico ricordò che «finché tu hai ancora da leggere un libro che tu ritenga importante, non ti metti mai a scrivere».

A giugno Marx era molto ottimista, e in una lettera a Weydemeyer annunciava che la documentazione si ramificava in modo tale che era impossibile venirne a capo in un periodo minore di sei o sette settimane, ma comunque il lavoro procedeva a grandi passi. Ma a luglio gli capitò tra le mani l’ultimo libro di Proudhon, Idea generale della rivoluzione nel diciannovesimo secolo, e subito si dedicò completamente all’elaborazione di una critica del famoso pensatore francese: malgrado il suo tono antigiacobino, l’opera proudhoniana esaminava per Marx soltanto gli aspetti esterni del capitalismo e non la sua intima natura.
McLellan D., “Karl Marx - la sua vita, il suo pensiero”, Rizzoli, pag. 287

Marx giornalista

Dana aveva visto per la prima volta Marx a Colonia nel 1848, e ne era rimasto molto impressionato; ad agosto del 1851 gli chiese di diventare uno dei diciotto corrispondenti stranieri del giornale e di scrivere una serie di articoli sugli avvenimenti politici della Germania del tempo: Marx, che pensava ancora alla sua Economia e non sapeva ancora scrivere in inglese con buono stile, scrisse immediatamente a Engels nella stessa lettera con cui gli annunciava l’offerta: «Se ti è possibile di farmi avere un articolo scritto in inglese sulla situazione tedesca entro venerdì mattina (15 agosto), sarebbe un inizio stupendo». E una settimana dopo: «Per quel che riguarda poi la New York Tribune, tu mi devi aiutare, ora che sono tutto preso dall’Economia. Scrivi una serie di articoli sulla tedescheria dal 1848 in poi. Spiritosi e disinvolti. I signori sono molto sfacciati nel Department degli esteri».

Engels accettò e il primo articolo uscì in ottobre: ne seguirono altri diciassette (tutti di Engels) che riscossero vasti consensi e ammirazione: «Penso che le possa far piacere sapere che i suoi articoli vengono letti da un considerevole numero di persone...». Il segreto circa il loro autore venne mantenuto e per molti anni gli articoli furono ristampati con il titolo Rivoluzione e controrivoluzione in Germania e il nome di Marx.

Ad aprile del 1852 Dana chiese a Marx di scrivere regolarmente sulla situazione inglese. Marx scriveva in tedesco e poi inviava il manoscritto a Engels che lo traduceva; ma a gennaio del 1853 scrisse: « Ieri mi sono azzardato per la prima volta a scrivere personalmente un articolo in inglese per Dana ». E con il deterioramento delle relazioni con la Russia, estese il suo campo di azione e incominciò a scrivere articoli di carattere internazionale. I “pezzi” andavano bene, e a gennaio del 1853 il suo onorario aumentò a due sterline. Uno scrittore contemporaneo descriveva Dana sempre «immerso a leggere “Karl Marx”». All’inizio del 1854 Marx ricevette tramite Dana l’offerta di collaborare a una rivista americana con articoli sulla storia della filosofia tedesca da Kant in poi: il tono doveva essere “sarcastico e divertente”, e non doveva contenere « niente against the religious feeling of the country »; allora Marx scrisse a Engels che insieme sarebbe stato fattibile, ma « da solo non mi azzardo a far questo lavoro ». Il progetto rimase tale. In quello stesso anno i rapporti con il giornale di New York si deteriorarono: Dana aveva preso l’abitudine di modificare gli articoli di Marx e talvolta ne staccava le prime frasi, che usava come editoriale, lasciando il corpo centrale del “pezzo” anonimo. Complessivamente, 165 editoriali della New York Daily Tribune furono tratti da articoli di Marx, anche se in realtà Dana preferiva, senza saperlo, gli articoli di Engels.

Alla fine, Marx insisté perché i suoi articoli fossero tutti firmati o tutti anonimi, e dopo il 1855 tutti i suoi “pezzi” comparvero infatti senza firma. Durante il 1858 il giornale pubblicò ottanta articoli di Marx, un numero equivalente l’anno successivo, ma solo quaranta nel 1855 e ventiquattro nel 1856; all’inizio del 1857 Marx minacciò di scrivere per un altro giornale, dato che la redazione pubblicava sempre meno i suoi articoli proporzionalmente alla sua tendenza panslavista sempre più accentuata: allora Dana accettò di pagarlo per un articolo alla settimana, pubblicato o meno.

Ad aprile del 1857, Dana chiese a Marx di collaborare alla New American Ciclopaedia di George Ripley, suo amico personale sin dai tempi di Brook Farm e direttore letterario della Tribune: quando uscì, l’opera comprendeva sedici volumi, vantava oltre 300 collaboratori ed era destinata a un grande successo. Una condizione essenziale per potervi lavorare era la obiettività più rigorosa, per cui Dana scrisse a Marx di evitare qualsiasi parzialità sia in materia politica, che religiosa o filosofica. Per quanto Engels affermasse che « quantunque il lavoro non prometta di essere molto interessante (almeno la gran parte di esso), tuttavia questa storia mi fa un piacere immenso perché sarà per te un enorme lift », e facesse dei progetti per mettere insieme un certo numero di collaboratori, tuttavia non vi riuscì. Gli articoli di Marx dovevano essere principalmente di argomento militare, e quando Engels si ammalò alle ghiandole i due si trovarono a mal partito: non esistevano motivi plausibili per giustificare l’imbarazzante ritardo degli articoli, e Marx si ridusse a sostenere che si erano smarriti con la posta. La maggior parte del lavoro fu svolto nel 1 857-’58, ma la collaborazione durò fino al 1860: a due dollari per pagina era un bel guadagno. Non si conoscono i motivi che determinarono la fine della collaborazione di Marx alla New American Ciclopaedia, che uscì con sessantasette articoli di Marx-Engels di cui cinquantuno per mano di Engels Sulla scorta di materiale reperito da Marx al British Museum.

Alla fine del 1957 la crisi mercantile aveva costretto la New York Daily Tribune a disfarsi di tutti i corrispondenti stranieri, ad eccezione di Marx e di un altro giornalista, mentre nel 1861 Greeley in persona chiedeva a Dana l’allontanamento di Marx per le sue idee: Dana oppose una feroce resistenza, ma per molti mesi sul giornale non apparvero più articoli di Marx. E quando la loro pubblicazione riprese, alla fine del 1861 e all’inizio del 1862, Dana gli scrisse di non inviare più articoli perché la guerra civile occupava lo spazio di tutto il giornale. Complessivamente, la Tribune pubblicò 487 articoli di Marx, di cui 350 suoi e 125 di Engels (soprattutto su questioni militari), oltre a dodici in collaborazione.

L’attività giornalistica di Marx non fu soltanto un mezzo per guadagnarsi da vivere: malgrado la pessima opinione che aveva del suo lavoro in quegli anni, riusciva a scrivere degli articoli assolutamente eccellenti, e secondo le parole del direttore della “Tribune”: « Lei non è solo uno dei più validi, ma anche uno dei meglio pagati collaboratori del giornale » •198 Marx non utilizzava le normali fonti di informazione giornalistiche e nei suoi articoli faceva riferimento ad altri elementi, quali i rapporti ufficiali, le statistiche e così via, oltre a collegare tra loro buona parte degli articoli in modo da penetrare in profondità nell’argomento della sua ricerca: alcuni articoli sull’India, ad esempio, furono immessi quasi letteralmente nel Capitale. Considerando la decisione e la sicurezza delle sue idee, i “pezzi” erano freddi, distaccati e obiettivi: su certi argomenti, — come l’opposizione ai governi reazionari dell’Europa, — si trovava nella linea della Tribune e quindi poteva esprimersi tranquillamente; ma nei casi di divergenza, si accontentava di esporre i fatti puri e semplici.

All’inizio, Marx scrisse solo sull’Inghilterra (su cui era incredibilmente informato), ma con il 1853 incominciò a trattare temi europei, e in primo luogo l’avvicinarsi della guerra di Crimea: a questo proposito, il suo obiettivo era la difesa della civiltà occidentale e dei suoi valori espressi nei movimenti rivoluzionari “borghesi” dal 1789 in poi contro la “barbarie asiatica” dei russi. Il suo odio quasi patologico per la Russia giunse al punto da fargli considerare Palmerston uno strumento della diplomazia russa e di indurlo a scrivere una serie di articoli sulla doppiezza del premier britannico: alcuni comparvero sulla Free Press di David Urquhart, un conservatore romantico la cui russofobia Marx definiva “soggettivamente reazionaria” ma “oggettivamente rivoluzionaria” . In questi “pezzi”, Marx cercò soprattutto di opporsi alla fiducia di Herzen nella vocazione rivoluzionaria della Russia e agli scritti del suo lontano amico e collega Bruno Bauer che nell’assolutismo russo vedeva la rinascita dell’arte romana del buon governo, la reincarnazione di un principio religioso vivente in contrasto con le vacue democrazie occidentali. Su questo punto Dana era molto critico nei confronti di Marx: secondo il direttore della Tribune, il suo atteggiamento verso la Francia e la Russia denotava «una preoccupazione eccessiva per l’unità e l’indipendenza della Germania».

Marx dedicò anche un notevole numero di articoli all’Estremo Oriente, in particolare all’India, sostenendo l’inevitabilità del fenomeno colonialista in quanto prima di essere distrutto il capitalismo doveva riuscire ad avere il mondo ai suoi piedi: come l’industrializzazione in occidente, aveva un aspetto progressivo e uno estremamente distruttivo. Marx scrisse: «L’Inghilterra in India ha una doppia missione da compiere: una distruttiva, l’altra rigeneratrice — demolire l’antica società asiatica, e gettare le basi materiali della società occidentale in Asia ». Questo perché l’Asia non aveva una storia, e non aveva una storia perché il suo modo di produzione era diverso da quello di realizzare grandi opere pubbliche per ottenere una irrigazione soddisfacente aveva prodotto un governo molto centralizzato che si reggeva su una base di villaggi autonomi e l’assenza di proprietà privata della terra. Gli unici cambiamenti occorsi in India erano quelli operati dagli invasori, dal capitale inglese che, pur non offrendo vantaggio alcuno all’Inghilterra, ponevano il paese sotto le leggi generali dello sviluppo capitalistico».
McLellan D., “Karl Marx - la sua vita, il suo pensiero”, Rizzoli, pag. 293

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