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Cassady M, Divertirsi a raccontare storie, Troll

Per chi si scrive?

Per chi si scrive? Si scrive «per sé» recita la convenzione retorica, patetica e sostanzialmente bugiarda di molti scrittori: certo scrivere in versi e in prosa è un esercizio solitario, apparentemente improduttivo, soggetto a illusioni di libertà provocatoria assoluta e di vocazione vaticinante e non esente da complicazioni nevrotiche. L’idea della solitudine dello scrittore ha addirittura figliato l’erronea ipotesi che lo scrittore sia, oltre che un emarginato, un «diverso», un folle: si è scambiato spesso il pessimismo dello scrittore per una patologia neurologica; genio e sregolatezza è un luogo comune immotivato e ridicolo di larga divulgazione.

Si scrive per i lettori, è la risposta propria. C’è chi scrive per «un» lettore ideale, chi immaginando una «grande platea» di lettori: Alessandro Manzoni nel suo terapeutico pessimismo ne ha auspicati, per sé, almeno venticinque. Il lettore è l’interlocutore a cui raccontare (e con cui discutere) esperienze, epifanie, utopie. Avere molti lettori non deve essere interpretato come un segnale di qualità, ma neppure l’averne pochi; il successo (imprevedibile e improgrammabile) è un miracolo da vivere senza vanità e senza vergogna. Non si scrive per ottenere consenso; ma il consenso non deve creare imbarazzo, va gestito con malizia critica e autocritica.

Crovi R., “Parole incrociate”, PIEMME, pag. 35

Le parole indicano le cose, i fatti e le persone. I verbi. Gli avverbi e il loro abuso.

La scrittura è un «laboratorio» espressivo: la scrittura è l’arte (o l’artigianato) della metafora, dell’allegoria, del contrappunto, della sfumatura linguistica, delle varianti e così via.

La materia laboratoriale della scrittura sono le parole che fanno dialogare memoria e fantasia attraverso le regole della grammatica, della sintassi e dell’organizzazione delle descrizioni, dei dialoghi, delle analisi psicologiche, delle rievocazioni e dei monologhi interiori.

Le parole indicano le cose, i fatti e le persone: la scrittura organizza la commedia (o la tragedia) che nasce dal loro dialogo.

Nella scrittura i sostantivi sono inevitabili e possono essere espressivi anche senza gli aggettivi: Jules Renard era convinto che la parola cielo fosse visivamente più suggestiva che l’espressione cielo azzurro. Gli aggettivi servono (più in qualità che in quantità) se arricchiscono le immagini proiettate dai sostantivi: un eccesso di aggettivazione può provocare la stonatura della retorica (intesa come ridondanza); ma il barocco (in Metastasio come in Manganelli) ha spesso saputo drammatizzare senza sbavature anche la sovrabbondanza.

Gli avverbi si aggiungono ai verbi per precisarne o modificarne il significato; ma l’uso dell’avverbio denuncia nella scrittura mancanza di precisione o misura (quindi disordine espressivo): lo scrittore di talento è soprattutto abile e inventivo nell’uso dei verbi (che, indicando azioni e modi di essere, danno ritmo cinetico alla narrazione o alla rappresentazione in versi).

I sostantivi sono la «realtà» e l’«essere», i verbi sono l’«esistere» e il «movimento».

Accanto all’imprecisione (o alla sovrabbondanza) di lessico, al burocratese e all’eccesso di gergo, alla pedanteria didascalica e all’enfasi (declamatoria o sentimentale che sia), limitano l’efficacia della scrittura anche l’uso insistito delle esclamazioni, quello delle interiezioni e quello dei pronomi: attenzione, soprattutto, all’intrusione incontrollata (invadente, destabilizzante) dell’io, io, io, io.

Crovi R., “Parole incrociate”, PIEMME, pag. 60

Due o tre cose che so del thriller

Due o tre cose che so del thriller (mistery, detective story, crime story, noir e così via).

1. All’origine ci deve essere un enigma complesso, uno stato d’allerta inquietante, un mistero inspiegabile, un evento imprevisto che provochi l’immaginazione dello scrittore e l’emozione del lettore.

2. Il mistero iniziale deve inserirsi in una trama studiata e impostata (come un teorema, o come una caccia al tesoro, o come un rebus, ecc.) in tutti i dettagli.

3. Ci deve poi essere una progressione di eventi tutti credibili che, anziché chiarire il mistero, lo infittiscano fino all’imprevista soluzione finale.

4. La soluzione finale, scioccante, deve, però, risultare inevitabile, plausibile, logica.

5. L’indagine sul mistero deve essere (preferibilmente) condotta da un solo detective che analizzi fatti, indizi, tracce, dimostrando attitudine e intelligenza per individuare e decifrare gli elementi del mistero. L’indagine, in progress, deve cioè svilupparsi secondo la tecnica del canocchiale rovesciato (da molti indizi ad un’unica azione).

6. La narrazione deve procedere capitolo per capitolo per imprevisti e sorprese e pagina dopo pagina con una continua suspense (tensione) che provochi interrogazione.

7. La meccanica del crimine deve essere precisa, chiara, esatta, anche se paradossale.

8. E un crimine (vedi l’horror thriller) anche una mutazione biologica provocata o una trasgressione psicotica programmata o una psiche profanata dall’irrazionale o il sogno proiettato in un incubo.

9. La motivazione del crimine (o dei crimini) deve essere ragionevole, sensata, imputabile: il delitto non deve risultare né casuale, né incidentale, ma volontario.

10. Un buon thriller prevede sempre la punizione del colpevole o una catarsi: questo concorre a definire la «coerenza» della narrativa suspense. Ma Moravia ha scritto di Graham Greene: «Si direbbe che il peccato lo rassicuri, che egli non si senta nel regno della Grazia se non quando si muove nel regno del delitto magari senza condanna».

11. Un buon thriller concede poco alle descrizioni coloristiche o alle variazioni psicologiche sul carattere o i comportamenti dei personaggi: un buon thriller si preoccupa soprattutto di essere preciso (cioè simbolico) su ambienti ed atmosfere d’epoca.

12. Un thriller di classe può aspirare ad essere un eccellente romanzo di costume: lo hanno dimostrato abbondantemente Chesterton e Borges-Casares, Hammett e Sciascia, Chandler e Graham Greene, Gadda e Rabbe-Grillet, Gombrowicz e Dùrrematt.

Crovi R., “Parole incrociate”, PIEMME, pag. 86

Come scegliere le storie da raccontare

La trama in una storia

La trama è data dall’incontro di due forze contrapposte. Le storie sono interessanti perché presentano dei personaggi che affrontano dei problemi e delle situazioni con i quali ci identifichiamo. L’interesse è mantenuto vivo dal desiderio di scoprire come si evolve la situazione. La trama ci tiene in tensione.

Il Protagonista e l’Antagonista

Le due forze contrapposte sono il protagonista e l’antagonista. I/primo ha bisogno o vuole qualcosa, il secondo gli impedisce di ottenerla. Il protagonista è l’eroe della storia, quello con cui ci si identifica.

Il protagonista è quasi sempre un individuo, sia un animale, sia un essere umano o un’altra entità; l’antagonista può essere un individuo, ma spesso è una forza, per esempio le condizioni sociali ed economiche.

Nei vecchi film del genere Western, il protagonista era l’uomo onesto che andava all’inseguimento dei criminali che spargevano il terrore in città. Era una semplice lotta tra due uomini che rappresentavano forze opposte, il bene e il male, lo sceriffo e il criminale.

Tuttavia, la maggior parte delle storie non sono cosi semplici e definite.

L’antagonista può essere l’ambiente del protagonista, le forze della natura, o anche una condizione mentale del protagonista, che si rivela principalmente nel suo rapporto con gli altri.

L’evento scatenante dell’azione.

L’evento scatenante in una storia è il punto in cui viene stravolto l’equilibrio e si presenta un problema che richiede una soluzione. il protagonista sarà in grado, o no, di ristabilire l’equilibrio?

La storia si apre con una situazione in cui c’è un equilibrio delle sorti, o quando l’equilibrio è stato appena stravolto.

L’azione crescente

L’elemento scatenante dà inizio all’azione crescente durante la quale il problema del protagonista è intensificato e continua a svilupparsi e allo stesso tempo cresce la tensione. Il protagonista trionferà o sarà sconfitto? La tensione, la lotta e il conflitto continuano a crescere finche l’azione non può più proseguire senza che succeda qualcosa di irrevocabile.

Il punto di svolta e il climax

Il momento in cui in una storia si verifica l’evento irrevocabile, è chiamato punto di svolta. Questo accade quando il protagonista si rende conto se vincerà o perderà la lotta. Il punto preciso in cui il protagonista vince o perde, è il climax.

Può capitare che il punto di svolta coincida con il climax; altre volte invece, avvengono in momenti distinti.

Più frequentemente, ogni nuova complicazione è introdotta da un climax minore o da una risoluzione ed è chiusa da un’altra, senza che questo disturbi il progresso dell’azione ascendente. E’ insita anche nelle scene dove non sembrano esserci conflitti.

Ogni scena in una storia dovrebbe ricondursi al conflitto o al problema latente.

Il protagonista può sia vincere sia perdere la lotta, ma perché la storia sia credibile deve avere una parte attiva nell’azione. Non sarebbe credibile una storia dove il protagonista subisce l’azione e in cui entra in gioco qualcuno che gli risolve i problemi. Questo può essere ammesso solo in caso che la storia abbia un intento umoristico.

L’azione implica un dare e un avere. Quando si saluta qualcuno ci si aspetta che questo risponda. Se si discute con qualcuno ci si aspetta che questo controbatta, io stesso vale per i personaggi di una storia.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 112

L’azione decrescente

Dopo il climax arriva l’azione decrescente, che mostra il risultato del climax, quello cioè che succederà al personaggio sino alla conclusione.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 115

Strutture miste

Qualche volta una storia è strutturata geograficamente o a seconda dello spazio. Per esempio, “i tre porcellini” costruiscono una casa dì paglia in un luogo, una di legno in un altro e una di mattoni in un altro ancora. Non c’è molta differenza tra quello che succede in ogni luogo, eccetto nell’ultimo, dove il lupo viene sconfitto.

Un altro tipo di struttura, adatta in particolare ad una storia basata su esperienze personali, è quella organizzata per argomenti.

Spesso c’è una combinazione di strutture all’interno di ogni singola storia.

Centri di pensiero

Nell’analisi di una storia, bisogna individuare le parole e gruppi di parole importanti, definiti anche centri di pensiero, nello stesso modo con cui vengono individuati i passaggi che caratterizzano la trama.

Un centro di pensiero è un’immagine o un’idea completa, ma non necessariamente una frase compiuta.

L’analisi dei personaggi

E’ necessario fare un’analisi dei personaggi ed individuare gli elementi importanti, per presentarli in modo più efficace. Nelle storie designate al racconto orale, i personaggi sono meno complessi che nelle storie letterarie. Qualche volta si trovano dei tipi più che degli individui veri e propri. in questo caso non serve fare un’analisi dei personaggi. In termini generali, più i personaggi sono importanti, più l’analisi sarà dettagliata.

Ecco alcune indicazioni per cogliere il ruolo del personaggio.

a. Da dove viene il personaggio? Le sue origini come influenzano i suoi sentimenti, i suoi pensieri e il suo modo di fare?

b. Che età ha il personaggio? Come potresti presentare una persona di questa età? Se la persona è più giovane o più vecchia dite, come ti comporteresti nel descriverla?

c. Sei in grado di dire qualcosa sull’ambiente geografico, storico ed economico in cui si muove il personaggio? O qualcosa sulla sua condizione sociale? Questi elementi, come influenzano la sua personalità?

d. Di conseguenza, quali sono o sono state le maggiori influenze sulla vita dei personaggio? Qualche volta queste sono facili da determinarsi, perché l’intera storia ruota attorno ad un argomento rilevante per il personaggio.

e. Quali sono i tratti salienti della personalità del personaggio? Da cosa si desumono? Questi tratti come influenzano il modo in cui il personaggio si muove nella storia?

f. Quali sono le motivazioni e le finalità del personaggio? Cosa cerca di raggiungere il personaggio, sia nella storia sia nella vita in generale?

g. Il personaggio ispira simpatia? Perché o perché no? Che tipo di sentimenti ispira il personaggio?

h. Che tipo di relazioni il tuo personaggio instaura con gli altri personaggi della storia? Come e perché arrivi a tali conclusioni? Quali sentimenti provano i personaggi tra loro? Cosa ti fa pensare in questo modo?

i. Che tipo di emozioni prova il tuo personaggio durante il corso della storia? Come potresti comunicarle agli ascoltatori?

Ognuno interpreta un personaggio in modo diverso da un altro. Ciò che importa è rimanere fedeli ai testo della storia. Si possono trarre diverse conclusioni o aggiungere altri particolari, se questo è conforme a ciò che è espresso nella storia e non ne travisa il senso.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 118

Universalità e immediatezza

Ogni storia raccontata dovrebbe avere universalità, dovrebbe possedere cioè, un significato per gli ascoltatori: chi l’ascolta dovrebbe identificarsi con l’esperienza raccontata. Molte persone possono identificarsi con una famiglia che ha pochi soldi e che deve programmare le proprie spese prestando attenzione a come spendere ogni centesimo. Questo però non si verifica nelle parabole, nei miti o nelle favole, perché queste presentano solo dei principi morali o delle verità secondo i quali bisognerebbe vivere.

Alcune storie hanno immediatezza oltre che universalità, cioè trattano argomenti di attualità, tipo le lotte tra bande nelle città o il problema della droga. L’identificazione con questo tipo di storie risulta spesso più immediata, perché sono argomenti del nostro vivere quotidiano.

Ogni storia che scegli di raccontare, dovrebbe avere un effetto immediato e universale, avere, cioè, un significato preciso per gli ascoltatori, qualcosa a cui normalmente si interessano.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 119

Simbolismo

Simbolismo indica l’impiego di una parola, per intenderne un ‘altra. E’ un mezzo per sintetizzare o fare dei confronti. Le storie popolari, quelle che si sono tramandate di generazione in generazione, presentano dei personaggi e delle situazioni che vogliono significare un’altra cosa.

Un buon metodo è quello di scoprire questo tipo di simbolismo in ogni storia che si racconta, per essere sicuri di presentarla fedelmente. Ci sono anche altri tipi di simbolismi. I più comuni sono la metafora e la similitudine usate per fare dei confronti. La metafora afferma che una determinata cosa è qualcos’altro; la similitudine, invece afferma che una cosa è come un’altra.

Questo è anche un modo per sintetizzare, evitando il ricorso a descrizioni dettagliate, oltre ad essere di maggiore effetto.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 120

L’uso delle immagini

Per immagine si intende ogni parola o gruppo di parole che evocano delle percezioni sensoriali, legate a uno o più dei nostri sensi. L’udito, la vista, l’olfatto, il gusto e il tatto. Oltre a questi ci sono anche le sensazioni di movimento, di caldo o freddo, di equilibrio, di fame o dolore. Le immagini sono importanti perché stimolano l’immaginazione e contribuiscono a creare una fusione di sentimenti tra narratore e ascoltatori.

In “L’Abito per la Festa”, c’è una ampia varietà di immagini:

1. la focaccia di formaggio: evoca sensazioni di gusto, olfatto e vista.

2. vecchie e con i tacchi consumati: la vista, la sensazione delle scarpe ai piedi, forse anche di equilibrio, visto che erano consumate sui tacchi.

3. In Jersey di cotone, il bustino bianco con le maniche a sbuffo e la gonna blu opale: si riferisce al tatto (in cotone) e ai modo in cui il vestito cade, alla vista (aspetto e colori) e di nuovo ai tatto nelle maniche a sbuffo.

4. Si precipitò giù per le scale. movimento, suono.

E’ necessario individuare ed enfatizzare le immagini per gli ascoltatori, perché sono importanti per la loro percezione dei personaggi e dell’ambiente. Rendono la storia molto più viva. Un metodo sarebbe quello di sottolineare le immagini mentre si legge la storia.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 120

Il tono della storia

Che tipo di sentimenti vuoi suscitare tra gli ascoltatori, quando racconti la tua storia? Ricorda che il sentimento dominante è il più importante ed è quello che resta impresso agli ascoltatori alla fine della storia.

Durante tutta la storia sono espressi anche degli altri stati d’animo, per esempio il desiderio che le cose migliorino, un senso di frustrazione per la situazione economica, un senso di sconforto ai pensiero che, quando alla fine i debiti saranno estinti, le figlie saranno ormai già grandi da essere indipendenti, e così via. il narratore deve riuscire ad individuare gli stati d’animo predominanti e il momento in cui cambiano, per poterli comunicare agli ascoltatori.

Un narratore potrebbe percepire dei diversi stati d’animo rispetto ad un altro, ma l’importante è che questi siano evidenziati nei testo, perché li si possano presentare in modo convincente.

Parafrasi

Dovresti essere capace di riassumere i passaggi più importanti della storia in tre o quattro frasi, e dovresti anche essere capace di parafrasare l’intera storia, questo per accertarti di aver capito tutti i passaggi e di averne colto i punti salienti.

E’ superfluo dire che se ci sono cose che non capisci o parole che non comprendi, è bene cercarle sul vocabolario.

Attività consigliate per precisare la trama

1. Discuti con il gruppo su quelli che tu pensi siano i temi di un determinato libro. Queste storie hanno dei temi secondari? Se sì, quali sono e perché pensi così?

2. Analizza la trama o la struttura di un determinato libro. Quali sono i punti salienti in queste storie?

3. Ritieni che ci sia universalità o immediatezza in un determinato libro. Da cosa io deduci?

4. Che tipo di simbolismo trovi in un determinato libro? Spiega le tue ragioni.

5. Indica e spiega qualche immagine di un determinato libro.

6. Senza superare la lunghezza di mezza pagina scrivi un riassunto di un determinato libro.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 121

L’adattamento della tua storia

Spesso le storie presentano degli aspetti che il narratore non condivide. Alcune storie hanno bisogno di essere semplificate o abbreviate. Un punto da tenere presente è che il racconto dovrebbe iniziare il più vicino possibile ai climax della storia, evitando, tutti quei dettagli che possono essere semplicemente suggeriti.

Qualche volta c’è differenza tra linguaggio scritto e linguaggio orale, e poiché la storia viene raccontata ad alta voce, è necessario che il linguaggio sia il più naturale possibile, naturale per il narratore, non necessariamente per il modo con cui generalmente ti esprimi.

Ecco alcuni cambiamenti specifici che puoi attuare.

1. Semplifica i personaggi e la trama. in modo particolare se scegli una storia scritta invece di una destinata solo al racconto orale, potresti decidere di eliminare alcuni personaggi ininfluenti, mentre ad altri potresti tagliare solo alcuni tratti caratteristici e ridurre la descrizione dell’ambiente in cui si trovano.

2. Spesso, le storie hanno delle trame secondarie che nel racconto orale è possibile tralasciare. Questo vale anche per molte storie scritte. Per degli ascoltatori potrebbe essere complicato cercare di seguire due o tre intrecci secondari, col rischio inoltre di allontanarsi dalla trama principale. Tuttavia, bisogna stare attenti a mantenere inalterati il tono e il contesto, per non allontanarsi dall’intento originale.

3. Spesso, in fase di racconto, molte descrizioni possono essere tagliate. E’ molto meglio avere poche immagini ma efficaci, piuttosto di lunghe descrizioni, belle da leggersi, ma che possono appesantire un racconto orale.

4. Soprattutto quando racconti delle storie ai più piccoli, conserva le ripetizioni di parole e frasi, o addirittura, aggiungine di tue, senza però distruggere l’intento dell’autore.

5. Raccontando una storia a dei bambini, potresti dare dei dettagli in più o enfatizzare qualche aspetto magari solo implicito nella storia originale; cosa da non fare invece con un pubblico di adulti.

6. I bambini capiscono meglio le parole che ascoltano che quelle scritte, perché il contesto li aiuta a coglierne il significato. Tuttavia sarebbe meglio non usare molte parole difficili che potrebbero non capire.

7. Come già suggerito nei capitolo precedente, potresti adattare le storie tradizionali ai tempi attuali, cioè trasferire i personaggi e l’ambiente nel mondo moderno. Ad esempio usando un linguaggio contemporaneo nei dialoghi. Questo può essere fatto soprattutto con alcune favole.

8. Potresti riordinare la trama secondo una sequenza temporale.

9. Se racconti una storia ambientata nei secoli passati, bada a conservare inalterato il registro linguistico. Ad uno dei cavalieri di Re Artù non puoi mettere in bocca una frase dei tipo, “Ehi, amico, ti farò a pezzettini,” mentre sguaina la spada contro il cattivo.

10. Un’altra cosa che potresti modificare è il punto di vista, cioè l’individuazione dell’ottica narrativa e della prospettiva usate nella storia.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 123

Sviluppare nuove idee

Quando ti servono delle idee da sviluppare in una storia, lascia semplicemente che i ricordi fluiscano nella tua mente. Per esempio, pensa al tuo primo giorno di scuola in quarta. Che tipo di persona era il tuo insegnante? Ti piaceva? Che cosa te io rendeva simpatico o antipatico? Rispondi a queste domande e racconta l’episodio.

C’è qualcosa nella tua vita che ti ha spaventato? Come puoi ricavarne una storia ricca di suspense? Che cosa, invece, ti ha reso felice, triste, o arrabbiato?

Ci sono delle tecniche che servono a stimolare la memoria. Guarda tra le tue cose, per esempio quel giocattolo che hai conservato per tanti anni. Perché non te ne sei mai disfatto? Perché è importante per te? E cosa dici del regalo di tua nonna quando eri bambino? L’hai conservato tutti questi anni? Perché? Osservando gli oggetti che hai, dovresti ricordarti alcune situazioni legate ad essi. Queste poi possono diventare delle storie.

Osserva gli oggetti in casa tua e fai la stessa cosa anche con questi, per esempio l’orologio sui caminetto, o il vecchio divano nella camera degli ospiti.

La stessa cosa si può fare con i luoghi. Descrivili e poi crea delle storie partendo da quelle descrizioni: “Avevo sempre odiato passare davanti alla casa qui a fianco; in qualche modo mi spaventava. So che questo è sciocco, ma sembrava così grande, così sinistra come se... non so spiegare. Era su tre piani, intonacata di grigio e sembrava che pendesse sul marciapiede...”

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 153

Le esperienze altrui

Qualche volta può essere d’aiuto vedere il mondo attraverso gli occhi di un’altra persona. Come differiscono le tue percezioni da quelle degli altri? Potresti scrivere di come le due differenti vedute generano un conflitto.

I sogni

Dovresti prenderti l’abitudine di tenere carta e penna accanto alletto per essere pronto ad annotare i tuoi sogni. Qualche volta si sognano delle storie complete, altre volte delle situazioni che possono essere sviluppate in storie. Come le idee, anche i sogni fluttuano. Se non vengono scritti subito al risveglio, le probabilità di dimenticarli sono molte. Può essere d’aiuto leggere prima di andare a letto, perché questo stimola l’immaginazione. Infatti nel periodo di transizione tra la veglia e il sonno, è facile trasportare i personaggi e la situazione della storia che stavi leggendo in nuove avventure e situazioni che potrai utilizzare nei tuoi lavori.

Nel dormiveglia, a volte, ci si presentano delle immagini. La prossima Volta che capita a te, cerca di essere pronto a collocare queste immagini in una storia.

FLUSSO dei pensieri

Quando vuoi che ti vengano delle idee, mettiti a scrivere qualsiasi cosa ti venga in mente.

Metodi misti

Ci sono molti altri modi per farsi venire delle idee, uno di questi è l’associazione di parole. Inizia con una parola e continua dicendo la prima parola che ti viene in mente: gatto, topo, cane, abbaiare, albero, foglie, radici, crescere, ghianda e così via. Poi usa queste parole in una storia. “Un giorno il mio gatto stava rincorrendo un topo attorno ad un albero, e così facendo, scavava la terra dalle radici. All’improvviso si sentì un forte abbaiare, che sembrava venisse dal cane più grande del mondo. Il gatto e il topo smisero di correre. ‘Così va meglio,’ disse una voce, forte come quella di poco prima.”

Un altro metodo è guardare una foto o un quadro e immaginarti parte di esso. Poi racconti una storia sulla tua vita o su quello che sta succedendo.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 157

La creazione dei personaggi

Il personaggio, è spesso l’elemento più importante della storia, anzi qualche volta, è la storia.

Sono i personaggi che alla fine della storia restano impressi agli ascoltatori, più di qualsiasi altro elemento, eccetto che nelle parabole o in storie dove il messaggio è più importante.

Come si può rendere interessante e memorabile il protagonista? Prima di tutto, il personaggio deve essere credibile agli occhi del suo ideatore.

Inizia con l’osservare le persone

Ci sono svariati modi per creare un personaggio. La prossima volta che ti trovi in mezzo alla gente, osserva qualcuno che non conosci, In seguito fa una lista di tutte le cose che ti ricordi di quella persona. Basandoti sulle tue osservazioni, scrivi una descrizione, senza trascurare alcun particolare, arricchendoIa, anzi, di possibili aspetti emotivi e di altri elementi che spieghino il comportamento di quella persona. Puoi notare che è vestita in modo strano, con tanti vestiti uno sull’altro, che trasporta dei sacchetti per la spesa, che è carina, che ha lunghi capelli rosso mogano e così via. Ti chiedi perché è vestita così.

Ovviamente è una persona che vive per strada. Perché? Forse ha problemi mentali. Forse è schizofrenica e paranoica. E’ sempre stata così? Probabilmente no, quindi come era prima? Aveva avuto una brillante carriera come ballerina e scrittrice. Come si riflette questo nella sua vita presente? Desidera ancora avere successo. Tenendo conto della sua insanità mentale, che genere di obiettivi si è posta? Sono irreaIi e strani? Cosa si può dire della sua infanzia o della sua famiglia? Ha un padre autoritario, difficile da accontentare, per cui dare una gioia a suo padre diventa la cosa più importante della sua vita. Non è mai riuscita a dargli una soddisfazione, nonostante continui a provarci anche in tarda età.

Continua a porti delle domande sino a quando non ne viene fuori un personaggio convincente. Una volta creato il personaggio, inseriscilo in un contesto.

Considerando il tipo di persona, uno scrittore, che genere di incontro potrebbe fare? Magari si è concesso una pausa perché il suo lavoro non procedeva bene e lui sa bene che le idee non vengono quando ci si sforza troppo. Scrive racconti di fantascienza e si interessa di fisica quantistica. A questo punto cerchi di creare un personaggio basato su una persona che hai incontrato in una caffetteria.

Quando crei un personaggio, calalo in una situazione di conflitto. Spesso è una buona idea quella di mettere il personaggio in compagnia di un altro, sia esso un amico con cui affrontare insieme la situazione: la “spalla”.

Il genere di storia suggerisce il personaggio

La storia stessa può suggerire il tipo di carattere da inserire. Per una storia dell’incredibile il personaggio non può che essere un eroe fuori dal comune. Con certi generi di storie si risparmia molta fatica, perché si lavora su dei personaggi che hanno caratteristiche già predefinite.

Tuttavia, per la maggior parte delle storie, bisogna studiare il modo per rendere unico il personaggio. Per esempio, in una storia di fantasmi, cosa può essere fatto per rendere il tuo fantasma originale? Forse, anziché spaventare la gente, è lui che viene spaventato dalla gente. Che ripercussioni ha questo sui personaggio? Forse, gli altri fantasmi lo prendono in giro. Allora, cosa fa lui per guadagnarsi il rispetto degli altri fantasmi? Tu potresti, semplicemente porti delle domande sui personaggi e poi trovare delle risposte.

I personaggi suggeriscono altri personaggi

Può capitare che il personaggio con cui hai iniziato la storia ti suggerisca un altro personaggio. Potrebbe essere che il tuo personaggio si preoccupi troppo del suo aspetto esteriore. Perché? Può darsi che anni prima, quando era una ragazzina, una cugina più vecchia la prendesse in giro dicendole che era brutta. O forse solo perché la sua famiglia era povera e lei non poteva permettersi dei bei vestiti. Supponi che ora sia sposata e ogni giorno passi ore intere a scegliere i vestiti da indossare e a truccarsi. Poiché questo è un aspetto importante, potresti mostrare come esso influenza la sua vita e la vita di quelli che la circondano. Calala in una scena con suo marito che non conosce i suoi sentimenti e diventa sempre più impaziente per il suo modo di fare.

E di conseguenza, cosa provoca questo in lei? Che tipo di emozioni prova? E’ logico che si senta ferita e offesa e pensi che nessuno la possa capire, ma la sua paura è irrazionale perché suo marito non sa niente di sua cugina.

Mentre continui a farti delle domande, potresti renderti conto che ci sono molti modi per sviluppare la trama della storia.

Potrebbe crearsi un conflitto tra la moglie e il marito, e un conflitto con la cugina che nel frattempo è diventata una consulente di estetica di successo.

Potresti anche accorgerti che il personaggio creato in seguito allo sviluppo del personaggio iniziale, alla fine, si dimostri più interessante. Questa può essere la storia del marito.

Lui ama sua moglie, ma non sopporta di vivere con lei perché lo fa impazzire quando impiega tutto quel tempo a vestirsi, ed è sempre alla ricerca costante di rassicurazioni. Ne parla ai suo migliore amico che, a sua volta, diventa un altro personaggio della storia.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 161

Lo scenario può suggerire i personaggi

Uno scenario, reale o immaginario, spesso fornisce degli spunti per costruire il personaggio, oltre che altri elementi. Supponi di iniziare pensando ad un magazzino abbandonato che vedi ogni giorno andando a scuola. Sino a poco tempo prima era vuoto, e il terreno circostante era ridotto ad un immondezzaio. Ora, all’improvviso lo vedi tutto ripulito, con le finestre dipinte di nero. Ogni volta che passi senti dei rumori: grugniti, grida e risa sguaiate, oltre a qualche strillo. Cosa sta succedendo? Chi c’è là dentro e perché l’hanno rimesso a posto? Dopo la scuola ti intrufoli dentro e spii da una fessura sulla porta. All’improvviso qualcuno ti sorprende alle spalle. Chi sarà mai? Cosa succede? Cosa vuole farti quella persona?

Si tratta di un uomo vestito tutto di nero. “Cosa stai facendo qui?” ti chiede. Tu cerchi di spiegare che sei solo curioso...

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 160

Quali sono gli elementi da delineare a proposito dei personaggio

Quali sono gli elementi da delineare a proposito dei personaggio, prima di iniziare a scrivere una storia?

Possono essere divisi in cinque vaste categorie:

1. le caratteristiche fisiche;

2. l’ambiente d’origine;

3. le attitudini e le credenze;

4. i modelli di comportamento;

5. i tratti distintivi.

Questi sono tutti collegati l’uno con l’altro. L’istruzione ricevuta e l’ambiente familiare ne influenzano le attitudini e i comportamenti.

Una persona che è stata costretta a lasciare la scuola per avere la possibilità di mantenere la famiglia, avrà una visione della vita molto diversa da chi invece ha frequentato scuole prestigiose e poi ha continuato all’università, prima di diventare dirigente della fabbrica del padre.

Nell’ideazione di un personaggio queste cose devono essere tenute ben presenti. Quali sono le caratteristiche fisiche? Una persona esageratamente alta e una esageratamente bassa potrebbero sentirsi entrambi dei disadattati, ma la loro statura avrà ripercussioni diverse nella loro vita.

Quali tratti fisici distinguono ciascuno dei tuoi personaggi maggiori, e come condizionano la loro personalità, le loro attitudini o i loro rapporti con gli altri?

L’ambiente di origine fornisce informazioni sui mondo in cui il personaggio è cresciuto. Una donna che viene da una piccola cittadina del Mississippi, vedrà molti aspetti della vita in modo diverso da una donna cresciuta a Los Angeles. La religione o la mancanza di essa influenza la visione, le credenze e la personalità dei personaggio. Bisogna tenere in considerazione qualsiasi cosa importante nell’ambiente d’origine del personaggio che possa determinarne i comportamenti.

Alcune persone sono ottimiste, altre pessimiste. In situazioni simili come si differenzierà il loro comportamento? L’atteggiamento di una persona come può farla diventare lo zimbello di tutti?

Quali sono le caratteristiche principali in una persona? Ci sono dei tratti identificatori in una persona, che se dovessero cambiare, persino amici e conoscenti troverebbero difficile da accettare. Come narratore, devi sottolineare i tratti caratteristici di un personaggio così che il pubblico li percepisca chiaramente.

Supponi che ti venga un’idea per la creazione di un personaggio che ti piace, quali sarebbero i modi per scoprire altre informazioni su quella persona? Supponi che ti si chieda di scrivere un articolo su una persona. Come procederesti? il modo più logico sarebbe di intervistare la persona.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 169

Intervista di un personaggio

Esiste un esercizio di recitazione chiamato l’intervista del personaggio.

Ha tre regole basilari.

1. Deve essere tutta improvvisata.

2. Non puoi rispondere pensando a te stesso, ma ai personaggio che sta iniziando a prendere forma.

3. Tutte le risposte devono essere coerenti. Per esempio un personaggio non può essere estroverso e introverso allo stesso tempo.

Una persona fa finta di essere il personaggio e l’altro attore fa le domande, finché non viene definito un personaggio.

Anche se questa tecnica è nata come un esercizio di recitazione in cui qualcuno accetta di essere intervistato, tu puoi interpretare entrambi i ruoli, o puoi farlo in gruppo, con una persona che si lascia intervistare e il rimanente che pone le domande a caso.

In entrambi i casi lascia che domande e risposte vadano da sè. Per esempio:

D. Come ti chiami?

R. Ron Silvers.

D. Da dove vieni, Ron?

R. Proprio da qui, cosa credi? che abbia intenzione di andarmene, o cosa?

D. Sembri arrabbiato.

R. E allora?

D. Mi chiedevo solo il motivo.

R. Oh, al Diavolo, non è colpa tua. Io e il mio amico volevamo svignarcela, andare in California, o forse nei Pacifico dei Sud.

D. Perché non l’avete fatto?

R. Sua mamma ci ha scoperto.

D. A proposito, quanti anni hai?

R. Quindici.

D. Dove vivi?

R. Beh, non vedi? E’ una magnifica villa, cento stanze, trentacinque bagni. Sii serio!

D. Dai tuo linguaggio non sembra che tu viva in una zona carina.

R. E va bene, vivo nei bassifondi, soddisfatto? Ma voglio andare via da lì.

D. Cosa faresti se andassi via?

R. Il mio amico ed io abbiamo formato un gruppo, sai?

D. Un gruppo musicale?

R. E che altro se no?

D. Perché vuoi andare via?

R. Ma guardati un po’ in giro. Spacciatori, bambini che rimangono uccisi in sparatorie di passaggio. Come mio fratello Tommy.

Ron si materializza come un personaggio convincente che vuole uscire da una brutta situazione. Allora cosa fa? Cosa gli succede? Potresti metterlo in una scena con altri personaggi per cercare di scoprirlo.

Fa attenzione a tutto il bagaglio dì informazioni che viene dato sulla sua vita e la sua famiglia.

Puoi anche prendere un personaggio già esistente, uno che stai cercando di inserire in una storia, e fargli delle domande per farlo emergere più chiaramente.

Concentrarsi su un aspetto significativo

Puoi costruire un personaggio tracciandone la personalità o le caratteristiche fisiche. Supponi di creare un personaggio che è sempre preoccupato. Si chiama Kate e si preoccupa per ogni cosa: del suo lavoro, dei suoi figli, persino se suo marito, George, va con altre donne. Non è mai Sicura, quindi controlla ogni sua azione. Una sera lui non ne può più ed esce di casa sbattendo la porta, lasciando lei e i suoi due figli, una bambina di tre anni e un bambino di un anno. Cosa fa adesso, Kate?

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 170

Associazioni di parole

Un modo simile di sviluppare un personaggio è attraverso le associaZioni di parole. La stessa tecnica usata in precedenza per farsi venire in mente delle idee. Questa volta, però, inizia con una caratteristica fisica o della personalità, e poi scrivi le prime parole che ti vengono in mente. immagina di iniziare con la parola “bionda”, poi proseguì con “avvocato”, “diffidente”, “gentile”, “atletica”, “sposata”, “anoressica”, “intelligente”.

Continua finche non hai almeno dodici o tredici caratteristiche. Dopo di che ne userai quattro o cinque come base per costruire il tuo personaggio, aggiungendo ciò che più ti aggrada. Ci sono molti modi per proseguire da qui. Ecco degli esempi.

1. Puoi iniziare scrivendo uno o due paragrafi di descrizione usando le caratteristiche fisiche.

Judy Thompkins è un avvocato in un famoso studio legale. E’ una persona brillante, bionda e atletica. Non si fida di nessuno, compreso suo marito. Nonostante tutto questo, c’è stato un periodo nella sua vita in cui era anoressica.

2. Puoi usare le stesse caratteristiche, ma inserendo il personaggio in uno scenario.

Judy Thompkins si reclinò all’indietro sulla sua sedia, nello studio legale dove lavorava. Nonostante fosse intelligente, la gente sembrava considerarla solo un’atleta senza cervello. All’università era stata una fondista, ossessionata dal peso, tanto che diventò anoressica. In più era bionda, cosa che rafforzava l’immagine di testa vuota che la gente aveva di lei. Nonostante, le piacesse la gente sinceramente e fosse sempre gentile, non riusciva a fidarsi di nessuno. Pensava che gli altri si interessassero a lei solo per il suo aspetto.

3. Puoi inserire immediatamente il personaggio in una scena di conflitto.

Judy Thompkins, partner associato da Smith, Reynolds and Blair, il più grande studio legale della città, si stirò indietro sulla sua sedia e chiuse gli occhi per un momento. Un nuovo cliente stava per passare da lei e dopo avrebbe pranzato con suo marito. Entrambi gli appuntamenti la spaventavano.

Era sicura che il suo cliente fosse in qualche modo attirato da lei; e lei avrebbe comunicato a Tom, suo marito, la sua decisione di chiedere il divorzio.

4. Puoi mettere insieme due personaggi: il secondo personaggio è suggerito dai primo. Solo, cerca di tener presente che la base per molte storie è il conflitto.

Judy Thomkins sollevò lo sguardo dalla sua scrivania e vide Ralph Fox entrare nel suo ufficio. Non l’aveva mai incontrato prima, ma sapeva che era l’uomo più influente della città. Uno dei suoi superiori le aveva specificatamente chiesto di riceverlo, il perché non lo sapeva ancora.

“Signor Fox,” lo salutò, con un sorriso forzato sulle labbra.

Lui era intorno alla sessantina, i capelli brizzolati e le mani scarne. La prima sensazione che provò Judy fu di antipatia. Lui era ricco, mentre lei doveva lavorare per guadagnarsi qualcosa nella vita.

“Judy Thompkins,” disse, “sicuramente si starà chiedendo perché ho chiesto di vederla.”

Hai dannatamente ragione, pensò lei, ma non voleva dargli la soddisfazione di dirglielo.

“Ho un affare da proporle.”

“Un affare?” che stesse cercando di ottenere qualcosa da lei? Quasi tutti gli uomini lo facevano. Solo a causa del suo aspetto, pensavano che fosse una bambola senza cervello.

“Esatto.” Mise la mano sulla spalliera di una sedia, “Posso sedermi?”

“Prego, Signor Fox,” disse, “ma forse dovremo risolvere questa faccenda in fretta.”

Fox rise, e lei ne fu sorpresa. “Bob Reynolds mi aveva avvertito che lei era un po’ irascibile.”

Irascibile! Come si permetteva?

Nel modo in cui si sviluppa questa scena, si crea subito un conflitto, anche se è tutto nella testa di Judy. Durante il brano nessuno le si oppone Veramente, anche se lei pensa il contrario.

Puoi anche prendere due personaggi, sviluppati indipendentemente, e farli conversare tra loro.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 173

La personalità dei personaggi determina la situazione

Non importa come nasce una storia, è importante tener presente che la personalità dei personaggi determina la situazione nella quale si colloca e gli altri personaggi che interagiscono con lui. E’ facile supporre che Judy, l’avvocato, entri in conflitto con qualcuno di cui non si fida. La mancanza di fiducia, alla fine, si ripercuote anche sull’altro personaggio. In questo modo ti sei creato una situazione e un conflitto, oltre che altri personaggi.

Una volta attribuita una caratteristica ad un personaggio, potresti indagare sulle eventuali motivazioni che stanno dietro a un suo atteggiamento. Cosa ha portato Judy ad essere diffidente? Forse viene da una famiglia divisa, dove ciascun genitore si serviva di lei come arma contro l’altro, considerandola più una pedina che una persona. La usavano senza dimostrane nessun affetto. inconsciamente lei inizia a credere di non meritarsi l’affetto e per compensare risponde con l’aggressività.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 174

Le attitudini e i principi del personaggio

Che visione dei mondo ha il personaggio? E’ gentile o cattivo? Supponiamo sia una persona gentile. infatti, crede a tutte le storie strappalacrime che le vengono raccontate e fa sempre l’elemosina ai mendicanti. Come reagiscono amici e famiglia? Sono contenti di questo suo atteggiamento e le danno il loro appoggio, o sono stufi di dover rinunciare a qualcosa a causa della sua generosità? Cerca di capire perché è così generosa. Potrebbe essere che si senta in colpa per non aver comprato ad uno dei suoi figli la bicicletta che desiderava, anche se avrebbe potuto permetterselo. Forse è cresciuta nei tempi della Depressione e avendo dovuto rinunciare ad un mucchio di cose, si è convinta che ai bambini non bisogna dare tutto quello che vogliono. Può darsi che, subito dopo suo figlio si sia ammalato gravemente e sia morto. Ora, lei cerca in qualche modo di espiare la sua colpa.

Anche se non è possibile includere in una storia tutte le sfumature di un personaggio, più informazioni si danno, più il personaggio risulta credibile.

Lascia che questi sistemi facciano il lavoro ai tuo posto. La ricompensa migliore è che usando uno di questi metodi non ti succederà più di rimanere bloccato su un personaggio, una trama o anche su una storia.

Attività consigliate per immaginare attitudini e principi del personaggio

1. Recati in un affollato centro commerciale e osserva qualcuno che vedi lì. Cosa ti suggerisce il suo modo di parlare, di camminare, di gesticolare? in che stato d’animo si trova e perché? Tieni presente quello che hai osservato e aggiungi qualcosa di tuo. Poi su questa base inserisci il personaggio in una scena con qualcun altro.

2. Pensando ai tuoi conoscenti, elenca una serie di caratteristiche adatte ad un personaggio. Utilizzando qualcuna di queste caratteristiche, sviluppa il personaggio e calalo in una scena con qualcun altro. Racconta la scena ai resto dei gruppo.

3. Decidi che genere di storia ti piacerebbe raccontare, un mito o una storia dell’incredibile, dopo di che sviluppa il personaggio adatto a quel genere. Descrivi il personaggio al resto del gruppo.

4. Pensa ad uno scenario, può essere un edificio o un pezzo di terra deserto che vedi sulla strada per la scuola. Poi pensa al tipo di personaggio che si potrebbe incontrare in un simile scenario. Possono essere personaggi realistici o di fantasia. Metti i personaggi in una situazione e raccontala.

5. Trova un buon numero di persone che si prestino ad essere intervistate, secondo le tre regole precedentemente accennate. Ogni intervista dovrebbe durare da trenta a sessanta secondi circa. Poi prendi uno dei personaggi e calalo in una scena dove ci sia un conflitto. Tutto questo dovrebbe basarsi su ciò che è risultato dall’intervista. in seguito prendi, invece, due personaggi e mettili insieme in una scena.

6. Crea una storia di tre o quattro minuti, basata su uno di questi esercizi e raccontala.

L’ORGANIZZAZIONE DELLA STRUTTURA DEL RACCONTO

Una volta che si hanno presenti gli elementi di una storia, il passo successivo è organizzare l’intreccio o la struttura.

Ci sono molti modi per progettare una storia.

Uno di questi è tracciare uno schema, che mostri l’esatta progressione

per essere sicuri che la storia proceda secondo una logica di causa-effetto, dove ogni situazione dà origine ad un’altra, sino alla conclusione.

Per ciascuna divisione includi i personaggi coinvolti, il luogo e il tempo

dell’azione, la descrizione dell’azione stessa, secondo lo schema seguente:

  • Scena d’apertura
  • Personaggi:
  • Luogo:
  • Tempo:
  • Condizioni particolari:
  • Progressione dell’azione:
  • 1.
  • 2.
  • 3.
  • 4.

Non avere timore di rivedere la storia ed eventualmente di cambiarla.

Non avere timore di rivedere la storia ed eventualmente di cambiarla. Potresti scoprire, che alcuni particolari che avevi incluso in origine, non sono poi così rilevanti, o che qualche personaggio è superfluo. Allora tagliali. D’altra parte, potresti aggiungere qualche altro elemento alla storia per far avanzare l’azione più nettamente.

Se preferisci, prima di tracciare uno schema dettagliato puoi scrivere qualche riga per riassumere la storia, inizia con il fornire il contesto in cui si svolgerà la storia, comprese le eventuali condizioni particolari che sono necessarie.

Un altro metodo è quello di scrivere una sorta di schema della storia in cui inserisci anche dei dialoghi.

Sperimenta questi diversi metodi con le tue storie, o fanne una combinazione, per vedere quello che funziona meglio.

Potresti anche ideare un tuo metodo personale, perché in realtà il metodo migliore è quello con cui ti senti più a tuo agio.

I personaggi si muovono per raggiungere uno scopo

Mentre crei una storia, tieni presente che i personaggi si muovono per raggiungere uno scopo. Tutto nella storia deve, sia spiegare perché i personaggi si muovono in quella direzione, sia contribuire al raggiungimento dello scopo. Nelle storie realiste, è spesso l’ambiente d’origine del personaggio che io spinge verso un’azione.

In altre termini, un personaggio è “attirato” dal raggiungimento dello scopo e contemporaneamente è “spinto” verso di esso dal suo ambiente. A seconda delle sue esperienze passate, il personaggio si comporta in un certo modo.

Spesso è lo stesso narratore che lascia presagire il corso della storia, accennando a qualche fatto che succederà più avanti. Per esempio, quando il narratore di “Una passeggiata notturna” si dice spaventato dai serpenti, tu sai o immagini già che incontrerà dei serpenti lungo la strada, o almeno dei rami d’albero che gli sembreranno dei serpenti. Se l’autore avesse semplicemente lasciato cadere l’idea dei serpenti dopo averla accennata, sarebbe stato fuorviante per l’ascoltatore.

Se il narratore, in una scena fa nascondere qualcosa ad un personaggio, significa che l’oggetto che viene nascosto avrà un ruolo importante nella storia.

Spesso, dopo aver scritto la trama e organizzato la storia, potresti accorgerti di dove avresti potuto inserire un particolare importante per il personaggio o per la storia in sè. In questo caso torna indietro e correggi lo schema.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 184

Il tema

Inizialmente, potresti voler stabilire l’idea centrale o il tema, quello cioè che vuoi comunicare ai tuoi ascoltatori, e che è legato ai sentimenti che vuoi fargli provare.

Per questo, il tema dovrebbe riguardare un argomento importante per il pubblico, qualcosa per cui sentono una forte emozione, e che condividono. Tuttavia la storia non può essere solo l’affermazione di un tema altrimenti non ci sarebbe motivo di raccontarla.

In particolar modo, se racconti una storia con un intento drammatico, il pubblico dovrebbe identificarsi con i personaggi e i loro sentimenti. Questo è meno importante in una storia umoristica, perché l’umorismo è più una questione intellettuale che emotiva. Infatti è più facile ridere dei personaggi di una storia comica, perché non ci identifichiamo così tanto con loro.

E’ già stato detto che il tema di una storia può essere basato su un detto o su delle credenze comuni. Un modo per costruire una storia potrebbe essere appunto quello di basarla sui bisogni primari dell’umanità. Tra questi sono inclusi il bisogno di sicurezza, di riconoscimenti, di corrispondenze, di avventura, di religione, di autoconservazione. Ognuno di questi bisogni può essere scisso ulteriormente. Per esempio, ci sono diversi tipi di sicurezza: protezione della legge, sicurezza finanziaria, sicurezza governativa, etc. Attorno a ciascuno di questi elementi può essere costruita una storia. Il tema che sviluppi dovrebbe essere formulato con una frase di senso compiuto. Per esempio, un possibile tema da usare potrebbe essere: nessuno vuole morire. Si potrebbero scrivere molte storie solo attorno a questo tema: una persona che cerca di sfuggire ad un assassino furioso, una persona che ruba per non morire di fame, una persona che rifiuta l’arruolamento nelle forze armate, e cosi via.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 185

Storia e intreccio

Benché i termini siano spesso considerati intercambiabili, storia e intreccio non sono la stessa cosa. L’intreccio è l’azione, il movimento verso la conclusione. La storia, invece, spesso inizia anche prima dell’intreccio.

Nella storia sono comprese tutte le informazioni di corollario, accennate o menzionate nella storia.

L’intreccio si svolge in un breve periodo di tempo, mentre la storia può abbracciare un’intera epoca storica. L’ascoltatore viene trasportato in un mondo che probabilmente esiste da tanto tempo quanto quello in cui lui vive, I personaggi, la situazione e gli avvenimenti in una storia non esistono in un vuoto assoluto. Piuttosto, spetta a te, come narratore, scegliere solo quegli eventi che hanno rilevanza per l’intreccio. Il tuo compito è portare il protagonista dal punto A (evento scatenante) al punto B (il climax) nel modo più lineare possibile (eccetto che nelle storie dell’incredibile, dove il divertimento sta proprio nell’esasperazione della situazione). Devi concentrarti sul raggiungimento dello scopo.

In molte delle storie di questo libro il racconto si articola tra flashback e ricordi, Il personaggio si ferma a pensare e a ricordare situazioni del passato, sia in senso generale, sia in modo più dettagliato.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 185

Il flashback

Il flashback  può essere usato anche quando si racconta la storia, ma non è consigliabile, perché si rischia di confondere l’ascoltatore sul tempo e il luogo dell’azione. Un narratore deve essere selettivo nelle parti da includere. Troppi dettagli possono appesantire una storia, troppo pochi, invece, la rendono incomprensibile. Dovresti includere solo ciò che è necessario a stabilire una struttura e a spiegare il carattere del personaggio.

Lo schema di riferimento

Bisogna stabilire uno schema logico di riferimento, che sia coerente per tutta la storia. Il narratore ha creato un mondo diverso da quello in cui viviamo, ma segue comunque delle regole o leggi naturali, che rimangono invariate per tutta la storia. Così il pubblico avrà “una volontaria sospensione dell’incredulità” come aveva affermato il poeta e critico Samuel Taylor Coleridge. Il pubblico è disposto ad accettare qualsiasi cosa, se il narratore crea un mondo in cui queste cose possono esistere.

Se crei un mondo in cui un alluvione ha distrutto una città, non puoi continuare come se l’alluvione non ci fosse mai stata. Lungo tutto la storia devono persistere sempre le stesse condizioni. Se in quel mondo ci sono unicorni e demoni maligni, devi tenerli, a meno che non ci sia qualcosa in quel mondo, di cui l’ascoltatore è a conoscenza, che li distrugga.

E’ solo quando gli elementi della storia contraddicono il mondo creato e Io schema di riferimento, che questi diventano inaccettabili e non credibili. Se all’inizio della storia non si è accennato alla magia, non è possibile poi che il protagonista risolva tutti i problemi con una bacchetta magica.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 187

Il genere di storia spesso determina il punto di vista

Le storie dell’incredibile di solito sono raccontate secondo il punto di vista di qualcuno che osserva il protagonista. Non necessariamente il narratore sta in disparte nella storia, anzi ne è in qualche misura coinvolto. Lui fa parte del mondo in cui la storia è ambientata. Il narratore nelle favole e nei racconti di fate, è invece completamente esterno alla storia, come se non appartenesse per niente a quel mondo. Non c’è nulla da dire sul narratore del piccolo brano estratto dalla favola di Esopo.

Generalmente una storia è narrata secondo un unico punto di vista e un unica prospettiva. Scegliendo il punto di vista di un personaggio, bisogna tener presente che la personalità di quel personaggio darà colore alla prospettiva con cui vede il mondo.

Puoi usare il punto di vista del narratore onnisciente, cioè un narratore che vede tutto ed è nella testa di tutti. Questo tende a creare della confusione agli ascoltatori ed inoltre non c’è nessuno con cui l’ascoltatore o chi racconta la storia si possa identificare.

Potresti usare il punto di vista onnisciente per un intento umoristico:

“Mentre saliva le scale dell’ufficio del signor Ivanhoe, la povera piccola Sarah non sapeva certo di cacciarsi in un guaio. Il Signor Ivanhoe era un mascalzone che non desiderava altro che fregare i risparmi alle giovani donne. Lui aspettava di sopra, cercando di immaginare l’aspetto della ragazza.”

Questo, certo, ha del melodrammatico, è una sorta di parodia. Il punto di vista onnisciente, oltre a vedere nella mente di tutti, permette a colui che racconta di uscire dalla storia e di fare dei commenti sui personaggi e sui fatti della storia.

Come avrai notato a proposito delle favole, un altro punto di vista è quello dell’osservatore-narratore. Il vantaggio è che il narratore può essere più oggettivo riguardo all’azione e ai personaggi, ma il punto di vista distanzia gli ascoltatori dalla storia.

Già di per sè gli ascoltatori sono in disparte, nel senso che sono al di fuori della storia e l’ascoltano solamente. Il narratore-osservatore li porta ancora più lontano. Poiché il narratore non può “sentire” ciò che succede non lo può comunicare agli ascoltatori.

Questo punto di vista è, però, fondamentale per mostrare qualcosa che il personaggio principale non riesce a notare da solo, per esempio un difetto nella sua personalità.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 200

Puoi anche raccontare una storia con più di un punto di vista

Puoi anche raccontare una storia con più di un punto di vista, dove le scene si alternano passando da un punto di vista all’altro. Questo mostra che ci sono diversi aspetti di una stessa realtà, che ognuno ha una visione del mondo diversa e tutte possono essere valide allo stesso modo.

Il punto di vista più comune è quello del protagonista. E’ lui che sente, vede, prova delle emozioni e reagisce agli eventi. La sua visione delle cose è condizionata dalle sue esperienze, per cui sarà diversa da quella degli altri.

Devi anche considerare se raccontare la storia in prima o terza persona (puoi usare anche la seconda persona, ma spesso è fuorviante perché chiedi agli ascoltatori di partecipare attivamente: “entri furtivamente nel salotto, hai paura di svegliare l’assassino. Senti una stretta al petto…” 

Generalmente, non importa granché se la storia è raccontata in prima o terza persona. Nelle tue storie fa quello che ritieni opportuno.

Il più grande vantaggio del racconto in prima persona è che il tono è più personale. Gli ascoltatori si sentono più vicini. Se simpatizzi con la prima persona” e usi il suo punto di vista per narrare la storia, ti sentirai più vicino al personaggio. Ci sono, però degli svantaggi. Può sembrare egoista o innaturale per un personaggio descriversi in prima persona. Inoltre non si può fare una descrizione fisica del personaggio in prima persona, cioè le espressioni del viso, il suo aspetto, ecc. Se tu sei il narratore in prima persona, puoi realmente mostrare le espressioni del viso al tuo pubblico. Devi cercare di ponderare tutti gli aspetti.

Con il punto di vista di un narratore in terza persona, hai la possibilità di fare delle descrizioni più obiettive, ma in quel caso stai parlando di qualcun altro, e questo distanzia l’ascoltatore dal personaggio. Il punto di vista del narratore in prima persona stabilisce un rapporto più intimo con gli ascoltatori, e loro si identificano più facilmente con chi sta raccontando la storia.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 202

I dialoghi devono suonare naturali e coerenti al personaggio

I dialoghi che metti in una storia devono suonare naturali e coerenti al personaggio, cioè devono riflettere il suo ambiente, la sua personalità e la situazione del momento. Ma devono essere naturali anche per te che racconti la storia. Devi sentirti a tuo agio con quel linguaggio. Questo dipende molto dalla tua personalità. Qualcuno può essere capace di imitare l’accento scozzese alla perfezione, ma qualcun altro, non solo non ne sarebbe capace, ma si sentirebbe molto goffo anche solo a provarci. Quindi quando crei la storia e i personaggi, devi averli ben presenti in testa.

Tuttavia devi stare attento a non fare passi falsi e che il dialogo sia coerente con la personalità del personaggio. Ci sono, naturalmente, molte cose che determinano il modo in cui parla una persona. Quando incontri una persona per la prima volta, puoi capire molto di questa, solo dal modo in cui si esprime, il livello di istruzione, l’origine geografica, l’ambiente culturale e la personalità possono essere desunti da un dialogo. Puoi anche indovinare che tipo di lavoro fa dal registro linguistico che usa.

La cosa più importante è che puoi percepire lo stato d’animo della persona, se è triste, depressa, felice e così via. Le persone frustrate o arrabbiate spesso si esprimono a mezze parole.

Il dialogo in una storia deve arrivare al punto più in fretta di una conversazione. Un racconto non permette dei cambi di direzione veloci, come nella conversazione, e lo scambio deve essere più sintetico o selettivo. Ogni riga e parola nel dialogo deve avere un significato diretto.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 203

Esposizione di background

Per esposizione si intende qualsiasi informazione necessaria all’ascoltatore per una chiara comprensione della storia. E’ quello che fa da cornice alla storia, da tenere in considerazione quando si costruisce il mondo in cui la storia è ambientata.

Come hai già visto, nella “storia” è inclusa l’intera vita dei personaggi sino al punto in cui inizia l’intreccio. Spesso, è sufficiente suggerire alcune cose che riguardano il personaggio, senza dilungarsi nei dettagli. Se diciamo, “Era il figlio di un uomo e di una donna che parteciparono alla colonizzazione di Marte”, si capisce subito che la storia è sul genere fantascientifico ed è ambientata nel futuro. Chi la racconta non ha bisogno di dirlo a chiare lettere.

Tuttavia l’esposizione dovrebbe includere ogni precedente evento e condizione che abbiano rilevanza su ciò che accade durante lo spazio della storia, sui “fatti noti” (il modo in cui funzionano le cose nel mondo), sulla personalità dei personaggi e sulle relazioni tra di loro. Tanto per continuare con la storia di fantascienza, “era un ragazzo malinconico non adatto ad una vita di esplorazioni. C’erano quelli che asserivano che era meglio sbarazzarsene subito. I suoi genitori, però, lo amavano, i suoi pari, per lo più lo tolleravano e i suoi nemici lo disprezzavano.”

Qui ti viene subito presentato un giovane che per qualche ragione non è adatto alla vita su Marte. Alcune persone sono molto dure nei suoi confronti, ciò sembra suggerire che si assisterà ad uno scontro tra lui e gli altri. D’altra parte, alcune delle sue relazioni non sono troppo brutte (amore, tolleranza). Comunque ci sono degli amici che gli causeranno dei problemi.

Ti è stato già detto che nel creare il mondo o la cornice della storia, non si dovrebbero includere dettagli inutili. Se lo stare su Marte non fosse importante, perché farne parola? Se il personaggio non entrerà mai in conflitto con i suoi nemici, questi non dovrebbero essere menzionati.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 204

Esposizione progressiva

C’è anche un secondo tipo di esposizione. Se nel primo tipo bisognava includere tutto quello che l’ascoltatore doveva sapere prima dell’apertura della storia, l’esposizione progressiva invece, lo informa del cambiamento della situazione, e fornisce i dettagli sul personaggio.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 204

Una buona storia dovrebbe combinare il mostrare e il narrare

Una buona storia dovrebbe combinare il mostrare e il narrare. Con il mostrare si porta l’ascoltatore direttamente nel cuore dell’azione, come avviene negli ultimi due esempi. La narrazione, invece, è ugualmente importante per informare l’ascoltatore di quello che succede ai personaggi, quando i fatti non sono tanto rilevanti perché se ne conoscano i dettagli.

Le storie migliori sono quelle che riescono a dosare bene questi due aspetti.

La narrazione è in un certo senso un modo sbrigativo di portare i personaggi e l’ascoltatore da un punto importante all’altro. Infatti, il personaggio sta “ricordando” la narrazione, anziché essere parte di essa. La narrazione collega tempi e fatti e manda avanti la storia. Può anche descrivere (la cella della prigione e ciò che succede) oltre che mostrare i sentimenti del personaggio. Per esempio la frase dove si suggerisce che Tomas è allo stesso tempo spaventato e annoiato:

“Era peggio di essere condannati a morte, perché non restava niente in testa, nessuna conoscenza. Aveva orrore di tutto ciò, ma desiderava lo stesso che cambiasse qualcosa in quella terribile situazione.”

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 215

Gli elementi accattivanti

Un’ultima cosa che dovresti includere nell’organizzazione e nella costruzione di una storia è un buon “elemento accattivante”: cioè l’inizio dovrebbe colpire e catturare l’attenzione e l’interesse dell’ascoltatore.

E’ qualcosa che generalmente pone degli interrogativi o solleva delle questioni a cui la storia dovrà rispondere. Vediamo, per esempio, qualcuno di questi elementi nelle storie incluse in questo libro:

“Ha sentito di quell’uomo morto?” chiese Delfina, mentre risciacquava i piatti.

[“L’Angolo del Morto”]

Certamente dopo un simile inizio, chi non sarebbe curioso di saperne di più? Chi è l’uomo morto? Perché si parla di lui? Come è legato ai personaggi della storia?

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 217

Esercitarsi ad introdurre gli elementi accattivanti

Prepara una storia di tre minuti in cui ci siano almeno due scene una di narrazione e una in cui il personaggio è nel mezzo di un’azione. Cerca di inserire degli “elementi accattivanti”.

Scrivi tre o quattro frasi di dialogo che dicano il più possibile su un personaggio. Poi scambia il lavoro con il tuo compagno. Scopri quante cose sei in grado di desumere sul personaggio creato dal tuo compagno.

Cassady M., “Divertirsi a raccontare storie”, Troll, pag. 218

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